DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PELLEGRINI SLOVACCHI RIUNITI NELLA BASILICA VATICANA
Sabato, 9 novembre 1996
Venerati Fratelli nell’Episcopato! Carissimi Sacerdoti, Religiosi e tutti
voi, pellegrini Slovacchi!
1. Siate i benvenuti! Con grande gioia vi accolgo e vi saluto con affetto. La
vostra odierna visita vuole ricambiare quella che io ho compiuto in Slovacchia
l’anno scorso, dal 30 giugno al 3 luglio. Ringrazio Mons. Rudolf Baláz,
Presidente della Conferenza Episcopale Slovacca, che a nome di tutti mi ha
espresso sentimenti di devota gratitudine, porgendomi al tempo stesso un
cordiale augurio per il cinquantesimo di Ordinazione Sacerdotale.
I momenti solenni ed entusiasti vissuti in mezzo a voi sono ancora impressi
nella mia memoria, e l’odierna Udienza ne ravviva il ricordo: la sosta nella
Con-Cattedrale di Bratislava; il festoso incontro con la gioventù a Nitra; il
pellegrinaggio a Šaštín, per venerare la Madonna Addolorata, Patrona della
Slovacchia; la canonizzazione dei tre Martiri di Košice; il momento di preghiera
con la comunità greco-cattolica a Prešov; la grande celebrazione sulla “Collina
di Maria”, nell’antico Santuario presso Levoca.
Mentre ripenso alle tappe del mio viaggio apostolico nel vostro Paese, rinnovo
il rendimento di grazie a Dio per avermi dato l’opportunità di visitare la
vostra Comunità cristiana e la mia riconoscenza a quanti hanno collaborato alla
preparazione ed alla realizzazione dell’indimenticabile pellegrinaggio
pastorale.
2. La divina Provvidenza ha voluto che il Successore di Pietro visitasse la
Slovacchia nell’ora della rinascita, dopo la triste esperienza di
sofferenza e di persecuzione, che aveva prodotto anche un’artificiosa divisione
all’interno della Nazione e della Comunità cattolica. Il messaggio che vi ho
lasciato nella mia venuta tra voi è stato un pressante invito all’impegno comune
nel sanare le “ferite” e nel ricomporre l’unità sulla base di quei principi che
sono il presupposto di ogni pacifica convivenza ed assicurano il sano sviluppo
della società.
Il mio appello era rivolto a tutti. Ma, certo, per i cattolici - che
costituiscono la maggioranza della popolazione - esso intendeva assumere un
carattere particolare. Non basta, infatti, professarsi cattolici. È necessario
dar prova di quella fede “operante” di cui ci parlano gli “Atti degli Apostoli”:
una fede che trova la sua massima espressione nella carità, nella reciproca
accoglienza, nel mutuo rispetto, nell’amore fraterno e solidale (cf. At
2, 42-47).
3. Questi frutti della fede possono maturare solo se ci si impegna in una
sincera conversione personale, capace a sua volta di attirare e di
convincere con l’eloquenza degli esempi. Verba volant, exempla trahunt.
Testimoniare Cristo nella vita d’ogni giorno: ecco l’impegno di ogni credente, a
cominciare dalla famiglia per proseguire poi nei movimenti e nelle
organizzazioni ecclesiali e di ispirazione cristiana. Solo in questo modo si
otterrà che il Vangelo, il messaggio del Dio fatto uomo, costituisca il fermento
efficace nella massa e garantisca e promuova la crescita di ciascuno e di tutti.
I cattolici non devono rimanere ai margini della vita sociale e politica. Anzi è
grande il contributo che essi possono e devono dare ispirandosi alla dottrina
sociale della Chiesa, senza mai arroccarsi su posizioni preconcette e di parte,
che sono spesso sterili quando non addirittura dannose. Quanto mai importante,
in questo settore, è il mutuo rispetto, secondo l’antico ed aureo principio: “In
necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas”.
Carissimi, l’Europa sta vivendo un momento delicato della sua storia: i
cristiani, insieme con gli uomini di buona volontà, sono chiamati ad offrire
quel supplemento d’anima di cui parlava il mio venerato predecessore, il Servo
di Dio Papa Paolo VI: supplemento di fede, di speranza, d’amore, supplemento di
verità, di libertà, di giustizia e di pace.
La Slovacchia ha un suo ruolo specifico nella costruzione dell’Europa del Terzo
Millennio: siatene ben consapevoli! Con le sue tradizioni e la sua cultura, con
i suoi martiri e confessori, con le forze vive delle sue nuove generazioni, essa
è chiamata ad offrire un contributo altamente significativo all’autentico
progresso del continente.
La Slovacchia è invitata ad offrire all’Europa soprattutto il dono della sua
fede in Cristo e della sua devozione a Maria. Ed è proprio alla Vergine Santa
che affido nuovamente la vostra Nazione, mentre imparto a voi, qui presenti ed
all’intero popolo slovacco una speciale Benedizione Apostolica.
Sia lodato Gesù Cristo!
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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