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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SPAGNOLA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Martedì, 30 settembre 2005

 

Cari Fratelli nell'Episcopato,

1. Con piacere vi ricevo oggi, Pastori della Chiesa di Dio in Spagna, venuti dalle Sedi metropolitane di Santiago, Burgos, Saragozza e Pamplona e dalle Diocesi suffraganee. Si tratta di Chiese con un'antica e ricca tradizione spirituale e missionaria, santificate dal sangue di molti martiri e arricchite dalle salde virtù di numerose famiglie cristiane e che hanno dato abbondanti vocazioni sacerdotali e religiose. Siete venuti a Roma per compiere questa visita ad limina, venerabile istituzione che contribuisce a mantenere vivi gli stretti vincoli di comunione che uniscono ogni Vescovo con il Successore di Pietro. La vostra presenza qui mi fa sentire vicino anche ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai fedeli delle Chiese particolari che presiedete, alcune delle quali ho avuto la gioia di visitare nei miei viaggi pastorali nel vostro Paese.

Ringrazio Monsignor Elías Yanes Alvarez, Arcivescovo di Saragozza e Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, per le cordiali parole che, a nome di tutti voi, mi ha rivolto per rinnovare le espressioni di affetto e di stima, rendendomi allo stesso tempo partecipe delle vostre preoccupazioni e progetti pastorali. Contraccambio tutto ciò chiedendo al Signore che nelle vostre Diocesi e in tutta la Spagna aumentino sempre più la fede, la speranza, la carità e la coraggiosa testimonianza di tutti i cristiani, conformemente all'eredità ricevuta dai tempi degli Apostoli.

2. Incoraggiati dalle promesse del Signore e dalla forza che lo Spirito ci infonde, come Successori degli Apostoli siete chiamati a essere i primi a portare a termine la missione che Egli ha affidato alla sua Chiesa, anche se per farlo dovrete affrontare e accettare il peso della croce che, in una società come quella moderna, può manifestarsi in molteplici modi.

Sia individualmente che collegialmente, per mezzo della Conferenza Episcopale o di altre istituzioni ecclesiali, partecipate all'analisi delle aspettative e dei successi della società spagnola attuale, cercando di interpretarli alla luce del Vangelo e di orientare la stessa società partendo dalla fede. In tal modo, dinanzi alla trasformazione sociale e culturale che si sta producendo, dinanzi al paradosso di un mondo che sente l'urgenza della solidarietà ma al contempo subisce pressioni e divisioni di ordine politico, economico, razziale e ideologico (cfr Gaudium et spes, n. 4), voi, nel vostro ministero pastorale, cercate di promuovere un nuovo ordine sociale, fondato sempre più sui valori etici e vivificato dal messaggio cristiano.

Ascoltando ciò che «lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2, 7), sentite anche il dovere di compiere un sereno discernimento, aperto e comprensivo, dei diversi eventi e circostanze, iniziative e progetti, senza trascurare i gravi problemi e le aspirazioni più profonde di tutta la società.

Il vostro ministero pastorale si rivolge agli uomini del nostro tempo, sia ai fedeli che partecipano attivamente alla vita della comunità diocesana sia a quanti si definiscono non praticanti o indifferenti, e anche a coloro che, pur chiamandosi cattolici, non sono coerenti nel loro comportamento morale. Per questo vi incoraggio a proseguire instancabilmente e senza perdervi d'animo nell'ufficio di insegnare e di annunciare agli uomini il Vangelo di Cristo (cfr Christus Dominus, n. 11). Nel proporre gli insegnamenti cristiani per illuminare la coscienza dei fedeli, il Vescovo deve farlo con il linguaggio e i mezzi adeguati (cfr Ibidem, n. 13) affinché si comprenda il significato delle Scritture, come fece il Signore con i discepoli di Emmaus, e il Magistero non rimanga sterile o sia una voce inascoltata dinanzi alla società attuale, che dà segni tanto visibili di secolarismo. Pertanto non si deve cedere allo scoraggiamento né cessare di elaborare e di mettere in pratica gli opportuni progetti pastorali. Anche se le vostre responsabilità sono molto grandi, tenete presente che lo Spirito del Signore vi infonde la forza necessaria ad assumerle.

