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VIAGGIO APOSTOLICO IN UNGHERIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UNA RAPPRESENTANZA DELLA DIOCESI DI GYOR

Cattedrale di Gyor - Sabato, 7 settembre 1996

 

Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Cari sacerdoti, religiosi e fedeli della diocesi di Gyor!

1. Sono lieto di incontrarvi nell’odierna festività dei tre santi martiri di Kassa ed in questa cattedrale a voi tutti assai cara per la presenza non soltanto dell’immagine miracolosa della Madre di Dio, ma anche della venerata reliquia del santo re Ladislao, nonché della tomba del Servo di Dio, il Vescovo Vilmos Apor, che, sulle orme del Buon Pastore, cinquant’anni or sono donò la vita per difendere coloro che gli erano stati affidati. Ringrazio Mons. Lajos Pápai per le parole che mi ha rivolte e con lui saluto i Vescovi ungheresi presenti.

A tutti ed a ciascuno il mio saluto affettuoso e grato. Nel corso di questo secolo la Nazione ungherese è stata sottoposta per alcuni decenni a grandi prove per causa, dapprima, della dittatura nazionalsocialista e poi dell’imperialismo sovietico. Abolito lo Stato di diritto con le relative garanzie, entrambi avversarono tenacemente la Chiesa, considerata il principale nemico, giungendo sino allo scioglimento delle associazioni e delle federazioni ecclesiali, alla statalizzazione delle scuole cattoliche e alla soppressione violenta della stampa d’ispirazione cristiana. In tal modo la Chiesa veniva esclusa da tutti gli ambiti della vita pubblica e i fedeli degradati a cittadini di seconda classe.

Molti di voi sono testimoni diretti di tali gravissimi eventi, avendo dovuto sopportare la prigionia e non poche forme di repressione. La persecuzione contro la Chiesa interessò anche l’ambito dell’educazione alla fede: l’insegnamento della religione, pur facoltativo ufficialmente, nella prassi veniva ostacolato attraverso intimidazioni e vessazioni di ogni genere, con la conseguenza di lasciare all’oscuro delle verità rivelate intere generazioni di ungheresi. A ciò s’aggiunse, in tempi più recenti, l’azione deleteria di un diffuso materialismo pratico e di un accentuato secolarismo, che frenarono ulteriormente la pratica religiosa.

Ma, grazie ai sacerdoti e ai fedeli che, come il Vescovo Apor, seppero testimoniare coraggiosamente la fede in Cristo subendo la persecuzione, il carcere, la perdita del lavoro o l’emarginazione dalla vita sociale e politica, la Chiesa ha continuato ad essere presente come un pugno di lievito nella massa, spesso indifferente ed ostile. In tale difficile scenario, soprattutto le famiglie credenti sono state veicolo di fede e fucine non solo di cristiani, ma anche di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa.

2. Nonostante alcuni promettenti segnali di ripresa, apparsi già negli anni antecedenti al 1989 nell’ambito della catechesi e della formazione dei catechisti, i cristiani si sono trovati piuttosto impreparati di fronte alle nuove possibilità aperte dal crollo della dittatura comunista. Notevole è stato, pertanto, in questi ultimi anni, pur tra enormi difficoltà, l’impegno nella riorganizzazione della vita ecclesiale: gli Ordini e le Congregazioni religiose hanno ripreso con slancio rinnovato la loro vita di comunità; sono stati fondati nuovi centri cattolici d’istruzione; sono stati aperti convitti per studenti di istituti superiori e di università, mentre, parallelamente, si va sviluppando l’università cattolica e la presenza della Chiesa all’interno degli istituti superiori di pedagogia.

Parimenti, è stata riorganizzata la Caritas, sia a livello diocesano che nazionale, ed hanno ripreso le loro attività le associazioni e i movimenti ecclesiali e, in particolare, l’Unione degli Intellettuali Cristiani sia qui a Gyor che in altre città. Promettenti risultati si annunciano, altresì, nella formazione seminaristica, opportunamente rinnovata secondo le indicazioni del Concilio, e nella pastorale vocazionale, grazie alla quale si registra un certo incremento di presenze giovanili nei seminari e negli istituti religiosi.

3. Accanto a questi risultati positivi non sono mancate le delusioni: pesano le lentezze nella ripresa della pratica religiosa, le difficoltà frapposte alla restituzione degli istituti scolastici appartenenti alla Chiesa, l’azione non sempre positiva dei mass media, che propongono spesso un’immagine di uomo e un modello di società lontani dal Vangelo.

