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PRESENTAZIONE

 

Il testo di questa Via Crucis è stato scritto da un cristiano laico, membro della Chiesa Ortodossa. Questo laico sente di essere uno qualunque, ed ha accettato l'invito con molta emozione e riconoscenza per almeno due motivi principali.

Prima di tutto, perché sul cammino verso il Golgota non ci può più essere alcuna separazione. La morte d'amore del Cristo rende irrisorio ogni atteggiamento che non sia di penitenza e di riconciliazione.

In secondo luogo, perché scrivere una Via Crucis, significa meditare, attraverso una strana esperienza mistica, le parole e i gesti del Dio fatto uomo nel momento in cui assume fino in fondo la nostra condizione, per conoscere dal di dentro la morte e aprirla alla risurrezione.

Esistono, come si è potuto costatare negli ultimi anni, due versioni della Via Crucis. La più recente cita e commenta soltanto testi del vangelo. Quella più antica aggiunge delle stazioni nate dalla sensibilità medievale, soprattutto francescana: quali le tre cadute di Gesù, oppure il suo incontro con la Veronica, scene che sono commentate con testi dell'Antico Testamento.

Tanti dipinti o sculture che si succedono sui muri delle chiese, in Europa occidentale ed oramai dappertutto nel mondo, tante cappelle e tante croci erette lungo i sentieri dei pellegrinaggi, sulle montagne, hanno reso familiari a tutti le rappresentazioni di queste scene della Via Crucis. E per questo il commentatore ha preferito seguire la forma tradizionale, per entrare pienamente e senza nulla perdere della propria visione della redenzione, nella sensibilità del mondo cattolico.

Si ripete spesso che l'Occidente cristiano aveva messo l'accento sul Venerdì Santo e l'Oriente sulla Pasqua. Ciò sarebbe dimenticare che la Croce e la Risurrezione sono inseparabili, come sottolinea questo commento. Gli stigmatizzati del mondo cattolico sapevano (e sanno) che il sangue che scorre dalle loro piaghe è un sangue di luce, e gli ortodossi, celebrando durante i Vespri del Venerdì Santo l'ufficio delle « sante sofferenze », oppure affermando che ogni uomo di preghiera e di compassione è uno stauroforo, cioè un « portatore della Croce », hanno sempre capito che soltanto la Croce è portatrice di risurrezione.

Per un ortodosso, entrare nella spiritualità francescana della Via Crucis, era tentare di sottolinearne la profondità non solo umana ma divino-umana. Perché è Dio stesso che sul Golgota soffre umanamente le nostre agonie disperate per aprirci cammini (forse inattesi) di risurrezione.

L'epoca moderna, come si sa, ha intentato un processo accanito e senza pietà contro Dio, sia Egli l'onnipotente, nel senso umano della parola (allora perché il mondo è assurdo e cattivo?), sia Egli Colui che ci ha creati liberi, ma sapendo che cosa avremmo fatto della nostra libertà. Bisognava far vedere — tentare di far vedere — che all'insolubile questione del male, l'unica risposta è appunto la Via Crucis.

Dio scende volontariamente nel male, nella morte, — un male e una morte di cui non è affatto responsabile, di cui forse non ha neanche l'idea, come ha detto un teologo contemporaneo — scende per frapporsi per sempre fra il nulla e noi, per farci sentire, farci vivere, che al fondo delle cose, non c'è il nulla, ma l'amore.

Dio al di là di Dio, questo « oceano della limpidezza », e questo uomo coperto di sangue e di sputi che barcolla e cade sotto il peso di tutte le nostre croci, è lo stesso, sì veramente è lo stesso nella sua trascendenza e nella sua « follia d'amore ». Tale antinomia fa l'inimmaginabile originalità del cristianesimo. La sofferenza del corpo, la derisione sociale, la disperazione dell'anima abbandonata, tutto si concentra affinché Dio si riveli qui, non come pienezza che schiaccia, giudica e condanna, ma come apertura senza limite di amore nel rispetto senza limite della nostra libertà.

Ecco che la distanza impensabile fra Dio e il Crocifisso — « Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? » — si riempie tutto ad un tratto del soffio dello Spirito, del soffio della risurrezione.

Si apre l'ultima tappa della storia umana e del divenire del cosmo: nel sangue che sgorga dal costato trafitto del Cristo, il fuoco che egli è venuto a gettare sulla terra brucia ormai, questo fuoco dello Spirito Santo che feconda la nostra libertà affinché diventi capace di cambiare in risurrezione la lunga passione della storia. Effusione di pace e di luce che non può appunto manifestarsi se non attraverso questa libertà che egli libera e che lo libera...

