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VIAGGIO APOSTOLICO IN UNGHERIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto Internazionale «Ferihegy I» (Budapest)
  Sabato, 7 settembre 1996

 

Signor Presidente, Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Carissimi cittadini ungheresi!

1. Nel momento in cui si conclude questa mia Visita pastorale, sento il bisogno di rinnovare a tutti l’espressione dei miei sentimenti di viva gratitudine. Con grande gioia sono venuto in Ungheria per partecipare alle celebrazioni giubilari dell’Arciabbazia di Pannonhalma e per visitare Gyor, città ricca di storia e diocesi risalente al santo Re Stefano.

Il rinnovato contatto con la popolazione ungherese mi ha confermato nella stima per una Nazione che nelle grandi tradizioni spirituali e civili del passato custodisce il segreto della sua presente rinascita. Mi avete messo a parte delle speranze e delle preoccupazioni che accompagnano l’attuale momento della vostra storia. Parto portando con me l’immagine viva d’un popolo che aspira con determinazione a costruire per tutti un futuro di giustizia e di pace.

Grazie, Signor Presidente, per la squisita accoglienza; grazie per avermi offerto l’opportunità di condividere con l’amato Popolo ungherese un tratto, sia pur breve, del suo cammino di rinnovamento, segnato da generosità e coraggio. In questi due giorni ho potuto incontrarmi con i responsabili civili del Paese. Mi è stato dato di rivedere tanti fratelli nella fede: Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, membri di Istituti secolari e fedeli laici. Ed ora, nell’accomiatarmi, vorrei inviare a tutti un riconoscente saluto: agli ungheresi che sono in Patria ed a quelli che vivono all’estero, alle minoranze interne ed ai rifugiati, a tutti gli abitanti di questo Paese, posto nel cuore dell’Europa. Grazie a tutti coloro che hanno preso parte a questa mia Visita, a coloro che l’hanno preparata ed a quanti ne hanno assicurato il pacifico e sereno svolgimento.

2. Riprendo il cammino del ritorno con la consapevolezza di aver incontrato un Popolo generoso nella cui storia - lo si può ben dire guardando il passato - si rispecchia quella dell’Europa.

L’Ungheria vive oggi una stagione di particolare impegno civile nella ricerca di un autentico sviluppo sociale ed economico. In quest’arduo compito, essa guarda con fiducia all’Europa come alla grande casa comune, all’interno della quale ogni popolo deve poter esprimere la peculiare ricchezza che lo contraddistingue. Perché questo avvenga, è necessario che la convivenza tra le diverse Nazioni poggi sempre sulle solide fondamenta del diritto, della giustizia, della solidarietà e della cooperazione. Rivolgo un particolare pensiero ai giovani, con i quali durante questo mio soggiorno non ho potuto avere un incontro a parte, ma che ho avuto la gioia di vedere numerosi nelle varie celebrazioni. Carissimi giovani ungheresi, la seconda guerra mondiale e gran parte della stessa successiva dittatura sono per voi soltanto pagine di storia, che non avete sperimentato direttamente.

Voi siete la prima generazione dopo i profondi rivolgimenti sociali degli anni 1989/90. Non mancate di informarvi su quanto è avvenuto in questo secolo che volge ormai al termine. Informatevi e riflettete, perché gli errori e le sofferenze di chi vi ha preceduto diventino lezione istruttiva per voi. Il terzo millennio, ormai alle porte, comincia con voi. Voi siete la speranza della vostra Nazione. A voi, pertanto, tocca il compito di imprimere nuova vitalità alla sua storia. Un’eredità non facile la vostra! Ma con l’aiuto di Dio siete in grado di assumerla. Non perdetevi d’animo e seguite la via della verità e della fede. Accettate la sfida che vi è lanciata. Siate voi gli artefici di un mondo nuovo, che poggi sul fondamento di quei valori a cui ispirò la sua azione il santo Re Stefano. Siate certi che Dio, Signore della storia, vi aiuterà a condurre a termine la vostra missione per il bene di tutti.

3. Signor Presidente, è giunto ormai il momento del congedo. Ancora una volta grazie per la cordialità con la quale sono stato accolto e poi accompagnato nelle ore, purtroppo fugaci, del mio soggiorno in questo Paese. Faccio ora ritorno a Roma, città alla quale è molto legata la storia del Popolo ungherese. Fin dai tempi antichi Roma è stata meta ambita di tanti pellegrini provenienti da queste terra. A Roma santo Stefano costruì la prima casa per i pellegrini ungheresi. È nel ricordo di questo vincolo di fede e di carità che sono venuto fra voi, pellegrino di pace e di speranza. Possa questa mia

Visita rafforzare ogni credente nell’adesione generosa al Vangelo ed alla Chiesa, perché risplenda in ogni angolo della terra la luce della Verità e dell’Amore di Cristo. Questo ho voluto ripetere a te, Comunità cattolica d’Ungheria, a cui vorrei rivolgere un ultimo cordiale saluto. Carissimi fedeli, con gioia ho apprezzato la vostra adesione alla Chiesa e il vostro impegno per il bene del Paese.

Ringrazio specialmente Lei, Signor Cardinale, e il Vescovo di Gyor, l’Arciabate di Pannonhalma e tutta la Conferenza Episcopale per l’invito e la fraterna ospitalità. E, mentre invoco su tutti la benedizione di Dio, di cuore auguro alla vostra Patria ed a ciascun ungherese di vivere nella pace, di raggiungere insieme quella felicità che ogni essere umano ardentemente ricerca.

Dio benedica questa terra e i suoi abitanti!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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