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VISITA PASTORALE IN SLOVENIA

INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI
DEL MONDO DELLA SCIENZA E DELLA CULTURA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Cattedrale di Maribor - Domenica, 19 maggio 1996

 

Signore e Signori!

1. È per me una vera gioia incontrare voi, illustri rappresentanti della cultura e della scienza in Slovenia, responsabili dello sviluppo e della diffusione delle scienze tra le giovani generazioni, benemeriti continuatori della tradizione di cultura e di arte del vostro Paese. Con deferente cordialità vi porgo il mio saluto.

La vostra è una cultura antica. Voi ne siete legittimamente orgogliosi, anche perché, proprio grazie ad essa, avete conservato la vostra identità durante i secoli in cui siete rimasti privi di uno Stato. La vostra coscienza nazionale e la vostra coesione interna hanno tratto la propria forza dalla lingua e dalla cultura, che le passate generazioni hanno promosso e sviluppato. La stessa indipendenza della Slovenia ha il suo ultimo fondamento nella vostra cultura. Il riconoscimento internazionale dell’indipendenza slovena, a cui pure la Santa Sede ha partecipato tra i primi, si traduce anche in qualche modo nel riconoscimento della peculiarità propria della cultura slovena quale elemento decisivo dell’identità nazionale.

2. La vostra cultura ha le sue remote origini nell’attività missionaria dei monaci benedettini provenienti da Aquileia e Salisburgo, a metà dell’ottavo secolo, per iniziativa del Principe Holimir. Ne sono la prima espressione e testimonianza i cosiddetti Monumenta Frisingensia, il primo testo slavo in caratteri latini. Un’altra fonte molto significativa risiede nell’attività missionaria dei santi Fratelli Cirillo e Metodio, grandi maestri di fede, che ebbero viva coscienza dell’importanza del vincolo tra fede e cultura. Il patrimonio spirituale in cui si sostanzia la vostra cultura deve molto, perciò, all’ispirazione cristiana presente nelle due grandi tradizioni culturali europee: l’orientale e l’occidentale, sebbene quest’ultima sia in Slovenia di gran lunga predominante.

Ogni autentico incontro del Vangelo con una determinata cultura avrà in essa un processo di purificazione e di sviluppo che ne rivela, col passare del tempo, le recondite potenzialità. Questo è avvenuto anche nell’incontro del cristianesimo col genio sloveno. I vostri antenati hanno riconosciuto in Gesù Cristo il loro Salvatore e, a contatto col Vangelo, hanno approfondito a poco a poco il loro senso morale. Nella contemplazione della figura divina e umana del Verbo incarnato si è affinato persino il loro senso estetico, come testimoniano chiese e cappelle, che conferiscono un fascino tutto particolare al vostro paesaggio, nonché la ricchezza dei vostri canti popolari, che hanno spesso una forte componente religiosa, e i tesori della musica sacra, da Jacobus Gallus fino ai compositori contemporanei.

L’orizzonte cristiano fa da sfondo ai vostri poeti e scrittori, da Prešeren a Balantič, da Cankar a Pregelj, per citarne solo alcuni. Nella stessa atmosfera spirituale si muovono i vostri pittori Jakopiè, Kregar ed altri. Allo stesso mistero cristiano si ispira fortemente Plečnik, che ha segnato in modo indelebile la vostra architettura del ventesimo secolo, arricchendo delle sue realizzazioni anche città come Praga e Vienna. La vostra partecipazione alla cultura europea si estende al campo del pensiero e della scienza. Basti ricordare qui Fran Miklošič, rettore dell’Università di Vienna e padre della filologia slava, e il filosofo France Veber.

Il rapporto fecondo tra cultura e Vangelo è attestato nella vostra storia anche nel campo della pedagogia, dell’economia, dell’attività sociale e politica, dove incontriamo personalità eccezionali come quella del Vescovo Anton Martin Slomšek, la cui prima preoccupazione fu sempre, insieme con l’annuncio della Buona Novella e la riforma morale del popolo, la promozione della cultura nazionale. Il Popolo sloveno può, dunque, offrire numerose testimonianze dell’incidenza che il Vangelo ha in tutti i campi della vita.

3. E oggi? Anche la Slovenia risente della situazione generale in cui versa il continente europeo, dove, da una parte, emerge il vuoto, lasciato dalle ideologie e, dall’altra, si fa strada un significativo risveglio della memoria delle proprie radici e delle ricchezze d’un tempo. Questa è l’ora della verità per l’Europa. I muri sono crollati, le cortine di ferro non ci sono più, ma la sfida circa il senso della vita e il valore della libertà rimane più forte che mai nell’intimo delle intelligenze e delle coscienze. E come non vedere che l’interrogativo su Dio sta al cuore di questo problema? O l’uomo si considera creato da Dio, dal quale riceve la libertà che gli apre immense possibilità ma gli pone anche precisi doveri, oppure egli si autopromuove ad assoluto, dotato di una libertà che, essendo priva di legge, si abbandona ad ogni sorta d’impulso, rinchiudendosi nell’edonismo e nel narcisismo.

Il clima attuale di angoscia e sfiducia riguardo al senso della vita e lo smarrimento manifesto della cultura europea ci sollecitano a guardare in modo nuovo ai rapporti tra cristianesimo e cultura, tra fede e ragione. Un rinnovato dialogo tra cultura e cristianesimo gioverà sia all’una che all’altro, e a trarne vantaggio sarà soprattutto l’uomo, desideroso di un’esistenza più vera e più piena.

