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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL SECONDO GRUPPO DI VESCOVI DELLE FILIPPINE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 5 ottobre 1996

 

Eminenza,
Cari Fratelli nell’Episcopato
,

1. Vi do il benvenuto, membri del secondo gruppo dei Vescovi filippini, in occasione della vostra visita “ad limina”. Vi saluto come “amati da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1, 7). I nostri incontri e la vostra preghiera sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo costituiscono un’espressione visibile e gioiosa dei vincoli di fraterna unità che lo Spirito Santo ha creato fra noi attraverso la nostra condivisione della pienezza del sacerdozio di Gesù Cristo. Prego affinché la vostra visita serva a incoraggiare ognuno di voi nel ministero che gli è stato affidato: quello di annunciare, in tutta la sua integrità e con tutta la forza delle sue esigenze, il mistero di Cristo, il Verbo incarnato, e di confermare e rafforzare il vostro popolo nella fede che conduce alla salvezza.

Dai vostri resoconti appare chiaro che la Chiesa nelle Filippine sta vivendo un periodo di rinnovato impegno. Nel 1991 avete celebrato il Secondo Concilio Plenario (PCP-II), i cui Decreti, rivisti e approvati dalla Santa Sede, offrono un programma valido e impegnativo per il vostro ministero pastorale nei prossimi anni. Si sono tenuti o vengono preparati molti concili regionali e provinciali, numerosi sinodi diocesani e molte assemblee pastorali quali mezzi efficaci per la realizzazione del Piano Pastorale Nazionale elaborato dal Concilio Plenario. Si è compiuto un grande sforzo e si è ottenuto molto. Tuttavia voi, Pastori, siete i primi a riconoscere che bisogna fare ancora molto di più nell’ambito del rinnovamento della vita sacerdotale e della formazione, dell’apostolato dei giovani, del maggiore coinvolgimento dei laici nella missione della Chiesa, del servizio verso i poveri: tutti questi settori costituiscono le priorità dei vostri sforzi pastorali. La vostra Conferenza svolge un ruolo vitale nell’organizzazione e nella promozione del programma di evangelizzazione e di rinnovamento che il PCP-II vi ha proposto. Tuttavia è anche vero che saranno soprattutto l’impegno personale e la guida pastorale di ognuno di voi nelle vostre Chiese particolari a permettere alla grazia di Dio di fiorire e prosperare.

2. Ovunque nel vostro Paese vi sono segni della devozione e delle ricche tradizioni religiose del popolo filippino. Le vostre chiese e i vostri santuari, le vostre solennità e le vostre feste sono espressione di un approccio spontaneo e fiducioso alle Persone della Santissima Trinità, ai Santi e in particolare alla Madre del Salvatore, onorata e invocata con nomi che sottolineano il suo ruolo materno e il suo esempio di sequela di Cristo. La devozione al Santo Niño è una caratteristica nota della religiosità popolare nel vostro Paese. Ricordo vivamente l’intronizzazione dell’immagine di Nostra Signora di Antipolo alla vigilia della Decima Giornata Mondiale della Gioventù! Tutto ciò costituisce un tesoro di fede e di pietà che deve essere custodito e trasmesso a tutte le nuove generazioni. Se qualche aspetto di questa pietà popolare deve essere purificato da elementi che non sono in sintonia con i principi di fede, ciò deve essere fatto gradualmente, attraverso un’istruzione e una catechesi solide volte a infondere sentimenti religiosi e a suscitare un coinvolgimento esteriore con un autentico senso di conversione interiore.

3. Questo ci porta a riflettere sulla figura del Vescovo quale maestro di fede nella propria Diocesi. I Vescovi sono “i dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo” (Lumen gentium, 25). In un certo senso questo è il vostro compito principale, poiché è dalla predicazione di coloro che sono stati mandati che è nata la comunità dei credenti: “E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati” (Rm 10, 14-15). Abbiamo ricevuto l’investitura sacramentale che ci distingue come Successori degli Apostoli. A noi è stato affidato il deposito della fede, insieme al dovere di serbarlo intatto e di difenderlo contro tutte le minacce. Dobbiamo continuamente esaminarci riguardo la nostra fedeltà alle verità della fede che sono state trasmesse e il modo in cui svolgiamo il mandato divino di tramandarle. L’ammonizione di San Paolo a Timoteo è applicabile direttamente a ognuno di noi: “Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo salverai te stesso e coloro che ti ascoltano” (1 Tm 4, 16). Fin dal momento della mia ordinazione episcopale ho sempre considerato nel mio cuore e nelle mie opere questo dovere come prioritario. In seguito, nella mia prima Lettera Enciclica, Redemptor hominis, ho scritto: “la responsabilità per tale verità significa anche amarla e cercarne la più esatta comprensione, in modo da renderla più vicina a noi stessi e agli altri in tutta la sua forza salvifica” (n. 19). I Vescovi sono chiamati a crescere, attraverso lo studio e la preghiera personali, in intimità con lo Spirito Santo per essere in grado di assimilare e comunicare il contenuto pieno del messaggio cristiano: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26).

