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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DIRIGENTI E ALLE MAESTRANZE
CHE HANNO COSTRUITO LA « DOMUS SANCTAE MARTHAE»

Venerdì, 31 maggio 1996

 

"Sia pace tra le tue mura" (Sal 121, 7).

Con queste parole del Salmo rivolgo il mio augurio più cordiale e l’espressione della mia viva riconoscenza a tutti coloro che si sono prodigati per la progettazione e la costruzione di questa Domus Sanctae Marthae.

Grazie a Lei, Signor Cardinale, per le cortesi parole con cui ha interpretato i sentimenti dei presenti, illustrando l’insieme dei lavori svolti, i sacrifici affrontati, i risultati raggiunti. La "Casa di Santa Marta" viene ora a collocarsi decorosamente nel contesto architettonico dei palazzi che delimitano l’omonima piazza, su cui domina maestosa la cupola di Michelangelo.

Alla finalità che ho assegnato all’edificio nella Costituzione Apostolica Universi dominici gregis (cf. nn. 13, 42), s’affianca quella dell’accoglienza, in spirito di carità e di cristiana amicizia, verso i Sacerdoti che prestano servizio in Segreteria di Stato e nei Dicasteri Romani, come pure verso i Vescovi in visita "ad limina".

Non a caso il mio predecessore Leone XIII scelse il nome di Santa Marta per designare l’Istituzione che precedette la presente. Egli volle indicare così nella evangelica casa di Betania, dove vivevano Lazzaro e le sorelle e dove Gesù con i discepoli si rifugiava spesso durante il soggiorno a Gerusalemme, un esempio di ospitalità a cui la Casa da lui eretta doveva ispirarsi. La fede e l’affetto di Maria, la generosità di Lazzaro, lo spirito di servizio di Marta costituiscono nel loro insieme un modello di dedizione verso gli ospiti veramente suggestivo.

Ospitare in nome di Cristo è esercizio di carità e segno di un’amicizia illuminata dalla fede. Come non ricordare, in proposito, le parole della terza Lettera di Giovanni? "Carissimo, tu ti comporti fedelmente in tutto ciò che fai in favore dei fratelli, benché forestieri. Essi hanno reso testimonianza della tua carità davanti alla Chiesa, e farai bene a provvederli nel viaggio, in modo degno di Dio, perché sono partiti per amore del nome di Cristo" (3 Gv 5-7).

Una finalità apostolica, quindi, quella della nuova istituzione, una intenzione di fraternità e di carità, un impegno di testimonianza, a conforto delle comuni fatiche di tutti coloro che si dedicano al bene della Chiesa ed al servizio dell’evangelizzazione.

Con vivo apprezzamento esprimo, pertanto, la mia riconoscenza a quanti hanno collaborato attivamente all’esecuzione dell’opera: ai progettisti, ai direttori dei lavori ed agli impresari, alle maestranze, agli operai ed ai tecnici. A tutti la mia lode per il lavoro svolto con grande competenza e generosa dedizione. A tutti ed a ciascuno sono sinceramente grato.

Il mio pensiero si rivolge, infine, a coloro che s’apprestano a mettere le loro energie a servizio di questa istituzione, cioè alla Comunità delle Suore della Carità di san Vincenzo de Paoli, alle loro collaboratrici laiche, al personale che in vario modo contribuirà al buon andamento della Casa. Il Papa è loro grato fin d’ora per quanto faranno al fine di assicurare a coloro che qui sosteranno come suoi ospiti una buona accoglienza ed una confortevole permanenza.

Nell’invocare dal Signore copiosi doni di serenità e di pace su ciascuno di voi qui presenti e sui vostri familiari, a tutti imparto con affetto la Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

   

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