Da qui viene senza dubbio l'ultima caratteristica di questa Via Crucis ripresa nella sua forma tradizionale: il ruolo più grande delle donne, le uniche rimaste fedeli, a parte Giovanni, le più esposte, le più capaci di amore. Come dimostra il gesto della Veronica che asciuga il Volto di Cristo con un velo sul quale esso si imprime e si trasmette alle nostre chiese: tanti Santo Volto in cui si mostra nella sua pasta umana il volto di Dio, affinché noi possiamo vedere in Dio ogni volto umano.

Olivier Clément

 

PREGHIERA INIZIALE

Il Santo Padre:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

R. Amen.

Signore Gesù,
nelle lacrime e nella speranza,
ci disponiamo ad accompagnarti nella tua Via Crucis.
Spesso sotto il peso dei nostri odi,
o forse della nostra indifferenza,
tu vacilli, cadi,
e la tua bocca si riempie di polvere.
Fa' che allora ti possiamo aiutare noi,
misteriosamente scelti
come lo fu Simone di Cirene,
e osiamo, come la Veronica,
asciugare il tuo volto imbrattato
per rivelare al mondo la sua luce.
Leggeremo e mediteremo
i testi più strazianti dei Vangeli,
del profeta Isaia e delle lamentazioni di Geremia.
Lo faremo insieme, cristiani d'Oriente e d'Occidente,
perché in ogni luogo il sole si alza e in ogni luogo tramonta:
l'Oriente e l'Occidente sono in noi.
All'alba del terzo millennio,
lo Spirito mostri la giovinezza del cristianesimo;
sì, oggi il cristianesimo ricominci
nella povertà e nel perdono.

Ai piedi della croce, niente più ci separa,
i nostri sguardi convergono verso di te,
ed ognuno di noi ha bisogno dello sguardo dell'altro
per meglio conoscerti e amarti.
Tutto il dolore del mondo si concentra
in questa ora della tua Passione.
Spesso oggi si rifiuta il Padre
ritenendolo colpevole del male.
Tu invece volontariamente sprofondi nella morte,
e porti così la vera risposta a Giobbe,
al Giobbe innumerevole della storia.

Dalle piaghe delle tue mani, dei tuoi piedi,
del tuo costato, e sicuramente del tuo cuore,
si irradia ora la luce per tutto cambiare in risurrezione.
Nella forza e nella fierezza dello Spirito,
fa' di noi testimoni dell'amore forte come la morte.(1)
Mostraci attraverso le convulsioni della storia,
la Donna vestita di sole,(2)
tua Madre ed insieme tua Chiesa:
essa partorisca un mondo trasfigurato.

A Te, Padre,
per Cristo, nello Spirito,
ogni onore e gloria
nei secoli dei secoli.

R. Amen.

(1) Ct 8, 6.

(2)Ap 12, 1.


VIA CRUCIS

 

PRIMA STAZIONE

Gesù è condannato a morte

Disse loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!". Ed egli aggiunse: "Ma che male ha fatto?". Essi allora urlarono: "Sia crocifisso!".

Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso (Mt 27, 22-23. 26).

* * *

Sia crocifisso! Questo grido, moltiplicato
dalla cieca passione della folla,
— strana liturgia della morte —
risuona lungo la storia,
risuona lungo il secolo che finisce:
ceneri di Auschwitz e ghiaccio del Gulag,
acqua e sangue delle risaie dell'Asia,
dei laghi dell'Africa,
paradisi massacrati.
Tanti bambini negati, prostituiti, mutilati.

O no, non il popolo ebraico
da noi per tanto tempo crocifisso,
non la folla, che preferisce sempre Barabba,
colui che rende male per male,
non loro, ma noi, tutti noi e ognuno di noi,
perché noi siamo tutti assassini dell'amore.

Ed ecco che il Vivente
nel quale non c'è seme di morte,
lui è condannato a morte.
La frusta lacera il corpo in cui respira lo Spirito.
Viene portato via per essere crocifisso.

* * *

Spirito di vita, Spirito di verità,
unzione messianica di Gesù [1],
tu che delle sue parole facevi
semi di eternità,
adesso sei il silenzio
nel cuore della Parola umiliata.
Rivesti di questo silenzio la nostra preghiera,
perché turbata e commossa accompagni
Gesù che cammina nei nostri abissi.

