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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA REGIONE CENTRO-OVEST
DELLA CONFERENZA NAZIONALE DEL BRASILE

Lunedì, 29 gennaio 1996

 

Cari Fratelli nell’Episcopato,

"grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo" (2 Cor 1, 2).

1. È con molto piacere che vi accolgo, Vescovi della Regione Centro-Ovest della Conferenza Episcopale Nazionale del Brasile. Questo nostro incontro odierno è caratterizzato da una particolare circostanza, ossia che con esso si conclude la serie di visite, iniziata nel 1995, che l’Episcopato brasiliano ha effettuato a Roma per visitare Pietro (cf. Gal 1, 18). Il vostro pellegrinaggio ad Limina Apostolorum è un atto di natura estremamente personale per ognuno di voi. Nel venire qui, professate la fede apostolica dinanzi al mondo e proclamate che la Chiesa è la Sposa del divino Redentore e il suo strumento per la salvezza dell’umanità. Rendendo conto del vostro governo episcopale, ripetete con forza "gratias tibi Deus, gratias tibi" e lodate la bontà del Signore per tutto ciò che Egli ha voluto realizzare per mezzo vostro, chiedendo all’Onnipotente di darvi la forza di ritornare al vostro lavoro pastorale con la certezza della speranza che non delude (cf. Rm 5, 5). Attraverso le parole che il Cardinale José Freire Falcâo ha voluto rivolgermi a nome vostro, e al quale sono grato per le espressioni di affetto collegiale che ha rivolto al Successore di Pietro, colgo il fulcro delle vostre preoccupazioni e delle sfide che dovete affrontare in ognuna delle Chiese particolari che presiedete per diffondere il lievito della Parola salvifica con rinnovato ardore missionario.

2. Questo vostro pellegrinaggio presso le tombe dei Santi Apostoli è caratterizzato anche da un evento di particolare importanza. Di fatto la Chiesa universale si trova nella fase attiva di preparazione per "ravvivare nel popolo cristiano la coscienza del valore e del significato che il Giubileo del 2000 riveste nella storia umana" (Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, n. 31). Non posso pertanto non elevare il cuore in rendimento di grazie a Dio Padre per l’accoglienza riservata in Brasile alla celebrazione giubilare, soprattutto nell’ottica della Nuova Evangelizzazione, avendo avuto notizia delle numerose iniziative pastorali promosse a tal fine nelle vostre diocesi.

Nei colloqui personali che ho avuto con voi in questi giorni, ho potuto apprezzare ancora una volta la vitalità delle vostre Chiese particolari, la vostra sollecitudine di Pastori, la dedizione dei vostri collaboratori nel ministero apostolico e la fedeltà a questo centro dell’unità che è la Sede di Pietro. Come ho già ricordato in simili occasioni, l’incontro di oggi evoca spontaneamente i miei viaggi pastorali nel vostro Paese, nato all’ombra della Croce, benedetto fin dalle sue origini dalla predicazione del Vangelo e dal dono del Battesimo, e che continua a essere l’immenso campo di lavoro al quale siete stati inviati e nel quale svolgete con abnegazione il vostro ministero episcopale.

Questo impegno missionario riceve ora un nuovo impulso in vista della celebrazione del Secondo Millennio della nascita del Redentore, e costituisce un’occasione privilegiata per riaffermare nel cuore e nella mente di ogni brasiliano la vera fede, per rivitalizzare le comunità cristiane nell’esercizio della carità, per esaminare metodi e adottare quegli strumenti pastorali che consentano alla Chiesa in Brasile di proseguire, con rinnovato ardore, la missione che svolge dagli albori dell’evangelizzazione.

3. Se il Giubileo dell’Anno 2000 intende essere una grande preghiera di lode e di ringraziamento soprattutto per il dono dell’Incarnazione del Figlio di Dio e della Redenzione, bisognerà rendere grazie in modo particolare per il "dono della Chiesa, fondata da Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano" (Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, n. 32).

Quanti appartengono alla Chiesa sono uniti tra di loro, formando un solo corpo spirituale, mistico, il cui capo è Cristo. In tal modo non formano una mera comunità umana, non costituiscono semplicemente una persona morale o giuridica di indole religiosa, ma, al contrario, prendono parte all’unità intima che li impegna in una stessa vita, chiamata vita soprannaturale o vita della grazia. "Nella persona morale" diceva il mio venerabile predecessore, Papa Pio XII "il principio di unità non è altro che il fine comune e la comune cooperazione a uno stesso fine, mediante l’autorità sociale; invece nel corpo mistico, di cui trattiamo, a questa comune tendenza dello stesso fine si aggiunge un altro principio interno che ( . . .) è di tale eccellenza da superare immensamente per se stesso tutti i vincoli di unità che compaginano sia un corpo fisico sia un corpo morale. Ciò, come sopra abbiamo detto, non è qualche cosa di ordine naturale, ma soprannaturale, anzi in se stesso infinito ed increato, cioè lo Spirito divino (Pio XII, Mistici Corporis, 1943).

