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DISCORSO DEL SANTO PADRE
 GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA POLONIA (3° GRUPPO),
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Sabato, 14 febbraio 1998

 

Cari Fratelli nel ministero episcopale!

1. È ormai la terza volta, in un breve lasso di tempo, che mi viene data la gioia dell'incontro con i Vescovi della Polonia. Rivolgo il mio benvenuto molto cordiale nella casa del Papa al Signor Cardinale Józef Glemp, Arcivescovo metropolita di Varsavia, ed insieme Presidente della Conferenza dell'Episcopato Polacco, ed inoltre ai Vescovi metropoliti qui presenti: di Bialystok, di Lublin, di Warmia e il metropolita di Przemysl-Varsavia di rito bizantino-ucraino. Saluto pure i Vescovi residenziali delle diocesi di Drohiczyn, di Elblag, di Elk, di Lomza, di Lowicz, di Plock, di Sandomierz, di Siedlce, di Varsavia-Praga, l'Ordinario militare e il Vescovo di Wroclaw-Gdansk di rito bizantino-ucraino. Saluto, infine, i Vescovi ausiliari delle metropolie e delle diocesi sunnominate. Insieme con voi ricordo nella preghiera l'arcivescovo Bronislaw Dabrowski, per lunghi anni segretario della Conferenza dell'Episcopato Polacco, passato recentemente all'eternità.

L'odierno incontro in occasione della visita ad limina Apostolorum costituisce in un certo senso la continuazione di quell'ininterrotto susseguirsi di incontri con voi in varie altre occasioni, come pure con i pellegrini di tutte le diocesi della Polonia che giungono numerosi nella Città Eterna. Questi incontri vanno visti nella prospettiva del tempo, alla luce cioè della tradizione millenaria di stretti legami della nostra Nazione con la Sede Apostolica, legami che nell'arco dei secoli ebbero una grande importanza per il nostro Paese. Li iniziò il Battesimo di Mieszko I e della sua corte. Grazie a questo fatto, la Polonia entrò nella cerchia della cultura dell'Occidente cristiano e cominciò ad edificare il proprio futuro sul fondamento del Vangelo. Sin da quei tempi siamo diventati a pieno titolo membri della famiglia europea delle nazioni con tutte le conseguenze che ne derivano. Insieme alle altre Nazioni d'Europa siamo coautori, ed insieme eredi della ricca storia e cultura del Continente.

Nel ritmo quinquennale delle visite dell'Episcopato Polacco ad limina Apostolorum la vostra visita cade nel secondo anno della preparazione immediata al Grande Giubileo dell'Anno 2000. Quest'anno è "dedicato in modo particolare allo Spirito Santo e alla sua presenza santificatrice all'interno della Comunità dei discepoli di Cristo" (Tertio millennio adveniente, 44). L'Episcopato Polacco ha preparato per quest'anno un programma pastorale, desiderando che la Chiesa in Polonia si ponga in ascolto di ciò "che lo Spirito dice alle Chiese" (cfr. Ap 2,7) e abbia un'esperienza viva del soffio salutare dello Spirito Santo, che nel corso dei secoli e dinanzi ai nostri occhi rinnova il volto della terra. La realizzazione di tale programma e tutto il lavoro pastorale della Chiesa nella prospettiva del Grande Giubileo aprano allo Spirito Santo lo spazio delle nostre coscienze, affinché "noi le purifichiamo dalle opere morte per poter servire il Dio vivente" (cfr Eb 9,14).

