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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL MYANMAR
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 5 luglio 1996

 

Cari Fratelli nell’Episcopato,

1. Con affetto vi do il benvenuto, Vescovi del Myanmar, in occasione della vostra visita "ad limina": "E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre Nostro . . . conforti i nostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene (2 Ts 2, 16). Siete venuti a venerare le tombe dei Principi degli Apostoli e a incontrare il Vescovo di Roma che "presiede sulla comunione universale di carità" (cf. Sant’Ignazio, Lettera ad Romanos, Introduzione). Il nostro incontro fraterno manifesta lo spirito collegiale che unisce i Vescovi al Successore di Pietro, fra di loro e all’intero Popolo di Dio in tutto il mondo. Il nostro incontro quindi esprime il profondo mistero della Chiesa come comunione, quel discepolato benedetto con la Santissima Trinità, ossia la condivisione della vita del Padre attraverso il Figlio nello Spirito Santo (cf. Gv 1, 1-3), che è sia il cammino sia la meta del suo pellegrinaggio. Incoraggio la Chiesa nel Myanmar ad avere un vivo senso della soprannaturale koinonia di grazia che trascende tutte le divisioni umane e permette ai vari ministeri e ai vari carismi di convergere e di operare insieme nell’edificazione del "tempio del Dio vivente" (2 Cor 6, 16).

2. La vostra presenza qui ci offre l’occasione di gioire insieme e di ringraziare Dio per il modo in cui il seme della fede cresce e matura nelle vostre comunità che, sebbene formino un "piccolo gregge", sono piene di segni di speranza. Molte delle vostre Diocesi stanno sperimentando una notevole crescita nelle vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata. Questo è un segno meraviglioso di vitalità e di maturità ecclesiali, in quanto comporta importanti responsabilità. Poiché siete coloro che primariamente sono incaricati della formazione dei vostri sacerdoti, dovete edificare su ciò che è stato compiuto finora, accertandovi del fatto che i candidati seguano un programma valido e completo di formazione sacerdotale. Dovete essere soddisfatti del fatto che il tempo impiegato nella formazione li sta conducendo verso un maturità umana, psicologica, morale, intellettiva e spirituale che li renderà adatti al presbiterato. In modo particolare, vi incoraggio sempre a scegliere per quest’opera quei sacerdoti che recano una testimonianza visibile e gioiosa del valore e delle virtù del sacerdozio, vissuto come una grazia ben accolta proveniente da Dio e sostenuta da ferventi preghiere, dono di sé e carità pastorale. L’Esortazione Apostolica Post-sinodale Pastores dabo vobis, come una Magna Charta della vita e della formazione sacerdotali, offre una sintesi del sapere e dell’esperienza della Chiesa in questo campo. Quando ritornerete alle vostre Diocesi, assicurate i vostri sacerdoti del fatto che voi ed io riconosciamo il loro lavoro e li ringraziamo di nuovo. Esortateli a continuare con gioia a percorrere il cammino scelto poiché lo stesso Dio che li ha chiamati rimane con loro ogni giorno della loro vita (cf. Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, 4).

3. Alla luce di una sapienza acquisita nel corso dei secoli sotto la guida dello Spirito di Verità (cf. Gv 14,26), il diritto ecclesiastico esige che certe strutture di comunione vengano istituite in tutte le Chiese particolari. Preminente fra queste strutture è il consiglio presbiterale che funge da senato del Vescovo e lo assiste nel governo delle Diocesi, a norma di diritto, per il bene pastorale della porzione di popolo a lui affidata (cf. Codice di Diritto canonico, can. 495,1). È importante anche il consiglio diocesano per gli affari economici preposto alla gestione degli affari temporali (can. 492,1) e il consiglio pastorale che può essere di grande aiuto nell’organizzare le attività ecclesiali di tutti i vari componenti della diocesi (cf. can. 511). Continuate nei vostri sforzi volti a stabilire e a rendere sempre più efficaci questi strumenti di comunione e di cooperazione che permettono a ogni Chiesa particolare di essere realmente e concretamente unita nella lode di Dio e nel servizio verso il prossimo.

