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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PELLEGRINI POLACCHI PROVENIENTI DA VARSAVIA

Martedì, 7 maggio 1996

 

Sia lodato Gesù Cristo!

1. Sono lieto di dare un cordiale benvenuto ai pellegrini di Varsavia giunti così numerosi presso le Tombe degli Apostoli. Rivolgo un saluto particolare al Cardinale Primate, al Vescovo Romaniuk, al Vescovo ausiliare Du. Saluto i rappresentanti delle autorità della città di Varsavia: il Signor Presidente, il Signor Presidente del Consiglio della Città, i Presidenti e i Sindaci degli undici Comuni della Capitale. Tale sentimento va pure ai pellegrini di "Radio Józef", presenti insieme ai loro sacerdoti. Carissimi, voi rappresentate gli abitanti della vostra Città che sta celebrando in questi giorni il giubileo dei quattrocento anni come Capitale della Polonia.

2. Vi sono molto grato per l’odierna visita. Voi siete giunti qui per consegnarmi il diploma di cittadino onorario di Varsavia. Vi ringrazio per questo gesto, che possiede un particolare significato per un Papa polacco, il quale porta nel fondo del suo cuore tutta la storia della vostra eroica Città, cara a tutta la Nazione. Con tale atto, viene sottolineato il legame di Varsavia con il Successore di Pietro, con la Sede Apostolica, con la Chiesa universale. Questo legame, fondato sulla fede, è sempre stato radicato profondamente nella millenaria tradizione della Nazione. Da esso anche Varsavia attingeva l’ispirazione per formare il proprio volto spirituale.

La vostra Città ha alle sue spalle una storia ricca, ma allo stesso tempo difficile e tragica. Devastata più volte nel corso dei secoli, si è costantemente rialzata, si è ricostituita, ed ha saputo risorgere sempre alla vita, acquistando il nome di "Città indomabile". Rovinata dal Diluvio Svedese, depredata dai passaggi degli eserciti russi e prussiani, distrutta dagli incendi, mutilata dalla schiavitù politica della Nazione, sempre ha difeso con coraggio la propria dignità e gloria. Non cedette all’aggressione bolscevica nel 1920 e agli invasori tedeschi nel 1939. Essa porta su di sé le cicatrici della più sanguinosa di tutte le insurrezioni polacche, ricordata nella storia umana come l’Insurrezione di Varsavia. La Città fu ridotta ad un cumulo di ceneri e di rovine ma non fu sconfitta.

Da dove ha attinto la forza per sopravvivere, quale fu la fonte dell’incessante speranza dei suoi abitanti? Durante il mio primo pellegrinaggio in Patria dissi in Piazza della Vittoria: "Non è possibile capire senza Cristo questa Città, come è impossibile capire senza Cristo la storia di questa Nazione dal passato così splendido ed insieme così terribilmente difficile" (cf. Giovanni Paolo II, Omelia, 2 giu. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, 1 (1979) 1385 ss.). Aggiungerò che è impossibile comprendere Varsavia senza ricordare il beato Ladislao di Gielniów, senza le tante figure benemerite per la Chiesa e per la Nazione, legate a questa Città, senza le numerose chiese, sulle quali troneggia la cattedrale di San Giovanni Battista. Proprio qui, a Varsavia, sono giunte dopo secoli le reliquie di Sant’Andrea Bobola, l’unico Santo del ventennio della Polonia indipendente. Desidero qui ricordare le parole del Primate Stefan Wyszyński: "questa cattedrale di San Giovanni, sorella minore delle regali cattedrali di Gniezno e di Wawel, arricchita dalle esperienze dell’ultima guerra, fu sempre il luogo della viva fede della Nazione, che ridava forza per la fedeltà a Dio, alla Chiesa di Cristo e alla Santa Sede" (02.06.1979). Il simbolo della Capitale rimarrà per sempre il Cristo-Redentore con la sua Croce, davanti alla Chiesa di Krakowskie Przedmiecie. Invincibile, benché anche la sua immagine sia caduta sotto le macerie della Città completamente distrutta. Essa commuove oggi i cuori dei passanti con la mano alzata verso l’alto in segno di vittoria.

3. Carissimi Signori, Carissimi Compatrioti, la storia della Capitale costringe ad una riflessione profonda e costituisce allo stesso tempo una sfida alle odierne generazioni. Questa Città vostra-nostra è sempre vissuta di fede. Devo aggiungere che le mie origini sono radicate a Cracovia e sono un cittadino di Varsavia adottivo. Quando voi parlate della topografia e della geografia di Varsavia, non riesco a seguirvi molto bene - mi oriento meglio a Cracovia. È difficile essere sia di Varsavia che di Cracovia, ma ci proverò. La città di Varsavia è sempre vissuta di fede e dalla fede ha attinto la forza per lottare per la libertà e l’indipendenza; dall’amore per Cristo è scaturito nei cuori dei suoi abitanti un profondo e generoso amore per la Patria. Per quattrocento anni Varsavia ha servito fedelmente gli autentici valori cristiani e nazionali. Li ha difesi affrontando molte volte enormi sacrifici. La storia di questa Città ci insegna che il nostro oggi e il nostro domani va edificato su Cristo. Egli, che disse di sé di essere "la via, la verità e la vita" (cf. Gv 14, 6) sia e rimanga il nostro unico sostegno quando si tratta di stabilire la direzione dei nostri sforzi e delle nostre azioni; sia Lui a consolidare interiormente ciascuno di noi, le nostre famiglie e tutta la società. Senza Cristo non vi può essere il rinnovamento della vita, non vi può essere fedeltà alla verità né l’amore che tutto comprende, poiché egli è venuto "perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza" (cf. Gv 10, 10).

Auguro a tutti voi, qui presenti, e a tutti gli abitanti della Capitale, il coraggio di professare Cristo e di perseverare fedelmente in Lui e nel Vangelo. Che Varsavia diventi per la Polonia e per il mondo il luogo di una testimonianza particolarmente responsabile. Oggi, alla soglia del terzo millennio, c’è tanto bisogno di tale testimonianza. L’attende la nostra Patria, la Chiesa, l’attendono le nuove generazioni.

Affido il futuro della nostra Capitale alla Madre di Dio, Regina della Polonia e a San Stanislao, nella vigilia della sua Festa.

Dio vi ricompensi per questa visita.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

    

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