The Holy See
back up
Search
riga

VISITA PASTORALE IN GERMANIA (21-23 GIUGNO 1996)

INCONTRO CON I PRESULI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE TEDESCA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

« Collegium Leoninum » di Paderborn
Sabato, 22 giugno 1996

 

Carissimi Fratelli nell’Episcopato,

1. Lo scorso dicembre ricorrevano trent’anni dallo scambio epistolare tra i Vescovi polacchi e quelli tedeschi, avvenuto al termine del Concilio Vaticano II. Questo scambio di lettere rappresentava un passo significativo per la riconciliazione tra il popolo polacco e quello tedesco. Con esso, preannunciavano un futuro che unisce i due popoli nella pace e nell’amicizia, nell’armonia e nella collaborazione. È per questo che allora si tesero la mano, concessero e chiesero perdono.

Lo scorso anno, voi avete appositamente ricordato questo importante passo compiuto 30 anni fa, consapevoli e con il fermo proposito di favorire e di promuovere tutto ciò che contribuisce a rendere i rapporti di amicizia una realtà sempre viva.

Questo passo fatto dai Vescovi dei due Paesi deve essere d’esempio per tutta l’Europa e per il processo di unificazione europea. La fratellanza, la comprensione reciproca e la collaborazione, soprattutto anche a livello ecclesiale, sono un elemento essenziale per l’unificazione. A questo riguardo la Chiesa deve assumersi un ruolo di precursore, anche nella consapevolezza che tutto può riuscire solo con l’aiuto di Dio: "Perché... abbiano successo i tentativi degli uomini per realizzarla, è necessario il dono della grazia, che viene da Dio. Per mezzo di essa, in collaborazione con la libertà degli uomini, si ottiene quella misteriosa presenza di Dio nella storia che è la Provvidenza." (Centesimus annus, 59).

2. Alla fine ormai prossima del secondo millennio la Chiesa diventa sempre più consapevole della sua missione nel mondo redento da Cristo, per affrontare con impegno sempre maggiore la missione che dovrà svolgere in seno alla società, laddove questa non può essere intesa come entità collettiva che inghiotte la persona umana e il suo destino. Molti di noi hanno sperimentato personalmente il fatto che "i messianismi politici sfociano spesso nelle peggiori tirannidi. Le strutture che le società si danno non valgono mai in modo definitivo;... In particolare, non possono sostituirsi alla coscienza dell’uomo, né alla sua ricerca della verità e dell’assoluto" (Discorso al Parlamento Europeo a Strasburgo, 11.10.1988).

Come Chiesa dobbiamo percepire in modo più intenso il compito di essere la coscienza morale della società. Come cristiani dobbiamo diventare nuovamente "sale della terra" e "luce del mondo" (Mt 13-14). La vita ecclesiale, che deve fondarsi esclusivamente sulle verità della fede, deve rimanere fedele a Cristo e al messaggio del Vangelo, se vogliamo aiutare quei membri della Chiesa, che si trovano in una società che cerca di relativizzare e secolarizzare tutti gli ambiti della vita. "Infatti esiste oggi la tentazione di fondare la democrazia su un relativismo morale che giunge a rifiutare ogni certezza sul senso della vita dell’uomo e della sua dignità, sui suoi diritti e i suoi doveri fondamentali. Quando si instaura una tale mentalità, presto o tardi si produce una crisi morale delle democrazie. Il relativismo impedisce di praticare il necessario discernimento tra le diverse richieste che si esprimono alla base della società, tra il bene e il male. La vita di una società poggia su decisioni che non possono non presupporre un fermo convincimento morale." (Discorso ai partecipanti al Forum dei Democratici Cristiani tenutosi a Roma, 23.11.1991).

Il Vangelo è una forza ispiratrice e illuminante per la vita del popolo di Dio. Laddove il contenuto del Vangelo viene sminuito, le conseguenze per gli uomini, le singole persone e la società sono gravi. Solo basandosi su un solido fondamento i cristiani possono assumersi le loro responsabilità nella vita culturale, sociale, politica ed economica. Si deve evitare il diffondersi di valori capaci di attirare le moltitudini, ma che possono oscurare la vera natura del Vangelo. La verità della fede deve essere annunciata con calma e riflessione, "in ogni occasione, opportuna o non opportuna".

