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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI NOVE NUOVI AMBASCIATORI IN OCCASIONE 
DELLA PRESENTAZIONE DELLE LETTERE CREDENZIALI*

Sala Clementina - Giovedì, 24 aprile 1997

 

Signori Ambasciatori,

1. È con piacere che ricevo dalle mani delle Vostre Eccellenze le Lettere che vi accreditano presso la Santa Sede come Ambasciatori straordinari e plenipotenziari delle vostre rispettive nazioni. All’inizio della vostra nuova missione, formulo per voi voti cordiali e vi porgo il benvenuto a Roma, in questa città dove una civiltà antica ha lasciato la sua impronta, non solo nelle pietre, ma anche nella cultura e nell’espressione dei valori morali e spirituali che gli uomini hanno vissuto nel corso dei tempi.

2. Il mio recente viaggio a Sarajevo m’invita a lanciare nuovamente, attraverso di voi, un vibrante appello a favore della pace fra le comunità umane all’interno di ogni Paese e fra le nazioni. Conoscete il valore che la Chiesa attribuisce alla buona intesa fra i popoli, per permettere a ognuno di vivere in serenità e per edificare insieme la città terrena. I fenomeni di mondializzazione che si sviluppano sono talvolta all’origine di tensioni sociali. Tuttavia essi possono essere una fonte di dinamismo per i Paesi e per gli scambi amichevoli fra gli uomini. Ciò presuppone che siano incessantemente approfondite le regole della vita internazionale, ispirandosi a principi etici.

È opportuno innanzitutto ricordare il ruolo principale dell’uomo fatto per vivere in società, ma che non può essere ridotto a questa dimensione comunitaria della sua esistenza. Per le sue prerogative e per le sue funzioni, lo Stato è il primo garante delle libertà e dei diritti della persona umana, ossia del rispetto per ogni persona, in virtù della sua dignità; in effetti, essendo un essere spirituale, l’uomo è il valore fondamentale e conta più di tutte le strutture sociali alle quali partecipa. “Ogni minaccia contro i diritti dell’uomo, sia nel quadro dei suoi beni spirituali o in quello dei suoi beni materiali, fa violenza a questa dimensione fondamentale” (Giovanni Paolo II, Discorso all’UNESCO, n. 4, 2 giugno 1980. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III, 1 (1980) 1638). Questa attenzione ai diritti dell’uomo da parte delle Autorità infonde in ogni cittadino la fiducia nelle istituzioni nazionali, incaricate di garantire la sua tutela.

3. Nella vita pubblica, così come nei diversi ambiti della vita sociale, tutti gli uomini devono anche favorire il dialogo. Ciò permette a ogni persona e a ogni gruppo di essere riconosciuto nella sua diversità e, allo stesso tempo, di sentirsi chiamato a servire la sua patria. Spetta a coloro che, a qualsiasi titolo esercitano una responsabilità pubblica, vegliare sull’integrazione delle persone che vivono in uno stesso territorio, per far sì che la loro azione vada a beneficio di tutti. Quando dei membri della comunità nazionale non sono parte integrante del destino del loro Paese, la loro progressiva emarginazione apre la via a molteplici forme di violenza. Al contrario, il riconoscimento delle differenze religiose e culturali, la loro considerazione da parte dello Stato, l’appello affinché ognuno operi in vista del bene comune, sono elementi che rafforzano in tutti i cittadini l’amore per la patria, il desiderio di adoperarsi per la sua unità e per la sua crescita, e l’apertura agli altri che va fino all’accoglienza fraterna degli sfollati e degli stranieri.

4. A livello di ogni Paese e della comunità internazionale, le Autorità e i partner sociali si preoccupano di sviluppare una solidarietà effettiva fra i cittadini e fra i popoli. Dinanzi alle crescenti difficoltà che numerosi Paesi attraversano, una maggiore solidarietà si traduce innanzitutto in aiuti d’urgenza. A tale proposito, apprezzo gli sforzi della comunità internazionale e di numerosi organismi a favore dell’aiuto umanitario, per assistere i Paesi più poveri del pianeta, per prestare soccorso alle popolazioni civili nelle zone dei conflitti, per accogliere le persone costrette a lasciare la propria terra e per offrire assistenza alle regioni colpite da diverse catastrofi naturali.

Tuttavia questa solidarietà si manifesta anche in altri modi. In effetti, mediante un’assistenza tecnica e una formazione appropriata, è opportuno incoraggiare i Paesi che escono da periodi difficili a dotarsi di istituzioni democratiche stabili, a valorizzare le proprie ricchezza per il bene di tutti gli abitanti e ad assicurare alle popolazioni un’educazione morale, civica e intellettuale. È solo attraverso la promozione integrale delle persone che si potranno aiutare realmente i Paesi a svilupparsi, a essere artefici del loro progresso e partner della vita internazionale, e a considerare il futuro con fiducia. Da parte sua, grazie agli obiettivi del decennio per lo sradicamento della povertà, determinati nel vertice di Copenaghen, l’ONU ha lanciato un appello particolarmente opportuno a tutti i Paesi per intensificare gli sforzi in questo ambito.

5. I vostri concittadini cattolici, clerici e laici, sono desiderosi di impegnarsi nella società nazionale, fondandosi sui principi morali che la Santa Sede non cessa di insegnare e di sviluppare. In particolare, essi prendono parte attiva all’educazione, alla sanità e all’azione caritativa, che sono tre forme di servizio grazie alle quali vogliono aiutare i giovani a costruire la loro personalità e stare accanto alle persone che soffrono. Essi manifestano anche a quanti li circondano, nel rispetto delle credenze specifiche e senza spirito di proselitismo, il volto d’amore di Dio. La libertà di religione e la libertà di coscienza di cui devono godere, insieme ai loro compatrioti, in virtù dell’equità fra tutti i cittadini di una nazione, consentono loro di sviluppare la propria vita spirituale, trovando nella preghiera personale e nelle celebrazioni comunitarie la fonte del loro dinamismo nel mondo.

6. Signori Ambasciatori, il nostro incontro è l’occasione per fare queste riflessioni. Al termine di questa cerimonia, il mio pensiero si volge agli Stati che rappresentate presso il Successore di Pietro e ai loro dirigenti. Vi sarei grato se esprimeste loro i sentimenti profondi che provo nei loro riguardi e l’attenzione che presto loro. Nella preghiera formulo per i vostri concittadini voti di pace e di prosperità.

Su voi, sulle vostre famiglie, sui vostri collaboratori e sui vostri concittadini invoco l’abbondanza dei benefici divini.


*L'Osservatore Romano 25.4.1997 pp.4, 9.

 

© Copyright 1997 - Libreria Editrice Vaticana

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