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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLE ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME
DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ-BIRKENAU
Lunedì, 10 giugno 1996
1.
Voglio salutare la Delegazione guidata dal
Signor Ministro della Cultura e dell’Arte. Saluto i rappresentanti del Consiglio
per la Tutela della Memoria delle Lotte e del Martirio del Comitato
Internazionale di Auschwitz, e in particolare i membri dell’Associazione dei Rom
in Polonia e del Coordinamento delle Organizzazioni Ebraiche in Polonia.
Siete venuti per affidare al
Vescovo di Roma i "Libri dei decessi di Auschwitz". Essi contengono l’elenco
delle persone trucidate nel campo della morte che non sono rimaste anonime.
Rappresentano la moltitudine incalcolabile di coloro dei quali non è rimasta
alcuna traccia, all’infuori del ricordo dei loro cari. Ricevo questi Libri come
Papa, a nome della Chiesa. È un atto significativo. La Chiesa infatti, portando
in sé l’esperienza della morte in croce e della risurrezione di Cristo, è
chiamata a mostrare il più profondo, salvifico senso della sofferenza umana e a
introdurre tutti nel mistero della Divina Misericordia e nella nuova realtà
della vita eterna. Comprendendo dunque tutte le vittime di quella guerra, la
Comunità ecclesiale non cessa di chiedere in vari modi al Padre: "L’eterno
riposo dona loro, Signore".
2.
Molto tempo è passato dalla liberazione del campo
di Auschwitz, e di nuovo torna e si ravviva il doloroso ricordo della sofferenza
procurata in quel luogo all’uomo dall’uomo. Accettando questi Libri, la Chiesa
dimostra ancora una volta di non esitare a riandare a questo tragico retaggio
della storia, al fine di indicare alle generazioni contemporanee quali grandi
valori sono la vita e la dignità della persona umana. Occorre che la memoria
della sofferenza umana sia per tutti i tempi un avvertimento contro gli effetti
che porta con sé la negazione della dignità dell’uomo come persona e dei suoi
fondamentali diritti. I "Libri dei decessi di Auschwitz" vanno letti in questo
spirito. Sembra non essere senza una ragione il fatto che questi documenti
abbiano atteso così a lungo per essere pubblicati. C’era bisogno di questo mezzo
secolo perché si rimarginassero almeno in parte le ferite apertesi per effetto
di tragiche esperienze e perché questi Libri potessero essere accolti non come
fomite di odio, ma come documento storico, segno di omaggio alle vittime
conosciute e sconosciute dell’ultima guerra, come esortazione alla preghiera per
la loro salvezza e alla costruzione nel mondo, di una pace duratura sulla base
dell’amore fraterno dei figli dell’unico Padre.
3.
A questo punto mi viene in mente una frase del
Servo di Dio Romuald Traugutt: "È piaciuto a Dio avere le nazioni". Le persone i
cui nomi sono contenuti in questi Libri, furono incarcerate, subirono supplizi e
infine vennero private della vita nella maggior parte dei casi soltanto perché
appartenevano ad una certa nazione piuttosto che ad un’altra. Il fatto di essere
nati Polacchi, Ebrei, Rom o Russi e di aver mantenuto la propria identità
nazionale, fu loro imputato come colpa meritevole di morte. Alla luce della
fede, invece, vediamo che questa testimonianza di fedeltà eroica alla propria
appartenenza nazionale è diventata l’olocausto che le ha unite a Dio
nell’eternità, e per le generazioni future seme di pace. Accettiamo dunque i
"Libri dei decessi di Auschwitz" come un’esortazione, affinché nella generazione
che entra nel terzo millennio venga coltivato il senso della propria identità
nazionale, venga destato il rispetto per la ricchezza della nativa tradizione
culturale e per quei valori perenni, difesi in silenzio dai martiri di Auschwitz
e di altri campi di sterminio. Ricordando i nomi di coloro che diedero la vita
come figli della propria nazione, preghiamo affinché lo Spirito di Dio rinnovi
in noi la consapevolezza che la fedeltà all’identità nazionale possiede anche un
valore religioso. Preghiamo Dio affinché la giusta aspirazione all’unione delle
società non significhi scindere l’uomo dalle sue radici, ma che sia il reciproco
attingere dalla ricchezza spirituale delle singole nazioni.
Il Signore accolga il
sacrificio offerto dai martiri dei campi di concentramento, conosciuti e
sconosciuti, ed elargisca ad essi la sua pace eterna. Il frutto di questo
sacrificio - la benedizione della pace - diventi eredità per gli uomini di tutto
il mondo!
Dio Onnipotente benedica
coloro che sono qui presenti e quanti hanno contribuito all’elaborazione
scientifica dei "Libri dei decessi di Auschwitz".
© Copyright 1996 - Libreria Editrice
Vaticana
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