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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA COREA
IN VISITA « AD LIMINA APOSTOLORUM »

Martedì, 26 marzo 1996

 

Eminenza,
Cari Fratelli Vescovi,

1. "Ringrazio il mio Dio ogni volta ch’io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia" (Fil 1, 3). Con queste parole di San Paolo e con quello stesso spirito di rendimento di grazie e di gioia, vi do il benvenuto, Vescovi della Corea in occasione della vostra visita ad Limina Apostolorum. Siete giunti a Roma, presso le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, per esprimere la vostra comunione e quella di tutti i "familiari di Dio"" (Ef 2, 19) in Corea con il Successore di Pietro che "presiede la comunione universale di carità" (cf. Sant’Ignazio di Antiochia, Ad romanos, prefazione).

La vostra visita ad Limina si svolge al termine del Tempo di Quaresima. Dopo i nostri incontri ritornerete alle vostre Diocesi per guidare i fedeli nelle celebrazioni che commemoreranno gli eventi più sacri della nostra salvezza: la Passione, la Morte e la Risurrezione di nostro Signore. Questi santissimi misteri non possono non ispirarci nel momento in cui tentiamo di compiere con fedeltà e diligenza i nostri doveri di Pastori del Popolo di Dio e non possono non permeare la mia riflessione di oggi. "E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con il lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità" (1 Cor 5, 7-8).

2. Nel contesto del Mistero Pasquale comprendiamo più chiaramente che "i Vescovi in mezzo ai loro fedeli" dovrebbero comportarsi "come coloro che prestano servizio" (Christus Dominus, n. 16); (cf. Mt 20,28). perché Cristo stesso non è venuto a fare la propria volontà, ma quella di Colui che lo ha mandato (cf. Gv 6,38). Un Vescovo deve essere un buon Pastore che conosce le sue pecore e da esse è conosciuto a tal punto che questo vincolo lo porta ad essere disposto a sacrificare la propria vita per loro (cf. Gv 10,14-15). Egli deve essere un autentico padre che dimostra amore e sollecitudine per tutti cosicché l’intera famiglia dei credenti possa riunirsi e crescere "nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo" (2Pt 3,18). Questa è dunque la chiamata che il Signore rinnova per noi ogni giorno. La nostra risposta non potrà mai essere quella dei "servi che vogliono essere pagati", ma sarà sempre la risposta totalmente devota degli Apostoli (cf. Mc 1, 20), chiamati ad essere l’autentico fondamento dell’intero edificio della Chiesa (cf. Ef 2, 20).

In quanto Vescovi e Pastori di anime, questa nostra risposta diviene una testimonianza vivente che conduce a una comunione più intima con il Signore coloro che sono già nel gregge e che porta a Cristo e alla sua Chiesa coloro che ancora non conoscono la piena verità del Vangelo, "potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede" (Rm 1, 16). Nel vostro Paese questa potenza salvifica di Dio si sta manifestando chiaramente: il numero dei cattolici continua ad aumentare, i programmi di formazione per catecumeni e neofiti vengono assiduamente frequentati e le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono numerose. In accordo con i segni dei tempi, i fedeli laici si stanno impegnando sempre più attivamente nella vita ecclesiale e nell’apostolato, nelle parrocchie e nelle associazioni, nell’evangelizzazione, nella catechesi e nello studio e nell’applicazione della dottrina sociale della Chiesa.

Soprattutto attraverso la loro testimonianza di vita cristiana in sintonia con il Vangelo e mediante il loro impegno responsabile nella vita sociale, culturale, politica ed economica della nazione, i laici stanno svolgendo il loro ruolo specifico nella trasformazione dell’ordine temporale in vista del Regno di Dio, promuovendo la dignità umana, creando solidarietà e servendo il bene comune. Non ci sono dubbi circa i numerosi doni spirituali con i quali il Signore sta benedicendo le vostre Chiese. Avete il compito di custodire questi doni, alimentandoli, rifinendoli e orientandoli in modo che tutta la realtà umana possa essere sempre più pienamente permeata della presenza e dell’amore salvifici di Cristo. In tal modo la Chiesa servirà veramente "come il fermento e quasi l’anima della società umana" (Gaudium et spes, n. 40).

