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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II,
A FIRMA DEL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO ANGELO SODANO,
AI PARTECIPANTI AL XX MEETING PER L'AMICIZIA TRA I POPOLI
 

 

Eccellenza Reverendissima,

l'annuale appuntamento del Meeting per l'Amicizia tra i Popoli, giunto alla sua XX edizione, non mancherà di suscitare in coloro che vi prenderanno parte un rinnovato slancio apostolico. In questa prospettiva, il Santo Padre affida a Vostra Eccellenza l'incarico di esprimere agli organizzatori ed ai partecipanti i Suoi sentimenti di stima e di apprezzamento per l'impegno che li anima, assicurando loro il Suo ricordo nella preghiera, perché dall'iniziativa possano scaturire copiosi frutti di bene.

Il tema, che il Meeting si è proposto per questa edizione - «L'ignoto genera paura, il Mistero genera stupore» - richiama alla mente le prime parole di Gesù risorto: «Non temete» (Mt 28, 10), o quelle dell'angelo alle donne che vanno al sepolcro: «Non abbiate paura...» (Mc 16, 6). Gesù Cristo è il Mistero che non solo si è reso vicino all'uomo, ma che ha sconfitto alla radice, una volta per tutte, la paura. Egli infatti ha reso noto l'ignoto, essendo il Mistero che ci si è svelato. Cristo ha vinto la paura dell'ignoto, perché ha vinto la morte togliendole il letale pungiglione (cfr 1 Cor 15, 55-56). Dal propagarsi nel mondo dell'annuncio di questo evento mirabile - Cristo morto e risorto per l'umanità - è scaturita la possibilità di una costruzione pienamente umana della vita personale, familiare e sociale.

In questa fine di millennio l'uomo, nelle più diverse culture, non riesce a mascherare la propria preoccupazione di fronte alle sfide del nuovo secolo che avanza. Un sintomo di tale disagio può ravvisarsi nei nuovi sincretismi religiosi, che vanno sorgendo in varie parti del mondo. Essi promettono armonia e pace come risultato di una volontà rinnovata dell'uomo di salvarsi da sé, riconciliandosi con la natura offesa, con il proprio male e con gli altri uomini. In realtà, tale promessa si rivela incapace di allontanare l'angoscia che nasce da una vita in cui tutto appare affidato all'affanno di un «fare», preoccupato di mille cose, ma alla fine dimentico dell'ultimo traguardo. Nell'intento di migliorare se stessi attraverso le tecniche e le tecnologie, l'uomo ha messo da parte le grandi domande di ogni tempo, i grandi desideri di giustizia, di bellezza, di verità. Si è creata così un'armonia artificiale e fragile, che entra in crisi non appena si ripropongono fenomeni oscuri quali la guerra, le grandi ingiustizie sociali, le sventure personali, le calamità naturali. Risorgono allora paure ataviche, per esorcizzare le quali si cercano in molti modi vie di fuga. Alcuni movimenti artistici, ad esempio, si rifugiano nell'astratto e nel virtuale, mentre una certa ideologia scientifica propone un superuomo capace di autogenerarsi e migliorarsi fino ad una pretesa perfezione. Ma proprio da tali vie rinascono, ingigantiti, i problemi: si pensi ad esempio, alla biogenetica e ai drammatici interrogativi da essa posti, con le conseguenti, legittime paure che ne scaturiscono.

Molte volte il Santo Padre ha messo in guardia contro simili pericolose illusioni, ricordando allo scienziato che «la ricerca della Verità, anche quando riguarda una realtà limitata del mondo o dell'uomo, non termina mai; rinvia sempre verso qualcosa che è al di sopra dell'immediato oggetto degli studi, verso gli interrogativi che aprono l'accesso al Mistero » (Discorso all'Università di Cracovia, 8 giugno 1997).

Oggi, inoltre, non sono pochi coloro che, smarrita anche l'ultima traccia dell'evento mirabile della Risurrezione, scelgono come campo di fuga il ritorno alla superstizione e cercano di vincere il sentimento di solitudine e paura del futuro mediante il ricorso ad oroscopi, astrologi, maghi e sette esoteriche. Si tratta di usi molto simili a quelli del mondo pagano del quarto secolo. Dai promotori di tali pratiche già sant'Agostino metteva in guardia e, smascherando l'illusorietà delle loro previsioni e dei loro calcoli, ricordava le parole della Scrittura: «Se tanto poterono sapere da scrutare l'universo, come mai non ne hanno trovato più presto il Creatore?» (Sap 13, 9).

Nell'Enciclica Fides et ratio Giovanni Paolo II ha ricordato che «ogni uomo inserito in una cultura da essa dipende, su di essa influisce. Egli è insieme figlio e padre della cultura in cui è immerso. In ogni espressione della sua vita, egli porta con sé qualcosa che lo contraddistingue in mezzo al creato: la sua apertura costante al mistero ed il suo inesauribile desiderio di conoscenza. Ogni cultura, di conseguenza, porta impressa in sé e lascia trasparire la tensione verso un compimento. Si può dire, quindi, che la cultura ha in sé la possibilità di accogliere la rivelazione divina» (n. 71).

Perché allora abbandonare la via maestra? Perché non riconoscere ciò di cui l'uomo ha più bisogno? Non il prometeico tentativo di superare la propria limitatezza, ma l'abbandono confidente nelle braccia di Colui che ha detto: «Coraggio, sono io, non abbiate paura» (Mt 14, 27), rivelandosi come il Mistero buono, resosi amico dell'uomo fino alla totale donazione di sé. Guardando a Lui si comprende che all'origine di tutto c'è l'amore: è questo il Mistero che crea e regge l'intero cosmo.

Solo percorrendo questa via è possibile vincere l'insicurezza, che sta all'origine di tanta violenza tra gli uomini. Solo così ogni ricerca sull'uomo può affrontare senza sgomento gli aspetti misteriosi di eventi che altrimenti genererebbero angoscia e che invece possono aprire allo stupore pensoso e grato. L'esperienza insegna quanto insostituibile sia per l'umanità Colui che «svela l'uomo all'uomo » (Gaudium et spes, 22, a).

Sua Santità augura di cuore che i partecipanti al Meeting per l'Amicizia tra i Popoli, approfondendo insieme la conoscenza delle grandi possibilità che scaturiscono dall'accoglimento del mistero di Cristo, testimonino davanti al mondo come, liberati dal timore della caducità e della morte, si possa costituire una nuova unità oltre le frontiere e le divisioni sociali, senza nulla temere, perché Gesù ha oltrepassato vittoriosamente la barriera contro la quale s'infrange ogni sforzo umano: la barricata della morte.

Nell'affidare a Dio, per intercessione della Vergine Santissima, i lavori del Meeting, il Santo Padre imparte di cuore a Vostra Eccellenza ed a tutti i partecipanti la propiziatrice Benedizione Apostolica.

Anch'io formulo l'augurio che l'incontro possa raggiungere ogni desiderato frutto spirituale e profitto della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio

Suo dev.mo nel Signore

ANGELO Card. SODANO
Segretario di Stato

 

© Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

 

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