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VISITA PASTORALE ALL'ARCIDIOCESI
DI SIENA-COLLE DI VAL D'ELSA-MONTALCINO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DEL MONDO DEL LAVORO

Colle di Val d'Elsa - Sabato, 30 marzo 1996

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Sono lieto di trovarmi finalmente tra voi, per questo incontro dedicato al mondo del lavoro. Era fissato per il 19 marzo, festa di san Giuseppe lavoratore, ma possiamo realizzarlo soltanto oggi. L’attesa lo ha reso anche più desiderato. Rendo perciò grazie al Signore che mi ha concesso finalmente la gioia di venire tra voi.

A tutti porgo il mio saluto più cordiale. Un particolare pensiero rivolgo ai Vescovi qui convenuti e in special modo al Pastore della vostra Arcidiocesi, Mons. Gaetano Bonicelli, che ringrazio per i sentimenti espressi a nome di tutti. Ringrazio anche il Signor Franco Lucherini, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Cristalleria Artistica La Piana per avermi accompagnato nel visitare gli impianti dell’Azienda come pure per le parole che mi ha poc’anzi indirizzato. Uguali sentimenti esprimo ai rappresentanti degli operai che hanno voluto manifestare le loro speranze e le loro attese. Saluto e ringrazio anche le Autorità civili e militari, che si sono unite a noi per questo incontro.

Carissimi Fratelli e Sorelle che lavorate in questa fabbrica e in altre industrie della Regione, voi rappresentate il mondo del lavoro di questa Città e della Toscana. Sono davvero lieto di incontrarvi e di rendere omaggio alle vostre capacità imprenditoriali ed operaie che hanno reso illustre il nome di questa terra ben oltre i confini d’Italia. Attraverso la lavorazione dei pregiati cristalli, noti nel mondo intero, gli artigiani di Colle di Val d’Elsa continuano a far vivere le loro secolari tradizioni artistiche, che ebbero nell’arte di Arnolfo di Cambio una insuperata espressione.

A questa nobile storia di cultura e d’arte si unisce l’eredità di un forte impegno sociale che, nel corso di questo secolo, ha trovato nel Vescovo Alessandro Toti, pioniere della diffusione della dottrina della Rerum Novarum in Toscana, e nel Sacerdote salesiano don Nino Raineri, significativi punti di riferimento.

2. Il ricordo di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, ci offre l’opportunità di riflettere insieme sulla realtà del lavoro e sulle esigenze di giustizia e di solidarietà che ne promanano in ordine all’affermazione del primato della persona.

Tali esigenze, oggetto costante del Magistero della Chiesa, diventano più pressanti ed urgenti di fronte all’attuale sviluppo dell’economia e ai problemi ad essa legati. La Chiesa non può non sentirsi interpellata da questa nuova fase della "questione sociale", che ha ovvi risvolti etici e chiama in causa la sottostante concezione dell’uomo.

Uno speciale stimolo di riflessione è offerto dall’approssimarsi del Grande Giubileo dell’anno Duemila, che la Chiesa proclama per la remissione dei peccati, per la riconciliazione tra le persone, per la conversione e la penitenza. Cosa domanda al mondo del lavoro questo "anno di grazia"?

Nella tradizione biblica, il giubileo "doveva restituire l’uguaglianza tra tutti i figli d’Israele, schiudendo nuove possibilità alle famiglie che avevano perso la loro proprietà e perfino la libertà personale . . ." (Giovanni Paolo II, Tertio Millennio adveniente, n. 13). Alla base di tale prassi v’era la profonda consapevolezza che i beni della terra sono creati da Dio e a Lui appartengono. "Chi possedeva questi beni come sua proprietà ne era in verità soltanto un amministratore, cioè un ministro tenuto ad operare in nome di Dio, unico proprietario in senso pieno, essendo volontà di Dio che i beni creati servissero a tutti in modo giusto. L’anno giubilare doveva servire proprio al ripristino anche di questa giustizia sociale" (Ivi, n. 13).

Partendo da tali premesse, la Chiesa ha riaffermato costantemente il primato dell’uomo di fronte ai beni della terra, come criterio per la soluzione dei conflitti sociali ed economici e per la costruzione di una convivenza più giusta ed equa. Come ricordavo nella Laborem exercens: "Bisogna sottolineare e mettere in risalto il primato dell’uomo nel processo di produzione, il primato dell’uomo di fronte alle cose . . . L’uomo come soggetto del lavoro, ed indipendentemente dal lavoro che compie, l’uomo, egli solo, è una persona" (Giovanni  Paolo II, Laborem Exercens, n. 12).

