Discorso ai partecipanti alla Conferenza Internazionale Women's health Issues
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DISCORSO DEL SANTO PADRE
 GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE
"WOMEN'S HEALTH ISSUES"

Venerd́, 20 febbraio 1998

 

Illustri Signori,
Gentili Signore!

1. Desidero esprimere il mio compiacimento all'Università Cattolica del Sacro Cuore, qui rappresentata dal Magnifico Rettore, Professor Adriano Bausola, al Direttore dell'Istituto di Bioetica della stessa Università, Mons. Elio Sgreccia, e al Direttore del Center of Medical Ethics della Georgetown University, per aver voluto organizzare questa Conferenza Internazionale su un tema di così viva attualità per la società e per la Chiesa: la salute della donna.

Riflettere su questo argomento è, infatti, un dovere e un debito di riconoscenza non soltanto per la dignità di ogni donna, a cui devono essere riconosciuti il diritto alle cure e l'accesso ai mezzi che possono promuovere la salute, ma anche in relazione al particolare ruolo che la donna è chiamata a svolgere nella famiglia e nella società.

Sotto questo profilo non possiamo non ricordare anzitutto il grande numero di donne - bambine, adolescenti, spose, madri di famiglia, anziane - che versano in condizioni di miseria, di estrema penuria di sostegni sanitari e che sono gravate dalle fatiche inerenti al sostentamento della famiglia in vaste zone del mondo, talora con l'aggravio delle calamità e delle guerre.

2. Nel Messaggio al Segretario Generale della IV Conferenza Mondiale sulla Donna, svoltasi a Pechino, ho accennato al "terribile sfruttamento delle donne e delle giovani in ogni parte del mondo". Ed ho aggiunto: "L'opinione pubblica comincia soltanto ora a valutare le condizioni disumane in cui le donne e i bambini vengono spesso costretti a lavorare in particolare nelle aree meno sviluppate del mondo" (26 maggio 1995).

E' essenziale per ogni società che tali diritti siano garantiti e che le società, che godono del pieno sviluppo economico e talora di un tasso di beni superflui, portino la loro attenzione e il loro aiuto a questa umanità. Ciò non potrà essere fatto senza un adeguato e corrispondente riconoscimento del ruolo della donna, della sua dignità e dell'importanza di un suo apporto specifico al progresso della società in cui vive: "Quando le donne hanno la possibilità di trasmettere in pienezza i loro doni all'intera comunità, la stessa modalità con cui la società si comprende e si organizza ne risulta positivamente trasformata" (Messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace, 1995, n.9).

3. In particolare, ritengo significativo che nella vostra Conferenza Internazionale abbiate voluto esaminare tutte le dimensioni della salute della donna: la prevenzione e la cura delle malattie, il rispetto della sua integrità e delle sue capacità procreative, gli aspetti psicologici e spirituali nelle diverse situazioni in cui può trovarsi. Si va diffondendo, infatti, una concezione della salute che, paradossalmente, ne esalta e al tempo stesso ne impoverisce il significato e ciò in particolare in relazione alla donna.

La salute, infatti, è stata definita come tensione verso il "pieno benessere fisico, psicologico e sociale e non soltanto come assenza di malattia". Quando, però, il benessere viene concepito in senso edonistico senza riferimento ai valori morali, spirituali e religiosi, questa aspirazione, in sé nobile, può risolversi entro un orizzonte ristretto che ne mortifica lo slancio con conseguenze negative sulla salute stessa. Interpretata in questa direzione riduttiva, la ricerca della salute come benessere ha portato a considerare, anche in documenti politici importanti, la stessa maternità come un peso e una malattia, creando i presupposti, in nome della salute e della qualità di vita, per la giustificazione della contraccezione, della sterilizzazione, dell'aborto e della stessa eutanasia. Bisogna rettificare questa deformazione perché "non ci saranno mai giustizia, uguaglianza e sviluppo e pace per le donne o per gli uomini, se non ci sarà un'incrollabile determinazione a rispettare, difendere, amare e servire la vita, ogni vita umana in ogni fase e in ogni situazione" (Ibid., n.7; cfr Enciclica Evangelium vitae, n. 87).

4. Favorire un autentico e globale equilibrio sanitario della donna significa aiutarla ad inserire il benessere fisico, psicologico e sociale in un rapporto d'armonia con i valori morali e spirituali. In quest'ottica di realizzazione della persona e della specificità femminile, in cui si attua la oblatività sponsale e materna, nella famiglia o nella vita consacrata, e si esprime il senso della solidarietà sociale, la salute rappresenta, ad un tempo, una condizione fondamentale ed una dimensione della persona.

Per questo motivo il concetto di salute deve essere fondato su una visione antropologica compiuta, che consideri il rispetto della vita e della dignità delle persona e di ogni persona valori irrinunciabili. La ricerca della salute non può, pertanto, trascurare il valore ontologico della persona e la sua dignità personale: anche laddove la salute fisica o mentale è deficitaria, la persona conserva infatti la sua piena dignità.

5. Nella promozione della salute della donna ha un ruolo speciale la dimensione procreativa, dal punto di vista della realizzazione sia della personalità femminile che dell'eventuale compito materno. Promuovere la salute procreativa della donna implicherà, pertanto, la prevenzione primaria delle malattie che possono compromettere la fertilità, l'impegno terapeutico, consulenziale e assistenziale volto a preservare l'organismo femminile nella sua integrità o a restituirne la funzionalità; non potrà, invece, mai significare offesa alla dignità della persona della donna o della vita del concepito.

In questa prospettiva, sarà sempre di grande rilievo l'impegno morale della donna stessa, la quale dovrà assumere e rispettare nei comportamenti quotidiani i valori della propria corporeità, cercando di assicurarne la conformità con le esigenze della salute. Questa promozione della salute integrale della donna non potrà non coinvolgere anche la società e ciò avverrà solo con l'apporto delle donne stesse: "La Chiesa riconosce - ho scritto al Segretario Generale della IV Conferenza Mondiale dell'ONU sulla donna - che il contributo della donna al benessere e al progresso della società è incalcolabile ed auspica che le donne facciano anche di più per salvare la società dal virus letale della degradazione e della violenza che oggi si sta diffondendo in modo crescente e drammatico" (n. 5).

6. E' tutto l'orizzonte della cultura e della società, e in primo luogo dell'assistenza sanitaria, che va riportato a misura della dignità della donna, in corresponsabilità con l'uomo e per il bene delle famiglie e della stessa comunità umana.

Desidero qui ripetere il grazie che ho rivolto alle donne nella Lettera diretta specificamente a loro nel 1995 in occasione dell'Anno Internazionale della Donna: il grazie alle donne madri, alle donne spose, alle donne figlie e sorelle, alle donne lavoratrici, alle donne consacrate. Oggi vorrei aggiungere un grazie alle donne che esercitano la medicina: esse partecipano sempre più numerose alla promozione della salute altrui, divenendo a titolo speciale custodi della vita.

Auspico che tutti gli uomini, la società nel suo insieme e le autorità politiche, portino il loro contributo per il conseguimento del bene della salute per ogni donna e per ogni uomo, a garanzia di una civiltà che sia a misura della dignità della persona umana.

Con questi voti, a tutti imparto la mia Benedizione.

 

 © Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana

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