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VIAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI AGENTI DELLA PASTORALE DIOCESANA

Cattedrale di Reims - Domenica, 22 settembre 1996

 

Cari Fratelli e Care Sorelle,

1. È un bene che abbiate scelto di meditare sulla conversazione tanto importante di Gesù con la donna di Samaria in questo incontro in cui testimoniate il “cammino sinodale” della Diocesi di Reims. Ringrazio il vostro Arcivescovo Monsignor Gérard Defois per la sua accoglienza e tutti coloro che hanno presentato questa ampia riflessione sulla vita della Chiesa nella Champagne e nelle Ardenne. Attraverso voi, che siete riuniti in questa prestigiosa cattedrale, desidero salutare tutti i fedeli di questa Diocesi dalle radici cristiane antiche e profonde.

2. Insieme a voi desidero proseguire la meditazione sull’importante pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Vediamo Gesù, stanco per il cammino, fermarsi vicino a un pozzo; arriva allora una donna di Samaria per attingere acqua. Gesù le dice: “Dammi da bere” (Gv 4, 7). La Samaritana gli dice a sua volta: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?” (Gv 4, 9). Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4, 10).Infatti, “chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 13-14).

Gesù qui non si riferisce all’acqua che gli abitanti di Samaria andavano ad attingere al pozzo di Giacobbe. Come il canto dell’inno liturgico, egli parla dell’acqua che ci dona “nella fatica, riposo; nella calura, riparo; nel pianto, conforto” (Sequenza, Veni, Sancte Spiritus). Quest’acqua è il simbolo dello Spirito Santo. Colui che la beve non avrà più sete, poiché lo Spirito è la sorgente che spegne la sete dell’anima degli uomini. Esso è la fonte della conoscenza e dell’amore che scorre per l’eternità.

Nel corso delle riflessioni alle quali vi siete dedicati in questi ultimi anni avete dovuto attingere abbondantemente a questa fonte di acqua viva. Sono certo che lo Spirito Santo era con voi, che operava nelle vostre parrocchie o nei vostri luoghi di accoglienza. Esso animava i vostri incontri con quegli uomini e quelle donne ai quali dovete fare scoprire che solo il Signore può soddisfare le loro aspettative e la loro sete, e che Egli bussa alla porta di ogni uomo. Lo Spirito Santo vi guidava e vi sosteneva con i suoi doni: i doni della saggezza e dell’intelligenza, della scienza e del consiglio, della forza, della pietà e del timore di Dio.

3. Continuiamo a seguire lo straordinario dialogo che Cristo ha intrapreso con la samaritana presso il pozzo di Giacobbe. A un certo momento la donna comprende che Gesù non è un comune viandante venuto a riposarsi presso il pozzo. Ella scopre che egli è un profeta e glielo dice in modo diretto: “Signore, vedo che tu sei un profeta” (Gv 4, 19). I profeti fanno parte della tradizione d’Israele. Sono loro a parlare nel nome di Dio e a guidare il popolo di Dio lungo il cammino dell’adorazione. È per questo che la donna dice: “I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare” (Gv 4, 20). Queste parole fanno eco al diverbio che opponeva i Samaritani agli Ebrei circa il Tempio, circa il luogo del vero culto. Allora Gesù risponde: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. ( . . .)  Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4, 21; 23-24). In quel momento Cristo confida a quella donna, un peccatrice, una delle più grandi verità della Buona Novella: l’adorazione di Dio non dipende dal luogo, dal tempio costruito dalle mani degli uomini; lo Spirito Santo stesso edifica questo tempio intimo in ogni uomo che cerca sinceramente Dio e che non chiude il cuore alle chiamate della grazia. Questo tempio spirituale è il luogo di adorazione che l’uomo deve a Dio Padre “in spirito e verità”.

