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DISCORSO DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II
A S.E. IL SIGNOR HUSEIN-FUAD MUSTAFA KABAZI,
PRIMO AMBASCIATORE DELLA GRAN GIAMAHIRIA
ARABA LIBICA POPOLARE SOCIALISTA (LIBIA),
IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE
DELLE LETTERE CREDENZIALI*

Lunedì, 16 febbraio 1998

 

Signor Ambasciatore,

1. Sono lieto di accogliere in Vaticano Vostra Eccellenza nella solenne circostanza della presentazione delle sue Lettere Credenziali come Capo della Missione della Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista presso la Santa Sede.

Desidero, anzitutto, ringraziare S.E. il Colonnello Moammar Gheddafi per i saluti e le espressioni di apprezzamento che ha voluto farmi pervenire per il tramite di Vostra Eccellenza, e La prego di esprimerGli i miei voti cordiali per la sua persona e per il benessere di tutto il popolo libico.

2. Nell'indirizzo che mi ha appena rivolto, Vostra Eccellenza ha sottolineato la volontà del popolo libico di contribuire alla pace nel mondo, sulla base della reciproca comprensione tra le nazioni, soprattutto al termine di questo millennio, nella prospettiva di migliorare il futuro che attende il genere umano.

La Chiesa non ha mai smesso di operare affinché questo bene, a cui tutti anelano, possa veramente radicarsi sempre più in ogni nazione ed assicurare cosi una pace vera e duratura per l'intera umanità. Oggi più di ieri, essa e convinta che una pacifica convivenza tra le molteplici realtà umane, spirituali e culturali, che compongono il nostro mondo, è possibile solo se ogni azione umana è basata sul dialogo, sul rispetto e sulla collaborazione.

Nel Messaggio di quest'anno per la Giornata Mondiale della Pace, in un mondo alla ricerca di nuovi assetti e di più stabili equilibri, ho ricordato la stretta relazione esistente tra la giustizia di ciascuno e la pace di tutti, sottolineando come questi valori siano insiti, quale patrimonio comune, nel cuore di ogni persona.

3. Ogni popolo è chiamato ad essere pienamente coinvolto in questo sforzo sincero per l'edificazione di un mondo migliore, dove la collaborazione di tutti sia finalizzata non semplicemente al miglioramento delle condizioni esterne, ma alla crescita della persona umana vista nella sua totalità, così da permettere il recupero di quei valori che, purtroppo, rischiano di andare smarriti o, almeno, di non essere più considerati come ideali concretamente raggiungibili.

La Chiesa cattolica cerca sempre la collaborazione tra i popoli, convinta che tutti gli uomini, in quanto creature di Dio, devono rispettarsi evitando le discriminazioni, per vivere insieme e servire l'intera umanità.

Cristiani e musulmani hanno molte cose in comune, come uomini e come credenti. Il dialogo tra di essi deriva dalla fedeltà verso Dio e suppone la capacità di riconoscerLo con umile sottomissione e di testimoniarLo con la parola e l'azione in un mondo sempre più tentato dalla secolarizzazione e spesso anche dall'ateismo.

L'obbedienza a Dio ci coinvolge nel rispetto per la persona umana ed i suoi diritti, visti come espressione della volontà divina e come esigenza della natura umana, soprattutto per quanto riguarda le libertà fondamentali e, particolarmente, quella di religione e di coscienza.

In un mondo che desidera l'unità e la pace, ma che, purtroppo, conosce ancora tensioni e lotte, la fede deve favorire la comprensione tra i popoli e promuovere il dialogo, affinché le divergenze ed i conflitti siano risolti non con mezzi di distruzione ma con la mutua cooperazione.

4. Eccellenza, con la pluralità delle sue componenti, il suo Paese è senz'altro un luogo dove l'incontro ed il dialogo possono diventare sempre più strumento di comprensione e di pace. Il mio augurio è che la comprensione ed il dialogo, mentre si realizzano all'interno della società libica, si estendano anche ai Paesi dell'area mediterranea, e caratterizzino sempre più i rapporti all'interno dell'intera comunità internazionale.

E' noto che il dialogo tra Paesi e tra Popoli si fonda prima di tutto sul riconoscimento della dignità dell'altro, sulla fiducia reciproca e sulla disponibilità a cooperare per il bene comune dell'umanità.

La Chiesa cattolica ha sempre collaborato con impegno allo sviluppo culturale, economico e sociale della Nazione. Essa intende perseverare in questa linea offrendo, oltre alle specifiche competenze di qualificazione professionale, anche amicizia e fratellanza secondo la visione cristiana della vita, in piena sintonia con le esigenze dell'autentico progresso della comunità civile.

5. Sono certo che la collaborazione offerta generosamente dalla Chiesa trova consensi ed approvazione nelle Autorità e nella popolazione del Suo Paese, ed esprimo il desiderio che la comunità cattolica, attraverso i suoi membri, le sue organizzazioni e le sue strutture, possa continuare non solo ad assistere spiritualmente i suoi fedeli, ma anche a sviluppare la sua opera di promozione umana e sociale.

All'inizio del suo incarico ufficiale presso la Santa Sede, Signor Ambasciatore, agli auguri per un fruttuoso compimento della sua missione, desidero aggiungere l'assicurazione che Ella troverà sempre accoglienza attenta e comprensione cordiale da parte dei miei collaboratori.

Su Vostra Eccellenza, sulla sua famiglia, su tutto il popolo libico ed i suoi dirigenti, invoco di cuore l'abbondanza delle benedizioni dell'Altissimo.


*Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XXI, 1 pp. 371-373.

L'Osservatore Romano 16-17.2.1998 p.6.

 

 © Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana

 

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