SECONDA STAZIONE

Gesù è caricato della croce

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!". E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo (Mt 27, 27-31).

* * *

Gesù, la derisione stranamente ti consacra.
Eccoti rivestito della porpora dei re,
la testa incoronata, lo scettro in mano.
Ma la porpora è quella del tuo sangue
e del sangue innocente che scorre in tutto il mondo.
La tua corona è fatta delle spine
che fa crescere il suolo maledetto
a causa dei nostri peccati [2].
Lo scettro è una canna che trafigge la tua mano.
Eppure, senza saperlo,
coloro che ti scherniscono dicono la verità:
tu sei il re dei Giudei.

Forse, attraverso le lacrime di Agar [3], un giorno lo sapranno
e, attraverso loro, le moltitudini ti riconosceranno
re dell'umanità intera e dell'universo.
Dalla tua fronte, le spine hanno fatto spuntare stelle.
Lo scettro nella tua mano non è la spranga che spezza
ma la canna che canterà con folle tenerezza.
Beati voi quando vi insulteranno,
vi perseguiteranno e mentendo
diranno ogni sorta di male contro di voi [4].
Allora lo Spirito farà sbocciare i cieli nei vostri cuori.

* * *

Gesù schernito,
Gesù escluso e umiliato,
fa' che ti possiamo scoprire, servire
in tutti gli esclusi e in tutti gli umiliati.
E anche in tutti quelli che le nostre divisioni
e le nostre parole morte allontanano da te,
e cercano la vita nell'intensità della morte:
droga delle bombe e dei pugnali,
droga dei sensi, beatitudine senza beati.
Preghiamo il tuo Spirito Santo che mostri a tutti
nel più profondo di tanti parossismi,
non il nulla tanto temuto, tanto atteso,
ma il tuo volto ebbro di amore,
sole di sangue.

TERZA STAZIONE

Gesù cade per la prima volta

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti
(Is 53, 4-6).

* * *

Sotto il peso della croce, Gesù, sotto il peso di tutte le nostre croci,
tu cadi per la prima volta.
E ti rialzi per andare fino a quelle piaghe mortali
che guariranno le nostre piaghe.
Tu che non hai creato né il male né la morte,
li accogli come servo sofferente
per dare a noi lo Spirito che li vince.
Il dolore di chiunque soffre oggi nel mondo
ti fa inciampare e cadere.
Ora tu conosci veramente l'uomo,
ogni uomo smarrito in una strada cieca,
la sua — egli crede — e soltanto sua,
strada verso il nulla che presto lo inghiottirà.
Tu percorri il cammino delle nostre solitudini,
dei nostri omicidi, delle nostre idolatrie,
e ti fai cammino di perdono.

* * *

Quando giunge lo scoraggiamento e l'amarezza
e la ribellione,
ribellione davanti all'atroce malattia
che colpisce una giovane madre
e la strappa ai suoi cari,
nausea
quando il boia squarta la sua preda
e Mammona tranquillamente affama i popoli,
allora, Gesù, donaci di comprendere
che queste croci sono anche la tua,
inseparabile dalla tua risurrezione.
Fa' della mia disperazione una speranza,
della mia notte una fiducia,
della mia debolezza una lotta per la vita,
tu che, per aver pianto lacrime di sangue,
puoi asciugare ogni lacrima dai nostri occhi [5].

QUARTA STAZIONE

Gesù incontra la Madre

Simeone parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima". Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore (Lc 2, 34-35. 51).

Dice il Signore:
"Trattieni la voce dal pianto,
i tuoi occhi dal versare lacrime,
perché c'è un compenso per le tue pene
" (Ger 31, 16).

* * *

Maria,
donna forte e lucida,
il tuo consenso ha liberato la nostra libertà.
Senza di esso, malgrado la fervida attesa del Padre,
il Verbo non avrebbe potuto incarnarsi.
"Avvenga di me quello che hai detto" [6]:
lo Spirito allora è potuto scendere su di te,
prima Pentecoste,
ed echeggiare il Cantico dei Cantici,
quello della storia e quello dell'universo.

