Carissimi Fratelli e Sorelle di Brescia!
1. Eccomi per la seconda volta nel cuore della vostra Città, in
questa storica Piazza, che avete voluto intitolare al mio venerato predecessore
e vostro illustre concittadino, il Servo di Dio Paolo VI.
Qui, edifici prestigiosi - il Duomo, con a fianco l'antica
cattedrale romanica, ed il Broletto - evocano il vostro passato nobile e ricco
di storia, ma soprattutto attestano l'impegno di collaborazione tra società
civile e religiosa ed indicano nell'incontro con Dio e nell'impegno morale e
sociale il segreto del cammino di civiltà e di benessere compiuto dalla Città.
Grazie per l'affetto con cui mi avete accolto, riaffermando
l'antica tradizione di fedeltà al Papa della popolazione bresciana. Ringrazio,
in particolare, il Signor Ministro Beniamino Andreatta per le cortesi
espressioni che ha voluto indirizzarmi a nome del Governo Italiano. Rivolgo
altresì il mio grato pensiero al Signor Sindaco, che si è fatto interprete dei
sentimenti cordiali e del gioioso benvenuto dell'intera Cittadinanza.
Saluto il venerato Pastore della Diocesi, Mons. Bruno Foresti e
il suo Ausiliare e rivolgo un deferente pensiero al Presidente della Regione
Lombardia, come pure a tutte le Autorità che con la loro presenza danno lustro a
questo incontro.
2. "Brixia Fidelis Fidei et Iustitiae". Questo antico
motto ben sintetizza l'identità di Brescia, che anche i suoi illustri monumenti
testimoniano. Essi costituiscono la traccia visibile dei valori trasmessi dalle
generazioni passate e tuttora presenti nei cuori e nella cultura dei suoi
abitanti, ed attestano una mirabile sintesi di fede e di ordinata convivenza, di
amore alla propria terra e di solidarietà con ogni essere umano. Da questi
valori hanno tratto ispirazione i Bresciani di ieri; ad essi devono continuare a
riferirsi quelli di oggi per assicurare alla loro Città un avvenire di autentico
progresso.
Il mio pensiero va ai missionari, uomini e donne dall'animo
grande, che qui hanno imparato ad amare Dio ed il prossimo e che, resi forti da
questa esperienza, hanno portato in varie parti del mondo il gioioso annuncio
del Vangelo, infondendo nuova speranza e promuovendo condizioni di vita più
degne dell'uomo. Penso ai Fondatori di Istituti religiosi ed ai numerosi
Sacerdoti, che nella vostra terra sono stati zelanti testimoni di Cristo e veri
maestri di vita. Vorrei anche ricordare con grande ammirazione tutti i papà e le
mamme che nella fede profonda ed operosa, nell'amore per la famiglia e nel
lavoro onesto hanno trovato il segreto per costruire l'autentico progresso della
vostra terra. Né voglio dimenticare l'apporto sia degli uomini di pensiero che
dei promotori delle numerose istituzioni culturali e caritative fiorite in terra
bresciana, come pure degli artefici dello sviluppo economico, che caratterizza
la vostra Città e Provincia.
E' proprio in questa prospettiva che, nel corso della mia prima
visita, vi dicevo: "Brescia possiede un prezioso patrimonio spirituale,
culturale e sociale, che deve essere gelosamente custodito e vigorosamente
incrementato, poiché esso, come nel passato, costituisce anche oggi il
presupposto indispensabile per un saggio ordinamento civile e per un autentico
sviluppo dell'uomo" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/3 [1982], 577).
Come sottolinea la ricordata iscrizione scolpita sul frontone
della Loggia, la costruzione di un futuro di civiltà e di progresso richiede un
duplice ed inscindibile impegno di fedeltà: al Vangelo, radice preziosa e vitale
della vostra convivenza civile, ed all'umanità concreta e palpitante, cioè
all'uomo "che pensa, che ama, che lavora, che attende sempre qualcosa"
(Insegnamenti di Paolo VI, II [1964], 729). Ciò comporta l'impegno ad incarnare
nella vita personale e comunitaria i principi religiosi, antropologici ed etici
che scaturiscono dalla fede in Gesù Cristo, la continua vigilanza di fronte ai
rapidi mutamenti ed alle sfide inedite del tempo presente, il coraggio di
tradurre l'ispirazione evangelica in opere, iniziative ed istituzioni in grado
di rispondere ai bisogni autentici della persona umana e della società.
