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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERZO GRUPPO DI
PRESULI 
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLE FILIPPINE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 11 febbraio 1997

 

Eminenza,
Cari Fratelli Vescovi,

1. Nell’amore del nostro Salvatore Gesù Cristo, vi do il benvenuto, membri del terzo gruppo di Vescovi filippini nell’ambito di questa serie di visite ad Limina della vostra Conferenza. Colgo l’occasione della presenza del Cardinale Sin per ricordare ancora una volta con un profondo senso di gratitudine gli eventi straordinari del gennaio 1995. La magnifica risposta di così tante persone in occasione della Giornata mondiale della Gioventù e la gioia di celebrare il IV centenario dell’Arcidiocesi di Manila, e delle allora sedi suffraganee di Cebu, Caceres e Nuova Segovia costituiscono un momento prezioso del mio ministero peregrinante. Quei meravigliosi giorni trascorsi a Manila hanno confermato le mie speranze sulla diffusione della luce del Vangelo nel prossimo millennio nel Continente asiatico.

Attraverso l’intercessione degli Apostoli Pietro e Paolo, la cui testimonianza ha santificato questa Sede di Roma, prego affinché la comunità cattolica delle Filippine sia sempre pienamente cosciente dell’importante “vocazione missionaria” che il Signore vi ha affidato e per la quale lo Spirito Santo vi ha preparato fin dalla prima evangelizzazione delle vostre Isole. Questa vocazione vi conferisce una grande responsabilità e una particolare dignità. Essa fa richieste concrete al vostro ministero episcopale, inclusa un’applicazione generosa delle disposizioni previste dalle Norme che la Congregazione per il Clero ha pubblicato sulla cooperazione fra le Chiese particolari e una migliore distribuzione delle clero (cfr Congregationis pro clericis, 25 marzo 1980: AAS 72 2, 343-364; Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n. 64)

2. Come ho già detto nei miei recenti incontri con i membri della vostra Conferenza, le sfide che la Chiesa nelle Filippine deve affrontare sono veramente enormi. Esse vi esortano alla fiducia assoluta nel Signore e richiedono una catechesi sistematica a tutti i livelli della vita ecclesiale. Guidati dalla vostra “sana dottrina” (2 Tm 4, 3), i cattolici filippini devono essere in grado di applicare la “parola della fede” (Rm 10, 8) alle situazioni di vita concreta nelle quali essi vivono la chiamata universale alla santità. Nell’Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae, ho esortato i Vescovi a promuovere nelle proprie diocesi “una autentica passione per la catechesi, una passione che si incarni in un’organizzazione adeguata ed efficace, che metta in opera le persone, i mezzi, gli strumenti, come pure tutte le risorse necessarie” (Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, n. 63). Rinnovo questo appello, in particolare a proposito delle due aree di vita pastorale cruciali e intimamente connesse fra di loro: la famiglia e la promozione della giustizia sociale.

3. In effetti, la difesa e la promozione della famiglia, il centro di tutte le società, è un compito prioritario spettante a tutti coloro che sono impegnati nella ricerca del benessere sociale e della giustizia. Nel corso del mio Pontificato ho voluto spiegare che “per essa passa la principale corrente della civiltà dell’amore, che in essa trova le sue “basi sociali”” (Giovanni Paolo II, Lettera alle Famiglie, n. 15). Spetta in primo luogo a voi Vescovi formare le coscienze dei fedeli secondo gli insegnamenti della Chiesa, affinché i laici in particolare possano operare efficacemente per l’introduzione di politiche pubbliche che rafforzino la vita familiare. La vostra Conferenza si è pronunciata spesso su questo argomento ricordando che una politica familiare deve essere la base e la forza propulsiva di tutte le politiche sociali. In tal senso, lo Stato, che per sua natura è ordinato al bene comune, è obbligato a tutelare la famiglia rispettando la sua struttura naturale e i suoi inalienabili diritti. I fedeli laici, in particolare attraverso organizzazioni e associazioni familiari, devono venire incoraggiati a continuare a promuovere le istituzioni sociali, la legislazione civile e le politiche nazionali che tutelano i diritti e le responsabilità familiari (cfr Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, n. 44).

