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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ DI VILLA NAZARETH IN OCCASIONE DEL 50° DI FONDAZIONE
Villa Nazareth - Sabato, 8 giugno 1996
Signori Cardinali, Fratelli nell’Episcopato,
Signor Presidente Cossiga Signor Ministro dell’Università e della Ricerca
Scientifica, Signor Sindaco di Roma, Illustri Docenti e Personalità,
Carissimi Giovani!
1.
A tutti rivolgo il mio saluto cordiale. Sono lieto
che tante personalità abbiano voluto esprimere con la loro partecipazione il
loro apprezzamento per questa istituzione. Saluto con affetto gli studenti, le
famiglie venute da varie parti d’Italia, i laureati e i membri della Comunità,
gli amici ed i sostenitori d’Italia e d’America.
Un pensiero particolare rivolgo al Signor
Cardinale Achille Silvestrini, che da molti anni guida la Comunità Domenico
Tardini con intelligenza e cuore di Pastore, alla Professoressa Angela Groppelli
ed alle altre persone che offrono il loro generoso contributo nel delicato
impegno del servizio formativo a Villa Nazareth.
I cinquant’anni che celebriamo rendono
quanto mai viva la memoria del Fondatore, il Cardinale Domenico Tardini. Di lui
è conosciuto ed ammirato il fedele, sagace servizio reso a tre Sommi Pontefici
e, particolarmente, a Pio XII e Giovanni XXIII in anni decisivi per la storia
della Chiesa e dell’umanità. Più riservata, quasi nascosta, è rimasta la
profondità della sua spiritualità sacerdotale, nutrita di preghiera e pietà
eucaristica, purificata dal sacrificio del quotidiano, intensissimo lavoro e dal
totale abbandono a Dio. Viveva l’obbedienza come "palestra di umiltà e morte
dell’amor proprio". Devotissimo di santa Teresa di Lisieux, da cui aveva appreso
lo spirito dell’infanzia spirituale, ne amava illustrare la "piccola via" alle
monache di Vetralla, dicendo che una Carmelitana può, con l’amore, "rendere
grandi agli occhi del Signore le azioni più piccole".
Accanto a lui voglio ricordare il
Cardinale Antonio Samorè, per anni suo esperto e fedele collaboratore nel lavoro
diplomatico, che è stato alla guida di Villa Nazareth dal 1961 al 1983,
lasciando un esempio di dedizione e di autentico spirito sacerdotale.
Dobbiamo a questi insigni uomini di
Chiesa, ed agli animatori ed educatori che si sono posti sulle loro orme, se
questa istituzione si è resa così benemerita dell’educazione cristiana. Da essi
riceviamo lo stimolo a misurarci seriamente con le esigenze della Parola di Dio.
2.
Essa ci è stata ora proclamata nei due brani tratti
dalla Prima Lettera ai Corinzi e dal Vangelo di Giovanni. È parola impegnativa,
in un certo senso sconvolgente, ma per ciò stesso anche liberante. Ci addita una
sapienza che non è di questo mondo, la sapienza della Croce. È la sapienza che
ha nell’episodio della lavanda dei piedi una manifestazione di suggestiva
espressività: "Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi"
(Gv 13, 15).
La sapienza di cui parla Paolo non è frutto dei pensieri umani, ma dello Spirito
di Dio, di Colui che "scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio" e, abitando
in noi, ci rende uomini spirituali, capaci di valutare e discernere le cose col
"pensiero di Cristo".
Occorre fidarsi, carissimi, di questa
sapienza che viene dall’alto. Essa non si oppone a quanto di vero, di bello, di
giusto c’è nella cultura e nella scienza, che l’uomo va elaborando nel corso
della storia. Piuttosto essa purifica, integra, porta alla pienezza gli sforzi
più nobili dell’intelligenza e dell’operosità umana, sottraendoli alla prigionia
dell’orgoglio e della logica di dominio, e aprendoli alla prospettiva dell’amore
e del servizio.
Tutto ciò aveva ben compreso il Cardinale
Domenico Tardini, che imitò il Signore nella sua dedizione ai più piccoli,
ponendosi come Lui (cf. Mc
10, 21) accanto ai giovani per aiutarli nella
fase cruciale delle scelte che investono la vita. Villa Nazareth è stata
generata da questo "esempio" e di esso si è nutrita, fin dagli anni in cui il
Fondatore ne poneva le basi. A tale ispirazione ha continuato a far riferimento
anche quando la responsabilità dell’istituzione è passata ad un gruppo di
giovani e di persone solidali con loro, che hanno voluto fare proprio il
progetto scaturito dal cuore di quel grande sacerdote romano.
La Comunità Domenico Tardini è divenuta
così garante dell’esistenza dell’Opera, promotrice di un ideale per la
formazione dei giovani che entrano a Villa Nazareth ed impegnata, ad un tempo, a
testimoniare essa stessa il medesimo ideale con la propria vita. La mia
riflessione, stasera, vuole abbracciare ambedue questi aspetti: il significato
della scelta di vita alla quale il Vangelo interpella i giovani e il sostegno a
questa scelta, che nasce da una Comunità che nel Vangelo affonda le proprie
radici.
3.
