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DICHIARAZIONE COMUNE DI GIOVANNI PAOLO II E
DI ARAM I KESHISHIAN, CATHOLICOS DI CILICIA DEGLI ARMENI
A conclusione del loro incontro ufficiale, Sua Santità Papa
Giovanni Paolo II e Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia, rendono grazie a
Dio che ha permesso loro d’approfondire la loro spirituale fraternità in Gesù
Cristo e la loro vocazione pastorale ed evangelizzatrice nel mondo. L’incontro
ha costituito una occasione privilegiata di pregare e riflettere insieme, per
ribadire il loro impegno e i loro comuni sforzi per l’unità dei cristiani.
L’incontro tra il Catholicos della Grande Casa di Cilicia e il
Papa della Chiesa cattolica segna una tappa importante nelle loro relazioni.
Tali rapporti, che risalgono agli esordi del cristianesimo in Armenia, hanno
rivestito una particolare importanza in Cilicia dall’XI al XIV secolo, e sono
continuati dopo che il Catholicossato di Sis fu esiliato dalla sua sede e
stabilito ad Antelias, in Libano, nel 1930.
Papa Giovanni Paolo II e il Catholicos Aram I sono lieti di
questo incontro nel quadro della Settimana di Preghiera per l’unità dei
cristiani, che richiama l’urgenza della piena comunione tra i cristiani,
affinché essi possano compiere la loro missione essenziale che in primo luogo è
quella di testimoniare Cristo, morto e risuscitato per la salvezza dell’umanità.
Durante due millenni, l’unità della fede in Gesù Cristo, dono di Dio, fu per
l’essenziale mantenuta, malgrado le controversie cristologiche ed
ecclesiologiche, che spesso derivavano da fattori d’ordine storico, politico o
socioculturale. Questa comunione di fede, già espressa negli ultimi decenni dai
loro Predecessori in occasione dei loro incontri, è stata di recente e
solennemente riaffermata nell’incontro di Sua Santità Giovanni Paolo II con Sua
Santità il Catholicos Karekin I. Allo stesso modo oggi, il Vescovo di Roma,
successore di Pietro, e il Catholicos di Cilicia pregano affinché si
approfondisca la comunione nella fede in Gesù Cristo, grazie al sangue dei
martiri e alla fedeltà dei Padri al Vangelo e alla Tradizione apostolica, e che
essa si manifesti nella ricca diversità delle rispettive tradizioni ecclesiali.
Una siffatta comunità di fede deve tradursi concretamente nella vita dei fedeli,
ed essa deve guidarci verso la piena comunione.
I due capi spirituali sottolineano dunque la importanza vitale
del dialogo sincero che si riferisce agli ambiti teologici e pastorali, come
anche ad altre dimensioni della vita e della testimonianza dei fedeli. Le
relazioni già esistenti costituiscono una esperienza in grado di favorire la
collaborazione diretta e fruttuosa tra di loro. Sua Santità Papa Giovanni Paolo
II e Sua Santità Aram I sono fermamente convinti che in questo secolo durante il
quale le comunità cristiane si sono più profondamente impegnate nel dialogo
ecumenico, un serio riavvicinamento, sostenuto dal reciproco rispetto e dalla
reciproca comprensione, costituisce la sola via sicura ed affidabile verso la
piena comunione.
La Chiesa cattolica ed il Catholicossato di Cilicia sono anche
confrontati ad un campo immenso di collaborazione costruttiva. Per il fatto
delle ideologie che si esprimono in valori materialisti, ed a causa dei rovinosi
effetti dell’ingiustizia e della violenza, il mondo attuale rappresenta un vero
pericolo per l’integrità e l’identità della fede cristiana. Più che mai, la
Chiesa di Cristo deve, per la sua fedeltà al Vangelo, dare al mondo un messaggio
di speranza e di carità, e farsi fervente propagatrice dei valori evangelici.
