Signor Ambasciatore!
1. Nel darLe il benvenuto in Vaticano, accolgo con grande
piacere le Lettere che L'accreditano presso la Santa Sede in qualità di
Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica di Croazia.
La prego di voler trasmettere all'Illustrissimo Presidente della
Repubblica, il Signor Franjo Tudjman, l'espressione della mia gratitudine per il
deferente e cordiale pensiero che, anche a nome dell'intera Nazione da secoli
legata alla Cattedra di Pietro, mi ha rinnovato per Suo tramite. Ringrazio,
inoltre, Lei personalmente, Signor Ambasciatore, per gli auguri che ha voluto
gentilmente porgermi in occasione dell'anniversario della mia elezione al
ministero petrino.
La presentazione delle Sue credenziali si svolge a pochi giorni
dal compimento della mia Visita pastorale in Croazia. Rimarranno indimenticabili
per me le intense emozioni vissute nei vari incontri con la popolazione, in
particolare nella Santa Messa durante la quale ho avuto la gioia di beatificare
un illustre figlio della Croazia e fedele Pastore della Chiesa, il Cardinale
Alojzije Stepinac. Per questo motivo ho voluto personalmente congratularmi con
il Signor Presidente della Repubblica al termine della solenne Liturgia a Marija
Bistrica. Rimangono altrettanto indelebili le impressioni raccolte sia nella
solenne Eucaristia a Znjan, con la quale si sono voluti celebrare i 1700 anni
della città di Split, sia negli incontri di Zagabria e di Solin.
La Nazione croata ha saputo mostrare ancora una volta, oltre
alla sua viva fide ed al profondo attaccamento alla Chiesa cattolica, anche la
sua dignità e la vivacità della sua cultura, elementi che hanno contribuito a
rendere il Viaggio apostolico altamente significativo. Le Autorità sia
ecclesiastiche che statali, a tutti i livelli, si sono impegnate al massimo per
facilitare l'incontro del Successore di Pietro con le popolazioni, favorendo un
fruttuoso svolgimento del mio ministero in mezzo ai Fratelli e alle Sorelle
della Croazia. Colgo volentieri questa occasione per esprimere ancora una volta
a tutti la mia riconoscenza.
2. Dopo le tribolazioni sperimentate negli anni della recente
guerra, ora la Croazia gode del grande dono della pace. Formulo i migliori voti
affinché questo fondamentale valore possa rafforzarsi sempre di più ed
estendersi finalmente a tutti i popoli del Sud-Est d'Europa, chiamati a vivere
nel reciproco rispetto, nel dialogo sincero, nella mutua collaborazione.
Caduto il totalitarismo comunista, il Suo Paese e le altre
Nazioni dell'Europa Centrale ed Orientale non sono più separate dal resto della
grande Famiglia delle Nazioni europee. Il Signore della storia, alle soglie del
terzo millennio, ha ridonato a questi Popoli, dopo decenni di gravi sofferenze,
il prezioso bene della libertà.
E' pertanto comprensibile e legittima la loro aspirazione a
reinserirsi, alla pari di altre Nazioni del Continente, nel processo di
costruzione della Casa comune, offrendo il proprio contributo spirituale, morale
e culturale alla storica impresa. Perché le fondamenta dell'edificio risultino
salde, sarà molto importante che possano poggiare sulla roccia sicura dei valori
cristiani.
In questa prospettiva, auspico vivamente che non vadano deluse
le legittime attese delle popolazioni di questi Paesi. Essi hanno oggi bisogno
di leale e generoso appoggio nel superare le difficoltà che sono retaggio dei
passati regimi totalitari, a livello sia economico e sociale che culturale e
politico.
3. Passati i lunghi anni di dittature e di dolorose esperienze
di violenza, a cui sono state sottoposte le popolazioni della regione, occorre
oggi uno sforzo maggiore per costruire una vera democrazia a misura d'uomo. Essa
non potrà ignorare, se tale vorrà essere, i presupposti etici che scaturiscono
dalla verità dell'uomo quale si rivela all'indagine della sana ragione. In
particolare, dovrà tener conto di ogni dimensione dell'essere umano, cominciando
da quella spirituale e religiosa. Solo una democrazia che ponga la persona al
centro di ogni interesse politico, economico, sociale, culturale, potrà dirsi
pienamente rispettosa della dignità propria dell'essere umano. Come tale, non
potrà non promuovere la famiglia, quale istituzione di base della società, né
disattendere i doveri derivanti dalla solidarietà con i ceti più deboli. In
definitiva, la meta verso cui ogni società deve sforzarsi di progredire è quella
di una democrazia di responsabilità e di corresponsabilità, che promuova il
benessere di tutti i ceti sociali, con precisi diritti e doveri per ogni
cittadino.
Percorrendo questa strada, la Croazia potrà recare il suo
contributo specifico alla crescita democratica e alla stabilità della regione,
favorendo il costante progresso umano, civile e spirituale in essa e nell'intero
Continente.
Nell'affrontare le non facili sfide del momento presente, è
particolarmente importante, Signor Ambasciatore, che il Suo Paese, appartenente
alle antiche Nazioni europee, cerchi di infondere speranza alle proprie
popolazioni con gesti concreti di solidarietà verso i più poveri ed emarginati.
E' questa infatti la strada che conduce verso il futuro. Incoraggio tutti a non
arrendersi di fronte alle difficoltà che si incontrano inevitabilmente in tale
impresa.
4. L'instaurazione della democrazia nel Suo Paese ha favorito lo
sviluppo di buoni rapporti tra lo Stato e la Chiesa, confermati anche dallo
stabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Repubblica di
Croazia e dalla firma di quattro Accordi specifici, tre conclusi nel dicembre
del 1996 e l'altro firmato venerdì scorso. Tali Accordi, senza dubbio, daranno
un ulteriore impulso all'intesa, facilitando una collaborazione sempre più
proficua, secondo la competenza di ognuno, tra le istituzioni dello Stato e
quelle della Chiesa, a vantaggio di tutti i cittadini della Croazia.
La Chiesa e lo Stato servono lo stesso uomo ed operano ambedue a
suo vantaggio, ciascuno nell'ambito proprio. E' necessario pertanto che essi
sappiano cooperare nei campi comuni, cercando tra loro l'intesa, così da essere
in grado di rispondere fattivamente, nel pieno rispetto delle reciproche
autonomie e competenze, alle legittime attese dei cittadini, i quali sono in
maggioranza cattolici.
La società civile e la Chiesa che è in Croazia, camminando
insieme, scriveranno pagine significative per la storia di un popolo le cui
antiche radici affondano nell'humus fecondo dei valori cristiani.
5. Signor Ambasciatore, è con tali prospettive piene di speranza
che porgo a Lei i miei fervidi auguri per il felice e fruttuoso compimento della
Sua alta missione presso la Sede Apostolica, nello spirito di quei rapporti
sempre cordiali tra il Successore di Pietro e il Popolo croato, a cui Ella ha
voluto fare cenno nel Suo discorso.
Avvaloro tali auspici con la Benedizione Apostolica, che
cordialmente imparto a Lei, ai Suoi Collaboratori e Familiari ed a tutti i
cittadini della cara Croazia.
*L'Osservatore Romano 12-13.10.1988 pp.4, 5.