La Chiesa non si riduce tuttavia a una pura comunità di spirito, mistica e interna. Ogni essere umano è chiamato a prendere parte alla Chiesa che si configura, esternamente, come un’autentica comunità sociale storica: il Popolo di Dio. "La Chiesa terrestre" proclama la Costituzione Lumen Gentium del Concilio Vaticano II "la Chiesa della terra e la Chiesa ormai in possesso dei beni celesti, non si devono considerare come due realtà, ma formano una sola complessa realtà risultante di un elemento umano e di un elemento divino" (Lumen Gentium, n. 8). Alla base di tutto vi è una grande analogia con il mistero del Verbo Incarnato: "infatti, come la natura assunta è a servizio del Verbo divino come vivo organo di salvezza ( . . .) in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa è al servizio dello Spirito di Cristo che lo vivifica, per la crescita del corpo" (Ibidem). Vegliare pertanto per confermare, con il proprio ministero pastorale e la propria santità di vita, questa analogia dell’unica Chiesa di Cristo è una missione di grande efficacia e responsabilità, a voi affidata.

4. Fin dall’inizio del mio Pontificato ho invitato la Chiesa universale a volgere il suo sguardo all’avvento del Terzo Millennio, ormai imminente; ho anche avuto l’opportunità di notare che non si tratta "di indulgere a un nuovo millenarismo" (Tertio millennio adveniente, n. 23), con la tentazione di presagire in esso mutamenti sostanziali nella vita delle collettività e di ogni individuo. La vita umana continuerà, gli uomini continueranno a conoscere successi e fallimenti, momenti di gloria e fasi di decadenza, e Cristo Nostro Signore sarà sempre, fino alla fine dei tempi, l’unica fonte di salvezza.

Tuttavia anche il tempo riveste un’importanza fondamentale, poiché la salvezza è giunta a noi mediante le azioni compiute nella Storia dal Verbo Incarnato. La fede cattolica, dal canto suo, non ci isola dal mondo, ma ci esorta a percepire le chiamate che Dio ci fa, o, in altre parole, a "suscitare una particolare sensibilità per tutto ciò che lo Spirito dice alla Chiesa e alle Chiese (cf. Ap 2, 7ss.)" (Tertio millennio adveniente, n. 23).

Pertanto, compiuto questo tempo di grazia per la Chiesa in Brasile, nel concludersi un altro ciclo delle visite ad Limina tempo di rendimento di grazie, di riflessione e di decisioni pastorali, sono certo che ognuno di voi farà proprio questo e gli altri messaggi che ho rivolto all’Episcopato brasiliano, e si porrà domande su quella "particolare sensibilità" a cui ho fatto riferimento prima, per applicare, in ogni Chiesa particolare, le indicazioni che ho voluto gradualmente darvi nel corso dei nostri incontri personali o collettivi. In tal senso, nascerà quella "gioia della conversione", la "metànoia" "che è la condizione preliminare per la riconciliazione con Dio tanto delle singole persone quanto delle comunità" (Tertio millennio adveniente, n. 32), ma che riguarda in modo costante ogni Pastore quando si tratta di vegliare sul bene spirituale del suo gregge.

5. "Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale" (1 Pt 2, 5).

Sì, carissimi Fratelli nell’Episcopato, la Chiesa è un "edificio spirituale" costituito da "pietre vive". Gesù è la "pietra angolare, scelta, preziosa", sul cui fondamento la Chiesa, guidata dall’azione dello Spirito, edifica se stessa nel corso dei secoli. Quasi ad avvisarci delle frequenti tentazioni della superficialità e del clamore, e anche del disinganno e della stanchezza, la Prima Lettera di Pietro ci ricorda che la vera essenza della Chiesa è nel suo fondamento: Cristo crocifisso e risorto. Inoltre usando le parole del dottore di Ippona, "la Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio in mezzo alle persecuzioni del mondo e alle consolazioni di Dio" (sant’Agostino, De civitate dei, XVIII, 51, 2: PL 41,614), annunciando la croce e la morte del Signore finché Egli venga (1 Cor 11, 26; cf. Lumen Gentium 8). La forza di Cristo è la nostra speranza. Non dovete, non potete scoraggiarvi! Cristo risorto veglierà sul ministero dei suoi Pastori, fino al giorno in cui si manifesterà, alla fine dei tempi, nello splendore della sua maestà.

