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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELL'ASSOCIAZIONE SANTI PIETRO E PAOLO
IN OCCASIONE DEL 25° ANNIVERSARIO DI ISTITUZIONE

Sabato, 28 giugno 1997

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Sono lieto di accogliervi, in occasione del venticinquesimo anniversario di istituzione dell'"Associazione Santi Pietro e Paolo", voluta dal mio venerato Predecessore Paolo VI. A ciascuno rivolgo il mio saluto con le parole dell'apostolo Pietro: "A coloro che hanno ricevuto in sorte con noi la stessa preziosa fede per la giustizia del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo: grazia e pace" (2 Pt 1, 2s).

Ringrazio l'Avvocato Gianluigi Marrone, che si è fatto interprete dei sentimenti di voi tutti, il vostro Assistente Spirituale, Mons. Carmelo Nicolosi, ed il Vice-Assistente, Mons. Franco Follo. Aggiungo un particolare ricordo per il Dottor Pietro Rossi, Presidente Emerito, e Mons. Giovanni Coppa, primo Assistente Spirituale, attualmente Nunzio Apostolico nella Repubblica Ceca, come pure per il compianto Mons. Nicolino Sarale, che tra voi ha speso non poche delle sue energie sacerdotali.

2. Sono passati venticinque anni da quando il Papa Paolo VI di venerata memoria volle che la grande tradizione della Guardia Palatina d'Onore proseguisse in forma più consona alle mutate esigenze dei tempi. Questi cinque lustri di attività documentano che tale tradizione è stata sapientemente incrementata, senza soluzione di continuità con lo spirito delle origini.

Conformemente al motto ereditato dalla Guardia Palatina: "Fide constamus avita", voi non solo avete voluto perseverare nella fede ricevuta, bensì accrescerla, grazie ad accurati incontri di catechesi, al fattivo servizio liturgico nella Basilica di San Pietro e all'attività caritativa nella Casa Dono di Maria e presso l'Ambulatorio per bambini extracomunitari, annesso alla Casa Santa Marta. La presenza tra voi di alcune religiose Missionarie della Carità e Suore della Carità di San Vincenzo de' Paoli fa pensare che anche esse, in un certo senso, sono parte della vostra famiglia associativa, alla cui collaborazione debbono, se è loro possibile, recare un silenzioso e prezioso aiuto a non pochi fratelli bisognosi.

3. Insieme con il compiacimento per l'opera qualificata che prestate al Successore di Pietro ed al suo ministero di carità, vorrei oggi esprimere la mia gratitudine per l'opera che svolgete nella Città del Vaticano. Grazie per i molteplici servizi che rendete e, soprattutto, per lo spirito con cui ad essi vi dedicate! Perseverate nelle vostre iniziative, tenendo sempre ben presente l'esortazione dell'apostolo Paolo: "Veritatem facientes in caritate" (Ef 4, 15): vivete la verità nella carità. Questa espressione indica la legge fondamentale che, con l'aiuto della grazia divina, sostiene l'esistenza cristiana. "Realizzare la verità nella carità" è possibile quando la vita dei credenti cresce e si alimenta per mezzo di azioni sostenute dalla grazia santificante e orientate a Dio nella carità, sotto la spinta della consapevolezza che la fede senza le opere è morta (cfr Gc 2, 17).

Quali siano le opere di cui la fede abbisogna per vivere, è suggerito dalla volontà amorosa di Dio consegnata nei comandamenti. La forza per tradurre in atto tale volontà è assicurata dalla grazia, la cui sorgente è lo stesso Verbo incarnato: "Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo" (Gv 1, 17).

Vi esorto, pertanto, ad essere sempre uniti a Cristo, come i tralci alla vite, perché l'annunzio e la testimonianza della verità siano congiunti con l'amore ed avvengano nell'amore. La verità del Vangelo si compie, infatti, e si manifesta nell'amore.

Vivendo la verità nella carità, voi partecipate all'edificazione della Chiesa e alla crescita del mondo intero sulle orme di Colui che ne è Capo e Signore, Cristo Gesù.

4. Carissimi Fratelli e Sorelle! Continuate nel vostro generoso lavoro con la dedizione di sempre. L'approssimarsi del Grande Giubileo aumenti in voi l'entusiasmo, giacché la celebrazione giubilare vi chiederà un impegno ancor più grande, specialmente per quanto concerne la "custodia" della Porta Santa della Basilica Vaticana. Si tratta di un servizio di onore e di carità che voi avete compiuto nel corso dell'Anno Santo del 1975 ed in quello Straordinario del 1983. Esso vi porterà a contatto quotidiano con tantissimi pellegrini che accederanno alla Basilica passando attraverso quella Porta, ed ai quali sarete chiamati a prestare premurosa assistenza.

Cari membri dell'Associazione Santi Pietro e Paolo, vorrei concludere questo nostro incontro rinnovandovi l'invito ad essere sempre autentici e "speciali" testimoni della carità di Dio, come è ben indicato nel vostro Statuto. Affido a Maria, "Virgo Fidelis", voi, i vostri familiari e tutte le persone a voi care. Vegli la Vergine Santa con il suo materno amore su ciascuno di voi e vi ottenga dal Redentore il dono della perseveranza nel bene e della serenità.

Vi accompagni, inoltre, la mia Benedizione, che estendo volentieri alle vostre famiglie, ricordando specialmente i bambini e le persone ammalate.

      

© Copyright 1997 - Libreria Editrice Vaticana

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