Agli imprenditori, ai politici, alle forze sindacali, ai lavoratori e alle lavoratrici viene offerta con il Giubileo una nuova opportunità d’interrogarsi sulle proprie responsabilità di fronte ad un millennio che inizia, per eliminare le ingiustizie e stringere, anche nel settore del lavoro, rapporti nuovi, caratterizzati da fraternità, giustizia e solidarietà.

Mi è particolarmente gradito indicare tali traguardi ai protagonisti del mondo del lavoro di questa Città, teatro in passato di dure lotte sindacali e talora anche di incomprensioni tra la Chiesa e il mondo operaio, ma oggi caratterizzata da un clima di dialogo e di impegno.

3. Le profonde trasformazioni tecnologiche, economiche e socio-culturali del tempo presente coinvolgono profondamente il mondo del lavoro che, pur manifestando alcuni aspetti positivi, presenta purtroppo nuovi e gravi problemi. Emerge su tutti il doloroso fenomeno della disoccupazione, sempre più diffuso e non solo fra i giovani in cerca di prima occupazione.

Non meno serio è il problema della sottoccupazione, o del cosiddetto "lavoro nero", che colpisce soprattutto le fasce sociali deboli e meno protette: i giovani in cerca di primo impiego, le donne, gli immigrati e, talora, persino i bambini. Questa realtà di sfruttamento del lavoro umano non può lasciarci indifferenti.

Un altro dato preoccupante è costituito dai problemi della sicurezza sul lavoro, che la razionalizzazione tecnologica, spesso dominata dalla ricerca del puro profitto, non ha saputo ancora eliminare: tante, troppe sono le vittime di incidenti sul lavoro! Il sangue che viene versato nei cantieri e nelle fabbriche deve impegnare tutti a trovare gli opportuni rimedi, perché tali luttuosi eventi non si ripetano più.

4. Questo scenario, che diventa immensamente più drammatico su scala planetaria guardando ai Paesi in via di sviluppo e ai milioni di uomini, donne e bambini costretti ad una vita grama e condannati persino a morire di fame, ci obbliga a una riflessione coraggiosa e corale per individuare e rimuovere le cause di simili situazioni.

E la prima causa è senza dubbio l’offuscarsi della coscienza morale, frutto anche dell’esclusione di Dio dall’orizzonte del cuore umano e della società. Se si smarrisce il senso del dovere e della responsabilità, se ci si ispira a una visione puramente materialistica ed edonistica della vita, è ben difficile che alla logica degli interessi particolari subentri quella del bene comune e si avverta l’esigenza di rispettare, servire e promuovere tutto l’uomo in ogni uomo, specialmente in quello più debole e indifeso.

5. Estremamente attuale risulta pertanto l’ammonimento di san Paolo: "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio!" (2 Cor 5, 20). Con queste accorate parole l’Apostolo invita ciascuno a convertirsi alla logica liberante del Vangelo. Quanto più l’uomo si lascia rinnovare dalla grazia, tanto più diventa possibile conciliare le ragioni della persona con quelle della comunità, la politica con il bene comune, l’economia con l’etica, il capitale col lavoro, il processo produttivo con l’ecologia, il benessere materiale con quello spirituale, i diritti di ciascuno con i bisogni di tutti.

In questo contesto emerge nella sua vera identità il lavoro umano, che non può essere visto solo come il mezzo per procurarsi il necessario per vivere. "Il lavoro è un bene dell’uomo - un bene della sua umanità - perché con esso l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo, ed anzi, in un certo senso, "diventa più uomo"" (Giovanni Paolo II, Laborem exercens,  n. 9). Partecipazione all’opera creatrice di Dio e fattore di crescita personale, il lavoro è, altresì, servizio al bene comune, attenzione alle necessità degli altri, strumento di cultura e di civiltà.

La storia di tante città della vostra Regione è la dimostrazione evidente di quale grande valore sia per l’uomo il lavoro. In esse, infatti, la dedizione alla propria attività, coniugata con una visione della vita largamente ispirata al cristianesimo, ha realizzato non solo una solida economia cittadina, ma ha prodotto, al tempo stesso, cultura, solidarietà, arte, educando i cittadini alla consapevolezza e all’esercizio dei diritti democratici.

6. La concezione del lavoro, incentrata sul primato della persona e ancorata all’etica della solidarietà, esige il superamento dell’antagonismo tra le ragioni del capitale e quelle del lavoro che tanti conflitti ha prodotto nel corso del ventesimo secolo (cf. Laborem exercens n. 13).

In tale contesto occorre ripensare l’impresa, considerandola non come luogo di interessi conflittuali, ma come comunità di lavoro, mirante al conseguimento del bene comune per tutti i suoi membri. In essa l’avanzante mondializzazione dell’economia deve trovare il giusto contrappeso di un ambiente di vita, dove i rapporti umani non siano soffocati dall’anonimato e dal decisionismo autoritario, ma sia fatto spazio, in qualche modo, alla possibilità di offrire un contributo creativo da parte della persona umana ai diversi livelli di responsabilità.