Tuttavia dovete essere anche "pietre vive" per il popolo di Dio ansioso di conoscere, di penetrare in modo più profondo il mistero di Cristo e della sua Chiesa. In questo cammino interiore della grazia, noi Vescovi e sacerdoti abbiamo una grande responsabilità. Come non ricordare qui che, accanto a un desiderio sincero di possedere la verità che rende liberi, esiste una sorta di clima rarefatto di "indifferenza religiosa, che porta molti uomini di oggi a vivere come se Dio non ci fosse"? E cosa si potrà dire riguardo alla "diffusa perdita del senso trascendente dell’esistenza umana e lo smarrimento in campo etico, persino nei valori fondamentali del rispetto della vita e della famiglia" (Tertio millennio adveniente, n. 36)? E' noto che se il "principe del mondo" (Gv 14, 30) non potrà prevalere su Cristo e sulla sua Chiesa, farà del tutto per far dannare le anime poiché "il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare" (1 Pt 5, 8).

In questo momento di disorientamento, che si sta diffondendo "anche a causa della crisi di obbedienza nei confronti del Magistero della Chiesa" (Tertio millennio adveniente, n. 36), dovete mostrare di essere saldi "maestri della fede" (Christus Dominus, n. 2) e, in modo particolare, dovete cercare di rimanere, con la grazia di Dio e con docilità di spirito, fedeli depositari della Verità rivelata, impegnati concretamente nel preservare l’unità della Chiesa con la promozione della sua disciplina comune e l’osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche (cf. can. 392 CDC). In tal modo v’impegnerete ancora di più nella grande missione che vi attende alle soglie del terzo millennio della redenzione: aiutare e comunicare agli uomini i frutti della salvezza di Cristo (cf. Lumen Gentium, n. 8) insegnando loro a riscoprire e ad amare la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica.

6. Come ben sapete, "la Chiesa peregrinante per sua natura è missionaria" (Ad gentes, n. 2); per questo è necessario rinnovare incessantemente lo spirito di missione in tutti i suoi membri, a partire dalla progressiva maturazione di ognuno nella propria fede battesimale. Per ottenere una partecipazione attiva di ogni membro della Chiesa nella missione che, sebbene in modo diverso, riguarda tutti, bisogna dedicare un’attenzione prioritaria e compiere un intenso sforzo per portare le moltitudini di battezzati che si sono allontanate dalla pratica religiosa o alla quale forse non sono state neanche educate a una coscienza più chiara ed esplicita della loro identità cattolica e della loro appartenenza alla Chiesa, alla pratica assidua della vita sacramentale e alla loro integrazione nelle proprie comunità cristiane. Con pazienza, con pedagogia paterna, mediante un itinerario catechetico permanente, per mezzo di missioni popolari e di altri mezzi di apostolato, aiutate questi fedeli a perfezionarsi nella loro consapevolezza di appartenere alla Chiesa. All’inserimento materiale nella comunità ecclesiale, mediante il Battesimo, deve seguire un’adesione cosciente e una partecipazione attiva e generosa, in modo da rafforzare la propria identità con Cristo-Capo che, per mezzo dei Vescovi, successori degli Apostoli, governa tutta la Chiesa. Da essa proverranno le indispensabili fonti della grazia che, mediante i sacramenti e la Buona Novella della Parola di Dio, annunciata evangelicamente, si trasforma nello strumento di salvezza per quanti credono.

Sono proprio queste moltitudini che conservano la fede del proprio battesimo, anche se forse indebolita dall’ignoranza sulle verità religiose, le più vulnerabili di fronte all’impatto del secolarismo e del proselitismo delle sette, a cui in diverse occasioni ho voluto far riferimento nel corso dell’anno passato, nei vari incontri con l’episcopato brasiliano. Senza un inserimento pieno nella vita ecclesiale e nelle sue strutture visibili, ossia senza una partecipazione viva alla Parola e ai Sacramenti, la fede tende a indebolirsi e difficilmente potrà resistere al clima dissacratore che regna e che invita a mettere da parte Dio e a disconoscere l’importanza della religione nell’esistenza quotidiana degli uomini.