Maria,
tu eri una giovanissima ragazza di Galilea.
Non potevi capire tutto
e il tuo volto diventava serio e dolce
quando in silenzio meditavi su tante meraviglie.
Forse più tardi hai dubitato
nella tua preoccupazione di madre [7].
Eppure si imponeva l'evidenza
del compimento delle profezie,
perché Dio spiega la potenza del suo braccio
e ricolma di beni gli affamati [8].
Allora tu hai seguito Gesù sul cammino della croce,
una spada nel cuore.
Certamente piangevi, ma lui ti ha consolata:
"non piangere, madre,
perché dopo tre giorni risusciterò" [9].

* * *

Santa Maria, Madre di Dio,
prega il Figlio per noi,
quando la croce innumerevole dell'umanità
diventa una spada nei nostri cuori.
Fa' che con te possiamo dare al mondo
questo Dio escluso che tu hai saputo accogliere
perché egli rinnovi tutto col suo amore.
Santa Maria, Madre di Dio,
dona ad ognuno questa maternità dell'anima,
che permette all'amore di risplendere.

QUINTA STAZIONE

Gesù è aiutato dal Cireneo

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di Gesù (Mt 27, 32).

Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16, 24).

* * *

Simone veniva dalla lontana Cirene,
forse un esiliato tornato in patria,
un contadino, precisa san Marco [10],
uno di quei poveri che vengono disprezzati
perché non conoscono bene la legge.
Torna dai campi, non sa niente del dramma che si svolge.
Il soldato romano lo nota,
perché ha le braccia robuste e le spalle larghe,
e perché fa parte di quegli straccioni
che ci si sente autorizzati a trattare da schiavi.
Obbedisce perché bisogna obbedire,
prende su di sé il patibolo dell'uomo sfinito:
uno straccione come lui,
ancor più sfortunato, un bandito o un sobillatore.
Ma forse uno scambio furtivo di sguardi
ha aperto il suo cuore alla compassione,
in questo caso, una passione veramente condivisa.

Così talvolta il destino ci interpella,
una croce ci è imposta,
un grido di aiuto al quale non si può sfuggire
o la disperazione di un amico.
Come non rinnegare allora immediatamente
il nostro personaggio irrisorio,
le nostre occupazioni irrisorie
e portare questa croce improvvisa
con una cieca fiducia?

* * *

Miracoloso scambio di dolori:
Gesù, donaci di comprendere
che quando vacilliamo
sei tu che prendi la nostra croce sulle tue spalle.
Tramite te, tramite la tua vita risorta,
la croce inattesa diventa quella che salva.

SESTA STAZIONE

La Veronica asciuga il volto di Gesù

Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per potercene compiacere
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia
(Is 53, 2-3).

Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto";
il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto (Sal 27, 8-9).

* * *

Si diceva allora di uno schiavo che è "senza volto",
ed ecco che il più bello dei figli dell'uomo
non è altro che uno schiavo torturato,
che si vede tanto meno quanto più lo si tortura.
Così lui si è identificato
con tutti i "senza volto" del mondo,
quelli che vengono picchiati perché siano sfigurati
e derubati della loro anima,
quelli che per ore e ore, davanti al volto
non hanno altro che schermi di computer,
quelli che sono desiderati senza essere amati,
e i ricchi di una falsa gioventù truccata.

E voi, passanti tra folle solitarie,
che nessuno guarda
con uno sguardo che faccia esistere.

Volti come foglie morte nei rigagnoli delle grandi città,
ma che il vento forte dello Spirito
fa risorgere sotto la croce
quando ad ognuno tu dici:
oggi sarai con me in paradiso.
Solo una donna,
creatura della tenerezza e della compassione,
con un gesto di madre o di amante,
ha liberato il tuo volto dalla maschera
di sudore, di sangue, di sputi.

Ed ecco che il tuo Volto Santo,
quello impresso sul velo della Veronica,
quello ricevuto da un re di Edessa,
o quello del sudario bruciato dal fuoco dello Spirito,
il tuo Volto si moltiplica nelle nostre chiese
per insegnarci a scoprire,
sotto tante maschere,
il volto dell'uomo,
sotto tante maschere il volto di Dio.

* * *

O Dio, tu, l'inimmaginabile,
ci hai rivelato il tuo volto
in un volto di uomo trasfigurato,
in un volto di uomo sfigurato.
Perché la Vita si è manifestata
e si è fatta visibile [11].
Donaci lo sguardo della Veronica
per intravedere in ogni uomo la tua immagine.
E, come sul velo miracoloso,
imprimi il tuo volto nel nostro cuore
perché si infiammi.

