Illustri Signori,
Gentili Signore!
1. Sono lieto di questo incontro, che mi offre l'opportunità di
affrontare un tema importante come quello dell'impegno educativo, per riflettere
sul quale vi siete raccolti in questo Congresso, con la partecipazione di tanti
esperti in tale fondamentale materia.
Rivolgo a tutti il mio cordiale saluto, con un particolare
pensiero di gratitudine per il Prof. Giuseppe Dalla Torre che, nell'interpretare
i sentimenti dei Colleghi, ha efficacemente illustrato i lavori del vostro
Convegno.
L'"educabilità" è indubbiamente una dimensione che caratterizza
l'uomo e ne sottolinea la ricchezza psicologica, che è tale da consentirgli un
progresso perfettivo senza termine. Il potermi rivolgere stamani non soltanto ad
educatori, ma a teorici dell'educazione, mi induce a toccare alcuni aspetti meno
scontati di questo complesso argomento, che tanto rilievo riveste nella vicenda
di ogni essere umano.
2. Vorrei soffermarmi a riflettere con voi sul complesso tema
della ricerca in questo ambito delicato. La vostra è una ricerca che ha regole
precise e proprie, le quali tuttavia sono scarsamente oggettivabili. Il termine
che meglio le esprime e le riassume potrebbe essere quello di "serietà": la
ricerca in campo educativo deve essere condotta con una serietà che non può
essere ridotta alla sola correttezza dei mezzi, all'esaustività delle analisi, o
alla fedeltà nell'accesso alle fonti. Serietà significa soprattutto risoluta e
consapevole responsabilità personale nell'utilizzo delle metodiche disponibili
in questo campo.
Basti qualche rapido accenno: nella validazione dei risultati
operativi della vostra ricerca i tempi sono improgrammabili; i riscontri
negativi non sono, purtroppo, immediati, sì che si possa intervenire e riparare;
i riscontri positivi si rivelano tali solo dopo che le variabili hanno fatto il
loro corso. Come non riconoscere, alla luce di queste molteplici incognite,
l'esigenza di una singolare "serietà" nel ricercatore che affronta uno studio
tanto problematico?
Nella peculiarità della vostra ricerca è centrale l'adeguatezza
dell'approccio all'oggetto, costituito dal mistero dell'uomo con le sue valenze
storiche e metastoriche. L'approccio dovrà essere tale da consentire il pieno
dispiegamento dello spirito umano, che porta in sé anche la capacità di aprirsi
alla trascendenza.
3. La serietà nello svolgimento della ricerca impone anche di
resistere al fascino dell'adozione di parametri ristretti o di forme di
scientificità inappropriate all'oggetto. Quando verte sull'uomo e sul
dispiegamento delle sue capacità di perfezionamento, pur fra le strettoie di
condizionamenti di ogni genere, la ricerca non può abbassare il proprio tono, né
consentirsi scorciatoie mortificanti.
Voi sapete, del resto, di essere "impegnati", prima che nella
ricerca sulla persona, nello sforzo di essere voi stessi persone riuscite. La
vostra ricerca, infatti, non è solitaria: essa si svolge e si esprime nella
compresenza delle componenti della realtà universitaria: docenti e studenti.
Agli esordi dell'Accademia un singolare modo di con-vivere era ritenuto momento
alto del processo educativo: era banco di prova per l'autenticità anche umana
del maestro, mentre al discepolo era data l'occasione di scorgere, "incarnati"
in lui, valori ed ideali con cui entrare in una sinergia corroborante.
Chiunque si dedichi allo studio teorico o all'applicazione
pratica della missione educativa non può non sentirsi impegnato a proporre in sé
un'umanità riuscita, per diventare così una persona da cui trapela lo splendore
dell'umano, una persona che, con la sua testimonianza di vita prima ancora che
con la sua cultura, invoglia altri alla piena realizzazione di sé.
4. Due ostacoli, in particolare, possono fermare o deviare lo
sforzo educativo. Vi è innanzitutto il rischio di finalizzare la ricerca al
successo effimero. Se ciò è disdicevole sempre, tanto maggiormente lo diventa
quando si tratta della verità sull'uomo, sul suo vivere e sul suo morire, sulla
sua gioia e sul suo dolore. Qui non si possono assolutamente ammettere cedimenti
opportunistici né ripiegamenti utilitari. La ricerca sull'uomo ha sempre
qualcosa di sacro, che ne interdice ogni strumentalizzazione.
L'altro rischio dal quale occorre guardarsi è costituito dal
fascino fatale del potere. L'occhio interiore è inabile a cogliere il profondo
valore dell'umano e a rispettarne la sacralità misteriosa, se è abbacinato dal
brillìo del potere: per essere compreso, l'uomo deve essere accostato con reale
atteggiamento di servizio. Ma non si può servire l'uomo ed essere schiavi della
seduzione del potere. Ne conseguirebbe disattenzione per l'essere umano proprio
là dove si dice di volerne scandagliare il valore, per stimolarne le attuazioni
meglio rispondenti alla qualità del vivere personale e del vivere associato.
5. Illustri Signori e gentili Signore, il servizio attento
all'uomo, il quotidiano impegno perché progressivamente egli attui il disegno
che porta in sé è ardua missione, a volte addirittura impopolare, ma è il mezzo
per assicurare lo spazio in cui l'eterno che è nell'uomo possa trovare la sua
espansione adeguata.
La missione educativa comporta sempre un servizio esigente, duro
e rigoroso. Aver scelto questo ambito di studio e questa professione è,
pertanto, impegno nobile e degno del massimo apprezzamento. Colgo volentieri
questa occasione per esprimervi tutta la mia stima e, nel rivolgervi il mio più
cordiale incoraggiamento a perseverare nonostante le difficoltà nel compito
assunto, desidero assicurarvi della mia speciale preghiera perché non vi manchi
dall'Alto l'aiuto necessario.
Accompagno questi voti con una speciale Benedizione, che estendo
anche a tutti coloro a cui vanno le vostre sollecitudini di studio e di
insegnamento.