3. In tale compito, arduo ed esaltante, vi è maestro il mio
venerato Predecessore Paolo VI, cui sono venuto a rendere omaggio a conclusione
delle celebrazioni nel centenario della nascita, in questa Citta alla quale egli
si sentì sempre onorato di appartenere "per nascita e per non mai sopito
affetto", come ebbe a dire un giorno (Insegnamenti di Paolo VI, XV [1977],
1185).
Egli fu guida sicura della barca di Pietro in tempi non facili
per la Chiesa e per l'umanità, animato sempre da un amore forte e profondo per
Cristo e dal desiderio ardente di annunciarlo ai contemporanei, spesso smarriti
di fronte a dottrine ed eventi nuovi ed incalzanti. Il ricordo della sua
personalità di uomo di Dio, del dialogo e della pace, di persona saldamente
ancorata alla fede della Chiesa e sempre attenta alle speranze ed ai drammi dei
suoi fratelli, diventa sempre più vivo col passare del tempo ed offre prezioso
incoraggiamento anche ai credenti di oggi.
Misteriosi sono gli elementi che uniscono la grandezza e
l'eccezionalità di una persona alle sue radici ed al talento di un popolo, ma
appare evidente che la Terra bresciana con la sua fede, la sua cultura, la sua
storia, i suoi travagli e le sue conquiste ha offerto un contributo determinante
alla sua formazione umana e religiosa. In questa comunità, della quale custodì
sempre nel cuore il grato ricordo e la dolce nostalgia, il giovane Montini trovò
un clima fervido e ricco di fermenti nuovi, come pure validi maestri che seppero
suscitare in lui l'interesse per il sapere, l'attenzione ai segni dei tempi e,
soprattutto, la ricerca della sapienza che nasce dalla fede, qualità preziose
per svolgere i gravi compiti a cui la Provvidenza lo avrebbe chiamato.
4. Testimone singolare del contesto religioso, culturale e
sociale, che tanto influì nella formazione del futuro Paolo VI, è il Servo di
Dio Giuseppe Tovini, che domani avrò la gioia di proclamare Beato, proprio qui a
Brescia, dove egli svolse la sua attività e dove testimoniò con una vita
ammirevole le imprevedibili possibilità di bene di cui è capace l'uomo che si
lascia afferrare da Cristo.
Questo laico, padre di famiglia premuroso e professionista
rigoroso ed attento, moriva proprio nell'anno in cui Giovanni Battista Montini
veniva alla luce. Egli sollecitò i cattolici ad affermare i valori del Vangelo
nella società, attraverso la creazione di opere educative e sociali, circoli
culturali, comitati operativi e singolari iniziative economiche.
In un tempo in cui taluni pretendevano confinare la fede entro
le mura degli edifici sacri, Giuseppe Tovini testimoniò che l'adesione a Cristo
e l'obbedienza alla Chiesa, lungi dall'estraniare il credente dalla storia, lo
spingono ad essere fermento di autentica civiltà e di progresso sociale. Egli fu
apostolo dell'educazione cristiana ed esponente di rilievo di quel movimento
cattolico che ha segnato fortemente l'intera società italiana di fine Ottocento.
5. Carissimi Bresciani! Le luminose figure di Paolo VI e di
Giuseppe Tovini, vanto della vostra Terra, costituiscono per voi un'eredità
preziosa, che vi esorto ad accogliere con rinnovato amore, per fare anche oggi
dei valori cristiani il centro propulsore di un originale progetto culturale,
umano e civile, degno della vocazione della vostra Terra.
Camminate con coraggio sulle strade della verità e della
giustizia. Siate sempre fiduciosi ed arditi nel ricercare e nel costruire il
bene. Cristo, il Redentore dell'uomo, sia la vostra speranza!
E tu, Brescia, "Fidelis Fidei et Iustitiae", riscopri
questo ricco patrimonio di ideali che costituisce la tua ricchezza più vera e
sarai capace di essere centro vivo di irradiazione della nuova civiltà, la
civiltà dell'amore, auspicata dal tuo grande figlio Paolo VI!
Invocando la protezione della Madonna delle Grazie, venerata nel
Santuario cittadino tanto caro al Papa Paolo VI ed ai Bresciani, di cuore
imparto a tutti la mia Benedizione.
© Copyright 1998 - Libreria
Editrice Vaticana