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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELLA SEDUTA INAUGURALE DEL
VERTICE MONDIALE SULL'ALIMENTAZIONE*

Palazzo della Fao a Roma - Mercoledì, 13 novembre 1996

 

Signor Direttore generale,
Signor Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Eccellenze,
Signore e signori,

1. È con riconoscenza particolare che rispondo al vostro delicato invito a rivolgermi alle delegazioni dei centonovantaquattro Paesi che partecipano al Vertice mondiale sull’Alimentazione. Vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza. Condividendo le vostre preoccupazioni, desidero riconoscere e incoraggiare i vostri sforzi volti ad aiutare quanti, bambini, donne, anziani o famiglie, soffrono la fame o non possono nutrirsi adeguatamente. Per rispondere in modo appropriato alle situazioni drammatiche che numerosi Paesi attraversano, avete la responsabilità di studiare i problemi tecnici e di proporre soluzioni ragionevoli.

2. Nelle analisi che hanno accompagnato i lavori di preparazione al vostro incontro si ricorda che più di ottocento milioni di persone soffrono ancora per la malnutrizione e che è spesso difficile trovare immediatamente soluzioni per migliorare in modo rapido situazioni così drammatiche. Tuttavia, noi dobbiamo ricercarle insieme, affinché non vi siano più, fianco a fianco, persone affamate e altre che vivono nell’opulenza, persone molto povere e altre molto ricche, persone che mancano del necessario e altre che sperperano ampiamente. Simili contrasti fra la povertà e la ricchezza sono insopportabili per l’umanità.

Spetta alle nazioni, ai loro dirigenti, ai loro agenti economici e a tutte le persone di buona volontà cercare tutte le possibilità di condividere più equamente le risorse, che non mancano, e i beni di consumo; mediante questa condivisione, tutti manifesteranno così il loro senso fraterno. È necessaria anche “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti” (Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 38). In questo spirito, è opportuno cambiare le mentalità e le abitudini concernenti i modi di vita e i rapporti con le risorse e i beni, e al contempo educare all’attenzione verso il prossimo e i suoi bisogni legittimi. È auspicabile che le vostre riflessioni ispirino anche misure concrete che costituiscono strumenti di lotta contro l’insicurezza alimentare di cui sono vittime troppi nostri fratelli in umanità, poiché, sul piano mondiale, niente cambierà se i responsabili delle nazioni non terranno conto degli impegni iscritti nel vostro piano d’azione, per realizzare politiche economiche e alimentari fondate non solo sul profitto, ma anche sulla condivisione solidale.

3. Come avete constatato, le considerazioni demografiche non possono, da sole, spiegare la carente distribuzione delle risorse alimentari. Occorre rinunciare al sofisma che consiste nell’affermare che “essere numerosi significa condannarsi ad essere poveri”. Mediante i suoi interventi, l’uomo può modificare le situazioni e rispondere ai bisogni crescenti. L’educazione garantita a tutti, attrezzature adatte alle realtà locali, politiche agricole assennate, circuiti economici equi possono costituire altrettanti fattori che, a lungo termine, produrranno effetti positivi. Una popolazione numerosa può rivelarsi fonte di sviluppo in quanto implica scambi e richieste di beni. Ciò non vuole evidentemente dire che la crescita demografica possa essere illimitata. Ogni famiglia ha in questo campo doveri e responsabilità proprie, e le politiche demografiche degli Stati devono rispettare la dignità della natura umana e i diritti fondamentali delle persone. Tuttavia sarebbe illusorio credere che una stabilizzazione arbitraria della popolazione mondiale o anche la sua diminuzione possa direttamente risolvere il problema della fame: senza il lavoro dei giovani, senza l’apporto della ricerca scientifica, senza la solidarietà fra i popoli e fra le generazioni, le risorse agricole e alimentari diverrebbero verosimilmente sempre meno sicure, e le fasce più povere delle popolazioni resterebbero al di sotto della soglie di povertà ed escluse dai circuiti economici.

4. È opportuno anche riconoscere che le popolazioni sottoposte a condizioni d’insicurezza alimentare sono spesso costrette a ciò da situazioni politiche che impediscono loro di lavorare e di produrre normalmente. Si pensi ad esempio ai Paesi devastati da conflitti di ogni sorta o che sopportano il peso a volte opprimente di un debito internazionale, ai rifugiati costretti a lasciare le loro terre e troppo spesso lasciati senza assistenza, alle popolazioni vittime degli embargo imposti senza un discernimento sufficiente. Sono situazioni che richiedono l’uso di strumenti pacifici per la risoluzione delle controversie e dei contrasti che possono sopraggiungere, come suggerisce del resto il Piano d’Azione del Vertice mondiale dell’Alimentazione (cf. Piano d’Azione del Vertice mondiale dell’Alimentazione, n. 14).