SETTIMA STAZIONE

Gesù cade per la seconda volta

Io sono l'uomo che ha provato la miseria
sotto la sferza della sua ira.
Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare
nelle tenebre e non nella luce.
Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra,
ha ostruito i miei sentieri.
Mi ha spezzato con la sabbia i denti,
mi ha steso nella polvere
(Lam 3, 1-2. 9. 16).

Infatti non abbiamo un sommo sacerdote
che non sappia compatire le nostre infermità,
essendo stato lui stesso provato in ogni cosa,
come noi, escluso il peccato
(Eb 4, 15).

* * *

Gesù, la tua fronte regale,
già insanguinata dalle ferite delle spine,
nella caduta urta contro le pietre del cammino.
La tua bocca si riempie di polvere,
ed è di nuovo Getsemani:
"Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!
Però non come voglio io, ma come vuoi tu!" [12].

Il profeta Geremia, nella sua angoscia,
credeva di essere stato colpito dall'ira di Dio.
Ma noi adesso vediamo bene
che è sempre l'uomo a colpire Dio.

Gesù,
fra il Padre e te non c'è alcuna distanza,
tu ti abbandoni alla sua volontà
nelle tenebre e non nella luce;
e così anche le tenebre diventano presenza.
Così tu scruti fino in fondo la nostra miseria
quando tutte le nostre strade sono sbarrate.
Certo, l'illusione stessa del peccato
rimane estranea al tuo amore lucido.
Ma il suo risvolto di angoscia e di sofferenza
ti schiaccia sotto blocchi di pietra.
Tu soffri la passione di ognuno,
tu soffri la passione della storia,
per farne risurrezione.

* * *

Signore, quando tutto sembra senza uscita,
cammini sbarrati, polvere nella bocca,
rivelaci la forza del battesimo
che hai voluto subire per noi [13]
per far scendere sulla terra
il fuoco dello Spirito Santo [14].
Di' che rinasceremo da questo battesimo,
che mai saremo abbandonati.
Compagno singolare nelle nostre cadute,
fa' che vengano strappate le nostre pelli morte
e che la polvere e la cenere nelle nostre bocche,
quando il cuore e l'intelligenza si rivolgono a te,
prendano il sapore dell'eucaristia.

OTTAVA STAZIONE

Le donne di Gerusalemme piangono su Gesù

Grida dal tuo cuore al Signore,
vergine figlia di Sion;
fa' scorrere come torrente le tue lacrime ...
alza verso di lui le mani
per la vita dei tuoi bambini,
che muoiono di fame
all'angolo di ogni strada
(Lam 2, 18-19).

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato... Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?" (Lc 23, 27-29. 31).

* * *

Gesù, tu non hai avuto nemici tra le donne.
Una sconosciuta versa sulla tua testa un prezioso profumo [15]:
consacrazione messianica;
una prostituta bagna con le sue lacrime i tuoi piedi
e li asciuga con i suoi capelli;
per il suo amore e con la tua morte tu la benedici [16].
Hai giustificato Maria che contemplava [17]
e Marta che, come Pietro, ha confessato
che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivo [18]
Ora le donne ti accompagnano e piangono,
ma tu dici loro:
"piangete piuttosto su di voi e sui vostri figli".
Il mondo è pieno delle lacrime delle madri,
le donne folli della piazza di Maggio,
e quella poetessa russa che per diciassette mesi
aspettò davanti alle prigioni [19].

Il mondo è pieno delle lacrime delle madri
alle quali la droga, i soldi o la fame hanno rubato i figli.
Rachele non vuole essere consolata [20],
continua il massacro degli innocenti.
Ed è sempre te che le donne piangono
tra i fiori di primavera.

O Signore, risuscita, risuscita,
risuscita tutti i nostri figli.
Donaci la tua linfa, legno verde,
affinché la Donna vestita di sole, e tutte le donne,
partoriscano una terra sulla quale possa scendere
la nuova Gerusalemme.

* * *

Signore, tu hai confermato la donna
nella sua libertà di persona.
Fa' che essa assuma liberamente il mondo
ma attraverso la sua femminilità.
Sia la madre che consola
l'uomo, questo figlio smarrito.
Sia la donna forte
che lotta per la verità.
Noi ti benediciamo, Maria santissima,
tu che non hai esitato
davanti all'incredibile avventura:
dalle nozze di Cana alle nozze di sangue.

