 |
VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN
DOMENICO SAVIO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DEL CONSIGLIO PASTORALE
Domenica, 7 dicembre 1997
Voglio salutare cordialmente tutti i presenti, i membri del Consiglio Pastorale
- ringrazio il suo rappresentante per le parole introduttive - e anche i
giovani.
Voglio parlarvi della Missione cittadina, perché questa idea, questo concetto è
molto denso di significato, ma è anche nuovo. Prima del Concilio si pensava che
la missione spettasse ai missionari nei Paesi non cristiani. In Italia noi siamo
tutti cristiani e quindi non ci sarebbe stato bisogno della missione. Invece,
già nei tempi immediatamente pre-Conciliari e poi durante il Concilio, si
è fondato il concetto nuovo espresso dalle parole: la Chiesa è dappertutto e
sempre in stato di missione, «in statu missionis». Allora non si tratta soltanto
di una missione «ad extra», che deve andare verso i Continenti, i Paesi, i
popoli non cristiani, non battezzati, per predicare loro il Vangelo. La missione
è dappertutto, è anche a Roma, in Italia, in tutti i Paesi cristiani d'Europa.
Siamo tutti in stato di missione.
Così l'idea, il concetto della Missione cittadina ha trovato molto bene la sua
identità nella preparazione al Terzo Millennio. Ci prepariamo al Terzo Millennio
di Cristo. Il giorno di apertura sarà certamente il suo Natale. Preparandoci al
Terzo Millennio della nascita di Cristo, dobbiamo pensare ancora a Cristo morto
e risorto, dobbiamo pensare alle sue ultime parole: «Andate nel mondo intero,
ammaestrate tutti i popoli predicando loro il Vangelo e battezzandoli nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Questo è il testamento di Cristo,
sono le ultime parole di Cristo. Penso che così si spieghi il concetto della
missione in ogni dimensione: quella «ad extra», dei missionari che lavorano nei
Paesi non cristiani - che saluto anche qui - e poi quella cittadina, a Roma. Non
possiamo prepararci in altro modo al Grande Giubileo del 2000 se non facendo
questa Missione, sentendoci in stato di missione con la Chiesa di Roma dentro
Roma. Così è stato preparato e così dovrà essere continuato il programma della
Missione cittadina.
Vi ringrazio tutti per la vostra disponibilità. Ringrazio i missionari adulti ma
anche i giovani. Non sono più ragazzini, bambini, come quelli che ho incontrato
prima della Santa Messa. Ho parlato loro anche di Domenico Savio: ognuno di voi
è un Domenico Savio più cresciuto, più responsabile, più disposto ad essere
missionario «ad extra» e «ad intra». Era di Torino, ma se fosse stato di Roma
certamente sarebbe stato un protagonista della Missione cittadina. È vissuto più
cento anni fa, ma oggi sarebbe uno degli artefici della Missione cittadina a
Roma. Così auguro a tutti i giovani della parrocchia di san Domenico Savio di
essere suoi seguaci.
Al termine della visita, prima di lasciare la parrocchia, il Papa ha sostato
dinanzi all'ingresso della scuola media, salutando con queste parole i numerosi
fedeli che lo attendevano:
Grazie alla vostra parrocchia dedicata a san Domenico Savio. Grazie per la
vostra accoglienza, per la visita, per la bella giornata, per il bel canto, per
il coro. Soprattutto è stato bello ciò che abbiamo vissuto insieme con la vostra
comunità. Grazie ai padri salesiani, alla loro grande famiglia, presente
dappertutto, anche in America, soprattutto in America. Lo si è visto durante
l'Assemblea Speciale per l'America del Sinodo dei Vescovi: quanti sono i
salesiani in America e quanti sono i Vescovi salesiani!
Vi auguro una buona domenica e poi un buon Natale, perché siamo già vicini.
© Copyright 1997 - Libreria
Editrice Vaticana
|