Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Dopo aver sostato nei piccoli centri di Annifo e di Cesi, da
dove ho voluto idealmente abbracciare ogni altra località colpita dalla tragedia
del terremoto, eccomi ora ad Assisi, in questa vostra città che reca visibili i
segni di una prova tanto dura. Sono fra voi per testimoniare concretamente a
ciascuno la mia vicinanza e quella dell'intera Comunità ecclesiale. Già da
Bologna, dove mi trovavo per il Congresso Eucaristico all'indomani delle prime
scosse, ho espresso la mia solidarietà a quanti erano stati colpiti dal sisma.
Da allora non ho cessato di seguirne con partecipe trepidazione ogni giorno le
vicende, e sono grato al Signore che mi concede oggi l'opportunità di essere tra
voi per confermarvi il mio affetto.
Rivolgo un cordiale saluto innanzitutto al Pastore di questa
amata Diocesi, il caro Monsignor Sergio Goretti, che ringrazio per le calorose
parole rivoltemi, ed a tutti i Vescovi delle zone terremotate, in particolare
all'Arcivescovo di Spoleto ed al Vescovo di Fabriano, nelle cui diocesi non ho
potuto recarmi, ma che ho voluto qui insieme con alcuni parroci in
rappresentanza delle loro comunità. Il mio deferente pensiero va poi al Signor
Presidente del Consiglio dei Ministri, al Segretario del Consiglio dei Ministri
ed al Sottosegretario per il coordinamento della Protezione Civile, ai
Presidenti delle Regioni Umbria e Marche, al Sindaco di Assisi, agli altri
numerosi Sindaci dei comuni terremotati, ed a tutte le Autorità civili, militari
e religiose presenti.
So bene quanto il terremoto abbia compromesso il prezioso
patrimonio umano ed artistico, che caratterizza questa vostra terra, cari
Fratelli e Sorelle. So anche, però, che saldo è il vostro intento di non cedere
allo scoraggiamento dinanzi alle pur numerose e grandi difficoltà. Il Papa è
qui, quest'oggi, per dirvi che Egli è con voi e desidera incoraggiarvi
nei vostri propositi di rinnovato impegno nell'ardua opera della ricostruzione.
2. Dall'alto di questa collina, ricca di riferimenti
francescani, lo sguardo spazia sulla valle, risale per le pendici dei monti e
giunge a stringere in un abbraccio ideale tutte le località - le piccole
comunità montane e i grandi centri, come ad esempio Nocera Umbra e Gualdo Tadino
-, che il terremoto ha colpito. I disagi sono sostanzialmente gli stessi, e
simili sono anche le ferite alle case ed ai monumenti, carichi di arte e di
cultura. Alla sofferenza di chi ha perso i suoi cari si aggiunge quella di chi
ha visto disperdersi in un attimo i sacrifici di una vita intera, ed è ora
tentato di abbandonarsi allo scoraggiamento.
E' doveroso riconoscere, tuttavia, che nei giorni dei ripetuti
movimenti tellurici grande ammirazione ha suscitato in tutti la testimonianza di
dignità e di attaccamento alla propria terra offerta dalla gente umbra e
marchigiana. Carissimi Fratelli e Sorelle, non venga meno questa vostra
tensione ideale! La forza d'animo, le doti di laboriosità, la tradizionale
intraprendenza che vi distinguono non si affievoliscano! Il mio augurio è che
esse, anzi, emergano quasi rinsaldate dalla prova, per esprimersi in fattiva e
concreta collaborazione che assicuri una rapida ripresa.
In questo contesto, mi è caro esprimere vivo apprezzamento per
il generoso contributo offerto dai volontari e da quanti collaborano ai
diversi livelli nel lavoro di assistenza e di ricostruzione. Incoraggio ciascuno
ad intensificare gli sforzi per proseguire nell'opera intrapresa. La fede ci
dice che quanto viene compiuto in favore di chi si trova nel bisogno e nella
sofferenza è fatto a Cristo (cfr Mt 25, 40).