3. Nessun avvenimento degli ultimi decenni ha cambiato la società in Germania tanto profondamente quanto la caduta del muro, che aveva spaccato il vostro Paese, in modo definitivo e visibile, e aveva lacerato in due parti l’Europa. Come l’unità politica e statale riconquistata è un dono per la Germania, così essa rappresenta però anche una importante sfida a sviluppare, per il futuro, forme affidabili di pacifico vicinato in Europa. Non si presentano però solo compiti politici ed economici che spesso devono essere affrontati con grandi sforzi e sostenendo, con solidarietà, gli oneri ereditati dal dominio della dittatura totalitaria del comunismo. Con l’eliminazione del filo spinato e la caduta del muro, la nostra attenzione è stata attirata anche dalla situazione desolante nella quale lo Stato della RDT ha lasciato le persone per quanto riguarda il loro anelito e la loro ricerca in ambito religioso. A causa dell’oppressione e del disprezzo della pratica pubblica della religione, è subentrato un forte senso di estraneità in molte persone che prima si ponevano in modo positivo di fronte alla Chiesa e alla fede tramandata dagli antenati. Sono così venute alla vista le lacerazioni infinitamente dolorose inferte alla vita e al cuore delle persone da chi allora deteneva il potere. Molte di queste ferite non si sono tuttora rimarginate e segnano ancora la vita quotidiana di moltissime persone. L’ateismo di stato della RDT ha anche tentato di togliere alla gente la libertà di fede e di appartenenza alla Chiesa. Anche se la pressione esercitata in non pochi casi ha prodotto i suoi effetti, il regime non è riuscito a spegnere completamente il desiderio struggente, spesso nascosto o addirittura sepolto, di Dio. Sono però rimasti un grande vuoto per quanto riguarda la conoscenza della fede e il senso cristiano della vita e un grande disorientamento, che in ambito privato e anche a livello sociale e politico creano agli uomini difficoltà notevoli e tangibili.

Secondo diverse statistiche, più del settanta per cento delle persone nei nuovi Lander non appartengono ad alcuna confessione religiosa. Nella RDT la religione e la Chiesa erano, in grande misura, ideologicamente stigmatizzate e socialmente isolate. Uscire pubblicamente dalla Chiesa o mantenere una chiara distanza da essa era consigliabile a chiunque volesse svolgere un ruolo nella vita sociale. Oggi, però, nessuno è più disposto ad ammettere di avere ceduto alla propaganda anticlericale o alla pressione politica e tantomeno di avere partecipato a tale pressione. Per questo motivo ancora oggi esiste il diffuso bisogno di giustificare l’uscita dalla Chiesa come una decisione ben ponderata, personale e liberamente compiuta, e per questo definitiva. Talora la tradizione religiosa è stata addirittura interpretata come strumento di dominio dell’Occidente.

4. Nei primi anni dopo la riunificazione dovevano risolvere prima di tutto le questioni politiche e economiche e dovevano armonizzare le condizioni di vita esteriore degli abitanti dell’Est e di quelli dell’Ovest; si è trattato di un impegno che, con grandi sforzi e con un contributo solidale per sostenere gli oneri, ha sortito in misura considerevole esiti positivi e al quale si deve augurare un successo duraturo, giusto e valido dal punto di vista economico. Le persone hanno così potuto imparare a orientarsi nel nuovo ordine sociale della Repubblica Federale, aperto e libero, con le sue offerte materiali che non possono essere ignorate e con le sue molteplici sfide. Ultimamente si rivelano però sempre più chiaramente il bisogno molto personale e la pressante necessità interiore di una comunicazione di senso spirituale, etico e religioso. Non solo coloro che dopo la svolta politica si sono trasferiti nelle regioni occidentali del vostro Paese, ma anche coloro che sono rimasti nelle loro regioni di origine mostrano adesso in modo chiaramente percepibile un nuovo interesse per la religione. È dunque decisivo promuovere lo spirito missionario e ravvivarlo nelle parrocchie. È compito di tutti i membri della Chiesa condurre a Cristo le persone lontane e non battezzate, come avevo dato incarico ai giovani in occasione della Giornata mondiale della Gioventù a Denver: "In questo momento storico il messaggio di redenzione del Vangelo della vita è nelle vostre mani. E alla vostra generazione spetta il compito di annunciarlo fino ai confini del mondo. Anche voi come l’apostolo Paolo dovete sentire l’urgenza di questo compito: "guai a me se non predicassi il vangelo" (1Cor 9,16). Non abbiate dunque paura ad andare per le strade e per i vicoli come fecero i primi apostoli che annunciarono Cristo e la buona novella della salvezza nelle piazze delle città, nei centri e nei paesi. Non è questo il momento di vergognarsi del Vangelo (cf. Rm 1,16). È il tempo di gridarlo dai tetti (cf. Mt 10,27)".