Deve anche prevedersi una attiva collaborazione nei campi dello studio e
dell’insegnamento della teologia, della formazione religiosa, come anche nella
valutazione delle situazioni pastorali in cui è possibile agire in comune per la
promozione dei valori etici; in più è anche necessario cercare di affrontare
insieme molteplici problemi relativi alla missione e all’impegno pastorale e
spirituale per il rinnovamento della vita cristiana e per la trasformazione
della società. Il Papa e il Catholicos esortano il loro clero ed i loro fedeli a
partecipare attivamente a questo massimo impegno che deve concretizzarsi ed
organizzarsi a tutti i livelli, soprattutto a livello locale dove i fedeli
affrontano insieme situazioni difficili. La fede cristiana induce anche a
collaborare più efficacemente per promuovere la dignità ed i diritti di ogni
essere umano, ed il diritto di tutti i popoli a vedere riconosciute le loro
legittime aspirazioni e le loro identità culturali.
La Chiesa armena deve affrontare oggi delle condizioni di vita e
delle sfide che incitano a rendere più efficace la sua testimonianza in Armenia,
nel Nagorno Karabagh, e nella diaspora. Dispersi in tutto il mondo, i fedeli di
questa Chiesa vivono in contesti nei quali il dialogo è indispensabile per la
sua vita e per la sua testimonianza.
Nelle società pluraliste di oggi, caretterizzate dagli scambi,
nelle quali culture, religioni e civiltà sono permanentemente in relazione ed in
interazione, le Chiese hanno la vocazione di promuovere il dialogo. Il contesto
mediorientale presenta una sorgente di reciproco arricchimento e di comune
testimonianza per i cristiani, i quali, con i loro concittadini musulmani,
possiedono in larga misura la stessa storia, gli stessi problemi sociali ed
economici, e lo stesso destino politico. Le Chiese sono d’altronde convinte
dell’importanza di un dialogo con i musulmani, ed è questo uno dei compiti per
il quale occorre che vi sia concertazione tra loro. In un tale quadro, d’altra
parte, il dialogo non resta intellettuale e teorico, ma verte concretamente su
elementi dell’esistenza quotidiana.
In Medio Oriente, rivestono una particolare importanza la
presenza attiva e la testimonianza dinamica dei cristiani, poiché questi ultimi
sono impegnati insieme nella battaglia per la giustizia e per la pace. Pertanto
è indispensabile imprimere un nuovo slancio alla missione spirituale e sociale
delle Chiese, nei paesi del Medio Oriente, nei quali emergono come priorità
l’istaurazione di una pace giusta, globale e duratura, e la soluzione equa e
soddisfacente del problema della Città santa di Gerusalemme.
Il Libano, dove la Chiesa cattolica ed il Catholicossato di
Cilicia hanno una presenza storica e tangibile, è un contesto particolare nel
quale è esercitata la loro missione. Gli sforzi dei libanesi per la
riconciliazione e la ricostruzione del loro paese non debbono relegare in
secondo piano i valori morali e religiosi che costituiscono l’identità stessa
della grande famiglia libanese. Facciano essi in modo anche di operare così che
questo paese ritrovi pienamente la sua identità, fatta di libertà e di
pluralismo, la sua unità, la sua sovranità e la sua vocazione specifica nella
regione e nel mondo !
In questo ultimo scorcio del secondo millennio cristiano, e
nell’imminenza del diciassettesimo centenario della Chiesa Armena, Sua Santità
Papa Giovanni Paolo II e Sua Santità Aram I ringraziano e glorificano la Santa
Trinità che dà la forza spirituale per aderire fermamente agli imperativi della
fede apostolica e della missione pastorale. Essi esortano il loro clero ed i
loro fedeli ad operare con ardore per ciò che esige il Vangelo: amore,
riconciliazione, giustizia e pace, nell’attesa dell’avvento del Regno di Dio.
Roma, 25 gennaio 1997
IOANNES
PAULUS PP. II
ARAM I KESHISHIAN
© Copyright 1997 - Libreria
Editrice Vaticana
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