Posti come guide delle Chiese particolari, siete Padri e Pastori per ognuno dei fedeli, cercando di stare soprattutto accanto ai più bisognosi ed emarginati. La visita pastorale, prescritta nella disciplina ecclesiastica (cfr Codice di Diritto Canonico, can. 396-398 ), vi aiuterà a essere presenti, vicini e misericordiosi in mezzo ai vostri fedeli, per proclamare costantemente e in ogni luogo la verità che rende liberi (cfr Gv 8, 32) e promuovere la crescita della vita cristiana. Dovete manifestare questa vicinanza a tutti in modo visibile e concreto, rendendovi accessibili a coloro che con fiducia e amore vi cercano perché hanno bisogno di orientamento, di aiuto e di consolazione, seguendo l'indicazione di san Paolo a Tito, secondo la quale il Vescovo deve essere «ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di sé» (Tt 1, 8).

3. I presbiteri e i diaconi sono collaboratori stretti nella vostra missione, affinché la Parola sia annunciata in ogni luogo della Diocesi, la divina liturgia venga celebrata nei suoi templi e nelle sue cappelle, l'unione fra tutti i membri del Popolo di Dio sia manifesta e la carità sia operante e vigile. Essi prendono parte alla vostra importantissima missione e anche alla celebrazione di tutti i sacramenti, e sono uniti gerarchicamente a voi in diversi modi. Così vi rendono presenti, in un certo senso, in ogni comunità di fedeli (cfr Presbyterorum ordinis, n. 5).

Il Concilio Vaticano II, seguendo la tradizione della Chiesa, ha approfondito in modo particolare i rapporti dei Vescovi con il loro presbiterio. Ai sacerdoti dovete rivolgere la vostra sollecitudine e le vostre energie migliori. Perciò vi incoraggio a stare sempre vicino a ognuno di essi, a mantenere con loro un rapporto di vera amicizia sacerdotale, alla maniera del Buon Pastore. Aiutateli a essere uomini di preghiera assidua, a gustare il silenzio contemplativo dinanzi al rumore e alla dispersione delle molteplici attività, alla celebrazione quotidiana e devota dell'Eucaristia e della Liturgia delle Ore, che la Chiesa ha affidato loro per il bene di tutto il Corpo di Cristo. La preghiera del sacerdote è un'esigenza del suo ministero pastorale, di modo che le comunità cristiane si arricchiscano con la testimonianza del sacerdote orante, che con la sua parola e con la sua vita annuncia il mistero di Dio.

Preoccupatevi della situazione particolare di tutti i sacerdoti, per aiutarli a proseguire con gioia e con speranza lungo il cammino della santità sacerdotale e offrire loro i mezzi adeguati nelle situazioni difficili nelle quali potrebbero trovarsi. Che a nessuno di essi manchi il necessario per vivere degnamente la sua sublime vocazione e il suo ministero!

Come ho avuto occasione di ricordare nell'Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis, la formazione permanente del clero è di capitale importanza. Sono lieto di constatare come il mio appello sia stato accolto e come in diverse Diocesi si stiano programmando e organizzando attività volte a far sì che il sacerdote risponda con la preparazione pastorale che le circostante e il momento presente esigono. Questa formazione «è un'esigenza intrinseca al dono e al ministero sacramentale ricevuto » (Ibidem, n. 70) poiché con l'ordinazione «ha inizio quella risposta che, come scelta fondamentale, deve riesprimersi e riaffermarsi lungo gli anni del sacerdozio in numerosissime altre risposte, tutte radicate e vivificate dal “sì” dell'Ordine sacro » (Ibidem). L'esortazione dell'Apostolo Pietro «fratelli, cercate di rendere sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione» (2 Pt 1, 10), è un pressante invito a non trascurare questo aspetto.

