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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PELLEGRINI DELLA DIOCESI DI BIELSKO-ŻYWIEC
Aula Paolo VI - Giovedì, 23 maggio 1996
1.
"Te Signore lodiamo, in Te Signore confidiamo ( . . . )
Te loda l’esercito candido dei Martiri". Queste parole provenienti dall’inno di
ringraziamento "Te Deum", accompagnarono il mio incontro con la Chiesa di
Bielsko-Żywiec a Skoczòw. Oggi le ripeto a Roma, alla soglia degli Apostoli, come
saluto a un gruppo così numeroso di pellegrini di quella diocesi. Saluto con
gioia il caro S.E. Mons. Tadeusz, ordinario della diocesi di Bielsko-Żywiec, il
suo collaboratore S.E. Mons. Janusz e i sacerdoti che rappresentano tutto il
presbiterio della diocesi. Saluto i rappresentanti del voivodato e delle città.
Do il benvenuto e saluto cordialmente tutti i pellegrini qui radunati. Tramite
voi voglio salutare anche gli assenti, a noi congiunti spiritualmente. Quando mi
trovavo sul colle di "Kaplicówka" abbracciavo con lo sguardo e con il cuore la
terra di Bielsko, Żywiec, la Slesia di Cieszyn, Oswięcim, Kęty e Andrychów. Oggi
dal colle Vaticano il mio sguardo si dirige verso tutta la Polonia meridionale.
Essa rimane sempre vicina al mio cuore per le mie radici, per la nostalgia della
sua struggente bellezza, ma soprattutto per la testimonianza antica e attuale
della sua fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, della quale mi sono nutrito
abbondantemente sin dagli anni della prima giovinezza.
Vi saluto con le parole del "Te Deum"
perché siete venuti qui a rinsaldare, insieme con il Papa e con tutta la Chiesa,
il sentimento di gratitudine per il dono del Santo martire Jan Sarkander e del
Santo martire Melchior Grodziecki, figli della terra di Cieszyn. So che questo è
un ringraziamento costante. Il vostro pellegrinaggio a Roma è stato preceduto da
lunghi preparativi, con incontri di preghiera mensili nelle vostre parrocchie.
Nello stesso tempo desidero ringraziare
calorosamente Mons. Tadeusz per la sua introduzione, così cordiale e
approfondita, che facilita la nostra reciproca comprensione durante questo
odierno incontro.
2.
Cari fratelli e sorelle! Siete una Chiesa giovane.
Nella gioventù si trova quel dinamismo grazie al quale si possono intraprendere
e affrontare senza paura sfide sempre nuove. Bisogna che la Chiesa di Bielsko-Żywiec
con tenacia e volontà compia lo sforzo di formare il suo presente e il suo
futuro. Di fronte a una simile sfida si trovarono i discepoli di Cristo
all’inizio della storia della Chiesa. Gli Atti degli Apostoli raccontano della
vita quotidiana delle prime comunità cristiane. Possiamo anche oggi imparare da
loro che cosa fare per poter usare questa vitalità interna di una Chiesa giovane
al fine del suo sviluppo. "Essi partecipavano assiduamente alle istruzioni degli
apostoli, alla vita comune, allo spezzare del pane e alle preghiere. (...) Tutti
i credenti poi, stavano riuniti insieme e avevano tutto in comune: le loro
proprietà e i loro beni li vendevano e ne facevano parte a tutti, secondo il
bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano assidui nel frequentare insieme il tempio,
e nelle case spezzavano il pane, prendevano il cibo con gioia e semplicità di
cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo" (At
2, 42-47).
La tradizione apostolica che la Chiesa
recepiva era il messaggio della salvezza, della vita, della morte e della
resurrezione di Cristo. Era anche il messaggio per quell’uomo che riconosce che
Cristo è morto per lui e perciò non vuole rimanere indifferente a questo amore
redentore. Era anche appello alla fedeltà. Sono cambiati i tempi, sono cambiate
le situazioni, si sono succeduti i regnanti, ma i discepoli di Cristo fedelmente
"perduravano nell’insegnamento degli Apostoli". Ad alcuni questa fedeltà è
costata cara, spesso in nome di essa donavano la propria vita.