4. Siete coloro che edificano la comunione, e la vostra sollecitudine pastorale comprende tutti i membri della Chiesa: il clero, i religiosi e le religiose, e i laici. Ciascun stato di vita esprime, nel suo proprio ordine, l’una o l’altra dimensione del mistero di Cristo (cf. Giovanni Paolo II, Vita consecrata, 32). La vita consacrata, poiché implica una sequela ancor più rigorosa dello stile di vita di Cristo, è una manifestazione di valori evangelici particolarmente ricca. Essa testimonia che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini (cf. Ivi, 33). Che una delle vostre preoccupazioni pastorali prioritarie sia quella di aiutare i membri delle comunità religiose ad acquisire quella valida preparazione che permetterà loro di vivere "con coerenza e in pienezza gli impegni liberamente assunti" (Ivi, 103)!

5. La fedeltà del vostro popolo alla preghiera e la sua fervida vita sacramentale sono tesori da accrescere e da custodire con attenzione. Per il compimento della loro missione, i laici hanno bisogno di essere sostenuti interiormente dalla forza dello Spirito versato sulla Chiesa attraverso le ferite del Signore Crocifisso e Risorto. Dal cuore trafitto del Redentore sgorga acqua viva di grazia (cf. Gv 7, 38), che rafforzerà i cattolici del Myanmar nell’edificare il Corpo Mistico di Cristo anche in situazioni difficili. Coloro che camminano "secondo lo Spirito" (Gal 5, 16) sono spinti dall’amore a essere conformi al Figlio (cf. Rm 8, 29) e ad amare gli altri come Egli ha amato loro (cf. Gv 15, 12).La spiritualità autentica porta sempre ad amare gli altri e a un fermo impegno volto a trasformare il mondo - la casa, il vicinato, il luogo di lavoro e la nazione - alla luce della fede. Opus orationis iustitia: la fame e la sete di giustizia del cristiano sono il frutto dell’unione orante con Dio.

Sono lieto di sapere che, anche senza molte risorse materiali, i laici nelle vostre Diocesi si dedicano con generosità alle opere di misericordia spirituali e corporali, cercando di soddisfare in particolare le necessità degli orfani, dei poveri e degli emarginati. L’istituzione della Karuna Myanmar (Caritas) offrirà alle iniziative di solidarietà una struttura attraverso la quale i vari gruppi potranno operare insieme e più efficacemente per il benessere di tutti.

Come avete avuto occasione di dirmi, i catechisti nelle vostre Diocesi sono "evangelizzatori insostituibili" e rappresentano una colonna portante per le comunità cristiane (cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 73). A ognuno di loro invio un saluto particolare nel Signore! La prima testimonianza di ogni catechista, quella che dovete costantemente incoraggiare, è una vita di santità manifestata da una fede salda, una speranza incrollabile e una carità ardente. Queste sono "parole" che spingono le persone verso il Vangelo. Affinché la specifica missione ecclesiale dei vostri catechisti possa essere sempre più feconda, essi dovrebbero venire scelti secondo criteri precisi, realistici e verificabili (cf. Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Guida per i Catechisti, n. 18) e deve essere assicurata loro un’intensa formazione spirituale, dottrinale e pastorale.

6. La Chiesa nel Myanmar, come le sue Chiese sorelle in tutto il mondo, è "per sua natura missionaria, è evangelizzata ed evangelizzante" (Redemptoris missio, 49). Nessuna porzione del Popolo di Dio può sentirsi esentata dal compito di proclamare la Buona Novella a ogni creatura (cf. Mc 16, 15). Attraverso la testimonianza di sacerdoti, religiosi e catechisti laici, l’evangelizzazione sta continuando a progredire nelle zone più remote del vostro Paese. I recenti progetti per l’istituzione di una Società Missionaria, di Associazioni di missionari laici e gli sforzi di evangelizzazione relativi al grande Giubileo sono segni eloquenti di quello spirito missionario che garantisce che i vostri cuori battano all’unisono con le necessità della Chiesa universale (cf. At 12, 24).