Tali fatti, lungi dall’indurre alla rassegnazione, devono costituire per i credenti una spinta ad intensificare i loro sforzi. Sono a tutti ben noti i problemi sociali con cui deve oggi misurarsi il vostro Paese: la persistente disoccupazione, la generale insicurezza, il diffuso lassismo, gli eccessi del capitalismo selvaggio con conseguenti fenomeni di imbarbarimento morale.

Non lasciate che la solidarietà e il senso di responsabilità verso il prossimo vengano annullati dall’individualismo e dall’egoismo! In una società che tende a far cadere nell’oblio tali valori, i cristiani sono chiamati a promuovere la sensibilità per il bene comune, contrastando coloro che, schiavi della ricerca del proprio interesse, dimenticano la sofferenza dei poveri e il dovere di costruire una società giusta ed ospitale. È necessario che vengano costantemente coniugati ascesa economica e solidarietà sociale, libertà e spirito di servizio, diritti individuali e bene di tutti.

4. L’impegno per un rinnovato annuncio del Vangelo nella società ungherese esige, come obiettivo prioritario, la riscoperta di Gesù Cristo, Figlio di Dio, e l’adesione piena alla sua Verità, poiché “in Cristo la religione non è più un "cercare Dio come a tentoni" (cf. At 17, 27), ma è risposta di fede a Dio che si rivela” (Giovanni Paolo II, Tertio Millennio adveniente, 6).

Da tale adesione incondizionata al Vangelo nasce la missione della Chiesa che, pur contrapponendosi alla mentalità mondana (cf. Gv 17, 14), vive nel mondo come “un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Lumen gentium, 4). Alla vigilia della ricorrenza del bimillenario dell’Incarnazione del Figlio di Dio, ho rivolto a tutti i cristiani l’invito ad un grande rinnovamento spirituale e ad un responsabile esame di coscienza, per preparare con entusiasmo l’ingresso nel terzo millennio cristiano.

Anche alla vostra Comunità diocesana rivolgo oggi tale pressante invito: aprite risolutamente la vostra mente e il vostro cuore a Gesù Cristo, il quale “è lo stesso ieri, oggi e sempre!” (Eb 13, 8). In Lui, non nella mentalità utilitaristica e materialistica del mondo contemporaneo, sta la salvezza dell’umanità! In nessun altro “Vangelo” c’è la speranza di un futuro degno dell’uomo! Un rinnovato impegno apostolico non può non condurre i cristiani ad interrogarsi sulle cause dell’indifferenza religiosa e del relativismo morale: sulle omissioni nel testimoniare la fede; sulle incoerenze e le infedeltà; sull’atteggiamento indulgente nei confronti dell’aborto e degli altri crimini verso la vita nascente, “delitti abominevoli” (Gaudium et spes, 51) e sempre condannati dal Magistero.

Al tempo stesso, però, la considerazione delle ombre non deve far dimenticare le innumerevoli testimonianze positive dei credenti di ogni tempo. La recente lettera pastorale dei vostri Vescovi (cf. Episcoporum Ungarorum, Epistula Pastoralis, Lettera del 5 giugno 1996) invita ad esaminare alcune vette di questa storia di fede e di luce che il Signore, nonostante i peccati degli uomini, ha scritto anche nella vostra Terra: la testimonianza delle famiglie cristiane che hanno sopportato la discriminazione ma non hanno rinnegato la loro fede, educando i figli nella fede in Cristo persino a costo di grandi sacrifici; l’esempio di coraggiosa fermezza offerto da Vescovi, sacerdoti, religiosi, che hanno saputo pagare il prezzo di indicibili sofferenze, ed anche della vita per non venir meno al loro dovere. Figure come quelle del Card. József Mindszenty e del Vescovo Vilmos Apor, parlano con eloquenza al cuore di ogni ungherese.

5. Carissimi, è il momento di unire le forze con generosità rinnovata! Lo dico anzitutto a voi, sacerdoti della Diocesi di Gyor. La piena comunione col vostro Vescovo, una vita spirituale intensa e il servizio disinteressato siano i cardini del vostro ministero! Superate le difficoltà sorte nel tempo delle persecuzioni e rendete grazie al Signore per essere riusciti a mantenere fede alla vostra vocazione in quei momenti difficili. Il Papa è qui per rendere atto alla vostra perseveranza e alla vostra sofferenza.