In tal senso, il documento «Sacerdotes día a día», preparato dalla vostra Commissione Episcopale per il Clero e dedicato alla formazione permanente integrale, contribuirà certamente a potenziarla nel vostro Paese, poiché si tratta di un'attività che il presbitero deve svolgere per coerenza con se stesso e che è radicata nella carità pastorale che deve accompagnare tutta la sua vita. È responsabilità di ogni sacerdote, del suo Vescovo e della comunità ecclesiale che egli serve, offrire i mezzi necessari per poter dedicare parte del tempo alla formazione nei diversi campi durante tutta la vita, senza che questo importante dovere venga ostacolato dalle diverse e numerose attività che la vita pastorale comporta e dagli impegni che configurano la missione sacerdotale.

4. D'altra parte, il seminario, dove si formano i futuri sacerdoti, deve essere un centro di attenzione privilegiata da parte del Vescovo. La crisi vocazionale, che negli anni passati ha fatto diminuire sensibilmente il numero dei seminaristi, sembra si stia superando e vi sono dati incoraggianti al riguardo. Rendiamo perciò grazie a Dio; occorre però continuare a pregare con insistenza il Signore delle messi perché invii operai alla sua Chiesa. In tempi recenti, la crisi menzionata ha anche fatto sì che i seminari minori scomparissero o subissero trasformazioni in alcune Diocesi. Dove sarà possibile, occorrerà riproporre la presenza di questi seminari, tanto raccomandati dal Concilio Vaticano II (cfr Optatam totius, n. 3), in quanto contribuiscono al discernimento vocazionale degli adolescenti e dei giovani, offrendo loro al contempo una formazione integrale e coerente, basata sull'intimità con Cristo. In tal modo coloro che sono chiamati, si preparano a rispondere con gioia e generosità al dono della vocazione.

Al Vescovo spetta in ultima istanza la responsabilità del seminario, in quanto un giorno, mediante l'imposizione delle mani, ammetterà nel presbiterio diocesano quanti si sono formati lì. Quando in una Diocesi non vi è un seminario, è importante che il Vescovo e i suoi collaboratori mantengano rapporti frequenti con il centro in cui vengono mandati i loro candidati, e che si faccia conoscere ai fedeli, e soprattutto ai giovani, questa istituzione così vitale per le Diocesi.

Nel seminario si deve promuovere un vero spirito di famiglia, preambolo della fratellanza del presbiterio diocesano, dove ogni studente, con la propria sensibilità, possa maturare la sua vocazione, assuma i suoi impegni e si formi nella vita comunitaria, spirituale e intellettuale propria del sacerdote, sotto la guida saggia e prudente di un gruppo di formatori adeguato a questa missione. È fondamentale iniziare i seminaristi all'intimità con Cristo, Modello dei Pastori, mediante la preghiera e la ricezione assidua dei sacramenti. Al contempo, e in un contesto di formazione integrale, non è meno importante insegnare loro a essere progressivamente responsabili degli atti della loro vita quotidiana e ad acquisire il dominio di sé, aspetti essenziali per la pratica delle virtù teologali e cardinali che nel futuro dovranno proporre con il proprio esempio al popolo dei fedeli.

Sebbene la formazione nel seminario non debba essere solo teorica, e di fatto i seminaristi svolgono anche attività pastorale nelle parrocchie e nei movimenti apostolici, il che favorisce il loro radicamento nella comunità diocesana, la priorità in questa fase spetta alla studio, al fine di acquisire una solida preparazione intellettuale, filosofica e teologica, essenziale per essere i missionari che annunceranno ai propri fratelli la Buona Novella del Vangelo. Se questa preparazione non si acquisisce negli anni del seminario, l'esperienza dimostra che è molto difficile, se non praticamente impossibile, completarla in seguito. Da un lato è necessario prevedere e programmare un'adeguata formazione accademica superiore per quei sacerdoti giovani che hanno una particolare attitudine a ciò, affinché si dedichino alla ricerca e si assicuri così la continuità nella docenza nel seminario e negli altri centri ecclesiastici. Dall'altro è necessario preparare alcuni sacerdoti al discernimento delle vocazioni e alla direzione spirituale, indispensabili per completare il compito formativo del seminario.