Il consolidamento della Chiesa come istituzione e della sua missione nello Stato e nella società è necessario, ma il cristianesimo vive principalmente della vitalità della fede dei cristiani, della loro personale unione con Cristo e della forza della loro testimonianza. La Chiesa serve l’uomo e l’umanità quando annuncia Cristo. "La missione, infatti, rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, da nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola!" (Redemptoris missio, 2).

A questo proposito non si può non osservare che non sono solo uomini e donne delle regioni orientali della Germania a riporre la loro speranza nella Chiesa, ma anche persone che provengono da lontani territori orientali dell’ex impero sovietico e che cercano nel vostro Paese una nuova patria. Nonostante tutta l’estraneità affettiva che questi emigranti provano al loro arrivo in Germania, molte famiglie cercano prima di tutto il contatto con la Chiesa e spesso chiedono di essere battezzate per poter appartenere pienamente alle parrocchie. Spesso alla ricerca di una nuova casa e della sicurezza interiore si uniscono la gioia e la gratitudine ancora più profonda di potere finalmente vivere in libertà, dopo anni di oppressione disumana e ostile alla fede, quella fede ereditata spesso in forma molto rudimentale dai loro antenati. Laddove gli immigrati chiedono di ricevere i sacramenti della Chiesa, questo loro desiderio diventa un dono per le parrocchie stesse, se esse sanno aprirsi ad esso, e così comunicano, in modo incarnato, che Dio dona il diritto di cittadinanza nella sua Chiesa a tutti coloro che lo cercano con cuore credente.

5. In molte parrocchie finora si tratta per la maggior parte di singole persone che, spesso dopo lunghe ricerche e per i motivi più diversi, chiedono di potere entrare a far parte della Chiesa. Laddove, però, queste persone in ricerca notano nelle parrocchie la testimonianza cristiana vissuta e nasce un incontro intenso con Cristo, (cf. Evangelii nuntiandi, 21-24), grazie all’azione misericordiosa di Dio, si produce un invito e un’opportunità per sempre più comunità parrocchiali cristiane a farsi nuovamente coinvolgere e sfidare dalla conversione di singole persone. Le condizioni sociali per la vita di fede della Chiesa, che nel vostro Paese stanno mutando, e la richiesta da parte di un numero sempre maggiore di adulti di essere battezzati, ricordano i tempi della Chiesa primitiva e la vitalità delle comunità cristiane, come essa veniva spesso suscitata attraverso il catecumenato di chi chiedeva il battesimo. Per questa ragione è così importante che anche in Germania la Chiesa, nelle sue parrocchie, si apra alla richiesta di giovani e adulti, qua e là ancora considerata insolita e straordinaria, di ricevere il battesimo, e percorra insieme a loro il cammino della preparazione. Infatti, molti di coloro che sono stati battezzati da bambini sono "anche qui quasi catecumeni" (cf. Catechesi tradendae, 44). La conversione di coloro che chiedono di essere battezzati in seno alla comunità parrocchiale può condurre anche i cristiani battezzati alla loro "seconda conversione". Affidiamoci dunque, come dagli inizi della Chiesa, con fiducia alla guida dello Spirito, che anche nei tempi di difficoltà e di stanchezza dona alla Chiesa nuova forza vitale. La sua opera si manifesta anche oggi nella realizzazione della missione della Chiesa, alla quale gli apostoli sanno di essere tenuti dalla Pentecoste (cf. Redemptoris missio, 24).

6. La Chiesa può realizzare la sua missione solo presentandosi come baluardo della gioia nella fede e della fiducia nel futuro. Il compito di esaminare se stessi e di purificarsi, così come era stato chiesto dal Concilio Vaticano II, per non pochi membri della Chiesa purtroppo si è trasformato in una critica demoralizzante alle istituzioni e nella diffusione di malcontento favorito anche da un soggettivismo acceso della cultura "postmoderna".

