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VIAGGIO APOSTOLICO IN UNGHERIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI AMMALATI E AGLI ANZIANI

Ospizio «Casa di Santo Adalberto» (Arciabbazia di Pannonhalma)
Venerdì, 6 settembre 1996

 

Considero importante, durante il mio pellegrinaggio in Ungheria, questo pur breve incontro con voi, carissimi Fratelli e Sorelle, segnati dalla malattia e dal peso degli anni. Vi ringrazio per avermi invitato, testimoniando così l’affetto e la vicinanza spirituale di ciascuno di voi al Papa. Il mio pensiero va anche a quanti, a motivo dell’infermità e dell’età, accompagnano questa mia visita da casa, da una clinica, dall’ospedale.

A tutti un sentito grazie, in special modo per le preghiere! Grande è il valore dell’umana sofferenza e indispensabile è l’apporto della cosiddetta “terza età”! Quella della malattia è una condizione ambivalente: da una parte, impedendo in vario modo la persona, la conduce a sperimentare il proprio limite e la propria fragilità; dall’altra, mettendola a più diretto contatto con la Croce di Cristo, l’arricchisce di possibilità nuove. Con l’offerta a Cristo delle proprie sofferenze, la persona malata può recare un personale contributo alla sua opera redentiva e partecipare attivamente all’edificazione della Chiesa. Anche l’anziano costituisce una presenza assai preziosa per la famiglia e per la società.

Voi anziani siete i custodi di un patrimonio ricchissimo di valori e di esperienze. Non tenetelo chiuso in voi stessi, ma comunicatelo ai più giovani, con saggezza e discrezione, ed essi stessi ve ne saranno grati.

Carissimi Fratelli e Sorelle, la Vergine Maria vi ottenga di vivere in pienezza di fede la vostra condizione e di trovare negli altri attenzione, ascolto e solidarietà. A ciascuno di voi e a tutti i malati ed anziani di questo amato Paese imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica, che estendo volentieri anche alle persone che si prodigano generosamente nell’assistenza.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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