2. "Vieni, luce dei cuori!" (cfr Sequenza Veni, Sancte Spiritus). Un vero rinnovamento dell'uomo e della società si opera sempre mediante il rinnovamento delle coscienze. Il solo cambiamento delle strutture sociali, di quelle economiche e politiche - benché importante - può tuttavia dimostrarsi un' occasione non sfruttata, se dietro ad esso non ci sono uomini di coscienza. Sono loro infatti a far sì che l'insieme della vita sociale venga in definitiva formato secondo le regole di quella legge, che non è l'uomo a darsi, ma che egli scopre "nell'intimo della coscienza, alla cui voce deve obbedire" (cfr Gaudium et spes, 16). Questa voce è la legge interiore della libertà, che orienta l'uomo verso il bene e l'ammonisce a non compiere il male. L'acconsentire alla violazione di tale legge, mediante un atto di diritto positivo, nel bilancio definitivo si ritorce sempre contro la libertà di qualcuno e contro la sua dignità. Il culto idolatrico della libertà (cfr Veritatis splendor, 54), che non di rado viene proposto all'uomo di oggi, in fondo è per essa un grande pericolo. Portando infatti al caos e alla distorsione delle coscienze, priva l'uomo di un'efficacissima autodifesa contro le varie forme di schiavitù.

Quanto tutti dobbiamo agli uomini di retta coscienza - conosciuti e sconosciuti! La riacquistata libertà non potrà essere sviluppata né difesa, se su ogni tratto della vita sociale, economica e politica non si troveranno uomini di retta coscienza capaci di contrapporsi non soltanto a vari mutevoli influssi e pressioni esterne, ma anche a tutto ciò che indebolisce, oppure, addirittura, distrugge dal di dentro la libertà dell'uomo. Gli uomini di coscienza sono uomini spiritualmente liberi, capaci di discernere alla luce dei valori eterni e delle norme eterne, tante volte verificate, i compiti nuovi, di fronte ai quali la Provvidenza ci pone al momento presente. Ogni cristiano dovrebbe essere un uomo di coscienza che riporta innanzitutto una vittoria importantissima e in un certo senso la più difficile delle vittorie - la vittoria su se stesso. Lo dovrebbe essere in tutte le cose che riguardano la sua vita privata e quella pubblica. La formazione di una retta coscienza dei fedeli, cominciando dai bambini e dai giovani, deve essere una costante premura della Chiesa. Se oggi la Polonia invoca uomini di coscienza, i pastori del Popolo di Dio dovrebbero definire più precisamente i settori in cui si manifesta maggiormente la debolezza delle coscienze - prendendo in considerazione la specificità delle cause - per poter offrire aiuto in una paziente ricostruzione del tessuto morale di tutta la Nazione.

3. La scienza e la cultura possono e devono essere un alleato naturale della rinascita morale della società polacca. Gli uomini di scienza, gli ambienti scientifici, universitari, gli uomini di lettere e gli ambienti di creatività culturale, avendo esperienza di una specifica trascendenza della verità, della bellezza e del bene, diventano naturali servitori del mistero di Dio, che si scopre davanti a loro ed a cui devono essere fedeli. Questa esigenza di fedeltà fa sì che ciascuno di loro, come studioso o artista, "indipendentemente dalle convinzioni personali è chiamato... a svolgere una funzione di coscienza critica nei riguardi di tutto ciò che espone a rischio l'umanità oppure la sminuisce" (Discorso in occasione del 600° anniversario della Facoltà di Teologia dell'Università Iagellonica. 8.6.1997). In questo modo "il servizio del pensiero", che si può attendere dagli uomini di scienza e di cultura, s'incontra con quello che la Chiesa compie nei riguardi delle coscienze degli uomini. Da qui consegue che il dialogo della Chiesa con gli uomini di scienza e con gli operatori della cultura non è tanto un'esigenza del momento, quanto piuttosto espressione di una specifica alleanza a favore dell'uomo nel nome della verità, della bellezza e del bene, senza i quali la vita umana è minacciata dal vuoto e dalla mancanza di senso. La responsabilità di coloro che rappresentano la scienza e la cultura è enorme in considerazione del fatto che esercitano un grande influsso sull'opinione pubblica. Da essi, infatti, in gran parte dipende se la scienza servirà la cultura dell'uomo e il suo sviluppo, oppure se si volgerà contro l'uomo e contro la sua dignità, o perfino contro la sua esistenza. La Chiesa e la cultura hanno bisogno l'una dell'altra e devono collaborare per il bene delle coscienze delle generazioni, attuali e future, dei Polacchi. Durante il mio terzo pellegrinaggio in Patria nel 1987, nell'incontro del 13 giugno, nella chiesa di S. Croce a Varsavia, con i rappresentanti degli ambienti creativi, dissi che gli uomini della cultura "hanno ritrovato in un grado prima sconosciuto, il legame con la Chiesa". Ho espresso allora la speranza "che la Chiesa polacca risponderà pienamente alla fiducia di questi uomini, che a volte vengono da lontano - e troverà il linguaggio che raggiungerà i loro cuori e le loro menti". Tale compito continua ad essere attuale, perché è giunto il tempo in cui questo legame produca i frutti attesi.