NONA STAZIONE

Gesù cade per la terza volta

È bene per l'uomo portare
il giogo fin dalla giovinezza.
Sieda costui solitario e resti in silenzio,
cacci nella polvere la bocca,
forse c'è ancora speranza;
porga a chi lo percuote la sua guancia,
si sazi di umiliazioni.
Poiché il Signore non rigetta mai...
Ma, se affligge, avrà anche pietà
secondo la sua grande misericordia
(Lam 3, 27-32).

"Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore" (Mt 11, 28-29).

* * *

Gesù per la terza volta
cade. Cade più giù di tutte le nostre cadute
per frapporsi per sempre
tra noi e l'inferno del vuoto,
tra noi e il nulla perverso.
Nel silenzio allora nasce la speranza
perché nell'umiliazione del Dio-Uomo
non c'è altro che l'amore:
amore folle che vince la nostra ribellione
rivelandosi crocifisso.

Così nel nostro profondo,
l'angoscia diventa respiro dello Spirito
e non abbiamo più bisogno di nemici
per proiettare su di loro le nostre tenebre.

Allora con te tenteremo
di rompere la spirale della violenza:
a chi ti percuote su una guancia, hai detto,
porgi anche l'altra [21] — paradosso dell'amore.

Beati i pacificatori dell'esistenza
perché saranno chiamati figli di Dio [22].
Noi, strappati dal villaggio rannicchiato
contro il fianco della collina
e gettati, nomadi immobili,
nelle periferie informi,
non abbiamo altro luogo all'infuori di te
e dei cuori abitati da te.

* * *

Che la misericordia di Dio
mi permetta di andare avanti ancora,
di osare mettere un piede dopo l'altro,
non nel vuoto ma nel perdono.
Che lo Spirito che ti sostiene, Gesù,
mentre vai volontariamente al Calvario,
mi dia il giogo così pesante e così leggero
della vera libertà,
che mi fa responsabile dell'altro.
Allora noi impasteremo la polvere
sulla quale il tuo volto si è impresso
affinché tutta la terra sia Veronica.
La impasteremo per dare agli uomini
il pane, il senso della vita, la bellezza,
pane dal sapore eucaristico, senso Sapienza crocifissa,
bellezza che, attraversando la morte,
si fa fonte di comunione [23].

DECIMA STAZIONE

I soldati si dividono le vesti di Gesù

Giunti ad un luogo detto Gòlgota, gli diedero da bere vino mescolato con fiele (Mt 27, 33-34).

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cucitura, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte (Gv 19, 23-24).

* * *

Le donne portavano ai condannati,
per alleviare le loro sofferenze,
vino mescolato con mirra.
Gesù non vuole prenderne [24]
perché né la sua morte, né la sua risurrezione
abbiano limiti.
Allora, per schernirlo, i soldati gli danno una bevanda di fiele, volendo aggiungere al dolore del corpo quello dell'anima.
Sul monte della Trasfigurazione
la veste di Cristo divenne candida e sfolgorante [25].

I soldati gli strappano le vesti,
e le immensità del mondo,
le rocce, le acque, le stelle,
e la vigna e il grano non lo rivestono più.
Spoliazione ultima,
corpo dimenticato, corpo oltraggiato, corpo forato.
Il mondo non è più che tenebre.
Eppure i soldati
non hanno osato dividersi la tunica senza cuciture.

Ma noi, cristiani, che facciamo?
Persino ai piedi della croce
ci disputiamo la tunica e presentiamo a Gesù
non la coppa della condivisione
ma il fiele delle nostre separazioni.
Tunica senza cuciture, Chiesa dello Spirito, in Cristo,
non si può lacerare.
I santi, i giusti, i martiri,
i creatori di vita e di bellezza,
i perseguitati a causa della giustizia,
ricostruiscono incessantemente il suo tessuto di luce.

* * *

Signore, ci siamo divise le tue vesti,
le abbiamo disperse all'Est e all'Ovest,
al Nord e al Sud.
Facci capire
che la diversità degli sguardi
non divide la luce.
Nel segreto, la tunica resta senza cuciture,
la comunione dei santi e dei peccatori esiste sempre.
Permettici di scoprirla
ai piedi della Croce,
non nell'avidità che divide,
ma nell'amore, per l'Uomo dei dolori,
per tutti gli uomini dei dolori.

UNDICESIMA STAZIONE

Gesù inchiodato sulla croce

Dopo averlo quindi crocifisso... sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: "Questi è Gesù, il re dei Giudei". Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: "Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!". Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: "... Scenda ora dalla croce e gli crederemo" (Mt 27, 35-42).