A Skoczòw dicevo: "La testimonianza dei
martiri per noi è sempre una sfida che provoca e costringe alla riflessione. Chi
preferisce donare la propria vita piuttosto che mettersi contro la voce della
propria coscienza può suscitare ammirazione oppure odio, ma sicuramente non
indifferenza per la sua scelta. I martiri ci chiedono soprattutto il resoconto
della fedeltà alla nostra coscienza". Oggi ripeto queste parole perché questa
fedeltà è la prima condizione dell’esistenza e dello sviluppo della Chiesa. Se i
figli della Chiesa portano nelle loro coscienze una consapevolezza viva della
loro identità, la comunità ecclesiale non deve temere alcun pericolo. Oggi
riscontriamo nella Polonia tentativi atti a ridicolizzare la religione e a
mettere in discussione l’autorità della Chiesa attraverso manipolazioni
dell’informazione o disinformazione mirata della società sul tema dei rapporti
tra Chiesa e Stato. Sono pericolosi i tentativi di depravazione delle giovani
generazioni attraverso la promozione di uno stile di vita privo di senso di
responsabilità verso la dignità e la forma della propria vita e di quella degli
altri. Il principio che regnava ai tempi di Jan Sarkander: "Cuius regio eius
religio", sembra che oggi prenda una forma di vita programmata ateisticamente.
3.
Di fronte a questa realtà diventa particolarmente
attuale il richiamo di S. Leone Magno Papa "Conosci, cristiano, la tua dignità!".
Il discepolo di Cristo dovrebbe sapere che è chiamato a portare con dignità il
nome di cristiano. Questo senso della propria dignità è un obbligo. Esso
richiede una retta coscienza. (Ricordo quello che dicevo a Skoczòw: Essere uomo
di coscienza vuol dire "ascoltare la propria coscienza in ogni situazione senza
soffocarne la voce"; "impegnarsi nel bene e moltiplicarlo in sé e alzarsi dalle
proprie cadute"; "impegnarsi nella costruzione del regno di Dio, regno di verità
e di vita, di giustizia e di pace").
Oggi la Polonia ha nuovamente bisogno di
gente che dia testimonianza del valore della verità. Oggi in un’epoca di
cambiamenti, la Polonia ha bisogno di gente che si faccia guidare dai principi
della giustizia sociale affinché non ci siano sfruttatori e sfruttati, perché la
preoccupazione per i più poveri tracci le direzioni dello sviluppo economico e
culturale. Oggi la Polonia nuovamente ha bisogno di gente che con competenza e
con coraggio difenda la vita dal momento del concepimento fino alla morte
naturale. La Polonia ha bisogno di gente di coscienza.
L’ambiente nel quale la coscienza si
forma più profondamente è la famiglia. La famiglia ha costituito sempre il
valore ritenuto concordemente inalienabile e fondamentale per lo sviluppo umano
e per la felicità. Oggigiorno il significato della famiglia purtroppo viene
messo in discussione. La Chiesa tutela la famiglia, ma anche la famiglia stessa
deve difendere la propria esistenza e i diritti che le competono per la sua
natura. La famiglia cristiana stessa deve dare testimonianza di quale grande
importanza siano per l’uomo l’amore, la fedeltà, l’indissolubilità del
matrimonio e l’amore per la vita.
4.
Leggiamo negli Atti degli Apostoli che i primi
cristiani "restavano in comunità". La Chiesa per potersi sviluppare
adeguatamente ha bisogno di unità. Questa è l’esigenza che risulta dall’eterno
amore del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, che dovrebbe rispecchiarsi
nella Chiesa. Bisogna fare tutto il possibile, affinché i disegni di Dio
intrapresi da tutta la comunità della Chiesa uniscano tutti i suoi membri
l’unità del Vescovo con i sacerdoti e con i fedeli, l’unità del collegio
presbiterale, l’unità dei gruppi laici della vita apostolica, sono il segno
dell’unione con Cristo, che lo Spirito Santo ininterrottamente realizza nella
Chiesa fin dalla Pentecoste.
