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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI POLITICI E SINDACI
DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA

Giovedì, 28 marzo 1996

 

Illustri Signori,

Vi saluto tutti cordialmente. L’incontro con voi è per me non solo l’occasione per ricordare un passato drammatico, bensì il motivo di speranza per un futuro migliore.

La crudele e interminabile guerra nella Bosnia ed Erzegovina, ha causato grande distruzione, materiale e spirituale. Troppo sangue è stato versato. Tuttora permane il dolore a causa di tanti morti; i feriti portano nella propria carne i segni dell’efferata violenza; le case, gli edifici e persino i luoghi di culto distrutti, costituiscono testimonianze dell’odio che devasta l’uomo e la natura.

Allo stesso tempo, la vostra presenza è segno della speranza che nasce, anche se con fatica, dopo la guerra. È il tempo della ricostruzione! Ovviamente, la ricostruzione non è solamente materiale, ma anche spirituale. Anzi, senza rinnovamento degli spiriti, non vi sarà vera ricostruzione né di edifici materiali né del tessuto sociale. Solamente da un cuore nuovo, riconciliato con Dio, con se stesso e con il prossimo, nascerà una nuova società all’interno della quale ogni persona e ogni popolo potrà vivere in pace, mantenendo la propria identità culturale e religiosa.

Per ottenere la rinascita spirituale è indispensabile dare e chiedere perdono. Tale messaggio è stato ben percepito dai Vescovi della Conferenza Episcopale della Bosnia ed Erzegovina ed espresso nella Lettera pastorale del 25 gennaio scorso con il titolo: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio". Il perdono che libera il cuore dell’uomo da sentimenti di vendetta e di rivincita, è quasi un atto di fiducia nella conversione del prossimo, anche se macchiato di gravi delitti. Il perdono oltrepassa le norme della giustizia umana, pur non impedendone il corso regolare, in particolare per quanto riguarda il giudizio sui crimini commessi.

Durante gli anni della guerra la Santa Sede è sempre stata al vostro fianco. Essa non mancherà di continuare, con i mezzi che le sono propri, a promuovere il progetto di una Bosnia ed Erzegovina plurietnica e plurinazionale, in cui ogni persona e ogni popolo possano vivere nel rispetto nelle proprie diversità, le quali dovrebbero diventare non motivi di tensione e di divisione, bensì di mutuo arricchimento.

Se il Signore vorrà, spero quanto prima di portare questo messaggio di pace e di riconciliazione anche a Sarajevo.

Il Signore vi benedica e vi dia la forza di realizzare i vostri buoni propositi in favore di tutti gli abitanti della cara Bosnia ed Erzegovina!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

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