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso" (Lc 23, 39-43).

* * *

La luce brilla nelle tenebre
ma le tenebre non l'hanno accolta [26].
Il male non è un semplice caos
come se il nulla si muovesse,
ma un'intelligenza perversa
che vorrebbe farci dubitare.
Omicida fin da principio, dice Gesù [27],
una persona stranamente frantumata
poiché confessa che il suo nome è "legione" [28].
Nel deserto aveva invitato Gesù
a compiere prodigi affascinanti.
Lo tenta di nuovo in questo momento ultimo:
faccia vedere ora il suo potere poiché è re,
scenda miracolosamente dalla croce
e tutti lo acclameranno, lo faranno loro capo.

O il potere, ipnosi collettiva,
o l'amore crocifisso.
Gesù tace.
Non risponde nulla neanche al malfattore che lo incita
ad essere un Messia di potere e di gloria.
Ma all'altro malfattore, che proclama la sua fede,
apre subito il paradiso.
Perché il Verbo incarnato, dilaniato sulla croce,
portava in sé il Paradiso,
piantandonel cuore della terra insanguinata
il nuovo Albero della Vita.

* * *

Signore,
io sono insieme il ladrone che bestemmia
e quello che ripone la sua fiducia in te.
Unificami, Gesù, in questa fiducia.
Fa' che nel momento delle mie ribellioni, dei miei dubbi,
nel momento della morte, io ti chiami:
"Ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno" [29].
L'istante allora diventa la porta dell'eternità,
la tua morte il mio giudizio,
la luce del tuo cuore, il mio Paradiso.

DODICESIMA STAZIONE

Gesù muore sulla croce

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!" (Gv 19, 25-27).

Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"... E Gesù, emesso un alto grido, spirò (Mt 27, 45-46. 50).

* * *

Stavano presso la croce la Madre e l'Amico
e due donne ancora, uniche fedeli,
mentre gli altri discepoli erano fuggiti.
Prima Chiesa alla quale, morendo,
Gesù ha consegnato lo Spirito [30].
Lo Spirito sgorga dal suo fianco squarciato
con l'acqua del battesimo e il sangue dell'eucaristia.
La Madre e l'Amico, affidati l'uno all'altra,
nell'immensa comunione che fa di tutti noi i suoi amici
e di lei la nostra madre.
Eppure le tenebre sembrano richiudersi su di lui.
Il Figlio di Dio, sì, Dio stesso,
soffre umanamente il nostro inferno,
l'inferno dell'assenza di Dio.
"Perché,perché mi hai abbandonato?".
Per un istante l'unità fra Padre e Figlio
sembra spezzarsi,
a tal punto Gesù si identifica
con la nostra stessa disperata domanda.
Eppure arriva fino a noi un altro grido:
"Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" [31].
E l'abisso, aperto per un istante, si riempie
del grande Soffio della risurrezione.

* * *

In silenzio, stiamo ai piedi della croce
là dove il Dio incarnato muore d'amore.
L'essere così amati
fa tacere i nostri rancori e le nostre accuse,
accuse contro di te, accuse contro l'altro.
La nostra libertà è finalmente libera.
Nel silenzio del cuore
un grido tutt'a un tratto sgorga fra le lacrime:
Mio Signore e mio Dio.
E così capiamo anche l'antico detto dei monaci:
chi vede il fratello vede Dio.

TREDICESIMA STAZIONE

Gesù è deposto dalla croce

C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo... Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato (Mt 27, 55. 57-58).

* * *

Mentre scende la sera, viene una pace strana
rossa come il mare che il sole accende
mentre muore all'orizzonte.
Le donne che seguivano Gesù sono sempre presenti.
Di loro, egli non ha esitato a fare discepoli.
Il loro amore sofferente le protegge dalla paura.
Saranno apostoli degli apostoli [32].
Vengono dalla Galilea delle genti,
colline che ancora portano l'eco delle Beatitudini,
dove la terra offre al cielo un lago rotondo.
Le donne cantano il salmo dei funerali:
"Beati quelli che, fedeli ai suoi insegnamenti,
cercano Dio con tutto il cuore" [33],
per dire la loro indefettibile fiducia
nel Signore, nostro scudo e nostro aiuto.
E viene il nobile Giuseppe, ricco di generosità.
Non teme di affrontare il crudele Pilato
per chiedergli il corpo torturato
di cui la morte fa una reliquia immacolata.
Giuseppe significa il fecondo,
insieme padre nella carne e padre adottivo.