Parlate di migliorare i contatti ecumenici e in particolare di preghiera comune con coloro che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica. Dobbiamo sperare che questa pratica, che di fatto è "l’anima di tutto il movimento ecumenico" (Unitatis redintegratio, 8), porti sempre di più i cristiani del Myanmar a prendere "insieme posizione, in nome di Cristo, su problemi importanti che toccano la vocazione umana, la libertà, la giustizia, la pace, il futuro del mondo" (Giovanni Paolo II, Ut unum sint, 43).

Allo stesso modo, il dialogo interreligioso è un compito delicato, ma indispensabile, delle vostre Chiese particolari. Infatti, come nel resto dell’Asia, nel Myanmar "più marcata è la questione dell’incontro del cristianesimo con le antichissime culture e religioni locali" (Eiusdem, Tertio millennio adveniente, 38). In ciò, siete guidati da una profonda stima per i seguaci di altre tradizioni religiose, che è il prerequisito per l’intero dialogo. Un atteggiamento rispettoso evita sia un falso irenismo radicato nell’indifferentismo religioso sia un fondamentalismo militante che non riconosce la natura personale e individuale del desiderio di conoscere la verità e di vivere in base ad essa. A livello diretto e concreto, il dialogo interreligioso implica il desiderio di superare le divisioni e di promuovere l’armonia attraverso il rispetto reciproco, l’assenza di egoismo e il servizio compassionevole verso gli altri senza alcuna distinzione. In particolar modo, l’antica tradizione monastica del Myanmar può costituire un ponte spirituale di discepolato che promuoverà il dialogo fra buddisti e cristiani. Vite dedicate alla preghiera e all’ascetismo ci ricordano con vigore che gli aneliti più profondi del cuore non vengono soddisfatti dal materialismo dell’"avere" alcune cose, ma dalla comunione dell’"essere" con Dio. Non sarebbe una grande benedizione per la Chiesa nel Myanmar avere un Istituto di Vita Contemplativa, una comunità che renda "una magnifica testimonianza della maestà e della carità di Dio" (Ad gentes, 40)? Il fiorire della vita monastica in un Chiesa giovane è segno che il Vangelo è stato autenticamente e pienamente trasmesso.

7. Desidero anche incoraggiare i vostri sforzi volti a rendere i fedeli cattolici sempre più consapevoli del ruolo che svolgono in relazione allo sviluppo del vostro Paese, uno sviluppo che dovrebbe incarnare il rispetto per i diritti dell’uomo e per i valori culturali e religiosi, così come la promozione della giustizia e il servizio al bene comune. La dottrina sociale della Chiesa si basa sul concetto della "dignità della persona, la quale si manifesta in tutta la sua pienezza nel mistero del Verbo incarnato" (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 47). Essa si basa sulla ferma convinzione che il fondamento incrollabile e la solida garanzia di una giusta e pacifica convivenza umana sono costituiti dalle norme morali universali fondate sulla creazione e iscritte nel cuore umano (cf. Eiusdem, Veritatis splendor, 96). La tutela e la promozione della dignità umana e degli inalienabili diritti dell’uomo, e in particolare del diritto alla libertà religiosa, è un compito che la Chiesa non dovrà mai trascurare.

8. Cari fratelli, all’approssimarsi del grande Giubileo, dobbiamo pregare affinché la Chiesa nel Myanmar venga benedetta con i frutti particolari di quell’anniversario. Fra voi si manifestano già numerosi segni di speranza per il futuro del cristianesimo (cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 86), un futuro che Dio sta preparando attraverso lo zelo e la fedeltà con i quali voi portate avanti il vostro ministero episcopale. Desidero ancora una volta assicurarvi del mio sostegno fraterno e prego affinché il ministerium Petrinum che il Signore mi ha affidato per il bene del suo gregge (cf. Gv 21, 15-17) serva a rafforzarvi nella fede apostolica (cf. Lc 22, 32). Che la Beata Vergine Maria interceda per tutta la Famiglia di Dio nel Myanmar, perché questa possa continuare con coraggio e con gioia a "far conoscere il mistero del Vangelo" (Ef 6, 19)! Con questa preghiera imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica a voi e ai sacerdoti, alle donne e agli uomini consacrati e ai fedeli laici: "Pace a voi tutti che siete in Cristo" (1 Pt 5, 14).

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

   

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