4. Il dovere di trasmettere la fede spetta in maniera particolare al Vescovo che in questo non può essere sostituito, sebbene tutti possano e debbano cooperare con lui e condividere questa missione a diversi livelli. Il buon Pastore saprà come considerare e incoraggiare la collaborazione attiva di tutti: sacerdoti, religiosi e catechisti. Egli garantirà che le risorse e il personale vengano impegnati nello studio e nell’insegnamento della teologia e della catechesi, e nell’evangelizzazione in tutte le sue forme, incluso l’uso dei mezzi di comunicazione sociale. In questa grande responsabilità, personale e collettiva, di trasmettere il contenuto pieno della fede, ogni membro della Chiesa ha un ruolo da svolgere. Tuttavia il ruolo e la responsabilità del Vescovo sono originali e particolari. Dove necessario, esorterà i fedeli a ricordare che “spetta in particolare al Vescovo custodire e interpretare nelle Chiese particolari la Parola di Dio e giudicare in maniera autorevole ciò che è o meno in accordo con essa” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione sulla vocazione ecclesiale dei Teologi, n. 19).

È vero che lo Spirito Santo distribuisce i suoi doni di sapienza e di grazia senza distinzioni: “Lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l’invocano” (Rm 10, 12), e che la maggior parte delle volte lo fa in maniera tranquilla e nascosta, guidando le anime verso una profonda unione con la volontà di Dio, tuttavia a volte può sembrare che i suoi doni abbiano un effetto più visibile e incisivo sulle vite di alcuni individui o di certe comunità. Più evidenti sono i doni, maggiore è il discernimento richiesto ai Pastori, per non indurre in errore anche gli eletti (cf. Mt 24, 24). Lo Spirito Santo che distribuisce i suoi doni è lo stesso Spirito che ha ispirato le Scritture e che assiste il Magistero della Chiesa al quale è affidata l’interpretazione autentica di tali Scritture (cf. Dei Verbum, 12).

5. Per affrontare le sfide del mondo che si approssima al nuovo millennio in una condizione di diffusa incertezza spirituale e culturale, la Chiesa nelle Filippine, come in ogni altro luogo, si trova di fronte alla grande sfida del rafforzamento della catechesi a tutti i livelli. Tutte le altre forme di apostolato e di servizio trarranno beneficio da una cultura cattolica sempre più chiara. Milioni di bambini e di giovani hanno bisogno di venire istruiti sui principi basilari della fede, se devono diventare membri impegnati della comunità ecclesiale. I genitori hanno bisogno di essere aiutati nello svolgimento del compito di educatori primari seguendo le vie di Dio. Anche le persone istruite spesso hanno bisogno di aiuto per impostare la propria esistenza e viverla pienamente di fronte alla complessità della vita moderna e delle molteplici concezioni e opinioni che vengono espresse. Come può un Vescovo rispondere a tali sfide? La sua preoccupazione immediata sarà quella di garantire che i propri sacerdoti ricevano una solida formazione umana, spirituale, teologica e pastorale, poiché quando i sacerdoti sono in grado di trasmettere con sicurezza e convinzione il contenuto della fede, la fides quae creditur il loro ministero sortisce effetti duraturi sulla formazione delle coscienze e sull’animazione dell’apostolato: “più si sviluppa l’apostolato dei laici e più fortemente viene percepito il bisogno di avere dei sacerdoti che siano ben formati” (Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, 3).

Negli ultimi anni avete compiuto grandi sforzi per migliorare la formazione sacerdotale. Il fine dei responsabili dei seminari deve essere quello di offrire “un’atmosfera che favorisce e assicura un processo formativo così che colui che è chiamato da Dio al sacerdozio possa divenire, con il sacramento dell’Ordine, un’immagine vivente di Gesù Cristo Capo e Pastore della Chiesa” (Ivi, 42). La vostra Conferenza dovrebbe esaminare la situazione al fine di superare le disparità regionali nella formazione dei sacerdoti, cercando di elevare il livello educativo di tutti i seminari attraverso uno scambio maggiore di personale fra le Diocesi e fra le congregazioni religiose. Il ruolo dei Superiori, dei direttori spirituali e degli educatori è talmente importante per la crescita e il benessere futuri di tutta la comunità ecclesiale che nessun Vescovo dovrebbe esitare a impiegare personale e risorse nel compimento di quest’opera.