Esiste, dunque, un bisogno urgente di consolidare questo legame con gli uomini della cultura e della scienza. Questo è anche uno degli importanti compiti evangelizzatori della Chiesa. "Evangelizzazione è anche l'incontro con la cultura di ogni epoca" (cfr Varcare la soglia della speranza, p. 125). La Buona Novella di Cristo, portata al mondo, trasforma la sua mentalità, combattendo in un certo senso per l'anima di questo mondo. I semi di bene e di verità che si trovano in esso, il Vangelo li purifica, li nobilita, li porta a pienezza. Di più, il Vangelo ispira la cultura e cerca di incarnarsi nella cultura. Così è stato sin dall'inizio dell'evangelizzazione e così deve continuare ad essere, perché l'orma che il Vangelo lascia nella cultura è segno di una vitalità che non passa e di una forza capace di toccare i cuori e le menti di generazioni sempre nuove. Tuttavia notiamo, purtroppo, che questa ricchezza spirituale e questo patrimonio culturale della nostra Nazione è più volte esposto al pericolo della secolarizzazione e dell'appiattimento, specialmente sul terreno dei fondamentali valori umani, umanistici e morali, che vanno difesi.

La Chiesa in Polonia in questo campo ha da svolgere un ruolo molto importante. Si tratta di far sì che i valori e i contenuti del Vangelo pervadano le categorie del pensiero, i criteri di valutazione e le norme dell'azione dell'uomo. È doveroso auspicare che tutta la cultura venga pervasa dallo spirito cristiano. La cultura contemporanea ha a sua disposizione nuovi mezzi di espressione e nuove possibilità tecniche. L'universalità di tali mezzi e la potenza del loro influsso hanno un grande impatto sulla mentalità e sulla formazione degli atteggiamenti della società. Bisogna quindi dare un sostegno alle importanti iniziative, che potrebbero attirare l'attenzione degli uomini della creatività artistica e sarebbero uno stimolo per la promozione della loro attività e per lo sviluppo e l'ispirazione dei talenti in armonia con l'identità cristiana della Nazione e con la sua encomiabile tradizione. Non si possono risparmiare i mezzi necessari per coltivare tutto ciò che è nobile, sublime e buono. Occorre uno sforzo comune mirante all'edificazione della fiducia tra la Chiesa e gli uomini della cultura, occorre ricercare un linguaggio con il quale essa raggiunga le loro menti e i loro cuori, introducendoli nell'ambito dell'influsso del mistero pasquale di Cristo, nell'ambito di quell'"amore con cui egli amò sino alla fine" (cfr Gv 13,1). L'attenzione della Chiesa dovrebbe essere rivolta anche verso tutti i fedeli laici che hanno da compiere in questo campo un loro ruolo specifico. Esso consiste in una coraggiosa, creativa e attiva presenza nei luoghi dove si crea la cultura, dove essa si sviluppa e si arricchisce. Un compito di molta importanza è anche l'educazione della società e in modo particolare della giovane generazione ad una giusta ricezione di quanto è frutto della cultura. "La Chiesa ricorda a tutti che la cultura deve mirare alla perfezione integrale della persona umana, al bene della comunità e di tutta la società umana. Perciò è necessario coltivare lo spirito in modo che si sviluppino le facoltà dell'ammirazione, dell'intuizione, della contemplazione, e si diventi capaci di formarsi un giudizio personale, di coltivare il senso religioso, morale e sociale" (Gaudium et spes, 59).