I fedeli vogliono vedere nei loro Vescovi e nei loro Padri uomini di Dio "un altro Cristo" che li conducano lungo il cammino della fede, disposti a ricongiungere al Padre quanti erano dispersi (cf. Or. Euc. III); essi desiderano contemplare Cristo nei loro Pastori per la loro santità e dignità di vita, che manifestano insegnando ad amare i propri simili e mostrandosi solidali con quanti soffrono, piuttosto per la loro popolarità raggiunta, a volte, mediante tendenze ideologiche o sociali. La Chiesa perderebbe il suo più autentico significato soprannaturale, voluto dal suo Fondatore (cf. Gv 18, 36) se pretendesse di dare preferibilmente alla sua struttura visibile un orientamento caratterizzato da considerazioni di tipo temporale, con il rischio di aggravare la divisione in seno alla società già esasperata e perplessa di fronte alla mancanza di un orientamento positivo circa il suo destino. Il "fondamento della comunità voluta da Dio nel suo eterno disegno è l’opera della Redenzione, che libera gli uomini dalla divisione e dalla dispersione prodotte dal peccato" (Giovanni Paolo II, Udienza generale, 31-VII-1991, n. 7). Cristo, mediante il suo sacrificio redentore, culminato nella sua morte sulla croce, è la fonte della nuova unità degli uomini, chiamati in Lui a recuperare la loro dignità di figli di Dio.

Il problema dell’intolleranza, della violenza nelle città e nelle campagne, di cui ho notizia, con le gravi forme di ingiustizia e di emarginazione sociale che affliggono la vostra società, sarà superato solo attraverso una catechesi che, nell’ispirare retti criteri di giustizia sociale, porti a una conversione dei cuori a Dio, e a una coscienza più viva della realtà soprannaturale della propria vita. Per questo, vale la pena insistere sul fatto che "quando annuncia all’uomo la salvezza di Dio, quando gli offre e comunica la vita divina mediante i sacramenti, quando orienta la sua vita con i comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo, la Chiesa contribuisce all’arricchimento della dignità dell’uomo. Ma essa, come non può mai abbandonare questa sua missione religiosa e trascendente in favore dell’uomo, così si rende conto che la sua opera incontra oggi particolari difficoltà ed ostacoli. Ecco perché s’impegna sempre con nuove forze e con nuovi metodi all’evangelizzazione che promuove tutto l’uomo" (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n. 55).

L’annuncio centrale, l’autentica novità della predicazione e dell’azione della Chiesa è la Redenzione dell’uomo, operata da Gesù Cristo (cf. Giovanni Paolo II,  Redemptor Hominis, n. 18). Questo ben noto aspetto soteriologico non dovrà mai essere dimenticato o trascurato; al contrario, esso deve occupare un posto centrale, anche quando la Chiesa, nello svolgere la sua specifica missione religiosa, parla delle realtà temporali, illuminandole con la sua Dottrina Sociale. Soltanto la Redenzione, ottenuta da Gesù Cristo e accolta con fede nel cuore dell’uomo, liberandolo dal peccato, potrà superare le ultime e più alte barriere del male e dell’ingiustizia, garantendo una società migliore con la creazione di una civiltà dell’amore.

7. Cosa potete realizzare concretamente in ognuna delle vostre Chiese?

Dalla lettura delle relazioni che avete preparato e dall’esperienza che mi proviene dal "ministero petrino" che si estende a tutta la Chiesa, desidero suggerire fraternamente alcune direttive, che giudico valide non solo per voi ma anche per tutti i Pastori in generale.

a) È necessario impegnarsi attivamente nella Nuova Evangelizzazione, la cui assoluta urgenza per i cristiani della nostra epoca sottolineo da molto tempo. Preoccupatevi, in modo costante e capillare, dell’istruzione religiosa, del catechismo per i bambini e gli adolescenti, dello studio completo e formativo per i giovani e gli adulti, conferendo particolare enfasi alla comprensione della sacralità del matrimonio e del rispetto per la vita. Insistete sugli immutabili fondamenti della fede: Dio, Gesù Cristo, lo Spirito vivificante e la Chiesa. Solo Gesù Cristo è la verità, e soltanto nella grazia dello Spirito vi è la vera salvezza. Infondete nel cuore di ogni fedele un tenero amore per la Madre di Dio, la Vergine Maria. Formate in lui una coscienza retta, coerente e coraggiosa. Lasciatemi quindi insistere sulla convenienza di avvalersi del Catechismo della Chiesa Cattolica significativo riflesso della "natura collegiale dell’Episcopato (Giovanni Paolo II,  Fidei depositum, n. 2), a tre anni dalla mia autorizzazione alla sua pubblicazione per una corretta interpretazione di queste e di altre verità della nostra fede.