Allo stesso modo l’economia ha un ruolo vitale nell’assicurare la solidità della famiglia. Una delle critiche principali che i Pastori della Chiesa devono rivolgere al sistema socioeconomico oggi dominante, interpretato come subordinazione di quasi tutti gli altri valori alle forze di mercato, consiste nel fatto che la dimensione familiare del contratto lavorativo viene generalmente ignorata. Tale sistema si preoccupa poco o affatto della retribuzione familiare. Quanto lontane sono ancora moltissime società da ciò che la Chiesa chiede con forza: “una giusta remunerazione per il lavoro della persona adulta, che ha responsabilità di famiglia, è quella che sarà sufficiente per fondare e mantenere degnamente una famiglia e per assicurarne il futuro” (Eiusdem, Laborem exercens, n. 19)! I legislatori, i responsabili del commercio, dell’industria e del lavoro, gli educatori, gli operatori delle comunicazioni sociali e le famiglie stesse devono tutti venir incoraggiati a ricreare un’economia incentrata sulla famiglia, basata sui principi della sussidiarietà e della solidarietà. L’autentica giustizia sociale passa attraverso la famiglia! È anche pensando a questo che parteciperò alla celebrazione della Giornata Internazionale della Famiglia che si svolgerà a Rio de Janeiro il prossimo ottobre.

4. Nelle Filippine, come in molte altre parti del mondo, la famiglia è come una finestra su una società che soffre per le tensioni causate dal passaggio da uno stile di vita più tradizionale a uno caratterizzato da individualismo e da frammentazione crescenti. In questa fase di transizione, le verità morali e religiose che dovrebbero dare sostegno e orientamento agli individui e alla società vengono spesso dimenticate o rifiutate al punto che alcuni comportamenti che in precedenza erano considerati sbagliati cominciano a essere accettati sia socialmente sia legalmente e anche promossi al rango di “diritti”. L’antidoto più efficace sarà costituito dagli sforzi di agenti pastorali competenti, perseveranti e attivi attraverso la catechesi, i gruppi di sostegno familiare e i mezzi di comunicazione sociale. Quando la verità e il significato della sessualità umana vengono minacciati da una mentalità secolarizzata, la Chiesa deve insegnare sempre di più e sostenere la saggezza di Dio e il suo disegno amorevole per l’amore coniugale. Quando “la vita sociale si avventura nelle sabbie mobili di un relativismo sociale” (Eiusdem, Evangelium vitae, n. 20), la cura morale e spirituale della famiglia è una sfida che non può essere ignorata: essa praticamente definisce la missione pastorale della Chiesa. Nell’anno in cui celebra il centenario della nascita del mio venerabile Predecessore Papa Paolo VI desidero ripetere il suo pressante appello a tutti i Vescovi: “lavorate con ardore e senza sosta alla salvaguardia e alla santità del matrimonio, perché sia sempre più vissuto in tutta la sua pienezza umana e cristiana. Considerate questa missione come una delle vostre più urgenti responsabilità nel tempo presente” (Paolo VI, Humanae vitae, n. 30).

5. Gli sforzi pastorali sono rivolti principalmente alla maggioranza dei fedeli che lottano quotidianamente per vivere secondo le esigenze della loro dignità di cristiani nel matrimonio e nella famiglia. La tendenza attuale a guardare ai casi difficili e a categorie particolari non dovrebbe distogliere i Pastori della Chiesa dal prestare la dovuta attenzione ai bisogni delle famiglie normali. Esse guardano alla loro guida spirituale, per il sostegno della sana dottrina, la grazia dei sacramenti e l’empatia umana che le sosterranno nella missione mai facile di essere un’autentica “chiesa domestica”, la prima comunità a essere evangelizzata affinché possa essere a sua volta l’evangelizzatrice prossima e immediata dei suoi membri. Le coppie giovani che si preparano al matrimonio hanno bisogno di essere aiutate a comprendere che il matrimonio e la famiglia si basano su responsabilità liberamente assunte di fronte a Dio, al coniuge, ai figli coinvolti, alla società e alla Chiesa. I vincoli instaurati fra coloro che divengono “una sola carne” (Gen 2,24) richiedono una comunione e una fedeltà per tutta la vita. Fortunatamente nelle vostre Diocesi potete contare su numerosi gruppi e molte associazioni che aiutano la famiglia a vivere la sua vocazione di comunità di amore, di scuola di umanità e di santuario di vita. Allo stesso modo la vostra Commissione Episcopale sulla Vita Familiare è instancabile nel suo sforzo di guidare e coordinare le opere pastorali in questo campo.

