Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Sono lieto di incontrarvi in occasione della riunione
plenaria della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Saluto cordialmente
ciascuno di voi e ringrazio in particolare Monsignor Francesco Marchisano per le
parole con cui si è fatto interprete dei vostri sentimenti ed ha presentato
l'importante oggetto dei vostri lavori: le catacombe cristiane e l'Anno Santo.
Desidero anzitutto esprimere apprezzamento e riconoscenza per
l'importante servizio che state svolgendo e che in vista del Giubileo si è fatto
ancor più intenso. Mi riferisco sia alle scoperte archeologiche che ai restauri,
come pure alle iniziative direttamente finalizzate all'Anno Santo. Le catacombe,
come è stato più volte sottolineato, rivestono un grande rilievo in rapporto al
Giubileo del Duemila.
2. Già da alcuni anni siete impegnati nel restaurare e
preparare numerose catacombe cristiane dislocate sul territorio italiano. I
lavori hanno interessato specialmente le catacombe di Roma aperte al
pubblico, quelle cioè di san Callisto, di san Sebastiano, di Domitilla, di
Priscilla, di sant'Agnese, dove sono stati eseguiti o si stanno per effettuare
interventi che faciliteranno il flusso dei pellegrini. Inoltre, per aumentare il
potenziale dei cimiteri visitabili, si stanno espletando le procedure per aprire
una sesta catacomba, quella dei santi Pietro e Marcellino sulla Via Casilina.
La vostra attenzione si indirizza opportunamente alla
valorizzazione pastorale di questi insigni monumenti dell'antichità
cristiana. A tal fine si stanno approntando, in maniera adeguata, le guide
dei pellegrini. Le visite, infatti, corredate da appropriate spiegazioni,
puntuali ed aggiornate sul piano didattico, scientifico e spirituale, diventano
anche un efficacissimo momento di catechesi, capace di suscitare profonda
riflessione sul messaggio evangelico. Questo ritorno alle origini, per il
tramite dei più antichi cimiteri ideati dai primi cristiani, si inquadra
perfettamente nel progetto della "nuova evangelizzazione", che vede impegnata la
Chiesa intera nel cammino verso il terzo millennio.
3. Le catacombe, mentre presentano il volto eloquente della vita
cristiana dei primi secoli, costituiscono una perenne scuola di fede, di
speranza e di carità.
Percorrendo le gallerie si respira un'atmosfera suggestiva e
commovente. Lo sguardo si sofferma sulla serie innumerevole di sepolture e sulla
semplicità che le accomuna. Sulle tombe si legge il nome di battesimo dei
defunti. Scorrendo quei nomi, sembra di sentire altrettante voci rispondere ad
un appello escatologico, e tornano alla mente le parole di Lattanzio: "Tra noi
non ci sono né servi, né padroni; non esiste altro motivo se ci chiamiamo
fratelli, se non perché ci consideriamo tutti uguali" (Divinae Instit.,
5, 15).
Le catacombe parlano della solidarietà che univa i fratelli
nella fede: le offerte di ciascuno permettevano la sepoltura di tutti i defunti,
anche di quelli più indigenti, che non potevano permettersi la spesa per
l'acquisto e la sistemazione della tomba. Questa carità collettiva rappresentò
uno dei punti di forza delle comunità cristiane dei primi secoli e una difesa
contro la tentazione di tornare alle antiche forme religiose.
4. Le catacombe, pertanto, suggeriscono al pellegrino questo
sentimento di solidarietà indissolubilmente connesso alla fede ed alla speranza.
La stessa definizione di coemeteria, "dormitori", dice che le catacombe
erano considerate dei veri e propri luoghi di riposo comunitari, dove tutti i
fratelli cristiani, indipendentemente dal loro grado e dalla loro professione,
riposavano in un abbraccio largo e solidale, attendendo la risurrezione finale.
Per questo non erano luoghi tristi, ma decorati con affreschi, mosaici e
sculture, quasi a rallegrare i meandri oscuri ed anticipare con le immagini di
fiori, uccelli ed alberi la visione del paradiso atteso alla fine dei tempi. La
significativa formula "in pace", ricorrente sui sepolcri dei cristiani,
ben sintetizza la loro speranza.
I simboli sulle lastre di copertura delle tombe sono tanto
semplici quanto carichi di significato. L'ancora, la nave, il pesce esprimono la
fermezza della fede in Cristo. La vita del cristiano è vista come una
navigazione attraverso un mare tempestoso fino al porto sospirato dell'eternità.
Il pesce si identifica con il Cristo e allude al sacramento del Battesimo,
secondo quanto ricorda Tertulliano, che paragona i fedeli ai pisciculi,
che acquisiscono la salvezza nascendo e permanendo nell'acqua (De baptismo,
1, 3).
5. Le catacombe conservano, tra l'altro, le tombe dei primi
martiri, testimoni di una fede limpida e saldissima, che li condusse, come
"atleti di Dio", a superare vittoriosi la prova suprema. Molti sepolcri dei
martiri sono ancora custoditi all'interno delle catacombe e generazioni di
fedeli hanno sostato in preghiera dinanzi ad essi. Anche i pellegrini del
Giubileo del Duemila si recheranno alle tombe dei martiri e, elevando le
preghiere agli antichi campioni della fede, volgeranno il loro pensiero ai "nuovi
martiri", ai cristiani che nel passato prossimo ed anche ai nostri giorni
sono sottoposti a violenze, soprusi, incomprensioni perché vogliono rimanere
fedeli a Cristo e al suo Vangelo.
Nel silenzio delle catacombe, il pellegrino del Duemila può
ritrovare o ravvivare la propria identità religiosa in una sorta di itinerario
spirituale che, muovendo dalle prime testimonianze della fede, lo porta sino
alle ragioni ed alle esigenze della nuova evangelizzazione.
Carissimi, la consapevolezza di questi valori appena accennati,
ma a voi ben noti, vi sostenga nel vostro caratteristico servizio ecclesiale e
culturale. A tal fine, mentre invoco su di voi la premurosa assistenza di Maria
Santissima, a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica, che
estendo anche alle persone a voi care.