La questione del rapporto della Chiesa con la cultura e i loro reciproci riferimenti è un problema che sempre ritorna nel mio insegnamento pastorale. Perciò non potevo tralasciarlo rivolgendomi a voi in occasione della presente visita. Questa è anche una questione di particolare importanza per la nostra Patria. La Nazione, infatti, esiste «mediante» la cultura e «per» la cultura. Grazie alla sua autentica cultura diventa pienamente libera e sovrana (cfr Discorso all'UNESCO, 2.6.1980)

4. Nel contesto di quanto è già stato detto, vorrei ancora sottolineare il ruolo della cultura polacca nel processo di unificazione del Continente europeo. Occorre far attenzione affinché questo processo non venga ridotto soltanto agli aspetti puramente economici e materiali. Perciò una particolare importanza acquista il salvaguardare, il mantenere e lo sviluppare questo prezioso patrimonio spirituale trasmesso dai padri cristiani dell'Europa di oggi. L'ho detto in modo molto chiaro nell'omelia a Gniezno: "Il traguardo di un'autentica unità del continente europeo è ancora lontano. Non ci sarà l'unità dell'Europa fino a quando essa non si fonderà nell'unità dello spirito. Questo fondamento profondissimo dell'unità fu portato all'Europa e fu consolidato lungo i secoli dal cristianesimo con il suo Vangelo, con la sua comprensione dell'uomo e con il suo contributo allo sviluppo della storia dei popoli e delle nazioni... La storia d'Europa, infatti, è un grande fiume, nel quale sboccano numerosi affluenti, e la varietà delle tradizioni e delle culture che la formano è la sua grande ricchezza. Le fondamenta dell'identità dell'Europa sono costruite sul cristianesimo" (3.06.1997).

In questo grande lavoro che sta davanti al continente in via di unificazione, non può mancare il contributo da parte dei cattolici polacchi. L'Europa ha bisogno di una Polonia che crede profondamente e che è creativa culturalmente in modo cristiano, consapevole del ruolo che le è stato affidato dalla Provvidenza. Ciò con cui la Polonia può e deve rendere un servizio all'Europa è in linea di massima identico al compito della ricostruzione di una comunione di spirito basata sulla fedeltà al Vangelo nella propria casa. La nostra Nazione che ha sofferto così tanto nel passato, e specialmente durante la seconda guerra mondiale, ha molto da offrire all'Europa, prima di tutto la sua tradizione cristiana e la ricca esperienza religiosa di oggi.

La Chiesa in Polonia si trova dunque davanti a grandi compiti storici, per la cui realizzazione le è necessaria freschezza missionaria e slancio apostolico. Bisogna che essa ritrovi in sé abbastanza forza per far sì che la nostra Nazione possa efficacemente resistere a quelle tendenze della civiltà contemporanea che propongono un allontanamento dai valori spirituali a favore di un sfrenato consumismo, ed anche l'abbandono dei tradizionali valori religiosi e morali a favore di una cultura laica e di un relativismo etico. La cultura cristiana polacca, l'ethos religioso e nazionale sono una preziosa riserva di energie di cui oggi ha bisogno l'Europa, per garantire dentro i propri confini lo sviluppo integrale della persona umana. In questo campo si congiungono gli sforzi della Chiesa universale e di tutte le Chiese locali d'Europa. Ciascuna dovrebbe portare in questa grande opera il proprio patrimonio culturale, la sua tradizione, l'esperienza, la fede e lo zelo apostolico.