Accanto a questo primo obiettivo, non meno importante è la riconciliazione tra lavoro e ambiente. Ciò comporta l’armonizzazione delle esigenze produttive con la salvaguardia del territorio, bene prezioso da consegnare integro alle nuove generazioni. Occorre, inoltre, fare del principio di solidarietà il criterio costante e qualificante delle scelte di politica economica. Purtroppo ancora oggi non manca chi crede che la più ampia libertà di mercato, favorendo l’iniziativa e la crescita economica, si traduca automaticamente in ricchezza per tutti. Ma la storia e la realtà sotto i nostri occhi mostrano a sufficienza che non è così. Assistiamo anzi a momenti di espansione produttiva che, anche a motivo dell’innovazione tecnologica, si accompagnano ad aumento di disoccupazione e relativo disagio sociale. Bisogna dunque trovare un conveniente punto di equilibrio tra le esigenze della libertà economica, che non può essere ingiustamente penalizzata, e quella "cultura delle regole" che da una parte garantisce i benefici della leale competizione e dall’altra si pone a tutela dei diritti del lavoro e, primo fra essi, del diritto al lavoro per tutti. La ricerca di tale equilibrio non è facile, ma è una sfida a cui ciascuna componente sociale non si può sottrarre.

7. È dunque l’ora di una nuova politica di solidarietà sociale, che non ha nulla a che vedere con l’assistenzialismo di comodo, dannoso alla lunga per gli stessi assistiti, ma che si basa piuttosto su interventi miranti a stimolare, nella prospettiva del principio di sussidiarietà, il senso di responsabilità e operosità delle categorie più deboli, assicurando loro al tempo stesso la possibilità concreta di esprimere le proprie capacità.

Ciò esige la valorizzazione delle potenzialità locali, nonché la convergenza delle iniziative dei diversi soggetti istituzionali - dagli enti pubblici, a quelli economici, sociali e culturali - creando le condizioni di un’intesa per lo sviluppo, che consenta di utilizzare al meglio le risorse disponibili nel territorio.

Sono a tal proposito di attualità e valide per tutti le parole che Santa Caterina rivolgeva ai governanti: "Voi avete il desiderio di riformare la vostra città; ma io vi dico che questo desiderio non si adempirà mai se non vi sforzate di abbattere l’odio e il rancore che regna tra voi a causa dell’amor proprio, ossia se non vi sforzate di attendere al bene universale di tutta la città e non solamente al vostro bene privato. Colui che ha autorità... non è costituito in autorità per attendere al bene proprio, ma al bene universale di tutta la città" (Dal "Dialogo della Divina Provvidenza").

8. Carissimi Fratelli e Sorelle! San Giuseppe, "uomo giusto", che la Provvidenza divina ha posto accanto a Gesù ed a Maria perché provvedesse alla Santa Famiglia con la sua quotidiana fatica, ci ricorda che le vie della salvezza passano anche attraverso il lavoro umano e invita tutti a cogliere le potenzialità in esso racchiuse.

Nello svolgimento del suo compito, san Giuseppe si presenta come l’uomo capace di fare sintesi tra la fede e la vita, tra le esigenze di Dio e quelle dell’uomo, tra i bisogni personali e il bene di tutti.

Auspico che, sull’esempio di così grande Santo, ciascun protagonista del mondo del lavoro si senta impegnato ad essere promotore di armonico sviluppo e di giustizia solidale.

Nell’affidare alla Vergine Maria, sposa del santo Carpentiere di Nazaret e madre di Gesù, divino Lavoratore, le vostre persone e le vostre famiglie, insieme a quelle dei lavoratori di tutto il mondo, imparto di cuore a ciascuno la mia Benedizione.

Al termine dell’incontro con il mondo del lavoro, Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai presenti, ha aggiunto le seguenti parole:

"Grazie per questi doni stupendi. Ho imparato un po’ come si producono i cristalli, ma naturalmente è stata una scuola troppo breve. Nella mia vita ho fatto anche l’esperienza del lavoratore, ma non in una cristalleria. Dovrei ricominciare. Per il momento auguro a tutti una Buona Pasqua perché è molto vicina. Abbiamo spostato questo incontro da San Giuseppe ad oggi e quindi siamo quasi alla Settimana Santa. Auguro Buona Pasqua a tutti: alla vostra stupenda azienda, alla città di Siena, a tutta la Toscana e a tutta l’Italia.

Poco dopo, il Santo Padre ha aggiunto:

Ho cercato di stringere tutte le mani possibili. Se ne manca qualcuna cercherò di stringerla. Grazie anche al coro. Buona continuazione a tutti.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

    

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