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VIAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA FRANCIA

Casa Diocesana di San Sisto (Reims) - Domenica, 22 settembre 1996

 

Cari Fratelli nell’Episcopato,

1. In quest’ultima giornata della mia visita pastorale in Francia, sono lieto di incontrarvi e sono sensibile alla vostra presenza e alla vostra accoglienza. Ringrazio Monsignor Joseph Duval per le parole che mi ha appena rivolto a nome vostro, sottolineando la nostra profonda comunione e ricordando molte vostre preoccupazioni. La mia gratitudine va a Monsignor Gérard Defois che ci accoglie in questa antica città episcopale di Reims e, in questo momento, nella casa diocesana San Sisto. Vorrei esprimere di nuovo la mia riconoscenza a Monsignor Honoré, a Monsignor Gourvès e a Monsignor Garnier che con i loro diocesani hanno organizzato meravigliosamente le varie tappe di questo viaggio. Rivolgo anche un saluto amichevole ai Vescovi in pensione, assicurando loro che la Chiesa conta sempre sulla loro preghiera e sull’esperienza che hanno acquisito negli anni di ministero. Saluto in modo particolare quanti fra voi sono stati nominati di recente e quanti hanno accettato di lasciare la loro sede per farsi carico di una nuova Diocesi.

In diversi luoghi, sono stato portato ad onorare alcuni grandi santi del vostro Paese. Come non ricordare che, anche qui, mi trovo fra i successori di Martino e Remigio, di Ireneo e Dionigi, di Ilario e Cesario, di Corentino e Paterno, di Francesco di Sales ed Eugenio di Mazenod! Non posso ora nominare tutti i santi Vescovi che hanno fondato o reso illustri le vostre Diocesi. Il ricordo di queste eminenti figure delle vostre Chiese non ci rimanda ad un passato compiuto, ma ci ricorda il ricco e vivo patrimonio spirituale di cui voi siete eredi e continuatori. Nel corso delle varie epoche sono state aperte strade lungo le quali voi ora procedete, in modo fedele e nuovo allo stesso tempo.

2. Il vostro ministero a volte può sembrare gravoso; le preoccupazioni si accumulano. Come Successore di Pietro, vengo ad esprimervi la mia fiducia e ad incoraggiarvi. Lo Spirito del Signore vi dà la forza e la luce. L’Eucaristia, di cui il Vescovo è principalmente il celebrante all’interno della Chiesa particolare, manifesta la comunione di tutti; la presenza del Salvatore, attraverso la sua Parola e il suo sacrificio, vi fortifica lungo il cammino della vita. La grazia della vostra ordinazione episcopale vi aiuterà a svolgere la vostra missione di unità nella carità e di discernimento nella verità. Sotto la vostra guida, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e fedeli laici, tutti concorrono a far vivere l’edificio di pietre vive che la Chiesa in realtà è.

Mentre siete qui riuniti, ricordo volentieri i lavori che realizzate insieme nel quadro della Conferenza dei Vescovi di Francia. Istanza di concertazione e di aiuto reciproco, di studio e di incentivo, essa vi offre un aiuto prezioso nell’esercizio delle vostre responsabilità, in uno spirito collegiale, grazie allo scambio delle vostre esperienze e all’ascolto reciproco. In comunione con il Vescovo di Roma e con l’insieme dei Vescovi del mondo, la vostra Conferenza vi permette di tradurre concretamente la sollecitudine per la Chiesa universale richiesta dal Concilio Vaticano II (cf. Lumen gentium, 23). A livello nazionale, attraverso i Pastori riuniti, essa contribuisce utilmente a dare un’immagine e una voce alla Chiesa.

3. Monsignor Duval ha ricordato in particolare le vostre riflessioni sulla “Proposta della fedenella società attuale, tenuto conto della sua evoluzione. Questo lavoro approfondito che coinvolge molte persone, dimostra la vitalità reale dei cattolici in Francia. Sono persuaso che a partire dagli orientamenti d’insieme da voi forniti, l’annuncio del Vangelo trarrà impulso dinanzi a fedeli sempre più consapevoli della loro responsabilità e della loro missione di battezzati. Questo riguarda sia la catechesi dell’infanzia, con un gran numero di catechisti, sia il catecumenato degli adulti, che da voi sta sperimentando un reale impulso. Anche le famiglie, che ho incontrato a Sainte-Anne-d’Auray in una meravigliosa assemblea, hanno una missione di primo piano che la pastorale deve sostenere. Spetta a voi coordinare l’azione dei numerosi movimenti, di antica o di recente fondazione, che esercitano un’influenza determinante sull’iter spirituale e sui diversi tipi di impegno dei vostri diocesani. In un momento di necessaria riorganizzazione pastorale, soprattutto delle parrocchie, l’attività dei consigli pastorali e dei gruppi di animazione nelle comunità più piccole permette di rafforzare il dinamismo dei fedeli. Penso che a tutti questi livelli, che ho solo sommariamente ricordato, la “proposta della fede” e il risveglio delle vocazioni devono essere preoccupazioni primarie.

So che state sviluppando i mezzi di formazione destinati in particolare alle persone che esercitano responsabilità a tutti i livelli delle diocesi. È necessario, infatti, aiutarli a rispondere della speranza (cf. 1 Pt 3, 15), e quindi indirizzare la formazione sul contenuto della fede, sugli aspetti principali dell’esperienza cristiana, sulla dottrina sociale della Chiesa, senza dimenticare di chiarire le situazioni presenti attraverso una corretta conoscenza della Scrittura e della Tradizione, ossia attraverso una solida formazione teologica e spirituale.