Superata la fase dell'emergenza, si apre ora quella della
ricostruzione. L'anno appena iniziato sia l'anno della rinascita e della
ripresa sociale ed economica di queste zone! Prendo atto con soddisfazione delle
iniziative assunte dalle Autorità amministrative locali e regionali, come pure
dei considerevoli stanziamenti decisi dal Governo italiano per venire incontro
alle più urgenti vostre necessità. Auspico che tutto si realizzi in tempi brevi,
perché il panorama delle città e dei paesi, oggi largamente segnato da cumuli di
macerie e da strade dissestate, grazie alle necessarie opere di restauro e di
rifacimento delle abitazioni, delle chiese e dei monumenti danneggiati torni ad
essere suggestivo come prima. E sono quanto mai attuali le parole: "Francesco,
va' e ripara la mia casa!"
3. Sono venuto qui ad Assisi per pregare sulla tomba del
Poverello. Da questo luogo sacro alla tradizione francescana e duramente
lesionato dal sisma, da questa basilica a cui guardano con ammirazione uomini e
donne del mondo intero, elevo al Signore una fervente preghiera per le vittime
del terremoto, per i loro familiari e per quanti tuttora vivono in situazioni
precarie. Prego, altresì, per gli operatori ed i volontari che, con estrema
dedizione, sono impegnati nella benemerita opera di soccorso e di aiuto nei
confronti dei senza tetto. Il Signore conforti tutti e faccia sentire a ciascuno
il suo sostegno!
San Francesco, il serafico figlio di questa terra, ha
testimoniato con la vita il valore della solidarietà e del servizio offerto con
amore ai bisognosi. Chiara, umile pianticella nata in questa Città, ha qui
trascorso l'intera esistenza, accompagnando con la preghiera le fatiche
apostoliche degli operatori di pace e degli annunciatori del Vangelo. Come non
sentirli presenti fra noi in questi mesi di difficoltà e di prova? Essi
certamente dal cielo benedicono e sostengono l'operosa gara di generosità, che
vede coinvolta gente d'ogni angolo dell'Italia accanto alle popolazioni colpite
dal sisma. Allo stesso tempo essi invitano tutti voi, carissimi Fratelli e
Sorelle, ad affrontare con spirito evangelico la precaria situazione che state
vivendo. Non sono mancati nell'esistenza di Francesco e di Chiara momenti di
sofferenza e di solitudine. Basti richiamare alla memoria le tante infermità,
privazioni ed angustie, che trovarono il loro vertice nel mistico abbraccio con
il Crocifisso, avvenuto sul monte della Verna, o nella costante adorazione
dell'Eucaristia.
Il messaggio francescano sul valore che la privazione ed il
dolore assumono alla luce del Vangelo vi aiuti a riconoscere e ad accettare
anche negli eventi dolorosi di questi mesi le disposizioni di un Padre che è
sempre amorevole anche quando permette la prova.
4. Carissimi Fratelli e Sorelle, siamo nel clima delle Festività
natalizie e da qualche giorno abbiamo iniziato un nuovo anno. Mi è caro
formulare a ciascuno di voi cordiali auguri per il 1998: possa essere l'anno
della speranza e della solidarietà. Quod Deus avertat a nobis, non un
anno sismico. Assisi, come le altre città e borgate colpite dal cataclisma,
recupereranno presto, ne sono certo, il loro suggestivo fascino e risplenderanno
quanto prima nella ripristinata bellezza dei loro monumenti. Potranno così
rispondere ancor più alla loro naturale vocazione di essere segno di pace e di
fraternità per la Chiesa, per l'Italia e per il mondo intero.
Francesco e Chiara d'Assisi ottengano dal Signore forza per le
persone provate; ottengano luce alle menti e calore ai cuori, affinché si possa
presto realizzare quanto è nelle speranze di tutti. Con questo auspicio, imparto
di cuore a voi qui raccolti, a coloro che si trovano nella sofferenza, ai
volontari ed quanti sono impegnati a vario titolo nell'opera della
ricostruzione, come pure a tutti gli abitanti dell'Umbria e delle Marche, una
speciale ed affettuosa Benedizione.
Prima di congedarsi dai
fedeli, Giovanni Paolo II ha aggiunto:
Buon anno nuovo! Pensavo che la prima visita di quest'anno
sarebbe stata Cuba invece è Assisi! Poi si poteva anche prevedere la pioggia per
oggi, invece grazie a Dio per il sole, il sole di san Francesco!