Auspico che nel ritrovato clima di libertà cresca in voi l’ardore e la letizia di essere chiamati a svolgere un ministero insostituibile per la vita dei fratelli. Formulo l’augurio che la generosità e lo zelo di ciascuno stimolino molti giovani a scoprire e ad accogliere con gioia la vocazione al sacerdozio. A voi, religiosi e religiose, che nel recente passato avete sofferto in silenzio una dura persecuzione e tra non poche difficoltà state riattivando la vita comunitaria in Ungheria, esprimo vivo apprezzamento, invitandovi a confidare in Colui che è fedele e a porre al servizio della nuova evangelizzazione, secondo i rispettivi carismi, le vostre vite donate al Vangelo.

Esorto voi, seminaristi, a ringraziare incessantemente Dio per il dono straordinario della vocazione. Chiamati ad essere i sacerdoti del terzo millennio, donatevi generosamente e senza riserve al servizio di Cristo e della sua Chiesa, seguendo l’esempio dei Santi e accettando gioiosamente il celibato per farvi “tutto a tutti” nell’obbedienza e nella piena comunione ecclesiale.

6. I catechisti e gli insegnanti delle scuole cattoliche si sentano chiamati a rendere un autentico servizio ecclesiale e spendano con generosità le loro energie nel preparare le “pietre vive” per edificare la Chiesa del nuovo millennio cristiano.

Le famiglie cattoliche, “chiese domestiche”, inserite nella più grande comunità della Parrocchia, siano scuole di carità, di fedeltà e di altruismo, accogliendo i figli come una benedizione del Signore. Offrano ai giovani la testimonianza concreta della bellezza di una vita coniugale vissuta alla luce del Vangelo. A tal fine auspico che l’evangelizzazione delle famiglie e la preparazione dei fidanzati al sacramento del Matrimonio costituiscano un elemento cardine di tutta la pastorale diocesana.

I Consigli pastorali e le organizzazioni cattoliche siano strutture portanti della parrocchia: in piena comunione con i Pastori e nell’ascolto attento della parola di Dio, crescano ogni giorno in “consapevolezza, zelo, impegno ed irradiazione missionaria” (cf. Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 58). In tal modo potranno costituire un punto di riferimento per gli adulti che si interessano al Vangelo e alla Chiesa, nonostante non abbiano goduto, nella loro giovinezza, di un’adeguata educazione alla fede.

Rivolgo un particolare saluto ai malati, chiedendo loro di rendersi protagonisti della salvezza dei fratelli: la loro croce, unita a quella di Cristo, può diventare per loro stessi e per molti fonte di vita e di speranza.

La cura dei poveri, dei bisognosi e degli emarginati, a cui si stanno dedicando, pur tra difficoltà non indifferenti, la Caritas diocesana e parrocchiale, l’Ordine di Malta ungherese, le Associazioni Kolping ed altri gruppi benemeriti, costituiscono il segno concreto dell’avvento della civiltà dell’amore che i cristiani intendono edificare in terra ungherese.

7. La molteplicità dei compiti da assolvere rende necessario l’impegno convinto e responsabile dei laici. La Chiesa chiede loro di assumere le proprie responsabilità, tenendo presente che il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, delle realtà sociali, dell’economia, degli strumenti della comunicazione sociale, delle scienze e delle arti, della vita internazionale.

Il loro compito diventa sempre più urgente di fronte alle nuove possibilità di partecipazione alla vita pubblica. In tale ambito il laico cristiano, animato dalla convinzione che la crescita del Regno di Dio costituisce, nello stesso tempo, un dono e un impegno, rifuggirà da ogni forma di integralismo e si porrà in atteggiamento di dialogo e di servizio, nel pieno rispetto della dignità di ogni persona, che rimane sempre il fine di ogni azione sociale.

8. Cari Fratelli e Sorelle! Lo straordinario tesoro della fede cristiana, cui il Vangelo ci invita a subordinare tutto (cf. Mt 13, 44), vi impegna ad essere fermento della società per diventare costruttori di speranza. Cristo Redentore, centro della vostra vita, è con voi! Vi assistano la “Magna Domina Hungarorum”, la Madonna di Gyor, il santo re Ladislao, i martiri di Kassa e tutti i santi ungheresi. Vi incoraggi nel vostro impegno apostolico l’esempio edificante e coraggioso del Servo di Dio, il Vescovo Vilmos Apor. A tutti la mia Benedizione. Amen!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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