5. Nella creazione della cultura e nella trasmissione di essa i mezzi di comunicazione sociale hanno un ruolo importante. Costituiscono nel mondo d'oggi una forza potente ed onnipresente. Possono svegliare le coscienze, difendere i diritti dell'uomo, orientare la consapevolezza umana verso il bene, la libertà, la giustizia, la solidarietà e la pace, ma "l'uomo può adoperarli contro i disegni del Creatore e volgerli a propria rovina" (Inter mirifica, 2). In essi la Chiesa vede prima di tutto un enorme potenziale assopito di evangelizzazione e cerca i modi per sfruttarlo nell'attività apostolica. Bisogna tenere presente che il giusto fine e il compito dei mezzi sociali di comunicazione sono il servizio della verità e la difesa di essa. Ciò consiste in una oggettiva e onesta trasmissione di informazioni, nell'evitare di manipolare la verità e nell'assumersi l'atteggiamento di chi non vuole corrompere la verità. Il servizio della verità è un servizio alla causa dell'uomo nella sua integrità di corpo e di spirito, il che si esprime nello sviluppo dei suoi bisogni culturali e religiosi sia nell'ambito individuale che sociale. La verità, infatti, è legata indissolubilmente al bene e alla bellezza. Lì dunque dove viene trasmessa la verità, si manifesta anche la potenza del bene e lo splendore della bellezza, e l'uomo che li sperimenta, acquista la nobiltà e la cultura. Questa è una missione particolare che porta un grande contributo al bene e al progresso della società.

Davanti alla Chiesa in Polonia, negli ultimi anni si è aperto un grande spazio per il lavoro di evangelizzazione. Essa dovrebbe comprendere nel suo raggio d'azione tutti coloro che operano nel mondo dei media, ma anche tutti coloro che fanno uso dei mezzi di comunicazione sociale. Occorre concentrarsi non soltanto sulla preparazione professionale del personale in grado di capire la specificità sociale, la forza del loro agire, il linguaggio e la tecnica e in possesso della capacità di servirsene per il bene spirituale e materiale dell'uomo. Tale lavoro dovrebbe prendere in considerazione anche la formazione spirituale degli operatori dei mass-media. Bisogna avvicinare a loro il Vangelo, far loro conoscere la dottrina sociale cattolica, la vita e l'attività della Chiesa e i problemi morali dell'uomo di oggi. Con l'aiuto di uomini, formati nello spirito cristiano, la Chiesa può con una facilità molto maggiore raggiungere un grande auditorio, i vari areopaghi del mondo, gli ambienti assetati di Dio. Esiste anche un urgente bisogno di un'opportuna educazione di tutta la società, particolarmente della gioventù ad un uso opportuno e maturo dei mezzi di comunicazione perché nessuno sia un destinatario passivo e acritico dei contenuti e delle informazioni ricevute. Occorre anche mettere in guardia contro i pericoli - sia per la fede e la morale che per un generale sviluppo umano - che possono essere costituiti da parte di alcuni periodici, libri, films e programmi della radio o della televisione. Non si possono chiudere gli occhi sul fatto che i mezzi di comunicazione sociale sono non soltanto un enorme strumento per informare, ma in un certo senso tentano di creare un mondo loro. Qui è indispensabile una comune e coordinata azione della Chiesa, della scuola, della famiglia e dei mezzi di comunicazione stessi, che possono essere di grande aiuto in questo processo educativo.

In un tale contesto è facile notare quanto sia importante che la Chiesa in Polonia possegga e faccia uso dei propri mezzi di comunicazione sociale. Attualmente essa dispone di numerose stazioni radio di raggio parrocchiale, diocesano, nazionale, ed anche di televisioni locali. Vengono trasmessi anche i programmi della Radio Vaticana. Fa gioire il fatto che, in Polonia, i mezzi di comunicazione sono diventati un importante alleato della Chiesa nell'adempimento della sua missione salvifica. Una lunga tradizione nella nostra società e grandi meriti per la formazione culturale, morale e religiosa ha la stampa cattolica. In Polonia esistono attualmente periodici diocesani e nazionali, dal Vaticano giunge l'edizione polacca de L'Osservatore Romano, che avvicina il magistero pontificio, opera l'Agenzia Cattolica Informativa, vengono pubblicati molti libri. Sento anche che la Chiesa in Polonia usufruisce, in misura ancora non grande, delle possibilità informative ed evangelizzatrici di Internet e delle pubblicazioni multimediali. Compito della Chiesa - dei Pastori e dei fedeli laici - è di offrire un fermo sostegno allo sviluppo della stampa cattolica e all'aumento del raggio della sua azione, come pure di incoraggiare a leggerla al fine di approfondire la conoscenza delle verità della fede, dell'insegnamento della Chiesa e della cultura religiosa. Bisogna essere grati a Dio e agli uomini per questa grande varietà e ricchezza di mezzi di comunicazione sociale, esistenti in Polonia. Auguro che questo lavoro apostolico, che è un servizio della cultura, della verità e della carità, formi atteggiamenti cristiani, sprigioni lo slancio apostolico, edifichi la comunità della Chiesa.