4. Da anni cercate di sviluppare e coordinare le iniziative affinché la Chiesa tutta intera sia solidale con i più bisognosi. Questo è l’impegno di ogni battezzato che non può essere fedele al Vangelo senza preoccuparsi per le membra più fragili del Corpo di Cristo, quei “sofferenti della vita” che mi avete permesso di incontrare a Tours, come anche di tutti i fratelli in umanità colpiti da molteplici forme di miseria e di povertà. Poveri nel corpo e nel cuore, disorientati dinanzi al senso della loro vita, esclusi dal lavoro e privati di condizioni di vita decenti, connazionali o stranieri, sono quelli che il Signore chiamava piccoli e umili e ai quali mostrava la sua predilezione. I discepoli di Cristo non possono che seguirlo sul cammino della solidarietà, condizione per la pace e espressione dell’amore per il prossimo.

5. Vorrei sottolineare un altro livello della comunione ecclesiale, quello della solidarietà nella missione al di là delle frontiere. Come ho già detto nel corso di questo viaggio, la generosità delle vostre Chiese è da lungo tempo veramente grande; nonostante le difficoltà, essa deve continuare. Apprezzo quanto le vostre Diocesi danno della loro povertà, accettando la partenza in Paesi lontani di sacerdoti e laici, instaurando rapporti fraterni con Chiese giovani o con Chiese che ricominciano a progredire dopo le prove degli ultimi decenni.

6. Non posso ora affrontare tutti gli aspetti del vostro ministero; ne riparleremo con più calma in occasione delle vostre visite “ad limina” all’inizio dell’anno prossimo. Tuttavia, con poche parole, vorrei ancora incoraggiare la pastorale dei giovani, per la quale la Conferenza si è adoperata. Non lesinate sforzi, nonostante l’invecchiamento di molti responsabili, per arrivare ai giovani. Essi si aspettano di essere ascoltati, accompagnati e soprattutto che il loro posto e le loro iniziative nella vita ecclesiale vengano riconosciuti. Sono in molti ad essersi impegnati nella preparazione della Giornata mondiale di Parigi. Dite ai giovani che il Papa conta su di loro per accogliere i loro compagni provenienti da tutto il mondo e condividere con essi la parte migliore della loro esperienza.

7. Nell’opinione pubblica, diffusa dai mezzi di comunicazione sociale, vi scontrate con reticenze spesso clamorose ad accettare una parola di Chiesa riguardante aspetti importanti della vita personale o l’attività sociale ed economica. Che il vostro sforzo per investire nella comunicazione vi dia la possibilità di chiarire i malintesi! Mentre proclamiamo la salvezza in Gesù Cristo (cf. At 4, 12), sentiamo il desiderio di promuovere la dignità umana e la sua fedeltà alla propria natura profonda, alla sua vocazione. In una società che ha contribuito molto a far riconoscere la libertà umana e i diritti della persona, va da sé che esprimere delle convinzioni non vuol dire imporle, bensì esercitare un diritto inalienabile (cf. Dignitatis humanae). La concezione cristiana del rispetto della vita e della dignità della persona è illuminata da un’esperienza e da una riflessione approfondite di generazione in generazione alla luce della fede. Un dialogo sereno e rispettoso di tutte le famiglie spirituali dovrebbe rendere più positivi i dibattiti attuali. Non abbiamo altra intenzione se non quella di servire l’uomo in uno spirito di fratellanza universale, come ha così fortemente affermato il Concilio Vaticano II (cf. Gaudium et spes, n. 3 e passim).

8. All’approssimarsi del terzo millennio, dovrete partecipare ad appuntamenti importanti, come l’Assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi che ho annunciato di recente. È opportuno anche che le vostre Chiese particolari rimangano attente alle ricerche condotte dalle Chiese presenti in tutti i continenti per accrescere la propria fedeltà alla missione affidata loro da Cristo.

La preparazione del grande Giubileo sta entrando ormai in una fase più attiva. Come ho auspicato nella Lettera Apostolica Tertio Millennio adveniente, dobbiamo volgere un lucido sguardo ai periodi trascorsi, come facciamo oggi nel commemorare il battesimo di Clodoveo, a partire dal quale la nazione costituitasi a poco a poco ha instaurato legami profondi con la Chiesa di Cristo. Il Giubileo invita tuttavia ad aprire prospettive: si tratta senza dubbio di mettere in risalto quanto c’è di più nobile nelle tradizioni della vostra nazione, la cui influenza è stata così grande, ma anche di partire da questa esperienza per rispondere meglio alle sfide del nostro tempo.

Il Giubileo costituisce anche un appello pressante a sviluppare l’evangelizzazione, aprendosi all’azione dello Spirito Santo che illumina il cammino della Chiesa, poiché: “lo Spirito è anche per la nostra epoca l’agente principale della nuova evangelizzazione” (Ivi, 45).

Che la preghiera e la riflessione di tutti, nelle vostre comunità diocesane, invitino ad accogliere questo Giubileo come un evento nella storia della Redenzione, nella storia spirituale delle Chiese, così come in quella di ogni persona! Questo Giubileo celebra la venuta del Signore nell’umanità per riconciliarla. Cristo è la nostra speranza.

Cari Fratelli nell’Episcopato, vi rinnovo i miei ringraziamenti per la vostra accoglienza. Affido all’intercessione materna di Nostra Signora, alla preghiera di tutti i santi e di tutte le sante di Francia, le vostre persone e il compimento del vostro ministero. Trasmettete il mio caloroso incoraggiamento ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai laici delle vostre Diocesi. Invoco di cuore su tutti la Benedizione del Signore. È l’augurio che vorrei lasciarvi a conclusione di questo bell’incontro. Dio vi benedica!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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