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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DI «SOLIDARNOSC»

Basilica Vaticana - Lunedì, 11 novembre 1996

 

1. Saluto cordialmente il pellegrinaggio di “Solidarnosc”, giunto così numeroso a Roma. Cari Fratelli e Sorelle, saluto voi qui presenti nella Basilica di San Pietro, ed anche tutti i lavoratori della Polonia. Porgo il mio benvenuto a quanti sono qui presenti: al Cardinale Primate, al Cardinale Metropolita di Cracovia, all’Arcivescovo Metropolita di Danzica, al Vescovo di Lomza, ai sacerdoti e ai rappresentanti delle autorità nazionali e regionali del Sindacato Autonomo ed Indipendente “Solidarnosc”, con il Signor Presidente a capo. Ringrazio di tutto cuore per le parole rivoltemi. Sono lieto di poter essere con voi oggi, 11 novembre, e rendo grazie a Dio per quest’incontro. Mi siete molto cari. Porto profondamente nel cuore e ogni giorno raccomando a Dio nella preghiera i vostri problemi, le vostre aspirazioni, preoccupazioni e gioie, la vostra fatica unita con il lavoro.

2. Miei cari, la giornata odierna mi riporta alla mente la prima visita della delegazione di “Solidarnosc” a Roma, nel gennaio del 1981, poco dopo la sua nascita, e poi il mio soggiorno a Danzica-Zaspa, durante il mio terzo pellegrinaggio in Polonia. Dissi allora che il sindacato “Solidarnosc” era una grande causa. Quello storico slancio degli operai polacchi, compiutosi sedici anni fa nella terra polacca resta impresso nelle pagine della storia contemporanea. Proprio grazie al solidale contegno dei lavoratori avvennero, nel 1989, radicali cambiamenti sociali e politici nel nostro continente, portando di conseguenza la libertà, la sovranità e l’indipendenza alla Polonia e alle nazioni dell’Europa Centrale dopo i lunghi decenni del regime totalitario instaurato dal sistema comunista. La Polonia e l’Europa si trovarono allora di fronte ad una realtà nuova e ad una grandissima occasione storica. Non ci è lecito dimenticarlo. L’idea di “Solidarnosc” appartiene al patrimonio polacco; è un bene riscattato con il sacrificio, la sofferenza, e perfino con la vita di molti. Non possiamo sciupare questo bene. Esso va continuamente moltiplicato per radicarsi stabilmente nel terreno dei cuori polacchi e nella consapevolezza di queste e delle future generazioni.

3. Di fronte alle trasformazioni che si compiono in Polonia, voglio sensibilizzare le vostre coscienze agli ideali evangelici di amore, di giustizia e di solidarietà, che devono guidare ogni azione per il presente e per il futuro. Senza tali valori l’autentico ordine sociale non può esistere. Una società che vuole definirsi democratica e libera, non può funzionare correttamente senza rispettare i diritti fondamentali dell’uomo e in essi quello più fondamentale: il diritto alla vita dal concepimento sino alla morte naturale.

Voglio esprimere qui grande apprezzamento per la vasta e coerente azione, che viene svolta in Polonia da “Solidarnosc”, a favore della famiglia e della difesa della vita umana. Nella Lettera alle Famiglie dissi tra l’altro: “Una Nazione veramente sovrana e spiritualmente forte è sempre composta di famiglie forti, consapevoli della loro vocazione e della loro missione nella storia. La famiglia sta al centro di tutti questi problemi e compiti: relegarla ad un ruolo subalterno e secondario, escluderla dalla posizione che le spetta nella società, significa recare un grave danno all’autentica crescita dell’intero corpo sociale” (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, n.17).

Vi ringrazio oggi per questo atteggiamento autenticamente cristiano e patriottico, che costituisce un contributo concreto all’edificazione della civiltà della vita e dell’amore, e in definitiva all’umanizzazione del mondo.