5. Certo, non ignoro che fra i vostri impegni a lungo termine più importanti figurano quelli che concernono le forme d’investimento nel settore agricolo e alimentare. Un paragone sembra imporsi qui con le somme impiegate per gli armamenti o le spese superflue abitualmente effettuate nei Paesi più sviluppati. S’impongono scelte urgenti per permettere, sia a livello nazionale e internazionale sia a livello delle diverse comunità e famiglie, di individuare strumenti rilevanti per garantire nella maggior parte dei Paesi la sicurezza alimentare, fattore di pace, che non consiste solo nel creare importanti riserve alimentari, ma anche e soprattutto nel dare a ogni persona e a ogni famiglia la possibilità di disporre in ogni momento di cibo a sufficienza.

6. Voi intendete assumere impegni esigenti in questi ambiti, in particolare nella loro dimensione economica e politica. Desiderate cercare le misure più atte a favorire la produzione agricola locale e la tutela dei terreni agricoli, preservando al contempo le risorse naturali. Le proposte contenute nel Piano d’azione mirano a far sì che vengano garantite, mediante azioni politiche e disposizioni legislative, una giusta ripartizione della proprietà produttiva, la promozione dell’agire associativo e cooperativo agricolo così come la tutela dell’accesso ai mercati, a beneficio delle popolazioni rurali. Avete anche formulato suggerimenti per l’aiuto internazionale ai Paesi più poveri e per una definizione equa dei termini di scambio e di accesso al credito. Tutto ciò sarà certamente insufficiente se non sarà accompagnato da sforzi al servizio dell’educazione delle persone alla giustizia, alla solidarietà e all’amore per ogni uomo, che è un fratello. Gli elementi contenuti nei vostri diversi impegni potranno diventare forze capaci di vivificare i rapporti fra i popoli, mediante uno scambio costante, vera “cultura del dono” che dovrebbe disporre ogni Paese a rispondere ai bisogni dei più svantaggiati, come ho già detto in occasione del 50° anniversario della F.A.O. (cf. Giovanni Paolo II, Ai partecipanti alla XXVIII Conferenza Generale della Fao in occasione del 50° di fondazione, 23 ottobre 1995, n. 4: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII, 2 (1995) 930 s). La sicurezza alimentare sarà il frutto di decisioni ispirate da un’etica della solidarietà e non solo il risultato di operazioni di aiuto reciproco.

7. Nella lettera Tertio Millennio adveniente, scritta per la preparazione del Giubileo dell’anno 2000, ho proposto iniziative concrete di solidarietà internazionale. Ho ritenuto di dovere ricordare “una consistente riduzione, se non proprio (un) totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di molte Nazioni” (Giovanni Paolo II, Tertio Millennio adveniente, n. 51). La scorsa settimana, nel ricevere l’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ho ribadito la stima della Chiesa per alcuni impegni presi dalla comunità internazionale. Rinnovo qui il mio incoraggiamento perché le azioni intraprese siano portate a termine. Da parte sua, la Chiesa è decisa a proseguire i suoi sforzi, al fine di illuminare coloro che devono prendere decisioni cariche di conseguenze. Nel suo recente documento La fame nel mondo. Una sfida per tutti: lo sviluppo solidale, il Pontificio Consiglio Cor Unum ha formulato alcune proposte tese a favorire una ripartizione più equa delle risorse alimentari, che, grazie a Dio e al lavoro dell’uomo, non mancano oggi né mancheranno domani. La buona volontà e politiche generose dovrebbero stimolare l’ingegnosità degli uomini, perché i bisogni vitali di tutti vengano soddisfatti, in virtù della destinazione universale delle risorse della terra.

8. Eccellenze, Signore e Signori, come avrete compreso, potete essere certi del mio incoraggiamento e la presenza di una Missione d’Osservazione presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura dovrebbe bastare ad assicurarvi dell’interesse con il quale la Santa Sede segue i vostri lavori e i vostri sforzi per eliminare dal pianeta lo spettro della fame. Voi sapete del resto quanti figli della Chiesa cattolica sono presenti in seno a numerose organizzazioni locali che operano affinché i Paesi poveri possano migliorare la loro produzione e scoprire da soli “nella fedeltà al genio di ciascuno, i mezzi del loro progresso sociale e umano” (Paolo VI, Populorum progressio, 64).

Desidero ricordare che il motto dell’Organizzazione che ci accoglie è “Fiat panis” e che esso si ricollega alla preghiera più cara a tutti i cristiani, quella che ci ha insegnato Gesù stesso: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Lavoriamo dunque insieme, senza posa, affinché ognuno, in ogni luogo, possa deporre sulla sua tavola il pane da condividere. Che Dio benedica tutti coloro che lo producono e se ne nutrono!


*L'Osservatore Romano 14.11.1996 p.7.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

   

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