Tuttavia non sussiste alcun motivo di paura, se noi abbiamo fede: "e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede" (1Gv 5,4). La fede non ci allontana dal mondo. Al contrario, essa ci avvicina ai suoi problemi e alle sue speranze. La vera fede nel Redentore non ci allontana dagli uomini - al contrario: "La rivelazione cristiana dà grande aiuto alla promozione di questa comunione tra persone, e nello stesso tempo ci guida a un approfondimento delle leggi che regolano la vita sociale, scritte dal Creatore nella natura spirituale e morale dell’uomo" (Gaudium et spes, 23).

La fede si nutre alla sorgente della verità e da essa trae vita e forza. Sarà necessario attirare nuovamente l’attenzione dei fedeli su quello che è il centro della verità rivelata: Cristo e la vita in Cristo. Naturalmente non ci si può aspettare che gli uomini si entusiasmino per la Chiesa e trovino in essa la gioia della fede quando questioni che in realtà sono di natura e importanza secondaria vengono poste al centro dell’interesse pubblico; e ancor più quando tali questioni vengono sottoposte ai fedeli sotto le mentite spoglie di un’argomentazione oggettiva e concreta e con metodi di strumentalizzazione.

Spetta proprio ai Vescovi il compito di essere servitori della fede gioiosa della Chiesa. Questo è un servizio che esige vigilanza e non può dispensare dall’esercizio dell’autorità e che non può essere sospeso né in dibattiti pubblici né in colloqui pastorali. Tale servizio deve essere offerto nel dialogo e sempre con grande amore, ma anche con chiarezza e decisione.

7. Per tradizione l’annuncio e la predica nel vostro Paese hanno un ruolo importante. Anche la celebrazione dei sacramenti viene, non a torto, tenuta in grande considerazione. Rivolgete una particolare attenzione all’Eucaristia e al sacramento della Penitenza. Nel 1983 il Sinodo dei Vescovi aveva indicato come insostituibile la confessione personale. In un’epoca in cui tutti i rapporti umani vengono meccanizzati e i contatti diventano anonimi, essa appare come una delle poche possibilità di incontro individuale-personale. Cercate quindi di spiegarlo nuovamente e di farlo comprendere nelle parrocchie. Bisogna indurre i sacerdoti e i seminaristi a riceverla loro stessi; non riusciranno mai a convincere qualcuno ad accettare questo sacramento se essi stessi non cercano e sperimentano la sua grazia. Qualche sacerdote ha sperimentato, proprio come confessore, che il sacerdozio ha senso e ne ha ricavato nuova gioia nel suo servizio.

Il collegamento e il contatto tra sacerdoti e Vescovi in Germania sono resi difficili dalla grande estensione territoriale di molte Diocesi, ma proprio per questo sono particolarmente necessari.

A tale proposito bisogna apprezzare anche il notevole aiuto che i sacerdoti hanno ricevuto dai laici in attività di impiego o volontariato. Tuttavia bisogna fare attenzione che, nella pianificazione del personale, necessaria a causa della mancanza di sacerdoti, i laici impegnati non scivolino nel ruolo di "sostituto sacerdote" o "sostituto cappellano". Questo vale soprattutto nelle parrocchie che non hanno più un sacerdote in cura d’anime proprio.

La formazione spirituale dei candidati al sacerdozio nei seminari e nelle facoltà di Teologia è decisiva per lo sviluppo della personalità del sacerdote: "si tratta di una formazione spirituale che è comune a tutti i fedeli, ma che chiede di strutturarsi secondo quei significati e quelle connotazioni che derivano dall’identità del presbitero e del suo ministero" (Pastores dabo vobis, 45).

Inoltre sono assolutamente necessari contatti frequenti e regolari tra i Vescovi e i Professori delle facoltà di Teologia. "Poiché i teologi e i Vescovi sono al servizio della stessa Chiesa nel promuovere la fede, devono sviluppare e coltivare una reciproca fiducia e in questo spirito superare anche le tensioni e i conflitti" (Ivi, 67).

Gli attuali tagli sulle spese nel vostro Paese toccano anche le università e gli istituti superiori. Nel caso fosse necessario ridurre il personale, bisognerà fare in modo che non venga ulteriormente ridotto il contenuto della formazione nelle diverse materie. Certe materie non possono essere semplicemente cancellate senza essere in qualche modo sostituite. Così la dottrina sociale cattolica e il contributo dato al suo sviluppo proprio nell’area di lingua tedesca costituiscono un motivo sufficiente perché si continui ad attribuirle anche in futuro l’importanza che le spetta.

