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DISCORSO DEL SANTO PADRE
 GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL 100° CONGRESSO
DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI CHIRURGIA

15 ottobre 1998

 

Illustri Signori e Signore!

1. Porgo il mio cordiale benvenuto a tutti voi, partecipanti al Centesimo Congresso della prestigiosa Società Italiana di Chirurgia. Grazie per la vostra visita! La vostra presenza è per me particolarmente significativa, non solo a motivo della qualificata attività professionale che svolgete, ma anche per i fondamentali valori etici a cui intendete ispirare il vostro quotidiano lavoro.

Saluto cordialmente il Presidente, Professor Giorgio Ribotta, e lo ringrazio per le cortesi espressioni che ha voluto rivolgermi a nome di tutti. Con lui, saluto i Responsabili delle Società di Chirurgia delle Nazioni aderenti alla Comunità europea, nonché quelli delle altre Società nazionali consorelle ed i Presidenti delle Società Chirurgiche costituitesi come emanazione della Chirurgia generale.

2. Nel corso del vostro Convegno, avete approfondito i complessi compiti della Chirurgia. Avete, inoltre, analizzato le prospettive aperte dagli straordinari progressi che ne hanno accresciuto in misura notevole le possibilità terapeutiche come, ad esempio, nelle demolizioni e ricostruzioni organiche o nel vasto ambito dei trapianti.

Vostra predominante attenzione è la salvaguardia della salute del paziente ed il rispetto della sua integrità fisica, psichica e spirituale. Nel manifestare vivo compiacimento per questo nobile intento, auspico che esso costituisca la costante preoccupazione di ogni medico e chirurgo. L'umanizzazione della medicina non costituisce una dimensione secondaria, ma piuttosto l’anima di un esercizio della scienza medica capace di non lasciare inascoltate e deluse le attese dell’essere umano.

Con la vostra professione, voi intendete essere all’avanguardia nella tutela della vita, della quale, a causa della malattia, voi sperimentate le carenze ed i limiti, senza, tuttavia, rinunciare a lottare contro di essi per superarli o, almeno, per contenerne le più dolorose conseguenze. Nell’assolvimento di questa irrinunciabile vocazione, la Chiesa vi è accanto, poiché “nell’accoglienza amorosa e generosa di ogni vita umana, soprattutto se debole o malata, essa vive oggi un momento fondamentale della sua missione, tanto più necessaria, quanto più dominante si è fatta una «cultura di morte»” (Christifideles Laici, 38).

Anch’io ho avuto modo più volte, in questi anni, di condividere la condizione dei pazienti, facendo loro visita o dovendo io stesso ricoverarmi. Ho potuto così sperimentare la vostra perizia professionale accompagnata sempre da attenta umanità. Sono lieto di esprimere oggi a voi tutti i sentimenti del mio apprezzamento e della mia gratitudine per quanto compite verso chi soffre. Sento doveroso, in questo momento, rivolgere uno speciale e riconoscente pensiero al Professor Francesco Crucitti, recentemente scomparso, che ha saputo incarnare queste altissime qualità in maniera generosa ed esemplare.

3. Illustri Signori e Signore! Formulo voti che i lavori del vostro Congresso contribuiscano ad aprire il campo della Chirurgia a sempre più promettenti prospettive nel settore della prevenzione, della diagnostica, della terapia e della riabilitazione. La vostra attività di chirurghi è un impareggiabile dono per la società.

Iddio vi aiuti ad essere sempre fedeli allo spirito della vostra professione ed a servire con amore coloro che sperimentano la prova della malattia e della sofferenza. Vi dia la forza di svolgerla sempre con grande entusiasmo e spirito di servizio.

Fatevi maestri dei giovani chirurghi non soltanto dal punto di vista professionale, ma anche umano, perché alla vostra scuola essi possano prendersi cura della salute e della vita, ponendo in cima al loro impegno la dimensione etica che, sola, garantisce pienamente un autentico servizio alla persona.

Affido a Maria, Salute degli Infermi, i risultati del vostro Congresso ed assicuro il mio orante ricordo al Signore, Medico e Salvatore delle anime e dei corpi, affinché vi sostenga nella vostra attività.

Con tali sentimenti, imploro su di voi, sulle vostre famiglie e sui vostri collaboratori l’abbondanza dei celesti favori, in pegno dei quali vi imparto volentieri l’Apostolica Benedizione.

 

 © Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana

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