Cari giovani, l’età vostra è il momento delle
grandi scelte, il tempo in cui ciascuno imposta il proprio futuro, decidendo ciò
che intende essere. È l’età più bella, non perché "spensierata", come si suol
dire, ma piuttosto perché è la più ricca di pensieri, la più creativa; certo è
la più decisiva fra tutte le stagioni dell’esistenza. Per chi ha avuto il dono
della fede è il momento del grande confronto con Cristo. Anche Gesù maturò le
sue scelte di vita dapprima nel lungo ritiro di Nazareth e poi nei quaranta
giorni del deserto, imparando ad uniformarsi pienamente alla volontà del Padre
fino al dono totale di sé. A Lui siete chiamati a guardare per "progettare" voi
stessi ed il vostro domani. Non abbiate paura di confrontarvi con Cristo. Egli,
Verbo di Dio, non è per questo meno uomo; è anzi pienezza di umanità, l’uomo per
eccellenza! Pilato fu inconsapevole profeta quando lo presentò alla folla
proclamando: "Ecco l’uomo!" (cf.
Gv 19, 5).
4.
Il problema di ogni giovane è semplice e arduo, al
tempo stesso: che voglio essere? Per che cosa intendo vivere? In che modo posso
fare di me un uomo vero, una vera donna? Dio vi doni la grazia di rispondere
come Gesù: "Ecco io vengo... per fare, o Dio, la tua volontà!" (Eb
10, 7).
Supposto questo orientamento fondamentale,
resta poi il problema del come attuarlo concretamente. È la domanda sulla
vocazione personale, alla quale proprio in questi anni voi vi sentite impegnati
a dare una risposta. Per questo è necessario che voi sappiate mettervi in
ascolto, scrutare dentro di voi e intorno a voi per scoprire i segni attraverso
i quali il Signore vi parla.
Questa ricerca chiede fede, preghiera,
meditazione, silenzio, consiglio, libertà di spirito, così da essere pronti a
dire di sì, qualunque sia la via sulla quale Dio voglia condurvi, da quella del
ministero sacerdotale o della vita consacrata a quella del matrimonio e della
famiglia.
5.
È naturale che, nella vostra attuale condizione di
studenti, in cima ai vostri pensieri ci siano i progetti circa il lavoro che vi
attende alla conclusione dei vostri studi. Sappiate considerare anche la vostra
futura professione alla luce di Dio. Vi guidi in ciò l’"esempio" di Cristo,
quale emerge dall’episodio evangelico della lavanda dei piedi, nel brano
giovanneo appena ascoltato. Gesù ci indica come si deve esercitare la missione,
qualunque essa sia, che si è ricevuta dal Padre: non per essere serviti ma per
servire.
Ecco, carissimi, questa è la sapienza
cristiana: qualunque posto occuperete nella società, qualunque professione
svolgerete, siete chiamati ad esercitarli come servizio, non in funzione di
interessi egoistici o peggio prevaricando sugli altri. Ciò significa anche,
inevitabilmente, "andare controcorrente", dato che la "sapienza del mondo" è
orientata in ben altra direzione.
Il cristiano, operaio o magistrato,
medico o agricoltore, commerciante o professore, si riconosce da come pratica il
comandamento dell’amore per Dio e per i fratelli, facendosi attento alle loro
esigenze ed ai loro bisogni.
6.
Nella professione - come oggi nel vostro studio -
voi realizzerete ogni giorno il vostro sacerdozio battesimale. "Offrite a Dio i
vostri corpi": così ci esorta San Paolo (Rm
12, 1). È come dire: offrite la concretezza
della vita quotidiana, le cose che continuamente fate, la fatica delle mani e
dell’intelligenza, tutto ciò che producete nel vostro lavoro. Tutto questo può e
deve essere materia di un sacrificio da offrire a Dio, operando con tutta la
dedizione che il lavoro richiede, mettendo tutte le risorse della propria
intelligenza ed operosità al servizio dei fratelli.
Carissimi, voi siete attualmente
impegnati nello studio, nei diversi campi della scienza e della ricerca
umanistica, e sapete bene cosa vuol dire la perfezione di un’opera, nella
correttezza dei suoi procedimenti e nella esattezza dei risultati. Quando
l’impegno della volontà e il frutto dell’intelligenza raggiungono il loro fine,
allora ci si presenta in tutta la sua bellezza un’opera che, posta al servizio
dei fratelli, è degna di essere offerta a Dio. Così la ricerca e la conoscenza
umana si coniugano con la sapienza di cui ci ha parlato san Paolo nella Lettera
ai Corinti.
7.
A coloro che sono già impegnati nella professione e
nella vita adulta, vorrei dire: voi sapete, dalla felice esperienza fatta a
Villa Nazareth, che la vostra crescita è avvenuta grazie ad un radicamento nella
comunità. A voi è chiesto di custodire e alimentare le ragioni e le possibilità
della vita comunitaria alla luce del mistero trinitario di Dio, nel quale le
Persone divine vivono in una reciproca donazione d’amore. Il pensiero va alla
prima comunità cristiana, i cui membri vivevano "assidui nell’ascoltare
l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e
nelle preghiere" (At 2, 42).
Così sia tra voi! Animati dalle stesse aspirazioni, aiutatevi reciprocamente a
progredire verso la perfezione umana e cristiana. Solo così questa istituzione,
che tanto ha contribuito alla vostra formazione, realizzerà pienamente il suo
ideale.
Con questo auspicio affido la vostra
Comunità ed il vostro impegno alla protezione di Colei che a Nazareth vegliò
premurosamente sulla crescita umana del Verbo incarnato, e a tutti imparto la
mia Benedizione.
© Copyright 1996 - Libreria Editrice
Vaticana
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