Cari fratelli, la nostra missione profetica come araldi della “verità del Vangelo” (Gal 2,14) esige che proclamiamo in maniera vigorosa e persuasiva l’insegnamento della Chiesa sulla trasmissione responsabile della vita umana. Ciò richiede uno sforzo concertato per aiutare i fedeli a comprendere più chiaramente che la realizzazione coniugale è legata al rispetto per il significato e il fine intrinseci della sessualità umana. Vi incoraggio con affetto a proseguire le iniziative già intraprese per migliorare la preparazione al matrimonio e per sostenere l’insegnamento dei metodi naturali di regolazione della fertilità. Le tradizioni culturali e religiose del vostro popolo, che apprezza la vita e la libertà, dovrebbero aiutarlo a opporsi a misure contrarie alla vita: aborto, sterilizzazione e contraccezione. La Chiesa annuncia il Vangelo della vita, un visione totalmente positiva dell’esistenza umana, contraria al pessimismo e all’egoismo di coloro che tramano contro lo splendore della sessualità e della vita umane (cfr Secondo Concilio Plenario delle Filippine, Documento Conciliare, n. 585).

6. Un’evangelizzazione più profonda del popolo di Dio richiede che voi gettiate la luce penetrante del Vangelo su ogni situazione e circostanza che ostacola l’edificazione del Regno di Cristo, regno di verità e vita, di santità e grazia, di giustizia, amore e pace (cfr Prefazione di Cristo Re). Siamo tutti consapevoli delle difficoltà insite nella proclamazione della giustizia sociale, soprattutto quando sono coinvolte questioni radicate profondamente in strutture sociali e in costumi culturali antichi. L’opzione preferenziale per i poveri viene spesso male interpretata, creando a volte tensioni fra la Chiesa e alcuni settori della società che richiedono un dialogo costruttivo nell’interesse del bene comune. Dimostrate di essere Pastori secondo il cuore del Signore (cfr Ger 3,15) quando mettete la vostra intelligenza, le vostre abilità pastorali e la vostra creatività al servizio della promozione di una visione dell’uomo, di ogni singolo essere umano, che corrisponde pienamente alla dignità umana così come rivelata da Cristo.

Il vostro impegno nella dottrina sociale non ha un interesse solamente umanitario: la fame e la sete di giustizia devono essere costantemente appagate dalla preghiera e dall’adorazione liturgica. Attraverso l’unione con Cristo, i battezzati vengono trasformati dalla grazia per il servizio della carità; sull’Altare essi ricevono la forza di perseverare nel servizio della giustizia (cfr Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, n. 48). Il Secondo Concilio Plenario delle Filippine ha prestato giustamente attenzione alla stretta connessione esistente fra la vita della fede e l’opera di giustizia: “All’apostolato sociale deve essere dato costantemente un solido fondamento religioso attraverso la catechesi e un legame organico con il culto” (Decreti, articolo 20 3). Vi incoraggio dunque a continuare, con saggezza e coraggio, a guidare e illuminare i fedeli e di fatto l’intera società circa i fondamenti morali ed etici di una coesistenza giusta e umana.

7. Cari Fratelli nel Signore: nel cenacolo il Signore Gesù ha invitato i suoi discepoli a essere amici, a perseverare nella comunione amorevole con lui (cfr Gv 15, 13-14), e ha suggellato questa intimità con il dono dell’Eucaristia. Ora state celebrando un Anno Eucaristico che avete inaugurato con il Quinto Congresso Eucaristico Nazionale sul tema Eucaristia e Libertà. Il Signore Eucaristico vi accompagna, Successori degli Apostoli, nel vostro ministero quotidiano. Pensando alla vostra opera quotidiana al servizio del Vangelo, vi esorto con le parole di san Ignazio di Antiochia: “Sopportate tutti proprio come il Signore fa con voi. Abbiate pazienza con tutta la carità, come di fatto fate. Dedicatevi incessantemente alla preghiera; pregate per una maggiore comprensione; vegliate senza che il vostro spirito venga meno” (San Ignazio di Antiochia, Lettera a Policarpo,1.2). In questo spirito mi unisco a voi nell’affidare il nostro fratello il Vescovo Benjamin de Jesus, Vicario Apostolico di Jolo, all’amore eterno del nostro Padre celeste. Insieme a voi invoco la pace di Dio su tutta la regione meridionale del vostro Paese. Prego affinché, mentre la Chiesa nelle Filippine si prepara al Terzo millennio, l’intercessione di Maria, Madre del Redentore, ottenga a voi, ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici di condividere la sua incrollabile fede, la sua costante speranza e il suo fervente amore. Con la mia Benedizione Apostolica.

  

 © Copyright 1997 - Libreria Editrice Vaticana

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