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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA PONTIFICIA OPERA
DI SAN PIETRO APOSTOLO

Sabato, 9 marzo 1996

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Sono lieto di accogliervi e porgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi, convenuti così numerosi da molte diocesi italiane, in occasione del primo pellegrinaggio nazionale degli "amici" della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo.

Rivolgo il mio deferente saluto al Signor Cardinale Jozef Tomko, ai venerati Fratelli nell’episcopato, al Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, Mons. Enzo Serenelli, al Segretario Nazionale dell’Opera di San Pietro Apostolo e ai loro collaboratori, che si dedicano con generoso zelo all’animazione missionaria in Italia.

2. Le Comunità diocesane italiane si distinguono nel sostegno alla promozione ed alla formazione del Clero nelle terre di missione. È un’opera preziosa, per la quale esprimo tutto il mio apprezzamento: "Senza sacerdoti la Chiesa non potrebbe vivere quella fondamentale obbedienza che è al cuore stesso della sua esistenza e della sua missione nella storia:... annunciare il Vangelo e rinnovare ogni giorno il sacrificio del suo corpo dato e del suo sangue versato per la vita del mondo" (Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, 1). Insieme con voi desidero rendere grazie al Signore "per il dono inestimabile della vocazione sacerdotale, che Dio ha concesso a tanti giovani in mezzo a popoli convertiti di recente al Cristo" (Ad gentes, 16).

La Chiesa, il mondo, hanno bisogno di sacerdoti santi e ben preparati, missionari inviati ad annunciare il Vangelo alla propria gente, dalla quale sono presi e scelti per servire i fratelli.

3. La Chiesa e, in essa, ogni singolo battezzato, è missionaria per natura e per "mandato" del Signore. "Anche se non tutti sono personalmente chiamati ad andare in terra di missione, ognuno nella Chiesa e con la Chiesa ha il compito di propagare la luce del Vangelo" (Giovanni Paolo II, Udienza, 19 aprile 1995: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII, 1 (1995) 1009).

Voi siete la grande famiglia della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo, presente in moltissimi Paesi del mondo, che costituisce come una straordinaria rete di solidarietà missionaria. Cooperate così alla missione universale della Chiesa, contribuendo con la preghiera, i sacrifici e l’aiuto materiale all’erezione di numerosi seminari e alla formazione di candidati e candidate alla vita religiosa.

Con il vostro apostolato "missionario", a servizio dell’intero popolo di Dio, rendete testimonianza alla cattolicità che abbraccia il mondo intero, in comunione con la Sede Apostolica ed il Successore di Pietro che, grazie anche al vostro contributo, può adempiere al suo peculiare ministero.

4. Voi siete "padrini e madrine", cioè padri e madri nella fede, di sacerdoti e seminaristi da voi "adottati". Nei miei viaggi apostolici ho avuto la gioia di incontrare numerosi vescovi, sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose che sono il frutto più bello della vostra cooperazione spirituale e materiale.

Vi esprimo, carissimi Fratelli e Sorelle, il mio ringraziamento per quanto fate e ripeto a voi quanto già, alla fine del secolo scorso, il Vescovo missionario Giulio Alfonso Cousin, ispiratore dell’Opera di San Pietro Apostolo, scriveva ai suoi primi benefattori: "Grazie amici, grazie amici del buon Dio", cooperatori di Cristo e del suo Vangelo.

Possa l’Opera di San Pietro Apostolo per il Clero Indigeno essere maggiormente conosciuta, specialmente dai giovani, affinché aprano il cuore all’ideale missionario e si dedichino a sostenere i loro coetanei che hanno scelto il sacerdozio e le diverse forme di vita consacrata.

5. Incontrando voi, carissimi, il pensiero va naturalmente a Giovanna e Stefania Bigard, espressioni significative del "genio femminile" missionario: due donne, due laiche; madre e figlia dal cuore veramente "cattolico", "universale". Con il loro intuito spirituale diedero origine all’Opera di San Pietro Apostolo, che i miei venerati Predecessori hanno fatto propria, ponendola al servizio del ministero universale di Pietro.

Veramente profetica fu l’intuizione di queste due donne. Esse indirizzarono il loro impegno alle persone chiamate alla Missione, seminaristi e sacerdoti indigeni, consacrando se stesse ed offrendo quanto possedevano alla loro formazione spirituale e culturale.

Questa scelta "profetica" la sentiamo, oggi, sempre più attuale e urgente. L’Opera di San Pietro Apostolo, dunque, è ben lontana dall’aver esaurito la sua missione nel momento in cui le giovani Chiese vedono felicemente aumentare il numero delle vocazioni sacerdotali e religiose sorte dal loro seno (cf. Giovanni Paolo II, En ce temps, N. 5, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XII/2 [1989], pp. 721-722).

6. Carissimi Fratelli e Sorelle, vi invito a proseguire con entusiasmo e generosità in questo vostro apostolato. Coinvolgete sempre nuove persone, perché condividano con voi l’anelito missionario della Chiesa.

Vi assista Maria Santissima, Stella della nuova evangelizzazione; vi protegga santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle Missioni e, in particolare, dell’Opera di San Pietro Apostolo. In tale compito vi accompagno con la mia Benedizione, che volentieri imparto a voi, alle vostre famiglie ed a quanti sostenete col vostro aiuto.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

        

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