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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA FONDAZIONE
«CENTESIMUS ANNUS PRO PONTIFICE»

Sala Clementina - Sabato, 23 novembre 1996

 

Signor Cardinale,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Gentili Signore e Signori!

1. Sono lieto di porgere il mio saluto cordiale, a voi tutti, convenuti qui in Vaticano, per l’annuale Convegno di studio organizzato dalla Fondazione “Centesimus annus - Pro Pontifice” sul tema “La solidarietà nell’insegnamento papale”.

Il mio pensiero va, anzitutto, al Signor Cardinale Rosalio José Castillo Lara e a Mons. Lorenzo Antonetti, che ringrazio per le gentili espressioni rivoltemi anche a nome di ciascuno di voi. Saluto anche Mons. Claudio Maria Celli e tutti voi, cari Soci della Fondazione, che insieme ai vostri familiari avete voluto rendermi visita.

2. Gli scopi del vostro benemerito Sodalizio si ispirano alla Lettera Enciclica Centesimus annus, che pubblicai per ricordare quanto aveva scritto un secolo prima il mio venerato Predecessore, il Papa Leone XIII, nella Rerum novarum, documento che tanti frutti ha portato nella Chiesa e nel mondo.

Mi congratulo, quindi, per questa vostra visita, che mi consente di seguire da vicino quanto andate facendo a sostegno della Dottrina sociale della Chiesa nell’ambito sia del suo approfondimento che della sua diffusione ed applicazione.

Questa Dottrina, infatti, non può essere considerata semplicemente come una teoria; essa intende in primo luogo offrire fondamento e motivazione per un coerente impegno applicativo (cf. Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 57). A tale proposito, nella citata Enciclica osservavo: “Oggi più che mai la Chiesa è cosciente che il suo messaggio sociale troverà credibilità nella testimonianza delle opere, prima che nella sua coerenza e logica interna” (Ivi).

È da qui che trae motivo e scopo la vostra riflessione odierna, mirata com’è a trasporre nel concreto della vita quotidiana delle persone e dei loro impegni umani e professionali il ricco insegnamento della Chiesa sulla solidarietà.

3. Mi compiaccio vivamente di questa vostra scelta: essa mette in luce il valore di testimonianza evangelica che la generosa applicazione dei principi della Dottrina sociale della Chiesa riveste (cf. Ivi, 54). La solidarietà non consiste in qualche gesto isolato o in “un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone” (Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 38), ma è una virtù e, come tale, manifesta “la determinazione ferma e perseverante d’impegnarsi per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti” (Ivi).

La solidarietà deve informare e trasformare, per così dire, dall’interno la vita e le scelte di ciascuno, impegnando la persona anche quanto all’uso dei beni materiali che il Signore le ha concesso, e di cui è, più che proprietaria, amministratrice per l’utilità di tutti.

Come potrebbe una società veramente umana ignorare il valore della solidarietà o lasciarlo soltanto all’iniziativa privata? In quanto formata da esseri da Dio creati uguali, la società ha il dovere di promuovere nel suo seno la solidarietà e di darsi anche delle strutture che la rendano operativa, nel rispetto della legittima autonomia dei vari soggetti sociali e del principio della sussidiarietà. Ciò si applica pure a livello internazionale, in presenza del diffuso fenomeno della “mondializzazione dell’economia” (cf. Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 58).

4. In quest’ambito il ruolo dei cristiani è decisivo. Se veramente hanno fatto dell’insegnamento sociale della Chiesa e, in particolare, della solidarietà, il criterio del loro agire in campo personale e sociale, essi non mancheranno di rendere concreta testimonianza dei valori che si fondano sulla carità e sulla giustizia. Non avranno che da seguire, in ciò, l’esempio del loro divino Maestro, che si è fatto “servo” di tutti “fino alla morte e alla morte di croce” (cf. Fil 2, 7-8). Egli stesso li assicura: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

Fratelli e Sorelle nel Signore, possiate essere sempre fedeli amministratori e provvidi realizzatori della solidarietà secondo lo spirito del Vangelo. In tal modo continuerete a difendere e promuovere, secondo lo spirito di Cristo e l’insegnamento della Chiesa, la dignità dell’uomo. Siate operosi testimoni della vostra fede. Contribuirete, così, fattivamente alla costruzione dell’auspicata civiltà dell’amore, la cui prima regola è di promuovere il rispetto per ogni essere umano.

Affido questo auspicio ed il vostro impegno alla materna intercessione di Maria Santissima. Sia Ella a guidare la vostra azione a favore di tanti fratelli e sorelle bisognosi.

Con tali sentimenti, imparto con affetto a voi e ai vostri collaboratori la Benedizione Apostolica, che volentieri estendo a quanti vi sono cari.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

   

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