5. Molti fattori, fra i quali spiccano il relativismo imperante e il mito del progresso materialistico come valori di prim'ordine, come voi stessi avete indicato nel Piano di Azione Pastorale della Conferenza Episcopale Spagnola per il quadriennio 1997-2000 (cfr n. 45), oltre al timore dei giovani ad assumere impegni definitivi, hanno influito negativamente sul numero delle vocazioni. Dinanzi a questa situazione, occorre confidare innanzitutto nel Signore, e al contempo impegnarsi seriamente nella promozione in ogni comunità ecclesiale di un ambiente spirituale e pastorale che favorisca positivamente la manifestazione della chiamata del Signore alla vita sacerdotale o consacrata nella diversità di forme che vi sono nella Chiesa, incoraggiando i giovani al dono totale della loro vita al servizio del Vangelo.

In tal senso grande è l'influenza della vita spirituale e dell'esempio quotidiano degli stessi sacerdoti, così come dell'ambiente propizio delle famiglie cristiane, che possono in tal modo contribuire a far sì che abbondino le vocazioni di donne consacrate nelle nostre Chiese particolari, tanto ricche e feconde spiritualmente fino a pochi anni fa.

6. Alcune delle vostre Diocesi da vari anni soffrono per i ripetuti attentati terroristici contro la vita e la libertà delle persone. Seguo con grande dolore questi tragici eventi e, insieme a voi, desidero esprimere nuovamente la condanna più forte e senza riserve di queste ingiustificate e ingiustificabili aggressioni. Di fronte ad esse, indicate la via del perdono, della convivenza fraterna e solidale e della giustizia, che sono i veri fondamenti della pace e della prosperità dei popoli! Vi esorto a collaborare, insieme ai vostri fedeli, nel miglior modo possibile a estirpare totalmente e radicalmente questa violenza e a quanti la esercitano chiedo, in nome di Dio, di rinunciare ad essa come strumento di azione e di rivendicazione politica.

7. «L'Anno Giubilare Compostelano, portico dell'Anno Santo del 2000»: con questo motto la Chiesa in Spagna invita a partecipare a questo evento ecclesiale dalle profonde radici storiche che avrà luogo nell'anno 1999 e che dovrà essere una valida preparazione al Grande Giubileo del Terzo Millennio cristiano. L'Anno Compostelano ha innanzitutto una finalità religiosa, che si manifesta nel pellegrinaggio lungo il cosiddetto «Cammino di Santiago». sono noti i frutti spirituali degli Anni Iacobei, in cui tanti pellegrini di Spagna, d'Europa e di altre parti del mondo si recano a Santiago de Compostela per ottenere la «perdonanza ». Vi esorto quindi a preparare bene questo evento affinché sia un vero «Anno di grazia» nel quale, per mezzo della conversione costante e della predicazione assidua della Parola di Dio, si favoriscano la fede e la testimonianza dei cristiani, la preghiera e la carità promuovano la santità dei fedeli e la speranza nei beni futuri animi l'evangelizzazione continua della società, il che potrà essere il grande frutto spirituale e apostolico di questo Anno giubilare in armonia con la ricca tradizione precedente.

8. Cari Fratelli, ancora una volta vi assicuro della mia profonda comunione nella preghiera, con una ferma speranza nel futuro delle vostre Diocesi, nelle quali, nonostante le prove, si manifesta una grande vitalità. Che il Signore Gesù Cristo vi conceda la gioia di servirlo, guidando in suo nome le Chiese particolari che vi sono state affidate! Che la Vergine Santissima e i Santi Patroni di ogni luogo vi accompagnino e vi proteggano sempre.

A voi, amati Fratelli nell'Episcopato, e ai vostri fedeli diocesani, imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1997 - Libreria Editrice Vaticana

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