La Chiesa di Bielsko-Żywiec, formata da
una parte delle vecchie Chiese di Kraków e Katowice, costruisce questa unità in
base a uno scambio di tutti i beni spirituali prodotti da intere generazioni di
fedeli in entrambe le diocesi. (Si presenta la necessità di costruire le
strutture sociali della nuova diocesi. Ciò esige molte forze e mezzi soprattutto
una buona preparazione dei sacerdoti e dei laici per nuovi compiti che si
affacciano dai profondi cambiamenti sociali, economici e ideologici verificatisi
in Polonia e nel mondo. La costruzione delle strutture deve camminare di pari
passo con lo sviluppo spirituale di tutti quelli che costruiscono questa società).
C’è bisogno di un nuovo dialogo con la cultura della formazione delle elites
religiose e laiche perché queste devono diventare base per il rinnovo degli
ambienti vecchi e per la creazione di ambienti nuovi della vita religiosa.
Spero che un ruolo importante svolgerà in
questo campo l’Azione Cattolica che avete in un certo senso portato a Roma, per
rafforzarla nella testimonianza apostolica dei Santi Pietro e Paolo, Altrettanto
importante dimensione per il rafforzamento dell’unità della Chiesa è
l’ecumenismo. Nella diocesi di ywiec nella quale la tradizione del dialogo con
la Chiesa Evangelica è molto antica, avete un’occasione particolare per
approfondire una comprensione reciproca. C’è bisogno della conoscenza reciproca,
di un approfondimento della ricchezza della tradizione e della liturgia, di
cercare ciò che unisce, perché la verità possa liberare dai pregiudizi e
diventare fondamento dell’amore reciproco.
5.
Uno scambio unificante di doni si svolge anche a
livello materiale. Leggiamo negli Atti degli Apostoli: "avevano tutto in comune".
La Chiesa di Bielsko-Żywiec è stata chiamata alla vita e si sviluppa in una
situazione particolare. I cambiamenti sociali in Polonia sono collegati con una
nuova situazione dell’economia e dei singolo cittadini. Si delinea sempre di più
la divisione fra i ricchi e i poveri. La povertà tocca soprattutto famiglie con
molti figli. Queste esigono un aiuto materiale e morale, immediato ed efficace.
Questi problemi non possono essere estranei alla Chiesa. La comunità dei
credenti che desidera svilupparsi in modo giusto deve circondare di cure
particolari i bambini e i giovani. Tutti, religiosi e laici, siete chiamati a
creare un ambiente nel quale il giovane possa trovare accoglienza e affetto e
dove egli stesso possa esprimere la ricchezza della propria personalità.
Soltanto allora il giovane, spesso privato delle prospettive, dei propri
desideri e dei sogni, non perderà lo spirito di Dio e la speranza che deriva
dalla fede.
6.
Così la vita della Chiesa primitiva, descritta
nelle pagine degli Atti degli Apostoli, traccia le linee direzionali dello
sviluppo della giovane Chiesa della diocesi di Bielsko-Żywiec. Questo programma è
impegnativo, ma a voi non manca lo Spirito che ravviva la fede e sprigiona i più
profondi depositi di bene nei singoli e nella società. Diceva S. Paolo: "Rendete
grazie, non spegnete lo Spirito" (1 Ts
5, 19). Credo che partecipando assiduamente
allo spezzare del pane, come i primi discepoli di Cristo, custodirete
incessantemente questo Spirito in voi stessi, Gli permetterete di guidarvi e
scoprirete in Lui la pienezza della vocazione cristiana.
Che la Madre Santissima che venerate in
numerosi santuari protegga la Chiesa di Bielsko-Żywiec e ottenga per essa da Dio
tutte le grazie necessarie per il suo sviluppo interno ed esterno.
Con tutto il mio cuore benedico tutti i
vostri sforzi nell’affrontare la nuova sfida.
Dio vi ricompensi per questa visita!
© Copyright 1996 - Libreria Editrice
Vaticana
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