6. Cari Fratelli nell'episcopato! C'è ancora una questione su cui vorrei riflettere insieme con voi in occasione della visita ad limina Apostolorum, è cioè la questione della formazione sacerdotale. Nell'Esortazione apostolica Pastores dabo vobis ho scritto: "In realtà la formazione dei futuri sacerdoti sia diocesani sia religiosi e l'assidua cura, protratta lungo tutto il corso della vita, per la loro santificazione personale nel ministero e per l'aggiornamento costante del loro impegno pastorale sono considerati dalla Chiesa come uno dei compiti di massima delicatezza e importanza per il futuro dell'evangelizzazione dell'umanità" (n. 2). Sì, la sollecitudine per la formazione dei candidati al sacerdozio, come dei sacerdoti stessi - lo ripeto ancora una volta - appartiene ai più importanti compiti dei Vescovi. La Chiesa in Polonia si trova attualmente di fronte a nuove sfide, effetto di profonde trasformazioni socio- culturali che si stanno operando nel nostro Paese. Si è ingrandito il campo d'azione della Chiesa e di conseguenza la necessità di Pastori ben preparati, responsabili per lo sviluppo spirituale dei fedeli affidati alle loro cure.

I seminari diocesani e religiosi hanno un'enorme importanza per il Popolo di Dio. In tutta la Chiesa e in ogni sua parte essi sono una particolare verifica di vitalità, in certo senso di fecondità spirituale, che si esprime con la disponibilità dei giovani ad un totale dono al servizio di Cristo. Le possibilità d'impegno evangelizzatore e missionario delle Chiese locali dipendono dalle vocazioni sacerdotali e religiose. La Chiesa prega incessantemente «il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!» (Mt 9,38), perché la questione delle vocazioni appartiene alle sue più importanti preoccupazioni. Occorre fare tutto il possibile nella Chiesa in Polonia affinché nei giovani non si spenga lo spirito di sacrificio e il magnanimo slancio nell'accettare la chiamata di Cristo. È indispensabile lo sforzo unito al risveglio delle vocazioni e alla formazione delle nuove generazioni dei candidati al sacerdozio. Bisogna farlo nell'autentico spirito del Vangelo, ed insieme leggendo in modo giusto i segni del tempo, a cui il Concilio Vaticano II ha posto un'attenzione così profonda. Questo sforzo vada accompagnato anche da un'autentica testimonianza di vita dei sacerdoti stessi, donati senza riserva a Dio e ai fratelli. La catechesi e la pastorale dei giovani, la vita sacramentale e quella di preghiera, ed anche la direzione spirituale devono aiutare il giovane nella maturazione in ordine ad operare responsabilmente le scelte di, alla fedeltà e alla costanza. Vi prego, cari Fratelli, di circondare di paterna premura i seminari. Che coloro a cui avete affidato la formazione dei futuri sacerdoti, trovino sempre in voi comprensione, sostegno e buon consiglio. Sembra necessaria una nuova ratio fundamentalis e ratio studiorum per i seminari in Polonia, adattata all'attuale situazione della Chiesa, alla mentalità contemporanea dei giovani e alle nuove sfide, di fronte a cui si trovano i futuri presbiteri.