b) In secondo luogo, di fronte alla scarsità del clero al servizio di una popolazione in continuo aumento, è urgente una grande promozione di vocazioni sacerdotali. Giustamente i Vescovi e gli Agenti di Pastorale Vocazionale, riunitisi nel Primo Congresso Continentale Latino-americano per le Vocazioni, dal 23 al 27 maggio 1994, a Itaici, hanno affermato all’inizio della loro Dichiarazione Finale che: "risvegliare, discernere, animare e appoggiare le vocazioni di speciale consacrazione" è "il compito fondamentale della Chiesa". I giovani di oggi ricercano una Chiesa che s’identifichi con le verità soprannaturali e con i misteri di Dio. Questa Chiesa non è solo Popolo di Dio, facilmente ridotto a una categoria socio-culturale o politico-partitica. La vera caratteristica di questo Popolo di Dio è la sua partecipazione al "sacerdozio regale di Cristo", è l’essere "Sposa del Verbo Incarnato" e "famiglia di Dio". La Chiesa di Dio, "Corpo Mistico di Cristo", è inviata al mondo soltanto nella misura in cui partecipa alla missione divina del Figlio di Dio fatto uomo, e vive la propria identità nella celebrazione dei misteri divini nella liturgia. In tal senso, urge che tutti scoprano la liturgia come tesoro primordiale nella formazione della vita consacrata. Non è la storia di un popolo che si celebra, ma il mistero di Cristo che è il contenuto più profondo della Chiesa alla ricerca del suo destino definitivo. Vale allora la pena di ripetere quella domanda che ho formulato di recente: "È vissuta la liturgia come" fonte e culmine" della vita ecclesiale, secondo l’insegnamento della Sacrosanctum Concilium?" (Tertio millennio adveniente, n. 36).

c) Infine, come è naturale, a voi, "i ministri di Cristo e i dispensatori dei misteri di Dio" (Lumen Gentium, n. 21), vanno le mie ultime raccomandazioni. Dio Nostro Signore chiama i suoi Pastori a un’indicibile unione di Amore con lui. Egli, che ci ha amato per primo, deve potere esigere dai suoi "amministratori" e "amici" un cuore costante, ardente e eroico, che dal profondo possa affermare, con assoluta sincerità: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo" (Gv 21, 17). Questo amore evangelico che lo Spirito Santo infonde nei nostri cuori (cf. Rm 5, 5), deve costituire la forza animatrice di tutte le vostre attività pastorali a beneficio del Popolo di Dio.

Cristo vi ha scelto e vi ha inviato per annunciare a tutti, con la vostra parola e con la vostra vita, il suo messaggio e la sua verità salvifica. Come educatori nella fede e "dottori autentici" (Lumen Gentium, n. 25), la vostra preghiera e l’ascolto della Parola devono essere assidui e attenti, affinché possiate trasmetterla agli altri e scoprire così in ogni avvenimento il disegno di Dio (cf. Apostolicam actuositatem, n. 4). La vostra predicazione deve essere sempre una testimonianza del vostro incontro personale con Cristo e della vostra dedizione, senza riserve, per diffondere il Vangelo e per edificare il Regno di Dio in comunione ecclesiale.

8. Mentre questo millennio volge al termine, la Chiesa continua il suo pellegrinaggio; essa veglia e attende il suo Signore, l’Alfa e l’Omega, Colui che rinnova tutte le cose (cf. Ap 21, 5). Nel concludere la nostra serie di incontri, in occasione delle vostre visite ad Limina, desidero invitare tutta la Chiesa del Brasile a implorare dal "Padre misericordioso (2 Cor 1, 3) la grazia dello Spirito affinché non si conformi alla mentalità di questo secolo (cf. Rm 12, 2), ma sia sempre conforme all"immagine del Figlio suo" (Rm 8, 29). Dio voglia che all’alba del terzo millennio, quando l’intera nazione brasiliana starà celebrando il quinto centenario della sua scoperta, fioriscano sulla Terra della Santa Croce frutti abbondanti di grazia e di santità in questo popolo buono e generoso, che si aspetta da voi che manifestiate lo spirito e la virtù di Dio (cf. 1 Cor 2, 4).

Una volta ritornati alle vostre diocesi, vi chiedo di trasmettere ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, catechisti e fedeli, il saluto affettuoso del Papa, che pensa a tutti e per tutti prega con grande affetto e salda speranza. All’intercessione della Santissima Vergine, Nossa Senhora Aparecida, affido voi, le vostre intenzioni e i vostri propositi pastorali, affinché il nome di Cristo sia sempre presente nel cuore e sulle labbra di ogni brasiliano.

Con questi sentimenti, vi accompagnano la mia preghiera e la mia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

      

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