4. Proprio in questa direzione la Slovenia ha fatto un grande e promettente passo con la reintegrazione della Facoltà di teologia in seno all’Università. Inserita nel quadro delle altre discipline la teologia, mentre mostra di accettare pienamente la sfida della razionalità, non può non provocare la razionalità stessa ad aprirsi al Mistero che la trascende. Nell’adempimento poi del suo compito - la proposta e l’approfondimento della "verità del Vangelo" (Gal 2, 5) - essa getta luce anche sul senso della vita e della storia, recando così un insostituibile contributo all’edificazione del mondo e alla promozione della convivenza fra gli uomini. La sua "efficacia" non può essere certo misurata con i criteri della "razionalità tecnologica", ma non deve per questo essere considerata meno reale né meno necessaria.

5. Nella prospettiva elaborata dalla teologia, la scienza stessa può incontrare alle sue frontiere un nuovo orizzonte e riconoscere di aver bisogno di un "compimento" al di là di esse. È un incontro, questo, che nell’attuale fase della cultura sembra particolarmente decisivo per le sorti della stessa speranza terrena. È noto, infatti, come la caduta delle grandi ideologie abbia messo a dura prova l’ottimismo di un certo umanesimo laico che ha dominato a lungo la scena culturale. Oggi la tentazione prevalente non è più quella di fondare ogni cosa sulla ragione umana, ma di rinunciare alla prospettiva stessa di una qualsiasi fondazione, per abbandonarsi ad una pericolosa deriva scettica, all’insegna della stanchezza e della frustrazione.

In questo contesto di profonda crisi culturale riemerge in molti scienziati la persuasione che scienza e fede non si possono più ignorare, e che è necessario costruire un ponte tra l’una e l’altra. Non si tratta di un avvicinamento dettato solo da ragioni contingenti. In realtà, la domanda religiosa non può essere soffocata nel cuore dell’uomo, e la stessa visione del mondo offerta dalla scienza non può non rimandare a interrogativi radicali: perché la natura è razionalmente conoscibile? Perché è ordinata e non caotica? Il dinamismo armonico del cosmo solleva la questione della causalità metafisica e della finalità ultima di tutto ciò che esiste. Conclusasi l’epoca dello scientismo, si vede con maggior chiarezza che la prospettiva della fede non si oppone a quella dell’autentico sapere scientifico. Al contrario, ci si rende conto che tra esse, pur nella distinzione dei piani e delle rispettive competenze, si può instaurare un dialogo fecondo.

6. È un dialogo che si presenta particolarmente urgente soprattutto in relazione a problemi molto concreti della vita individuale e sociale. Si tratta di problemi complessi, a volte drammatici. Molti di essi sono connessi col riconoscimento del carattere trascendente della persona umana e dei suoi diritti inalienabili, a partire dal suo concepimento fino al suo naturale tramonto. Il mondo della scienza e della cultura è chiamato ad un impegno speciale in questo ambito, soprattutto attraverso la scuola e le altre istituzioni educative. Mi rivolgo, pertanto, a voi, portatori di grandi responsabilità nella vita pubblica: non spegnete la fiamma della fede nelle giovani generazioni; alimentate in esse l’attaccamento a quei valori che possono proteggerle dallo scetticismo, dall’egoismo, dalla violenza, dalla droga. Voi, pensatori, scienziati, artisti, voi che avete dato a suo tempo un contributo decisivo alla difesa dei diritti umani nel vostro Paese, continuate a mantenere alta la guardia, perché nessuno di essi venga in qualche modo insidiato. In particolare, fatevi paladini del diritto di professare la fede in privato e nella vita pubblica.

La Chiesa, da parte sua, non ha altra ambizione che quella di annunciare all’uomo la salvezza in Gesù Cristo. Non abbiate paura di Cristo! Non abbiate paura della Chiesa! Essa è al fianco di quanti hanno a cuore la dignità dell’uomo e la sua autentica libertà. Essa è stata e continuerà ad essere fedele custode della vostra memoria storica e delle tradizioni più nobili della nazione slovena.

7. Signore e Signori! È di fondamentale importanza promuovere e sviluppare la cultura e la scienza. Lo è per la crescita integrale dei singoli uomini, lo è anche per la vita dei popoli. Solo una cultura nazionale viva e ricca vi proteggerà dal pericolo di confondervi e quasi di "sparire" in un mondo esposto al rischio del livellamento in una piatta uniformità. Al tempo stesso, essa faciliterà il vostro inserimento, su piede di perfetta parità con gli altri Paesi, nella nuova Europa, recando il vostro specifico contributo nel concerto delle Nazioni.

Guidi il vostro impegno la consapevolezza che la Slovenia, nella sua lunga e non facile storia, ha avuto nella fede cristiana una componente essenziale della propria cultura. Rispettare e conservare la fede ricevuta 1250 anni fa, riconoscere alla Chiesa il posto che le spetta nella vita pubblica, senza privarla dei mezzi necessari per lo svolgimento della sua missione, non è solo un’esigenza di giustizia in uno Stato di diritto, ma anche una delle condizioni per la salvaguardia della vostra stessa identità.

La fedeltà a questa cultura, permeata di fede cristiana, è la migliore garanzia per il vostro futuro. Ve lo auguro ricco di speranza, segnato dalla benedizione di Dio, mentre ci avviamo con trepidazione e fiducia verso il terzo Millennio ormai alle porte.

Grazie per il vostro ascolto attento e cordiale. Iddio benedica le vostre persone ed il vostro lavoro!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

     

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