4. Il Sindacato Autonomo ed Indipendente “Solidarnosc” nacque da una profonda sollecitudine per l’uomo e per i suoi bisogni spirituali e materiali, come pure da un senso di grande responsabilità per il bene comune dell’intera nazione. Il vostro compito, come sindacato, è di cooperare alla soluzione dei problemi dei lavoratori. Questi vanno risolti nello spirito di quella solidarietà interumana che ha la sua fonte in un autentico amore. Dunque c’è bisogno di una coraggiosa e fruttuosa collaborazione e di volontà di dialogo da parte di tutti coloro cui sta a cuore il bene del paese e della società. Oggi in Polonia è necessaria una grande, corale solidarietà delle menti, dei cuori e delle mani, capace di superare le divergenze e le divisioni, per poter costruire con coerenza e abnegazione una società più giusta, libera e fraterna. È necessaria, dunque, una profonda formazione di tutti i membri di “Solidarnosc”, aperta ai nuovi fenomeni che avvengono nella società, e al contempo fedele ai valori, che formarono gli inizi di questo Sindacato. Qui si tratta non soltanto di acquisire la conoscenza e le competenze indispensabili per assumersi compiti di responsabilità, ma si tratta anche della volontà di agire con coerenza e con spirito di sacrificio per il bene comune alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Si tratta di una nuova cultura del lavoro che tenga in considerazione i bisogni spirituali e materiali dell’uomo e rispetti i suoi diritti fondamentali. Il lavoro coscienzioso, perseverante ed onesto diventerà così la via che porta ad un autentico progresso: la via della speranza.

Diventerà un elemento che cementa insieme, un segno di unità e di solidarietà interumana. Sarà in grado di avvicinare le menti, di congiungere i cuori e aiuterà a scoprire che gli uomini sono fratelli. L’uomo dovrebbe intendere il proprio lavoro “come incremento del bene comune elaborato insieme con i suoi compatrioti, rendendosi così conto che per questa via il lavoro serve a moltiplicare il patrimonio di tutta la famiglia umana, di tutti gli uomini viventi nel mondo” (Giovanni Paolo II, Laborem exercens, 10). Parlando del lavoro voglio far osservare anche la questione dell’occupazione e le conseguenze che ne derivano.

Una società solidale è quella che è solidale con i lavoratori, una società in cui la persona umana costituisce il primo e definitivo criterio nella programmazione dell’occupazione. Occorre dunque far di tutto per restituire al lavoro umano, nel nostro paese, l’importanza ad esso propria ed il ruolo che dovrebbe svolgere in una società democratica. Occorre far ogni sforzo per combattere la disoccupazione che sta dilagando, dimostrando una sincera disponibilità a cercare delle soluzioni concrete ed efficaci. Questo è un grande compito per l’oggi e per il futuro, per tutti coloro che in Polonia hanno a cuore il bene del paese. “Non cerchi ciascuno il proprio interesse, - come scriveva S. Paolo ai Filippesi - ma anche quello degli altri” (Fil 2,4).

5. Miei cari, accogliete queste riflessioni in un giorno a noi particolarmente caro - nell’anniversario dell’indipendenza riacquistata della nostra Patria, nel 1918. Non possiamo dimenticare che a questo memorabile giorno dell’11 novembre hanno contribuito molti sacrifici e molti atti eroici di nostri fratelli e sorelle. Quanti di essi pagarono con la vita la libertà della Polonia! Chiniamo il capo con senso di grandissima gratitudine davanti a coloro che, per il bene comune, non esitarono a sacrificare ogni cosa. L’11 novembre porta dunque con sé una grande esortazione ad edificare una società degna del sacrificio di quegli uomini: una società basata sulla millenaria tradizione cristiana; una società in cui c’è posto per Cristo - nella famiglia, nella scuola e nel luogo di lavoro; una società che fa buon uso della sua libertà e rispetta i diritti fondamentali ed innegabili di ogni uomo.

6. Voglio, infine, ripetere le parole che pronunciai dopo la S. Messa a Danzica, nel memorabile anno 1987: “Tutti i giorni prego per voi; a Roma e dovunque mi trovi. Ogni giorno prego per la mia Patria e prego per gli uomini del lavoro, e prego per questa particolare grande eredità polacca: "Solidarnosc". Prego per quanti sono legati a questa eredità . . .” (Giovanni Paolo II, Ai fedeli al termine della Santa Messa a Danzica, 12 giugno 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 2 (1987) 2176). Tali parole non hanno perduto nulla dalla loro attualità e forza. Vi chiedo: pregate con me, qui nella Città Eterna, sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, e là, in Polonia, quando tornerete da questo pellegrinaggio. Preghiamo insieme per tutti i problemi della nostra Patria: per i lavoratori, per le famiglie polacche, per tutto ciò che costituisce la Polonia.

Benedico tutti voi, qui presenti. Portate questa mia benedizione nelle vostre case e alle vostre famiglie. Portatela agli agricoltori affaticati, a quanti sono negli uffici, nelle fabbriche, nelle miniere, in tutti gli ambienti, dove l’uomo, col sudore della fronte conquista il pane per sostenersi.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

   

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