Il vostro impegno a favore della pastorale vocazionale riveste un significato decisivo per i prossimi anni. Le vocazioni esistono; il Signore non fa infatti mancare alla Chiesa i doni di cui ha bisogno. "Gli educatori, e specialmente i sacerdoti, non devono temere di proporre in modo esplicito e forte la vocazione al presbiterato come una reale possibilità per quei giovani che mostrano di avere i doni e le doti ad essa corrispondenti" (Ivi, 39).

Oltre che alla vostra responsabilità come Vescovi e a quella dei sacerdoti, un compito particolare per il sorgere delle vocazioni sacerdotali e dei religiosi spetta alla famiglia cristiana (cf. Ivi, 41). La pastorale della famiglia deve porre maggiore enfasi sulla pastorale vocazionale, attribuendo grande valore a una stretta collaborazione con gli ordini religiosi: "Occorre che il compito di promuovere le vocazioni sia svolto in modo da apparire sempre più un impegno corale di tutta la Chiesa. Esso esige, pertanto, l’attiva collaborazione di pastori, religiosi, famiglie ed educatori" (Vita consecrata, 64).

8. Il problema della promozione delle vocazioni naturalmente non può essere preso in considerazione separatamente dalla questione della trasmissione della fede. Per potere trasmettere la fede è decisivo il ruolo della famiglia: essa è la chiesa domestica. Anche da questo punto di vista la pastorale della famiglia è una pietra d’angolo decisiva per il lavoro pastorale ecclesiale, soprattutto per quanto riguarda la nostra responsabilità circa l’indissolubilità del matrimonio e la santità della famiglia. È un obbligo particolare che abbiamo nei confronti dei giovani e delle generazioni future. La situazione e il ruolo della donna nella società sono strettamente connessi con i problemi della famiglia. "Non c’è dubbio che l’eguale dignità e responsabilità dell’uomo e della donna giustifichino pienamente l’accesso della donna ai compiti pubblici. D’altra parte la vera promozione della donna esige pure che sia chiaramente riconosciuto il valore del suo compito materno e familiare nei confronti di tutti gli altri compiti pubblici e di tutte le altre professioni. Del resto, tali compiti e professioni devono tra loro integrarsi se si vuole che l’evoluzione sociale e culturale sia veramente e pienamente umana" (Familiaris consortio, 23).

All’interno della famiglia la donna ha un compito insostituibile e di primo piano nella trasmissione della vita e nell’educazione dei figli. A seguito dello sviluppo sociale oggi assistiamo a un allarmante indebolimento del rapporto madre-figlio. Fate attenzione soprattutto a che nella legislazione sociale non si proceda a spese dei più deboli, che non sono rappresentati da nessuna o soltanto da una piccola "lobby" presso gli organi costituzionali.

9. Questo problema si estende naturalmente anche alla tutela della vita. La Chiesa difende la vita umana senza compromesso di sorta, dall’inizio alla fine. "Come può esserci libertà dove la vita, ogni vita umana, non è accolta ed amata? Come può esserci vero progresso sociale quando si giustificano e si legalizzano le minacce e gli attacchi alla vita dell’uomo, dono gratuito dell’amore provvidente di Dio?... La vita va sempre difesa, accolta con amore ed accompagnata con costante rispetto" (Angelus, 3.2.1991).

Diventa sempre più pressante anche il bisogno di schierarsi contro ogni forma di eutanasia. "Infatti, quando prevale la tendenza ad apprezzare la vita solo nella misura in cui porta piacere e benessere, la sofferenza appare come uno scacco insopportabile, di cui occorre liberarsi ad ogni costo" (Evangelium vitae, 64). L’eutanasia è una grave violazione della legge divina poiché si tratta dell’uccisione intenzionale di una persona umana. A questo proposito vi ringrazio sinceramente per la vostra iniziativa comune "Morire circondati dalla vita", che avete preso insieme alle Chiese evangeliche in Germania.

Per quanto riguarda il problema del trapianto di organi in relazione alla determinazione del momento della morte vi rimando alle rispettive indicazioni contenute nell’Enciclica Evangelium vitae, soprattutto in vista della valutazione dei progetti di legge che il Bundestag dovrà esaminare.