Oltre alla formazione al sacerdozio ha una grande importanza la formazione permanente dei sacerdoti, sia diocesani che religiosi, di cui parla ampiamente l'Esortazione apostolica Pastores dabo vobis. Vi raccomando di prendervi questo problema a cuore e di averlo sempre presente, nello spirito dell'amore pastorale e come grande responsabilità per il futuro del ministero sacerdotale. Che amore e sollecitudine vi stimolino a preparare e ad attuare il programma di una permanente formazione spirituale, intellettuale e pastorale dei presbiteri sotto tutti i suoi aspetti. Incoraggiateli, affinché si occupino con cura della propria formazione permanente che devono intraprendere sempre, cioè in ogni periodo della vita, indipendentemente dai condizionamenti in cui si trovano ed anche dalle funzioni, che esercitano nella Chiesa. È un lavoro serio e costante, che ha come fine di aiutare i sacerdoti a diventare, in modo sempre più pieno e più maturo, uomini di fede e di santità, a essere capaci di salvaguardare dentro di sé questo grande dono, che è stato loro offerto nel rito dell'imposizione delle mani (cfr 2 Tm 1,6) e a essere in grado di portare il peso del mistero che il sacerdozio ha in sé. "Il mondo di oggi reclama sacerdoti santi! Soltanto un sacerdote santo può diventare, in un mondo sempre più secolarizzato, un testimone trasparente di Cristo e del suo Vangelo. Soltanto così il sacerdote può diventare guida degli uomini e maestro di santità. Gli uomini, soprattutto i giovani, aspettano una tale guida. Il sacerdote può essere guida e maestro nella misura in cui diventa un autentico testimone" (Dono e Mistero, p. 101).

7. Al termine di questa visita ad limina Apostolorum, grazie alla quale ho avuto occasione di incontrarmi personalmente con ciascuno di voi, voglio esprimere il mio apprezzamento per il grande e generoso lavoro pastorale e evangelizzatore, che la Chiesa in Polonia realizza ogni giorno, intraprendendo l'opera di rinnovamento alla luce dell'insegnamento del Concilio Vaticano II. Ho qui in mente i Pastori della Chiesa in Polonia, i sacerdoti diocesani e religiosi, le religiose, i membri degli istituti di vita consacrata e i laici cattolici. Abbraccio con il cuore e con il pensiero ogni loro fatica e sforzo, forse non sempre pienamente notato ed apprezzato. Nessuno dovrebbe sentirsi dimenticato né solo, o deluso di fronte alle difficoltà e agli insuccessi nell'attività apostolica. Tutti, infatti, sempre e ovunque accompagna la preghiera di tutta la Chiesa. Tutti accompagna ogni giorno anche la preghiera del Papa!

Alla soglia del Grande Giubileo dell'Anno 2000, auguro alla Chiesa nella nostra Patria che, docile allo Spirito Santo, ravvivi incessantemente in sé la sollecitudine apostolica per il Popolo di Dio e affronti con coraggio le sfide che i tempi nuovi portano con sé. Lo Spirito Santo è quell'"ospite dolce dell'anima" che meglio di chiunque altro conosce l'intimo mistero di ogni uomo. Soltanto lo Spirito Santo può compiere l'opera di purificazione di tutto ciò che è male nel cuore umano. È Lui a curare le più profonde ferite dell'umana esistenza, trasformando il cattivo raccolto interiore in fertili campi di grazia e di santità. Sotto l'azione dello Spirito Santo matura e si rafforza l'uomo interiore, cioè "spirituale", fatto a immagine di Dio, segnato dalla santità, capace di "camminare in una vita nuova" (cfr Rm 6,4) che è la vita secondo i comandamenti divini. Grazie a questa azione il mondo degli uomini si rinnova dal di dentro, dal di dentro dei cuori e delle coscienze (cfr Dominum et Vivificantem, 58 e 67).

A Maria, Madre di Gesù che "brilla ora dinanzi al peregrinante Popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione" (Lumen gentium, 68) affido voi, Pastori, i vostri fedeli e tutti i miei connazionali, e per la generosa dedizione alla fatica evangelica di servire nell'amore e nella verità tutti benedico di cuore: nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

        

 © Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana

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