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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL RADUNO PER LA FESTA
DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE CARABINIERI

Sabato, 1° giugno 1996

 

Venerato Fratello dell’Episcopato,
carissimi Carabinieri,
cari Fratelli e Sorelle!

1. Sono lieto di incontrarvi dopo la Celebrazione Eucaristica, che vi ha riuniti in preghiera presso la tomba di Pietro, in occasione del vostro raduno per la festa dell’Arma. Saluto ciascuno di voi con affetto e stima. Un pensiero deferente rivolgo alle autorità che sono presenti con noi: il Ministro degli Interni, On. Napolitano, il Ministro della Difesa, On. Andreatta, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Incisa di Camerana, il Comandante dell’Arma dei Carabinieri, Generale Federici, il Presidente dell’Associazione Carabinieri in congedo, Generale Richero. Saluto l’Ordinario Militare, Mons. Giuseppe Mani, e lo ringrazio per le cortesi parole che, unitamente al Generale Federici, ha voluto rivolgermi a nome di tutti voi.

2. Cari Fratelli dell’Associazione Nazionale Carabinieri, il vostro sodalizio si fonda sull’esperienza del personale servizio, che ciascuno di voi sta rendendo o ha reso alla Patria e ai suoi fondamentali valori: nulla unisce più che il condividere la passione per i medesimi ideali. E i Carabinieri sono ben noti per la loro dedizione fino al sacrificio di sé per il bene comune.

Voi conoscete per personale esperienza quale importanza rivesta, nell’adempimento dei vostri compiti, il senso del dovere e della solidarietà verso tutti i cittadini. Avete imparato ad accettare, come il centurione del Vangelo, il vostro posto di servitori dello Stato e, allo stesso tempo, di responsabili dell’ordine pubblico. Siete stati e siete gli uomini dell’impegno quotidiano, svolto con coraggio, anche nei momenti più ardui e delicati. Quante testimonianze di eroismo registra la storia dell’Arma! Non mancano tra i Carabinieri coloro che hanno pagato persino con la vita il prezzo della loro fedeltà. A voi qui presenti, ai vostri commilitoni caduti sulla breccia, ed a voi, congiunti delle vittime del dovere, giunga un pensiero di speciale ammirazione e riconoscenza.

È giusto che la dedizione ai fratelli, espressa sino al sacrificio personale da non pochi fedeli servitori dell’Arma, sia oggi, nel contesto di questo importante raduno, non solo evocata, ma sottolineata con vigore e profonda commozione. Il mio pensiero va, in particolare, alla figura del Carabiniere Salvo D’Aquisto, di cui è stata avviata la causa di beatificazione. L’eroismo di questi vostri commilitoni vi fa onore, cari Carabinieri. È per questa vostra concreta generosità che la gente vi apprezza, riconoscendo in voi, soprattutto nei momenti difficili, gli integri e leali tutori della legge e dell’ordine. Sullo stemma dell’Arma non è, in effetti, scritto: "Nei secoli fedele"?

3. La virtù fondamentale che ogni Carabiniere s’impegna a vivere col solenne giuramento all’inizio del suo servizio è proprio la fedeltà. L’odierno incontro costituisce per voi un’opportuna circostanza per rinnovare tale impegno. Lo rinnovate voi, militari dell’Arma in servizio, e voi, ormai in congedo, stretti da vincoli di amicizia e da comuni ideali mediante l’Associazione Nazionale Carabinieri. Non è forse vero che, quando riandate col pensiero al giorno in cui, agli inizi della vostra missione, chiamando Dio a testimone giuraste fedeltà allo Stato e alle sue Istituzioni, un fremito di commozione prende il vostro cuore? Quella fedeltà si è consolidata attraverso rischi e pericoli, superati con coraggio e tenacia. Quante situazioni ardue e momenti difficili hanno fatto di voi, giorno dopo giorno, uomini maturi, provati e trovati fedeli! Lo testimoniano i molti decorati qui presenti; lo testimoniano pure i familiari delle vittime dell’Arma, a ciascuno dei quali esprimo cordiale e grata solidarietà.

4. Carissimi Fratelli, per essere autentici servitori dell’uomo e della Patria, è necessario un costante esercizio di fedeltà. Siate fedeli anzitutto a Dio, perché è da Lui che si apprende ad essere onesti e generosi nella vita di ogni giorno: "Dio è fedele per sempre" (Sal 145,6). Segnata dal peccato originale, l’esistenza di ogni uomo sperimenta la difficoltà di seguire e di operare il bene. Ma Gesù, nostro Redentore, ha restituito all’essere umano, mediante la sua morte e risurrezione, la capacità di vincere il male con il bene e ciascuno può alimentare questa interiore energia mediante la preghiera e la comunione con Lui.

Siate fedeli a chi più direttamente condivide le vostre gioie e le vostre preoccupazioni quotidiane. In questo momento il mio pensiero va naturalmente alle vostre famiglie, alle vostre spose, ai vostri figli. Penso ad essi con gli stessi sentimenti che ebbero i Padri del Concilio Vaticano II quando scrissero: "La famiglia cristiana renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l’amore, la fecondità generosa, l’unità e la fedeltà degli sposi, sia con l’amorevole cooperazione di tutti i suoi membri" (Gaudium et spes, 48).

Le vostre famiglie sono il naturale sostegno della vostra non facile attività. Siano esse scuole di preghiera, di fedeltà e di amore, di obbedienza, di fiducia e di misericordia. Diverranno, in tal modo, il supporto che vi facilita l’opera impegnativa della tutela dell’ordine e della legalità. Il compito educativo che voi avete nei confronti della società è grande ed a nessuno sfugge come l’aiuto della famiglia possa risultare a questo riguardo provvidenziale. Vivendo in armonia in casa, riuscirete sicuramente ad operare più serenamente e a trasfondere gli stessi sentimenti a quanti incontrerete nel vostro quotidiano lavoro.

Siate fedeli alla Patria, al cui servizio avete votato la vostra esistenza: la fedeltà all’Arma diverrà così prezioso contributo per la salvaguardia della pace e della solidarietà in ogni angolo della diletta nazione italiana, dove vigile e discreta è la vostra presenza.

5. Realizzate con coerenza e generosità la scelta operata all’inizio della vostra missione e portate fino in fondo l’impegno assunto dinanzi a Dio e alla Comunità nazionale. Come opportunamente sottolineava il Concilio, "coloro che al servizio della patria esercitano la loro professione nelle file dell’esercito, si considerino anch’essi come servitori della sicurezza e della libertà dei loro popoli; se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch’essi veramente alla stabilità della pace" (Gaudium et spes, 79).

Possa l’amore per il vostro lavoro rendervi pieni di coraggio e vi spinga a dare il vostro contributo per costruire una società ispirata al pieno rispetto dei diritti umani e alla solidale fraternità. Le difficoltà, che sicuramente incontrate, non distolgano il vostro sguardo dai grandi ideali ai quali avete votato la vostra esistenza.

Vi sostenga l’aiuto di Dio; vi protegga Maria, vostra celeste Patrona, che voi onorate con il titolo di Virgo fidelis; intercedano per voi i vostri santi protettori. Vi sia di incoraggiamento anche la mia Benedizione, che imparto di cuore a tutti voi qui presenti e all’intera Associazione Nazionale Carabinieri.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

      

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