Gesù,
un Giuseppe ti ha tenuto fra le braccia
quando eri bambino,
un Giuseppe ti prende nelle braccia una volta morto.
Il primo grido del bambino
e l'ultimo respiro dell'agonizzante
dicono il Nome del Signore.

* * *

Gesù,
oggi tu dormi un sonno che somiglia alla morte
mentre stai a poppa della nave del mondo,
come una volta dormivi sul lago [34].
Dio è morto, ci hanno detto i dotti,
non c'è niente,
niente oltre il cielo vuoto
in cui il nulla trasuda dai buchi neri.
Fa', o Signore, che siamo come quelle donne
che, pur disperate, speravano.
Nella notte dell'indifferenza e dell'impostura
in cui molti si illudono di ignorare Dio
o di diventare dio
in una compiaciuta interiorità,
rendici, Signore, tenacemente fedeli come quelle donne,
e coraggiosi come Giuseppe.

QUATTORDICESIMA STAZIONE

Gesù è deposto nel sepolcro

Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria (Mt 27, 59-61).

* * *

Le donne e lo Spirito vegliano Gesù che dorme,
lui, l'unico che non doveva morire,
ma si è consegnato per follia d'amore
per fare della morte una pasqua.
Nella tomba che sono io
Gesù dorme,
e su di lui ho posto la pietra della dimenticanza.

O Vita, come puoi morire [35]?
Ma questo morto non è morto,
questo morto neppure dorme.
Il suo essere di luce
penetra ancor più a fondo nella roccia del sepolcro.
Scende fino a quei confini
dove il mondo, abbandonato da noi, scivola verso il nulla.
Scende e con le mani imperiose
afferra l'Uomo e la Donna,
tutti gli uomini e tutte le donne,
e li ricrea nella luce.
Perché la luce brilla nelle tenebre
e le tenebre da essa sono consumate.
Tomba, grotta matrice o stanza nuziale,
la terra è fecondata dal fuoco dello Spirito
come lo fu Maria, nostro roveto ardente.
Cristo risusciterà dai morti,
Cristo risusciterà i morti.
Tutto sarà per sempre vivo.

* * *

Con le due Marie vegliamo
davanti alla porta ancora chiusa,
porta della tomba, del cuore, della storia.
Fra la Croce e la Risurrezione,
nella penombra di un lungo Sabato Santo,
lo Spirito suscita fiducia.
La tua morte, Gesù, spezzi la forza della morte
e faccia zampillare la vita per il mondo [36].
Nella luce ancora incerta,
nella luce che tutt'a un tratto ci inonda
si apra la porta della tomba,
si rompa il cuore di pietra e la storia trovi senso.
Rallegriamoci ed esultiamo,
perché sono giunte le nozze dell'Agnello [37].


NOTE

[1] Gregorio di Nissa, Contro Apollinare, 52: PG 45, 1249D.

[2] Gn 3, 18.

[3] Gn 21, 16.

[4] Mt 5, 11.

[5] Ap 7, 17; 21, 4; Is 25, 8.

[6] Lc 1, 38.

[7] Mt 12, 46. 50.

[8] Lc 1, 51. 53.

[9] Liturgia bizantina e tradizione iconografica.

[10] Mc 15, 21.

[11] 1Gv 1, 2.

[12] Mt 26, 39.

[13] Lc 12, 50.

[14] Ibid. 12, 49.

[15] Mt 26, 7-10.

[16] Lc 7, 37-50.

[17] Ibid. 10, 3-42.

[18] Gv 11, 27.

[19] Anna Akhmatova, Requiem.

[20] Ger 31, 15.

[21] Mt 5, 39; Lc 6, 29.

[22] Mt 5, 9.

[23] Dionigi Areopagita, I Nomi divini, IV, 7: PG 3, 704 C.

[24] Mc 15, 23.

[25] Lc 9, 29.

[26] Gv 1, 5.

[27] Ibid. 8, 44.

[28] Lc 8, 30.

[29] Lc 23, 42.

[30] Gv 19, 30.

[31] Lc 23, 46.

[32] Espressione della liturgia bizantina.

[33] Sal 119 (118), 2.

[34] Mc 4, 38.

[35] Rito bizantino.

[36] Rito bizantino.

[37] Ap 19, 7.

 

    Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana

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