3. E non è forse molto opportuno che la Chiesa in Corea assuma questo ruolo con sempre maggiore vigore e zelo? Come voi stessi avete sottolineato lo sviluppo economico della vostra società è accompagnato da una certa visione materialistica della realtà, che si sta evidenziando e che sembra anche dominare il pensiero delle persone, in particolare dei giovani. Non solo in Corea, ma in tutta l’Asia, stanno guadagnando terreno influenze culturali che contrastano con alcuni dei più autentici valori umani sui quali la vostra società finora si è basata. In quanto Pastori della Chiesa, siete consapevoli del fatto che a proposito di questo fenomeno è necessario un grande sforzo di discernimento. Dovete offrire un contributo specifico attraverso i vostri sforzi vigorosi volti a perfezionare le iniziative e i programmi pastorali che affrontano in maniera adeguata questa crisi di valori ampiamente diffusa.

A questo proposito, fra i compiti specifici del vostro ministero vi incoraggio a non stancarvi mai di proclamare, insegnare e difendere la santità inviolabile della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Siate portavoce della cultura della vita, cercando un’effettiva cooperazione con tutti coloro che condividono la vostra profonda preoccupazione per "l’impressionante moltiplicarsi . . . delle minacce alla vita delle persone e dei popoli, soprattutto quando essa è debole e indifesa" (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 3).

4. Dobbiamo tutti essere convinti del fatto che il prossimo Giubileo che segna il bimillenario della nascita del nostro Salvatore costituisce un’opportunità provvidenziale per tutta la Chiesa per riflettere su ciò che è stato compiuto finora e su ciò che è necessario fare per una sequela del Signore più profonda e generosa. Nelle vostre Chiese particolari avete già iniziato un programma pastorale di preparazione per quell’anno di grazia. Sarà molto importante aiutare tutti, sacerdoti, religiosi e laici, a comprendere il significato autentico di tale evento. La sua giustificazione, il suo contenuto e il suo scopo sono espressi nelle parole della Costituzione Pastorale del Concilio sulla Chiesa nel Mondo Contemporaneo: "Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione; ...crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e la fine di tutta la storia umana" (Gaudium et spes, n. 10). Tutto questo periodo deve essere un tempo di conversione, grazia e rinnovamento, incentrati sulla presenza viva del Redentore.

Fra coloro che hanno bisogno in maniera particolare della vostra sollecitudine pastorale e della vostra carità vi sono quei cattolici che per un motivo o per l’altro si sono allontanati dalla pratica della fede. Allo stesso modo, compirete sforzi particolari per coinvolgere i giovani cattolici nella preparazione e nella celebrazione del Giubileo. Ciò è essenziale in quanto saranno proprio i giovani a condurre la Chiesa nel prossimo secolo e nel prossimo millennio: Cristo si aspetta molto dai giovani (cf. Giovanni Paolo II, Tertio Millennio adveniente, n. 58).

5. In un simile contesto, vi incoraggio anche a continuare la vostra attività missionaria nel vostro Paese e altrove. Essa rimane, dopo tutto, una caratteristica essenziale della vita della Chiesa in tutte le generazioni e in tutte le parti del mondo. Essa è dunque una parte fondamentale del nostro ruolo di Successori degli Apostoli che hanno predicato la Buona Novella a tutti, senza distinzioni. La Chiesa in Corea ha il ruolo unico di annunziare nel vostro Paese "le imperscrutabili ricchezze di Cristo" (Ef 3, 8). A questo proposito, vi sono grato per la vostra generosità nell’inviare religiosi in zone dell’Asia nelle quali le circostanze rendono ciò particolarmente necessario e per la vostra disponibilità ad accogliere nei vostri seminari candidati provenienti da ogni parte del mondo, cosa che è segno tangibile del vostro impegno alla cooperazione missionaria (cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n. 85).