6. In quanto primi responsabili della vita della Chiesa nelle vostre Diocesi, avete anche doveri riguardanti la solida formazione dei membri degli Istituti religiosi sia degli uomini sia delle donne. Nel rispetto dell’autonomia interna di tali comunità, come previsto dal Diritto ecclesiastico o da una particolare legislazione, la vostra personale vicinanza e il vostro sostegno possono fare molto per rafforzare le donne e gli uomini consacrati nella loro specifica vocazione di servire Cristo e il suo Regno attraverso la testimonianza dei consigli evangelici. Vi incoraggio di cuore a intensificare il dialogo fra la Conferenza episcopale e le conferenze dei Superiori Maggiori, in particolare laddove è necessario eliminare qualsiasi tipo di disorientamento teologico nelle persone e nei gruppi consacrati, o laddove un abbassamento del tenore della vita spirituale e comunitaria ha portato a una perdita di identità, a un indebolimento della testimonianza pubblica della vita consacrata nella società o a una noncuranza dell’autentico carattere carismatico e sacrificale della consacrazione. I religiosi sono chiamati a rappresentare nella Chiesa e nel mondo Cristo obbediente, casto e povero. Tutto ciò che fate per sostenerli in questa splendida ma esigente vocazione si tradurrà in abbondanti benedizioni sulle vostre Chiese particolari.

7. Anche se non è possibile, né necessario, che io menzioni tutti gli aspetti del vostro ministero, desidero confermarvi nell’impegno che avete ripetutamente mostrato nella sollecitudine verso i lavoratori migranti. La vostra Lettera Pastorale Conforta il mio popolo, confortalo, per menzionare soltanto una delle più recenti, affronta direttamente questo grande problema e richiama l’attenzione sulle sofferenze di molti migranti filippini, sui bisogni delle loro famiglie rimaste nel Paese e sul dovere della comunità ecclesiale di aiutare queste persone ovunque vadano. Un’identificazione generosa e amorevole dei Vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici con il Buon Samaritano permetterà alla Chiesa nelle Filippine di ampliare i propri sforzi in tale direzione.

Un altro ambito della vostra missione è quello delle popolazioni tribali concentrate in alcune zone del vostro Paese. Il loro stile di vita sta subendo profondi cambiamenti, non tutti positivi, dovuti non da ultimo al fatto che la deforestazione industriale sta distruggendo il loro ambiente naturale. Questa pressione, esercitata sulla loro cultura tradizionale, le rende vulnerabili a varie forme di fondamentalismo e ciò dovrebbe impegnare tutta la Chiesa nelle Filippine. Un programma di sviluppo umano e di evangelizzazione, rispettoso di tutti i valori presenti nelle culture di quei popoli, costituisce un’altra delle sfide che richiedono generosità e zelo da parte dei sacerdoti, dei religiosi e dei volontari laici. Affido alla vostra collettiva sollecitudine pastorale l’opera della Commissione sui Filippini Tribali, patrocinata dalla vostra Conferenza, affinché gli aspetti sociali dell’approccio a questi gruppi siano accompagnati da un’evangelizzazione seria e fiduciosa.

8. Cari Fratelli nell’Episcopato, nel riflettere con voi sul vostro ministero di Successori degli Apostoli, il mio scopo è stato soprattutto quello di incoraggiare la vostra fedeltà al Signore e di esortarvi a riporre fiducia nella forza dello Spirito Santo, attraverso il quale abbondate nella speranza (cf. Rm 15, 13). Non rifuggite dal duro lavoro che avete di fronte, lavoro spesso reso più difficile da ostacoli e da difficoltà, poiché, come ci ricorda san Paolo, “in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati” (Rm 8, 37). Tutto è possibile con l’aiuto di Dio. Prego affinché grazie ai vostri sforzi e al vostro insegnamento tutta la Chiesa nelle Filippine divenga piena della forza di Dio, e affinché sotto la vostra guida la comunità cattolica sia instancabile nell’edificare una civiltà di verità e di amore. Affido voi e tutti i fedeli all’amorevole intercessione della Madre del Redentore e come pegno del mio affetto imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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