In connessione con la legge sulla consulenza per conflitti riguardanti la gravidanza, sta la decisione sull’associazione dei consultori ecclesiali alla consulenza regolamentata dallo Stato. Questa decisione va preparata e presa con grande attenzione, consapevoli della nostra responsabilità davanti a Dio e agli uomini. Dalla nostra fede emerge chiaramente che le istituzioni ecclesiali non possono fare nulla che possa in qualche modo servire alla giustificazione dell’aborto.

10. Molte altre questioni meriterebbero di essere menzionate o approfondite; si tratta di questioni che hanno anche un carattere espressamente attuale. Bisogna sottolineare nuovamente il diritto all’insegnamento della religione nelle scuole statali. "Dire che spetta alla comunità religiosa e non allo Stato gestire "ciò che è di Dio" (Mt 22,21), significa porre un limite salutare al potere degli uomini e questo limite è quello della sfera della coscienza, dei fini ultimi, del senso ultimo dell’esistenza, dell’apertura verso l’assoluto" (Discorso al Parlamento Europeo di Strasburgo, 11.10.1988).

La scuola non è solo una struttura dello Stato, ma anche della società. Lo Stato svolge una funzione di servizio e di ordine nell’ambito della scuola. La volontà dei genitori è decisamente da rispettare. Quali valori, simboli e idee debbono trovare posto nella scuola ed essere insegnati, lo decidono i genitori e i responsabili della scuola. Il diritto alla libertà religiosa non è un diritto a ostacolare la religione. Colui che bandisce Dio dalla nostra vita e la Croce dalla nostra società, allontanerà dalla nostra vita e dalla nostra società anche l’amore di Dio e del prossimo, la solidarietà e la tolleranza, il rispetto per la dignità e i diritti dell’uomo.

Per quanto riguarda l’insegnamento della religione nelle scuole vi prego anche di prestare attenzione alla fede e a una formazione qualificata degli insegnanti. La missio non può essere una semplice formalità. Chi la accetta manifesta di non volere introdurre nelle lezioni le sue opinioni personali sulla fede e sulla vita di fede, bensì di volere insegnare la fede della Chiesa, divenuta per lui stesso cammino di vita. Il "sì" interiore dell’insegnante a questa fede lo aiuterà, da una parte a trasmettere le conoscenze necessarie, e dall’altra a permearle con la convinzione che a sua volta genera convinzione. Il Catechismo della Chiesa Cattolica deve essere, naturalmente tradotto in diversi modi dal punto di vista del metodo. Esso tuttavia indica all’insegnamento della religione i grandi contenuti di cui consta che non devono essere occultati da mode teologiche in rapido mutamento. Vi prego quindi di cuore di fare in modo che la catechesi in tutte le sue forme riceva dal Catechismo la sua solida base comune. Allo stesso tempo desidero ringraziare tutti gli insegnanti di religione per il loro coraggio e per la loro testimonianza.

11. Il problema della disoccupazione si pone oggi nel vostro Paese in dimensioni mai conosciute prima. Esso suscita preoccupazione soprattutto per le gravi conseguenze che comporta per i giovani, ma anche perché causa nuova povertà. "L’obbligo di guadagnare il pane con il sudore della propria fronte suppone, al tempo stesso, un diritto. Una società in cui questo diritto sia sistematicamente negato, in cui le misure di politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non può conseguire né la sua legittimazione etica né la pace sociale" (Centesimus annus, 43).

La Chiesa offre la sua dottrina sociale, ma non soluzioni tecniche; tuttavia essa desidera, per solidarietà umana, soprattutto in periodi socialmente difficili, rimanere in stretto contatto con tutte le parti colpite, per dare il suo contributo al superamento dei contrasti tra le parti in causa e per trovare nuovi punti di incontro.

12. Per potere affrontare, in questo momento significativo della storia, i difficili compiti che si presentano alla Chiesa, è necessaria una grande unità dell’Episcopato: un’unità che non toglie nulla all’indispensabile libertà di scambiarsi opinioni e che in nessun caso potrebbe impedire la responsabilità "de iure divino et canonico" di ciascun Vescovo nella sua Diocesi; il coordinamento nell’attività pastorale, che avviene soprattutto nell’ambito della Conferenza Episcopale è diretto a facilitare il difficile lavoro dei Vescovi e a sostenere la loro autorità.

Invocando su di voi i doni dello Spirito Santo, vi imparto di tutto cuore la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

     

top