Inoltre, desidero elogiare gli sforzi compiuti dalla Chiesa in Corea per manifestare solidarietà ai fratelli e alle sorelle del Nord, in particolare in seguito alle recenti inondazioni che hanno devastato diverse provincie.

6. Nello svolgimento di tutti i vostri vari compiti pastorali siete assistiti dai vostri fratelli sacerdoti che sono i vostri "necessari collaboratori e consiglieri" nel ministero sacro (Presbyterorum ordinis, n. 7). Sono lieto del fatto che le vostre Diocesi sono benedette da numerosi sacerdoti devoti e che le vocazioni sacerdotali continuano ad aumentare.

Poiché "primo rappresentante di Cristo nella formazione sacerdotale è il Vescovo" (Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, n. 65), dovete adoperarvi per garantire che i candidati possiedano sane motivazioni, pietà autentica e capacità sufficienti e che intendano seriamente divenire uomini di moralità irreprensibile. "Un elemento di massima importanza nell’educazione sacerdotale" (Ivi, n. 45) è costituito dalla formazione spirituale, necessario fondamento di tutto il resto. Tuttavia, questa formazione non termina con l’ordinazione sacerdotale, in quanto, come ogni sacerdote sa, la fedeltà al ministero sacerdotale implica "un processo di continua conversione" (Ivi, n. 70). Occupandovi del sostegno spirituale e della formazione permanente dei vostri sacerdoti li aiuterete a riconoscere in ogni momento la loro autentica dignità e a esprimere nella propria vita la loro identità sacerdotale come "uomini di Dio", "servi della Chiesa", "alter Christus" (cf. Ivi, n. 5).

L’annuale "Giornata per la Santificazione e il Rinnovamento del Clero" che avete istituito, è un invito ai fedeli affinché preghino per la santità, la dedizione e la fedeltà dei loro ministri ordinati. Per questo, i membri del clero e i laici eleveranno una preghiera comune al Signore della messe affinché nelle vostre Chiese locali mantenga la sua promessa: "Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza" (Ger 3, 15).

7. La mia riflessione non sarebbe esauriente se non menzionassi con affetto le donne e gli uomini consacrati, religiosi e membri degli Istituti secolari, la cui peculiare consacrazione al Signore permette loro di offrire una testimonianza particolarmente efficace dell’amore di Dio per il suo Popolo. In ogni Chiesa locale essi sono le prove viventi della verità che "il Regno di Dio è vicino" (Mc 1, 15). Sapete quanto la Chiesa nel vostro Paese dipenda dal loro generoso servizio. Vi esorto a star loro vicini e ad amare i loro carismi come doni straordinari del Signore. Fra pochi giorni pubblicherò l’Esortazione Apostolica Post-Sinodale che presenterà i risultati del Sinodo dei Vescovi del 1994 sul ruolo e sulla missione della vita consacrata nella Chiesa e nel mondo. Affido questo documento a voi e alle donne e agli uomini consacrati delle vostre Diocesi come pegno dell’amore, della fiducia e della speranza con i quali tutto il Popolo di Dio si rivolge a voi in questo particolare momento della storia della salvezza.

8. Cari fratelli Vescovi, queste sono alcune delle riflessioni che la vostra visita ispira. Vi ringrazio ancora una volta per la generosità e l’impegno con i quali svolgete i vostri compiti pastorali. All’approssimarsi del tempo di Passione, continuiamo a rivolgerci a Colui che ha liberamente offerto la sua vita perché poi potesse riprenderla di nuovo (cf. Gv 10,1 7). Prego costantemente per voi affinché possiate svolgere in fedeltà il vostro compito apostolico di annunziare la parola, convincere, ammonire, esortare con ogni magnanimità e dottrina (cf. 2 Tm 4, 2). Vi chiedo di pregare allo stesso modo affinché il Signore possa rafforzarmi nel mio ministero di primo custode del deposito della fede per il bene della Chiesa nel mondo.

Affido tutti voi a Maria, nostra Madre addolorata ai piedi della Croce, e le affido le necessità e le speranze della Chiesa in Corea così come i dolori e le gioie del vostro ministero. Su ognuno di voi e su tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici delle vostre Diocesi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

    

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