4. Il Concilio Vaticano II ha rinnovato l’insegnamento sul sacerdozio universale di tutti i credenti e sul sacerdozio ministeriale. Sono certo che i vostri lavori si sono ispirati a questo magistero conciliare, espresso soprattutto nella Costituzione Lumen gentium sulla Chiesa. Questo insegnamento è ammirevole; esso libera il nostro modo di pensare e la nostra esperienza cristiana da ogni rigido ritualismo. Esso ci insegna a fare della nostra vita un’offerta spirituale (cf. Rm 12, 1).

Il cammino conciliare ci invita anche a partecipare nel modo più profondo possibile alla vita sacramentale della Chiesa, in particolare all’Eucaristia. Per proseguire il vostro cammino sinodale riprendete la lettura dei documenti conciliari fondamentali che parlano del sacerdozio. Bisogna costantemente approfondire il senso del sacerdozio, sia di quello universale dei fedeli, legato al battesimo, sia di quello ministeriale. Fedeli laici, voi sarete più sicuri nella vita e nelle vostre attività se avrete una maggiore comprensione di ciò che la vostra consacrazione battesimale e la vostra missione nella comunità ecclesiale comportano. Riflettete anche sul ruolo insostituibile del Vescovo e dei sacerdoti: essi vengono ordinati per celebrare l’Eucaristia del Signore e trasmettere i doni della grazia negli altri sacramenti, per riunire i fedeli nel nome di Cristo e per essere i primi portatori della Parola di Dio. Desidero esprimere il mio apprezzamento per la dedizione dei sacerdoti, dei diaconi, dei religiosi e delle religiose della vostra Diocesi; prego insieme a voi affinché i giovani ascoltino la chiamata del Signore a mettersi completamente al suo servizio nella sua Chiesa, accettando di impegnarsi nei ministeri ordinati o nella vita consacrata.

5. Nel Vangelo di san Giovanni leggiamo che, dopo avere sentito tutto ciò, la Samaritana lascia la sua brocca e va in città per parlare alla gente del suo straordinario incontro (cf. Gv 4, 28). “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?” (Gv 4, 29). Venite a vedere un uomo. Venite a vedere il Messia, il Cristo. Questo appello è rivolto a tutta la comunità della Chiesa a Reims: venite a vedere Cristo!

Un giorno Pilato domanda a Gesù: “Tu sei il re dei Giudei?” (Gv 18, 33). Egli ode questa risposta: se lo fossi “i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei” (Gv 18, 36). Vedi, mi trovo davanti a te, legato, accusato, e si chiede per me la condanna a morte; umanamente parlando, in me non vi è niente di regale. Pilato ripete la stessa domanda: “Dunque tu sei re?”. Cristo risponde: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37).

Ritengo che esista un nesso significativo tra questo evento del venerdì santo e il dialogo che ha avuto luogo presso il pozzo di Giacobbe: venite a vedere l’uomo che mi ha detto tutta la verità (cf. Gv 4, 29). È questo Uomo che davanti a Pilato dice: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18, 37). Seguendo questi due dialoghi vi sarete convinti, ancora una volta, che Cristo è il primo e ultimo Testimone della Verità divina. I Samaritani hanno creduto a Cristo e dicono alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo” (Gv 4, 42).

Cari Fratelli e care Sorelle, auspico che la vostra ricerca comune contribuisca a farvi approfondire la vostra fede, a farvela testimoniare senza timori nella società francese e a rendervi più attenti ai bisogni del vostro tempo, nella certezza che solo Cristo, morto e risorto, è il Salvatore del mondo, che egli possiede le parole di vita eterna, che colui che lo segue “non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). Faccio mia la vostra preghiera: “Signore, facci diventare profeti di vita, d’amore e di gioia, allora la Chiesa risplenderà della fede dei giovani!”

6. Che Gesù, Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita, vi conceda di conoscerlo e di seguirlo, di essere suoi testimoni condividendo con tutti i vostri fratelli la luce della fede, la forza della speranza e il dono supremo dell’amore del Padre!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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