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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PROMOSSO
DALL'ISTITUTO GIOVANNI PAOLO II
PER STUDI SU MATRIMONIO E FAMIGLIA

 

Signori Cardinali, Venerati Fratelli nell'Episcopato,
Distinti Signore e Signori!

1. Con grande gioia do oggi il benvenuto a tutti voi che prendete parte alla Settimana internazionale di studio, promossa dal Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia. Saluto anzitutto Mons. Angelo Scola, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense e Preside dell'Istituto, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto all'inizio del nostro incontro. Insieme a lui, saluto Mons. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Ferrara e suo predecessore, il Cardinale Vicario Camillo Ruini ed il Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, i Presuli presenti, gli illustri docenti, che mi hanno esposto alcune interessanti considerazioni, e quanti, a vario titolo, cooperano alla riuscita di questo vostro Convegno. Saluto tutti voi, cari membri dei corpi docenti delle varie sedi dell'Istituto che vi siete riuniti qui a Roma per un'organica riflessione sul fondamento del disegno divino sul matrimonio e la famiglia. Grazie per il vostro impegno e per il servizio che rendete alla Chiesa.

2. Fin da quando nacque diciotto anni fa, l'Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia ha curato l'approfondimento del disegno di Dio sulla persona, sul matrimonio e sulla famiglia, coniugando la riflessione teologica, filosofica e scientifica con una costante attenzione alla cura animarum.

Questa relazione tra pensiero e vita, tra teologia e pastorale, è veramente decisiva. Se guardo alla mia stessa esperienza, non mi è difficile riconoscere quanto il lavoro svolto con i giovani nella pastorale universitaria di Cracovia mi abbia aiutato nella meditazione su aspetti fondamentali della vita cristiana. La quotidiana convivenza con i giovani, la possibilità di accompagnarli nelle loro gioie e nelle loro fatiche, il loro desiderio di vivere pienamente la vocazione alla quale il Signore li chiamava, mi aiutarono a comprendere sempre più profondamente la verità che l'uomo cresce e matura nell'amore, cioè nel dono di sé, e che proprio nel donarsi riceve in cambio la possibilità del proprio compimento. Questo principio ha una delle sue più elevate espressioni nel matrimonio, che «è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell'umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite» (Humanae vitae, 8).

3. Muovendosi in questa ispirazione di una profonda unità tra la verità annunciata dalla Chiesa e le concrete opzioni ed esperienze di vita, il vostro Istituto ha reso in questi anni un lodevole servizio. Con le Sezioni presenti a Roma presso la Pontificia Università Lateranense, a Washington, a Città del Messico e a Valencia, con i centri accademici di Cotonou (Benin), Salvador di Bahia (Brasile) e Changanacherry (India), il cui iter di incorporazione all'Istituto è ormai iniziato e con il prossimo avvio del centro di Melbourne (Australia), l'Istituto potrà contare su proprie sedi nei cinque continenti. E' uno sviluppo di cui vogliamo rendere grazie al Signore, mentre guardiamo con doveroso riconoscimento a quanti hanno dato e continuano a dare il loro contributo alla realizzazione di quest'opera.

4. Vorrei ora insieme a voi proiettare lo sguardo verso il futuro, partendo da un'attenta considerazione delle urgenze che, in questo campo, si presentano oggi alla missione della Chiesa e, pertanto, al vostro stesso Istituto.

Rispetto a diciotto anni fa, quando iniziava il vostro cammino accademico, la provocazione rivolta dalla mentalità secolaristica alla verità sulla persona, sul matrimonio e sulla famiglia si è fatta, in un certo senso, ancor più radicale. Non si tratta più solamente di una messa in discussione di singole norme morali di etica sessuale e familiare. All'immagine di uomo/donna propria della ragione naturale e, in particolare, del cristianesimo, si oppone un'antropologia alternativa. Essa rifiuta il dato, inscritto nella corporeità, che la differenza sessuale possiede un carattere identificante per la persona; di conseguenza, entra in crisi il concetto di famiglia fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna, quale cellula naturale e basilare della società. La paternità e la maternità sono concepite solo come un progetto privato, da realizzare anche mediante l'applicazione di tecniche biomediche, che possono prescindere dall'esercizio della sessualità coniugale. Si postula, in tal modo, un'inaccettabile «divisione tra libertà e natura», che sono invece «armonicamente collegate tra loro e intimamente alleate l'una con l'altra» (Veritatis Splendor, 50).

In realtà, la connotazione sessuale della corporeità è parte integrante del piano divino originario, nel quale uomo e donna sono creati a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1, 27) e sono chiamati a realizzare una comunione di persone, fedele e libera, indissolubile e feconda, come riflesso della ricchezza dell'amore trinitario (cfr Col 1, 15-10).

Paternità e maternità, poi, prima di essere un progetto dell'umana libertà, costituiscono una dimensione vocazionale inscritta nell'amore coniugale, da vivere come responsabilità singolare di fronte a Dio, accogliendo i figli come un suo dono (cfr Gn 4, 1), nell'adorazione di quella paternità divina «da cui ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome» (Ef 3, 15).

Eliminare la mediazione corporea dell'atto coniugale, come luogo dove può aver origine una nuova vita umana, significa nello stesso tempo degradare la procreazione da collaborazione con Dio creatore ad una "ri-produzione" tecnicamente controllata di un esemplare di una specie e smarrire quindi la dignità personale unica del figlio (cfr Donum Vitae, II B/5). In effetti, solo quando si rispettano integralmente le caratteristiche essenziali dell'atto coniugale, in quanto dono personale dei coniugi, corporeo ed insieme spirituale, si rispetta anche, nello stesso tempo, la persona del figlio e si manifesta la sua origine da Dio, fonte di ogni dono.

Quando, invece, si tratta il proprio corpo, la differenza sessuale in esso inscritta e le stesse facoltà procreative come dei puri dati biologici inferiori, passibili di manipolazione, si finisce col rinnegare il limite e la vocazione presenti nella corporeità e si manifesta così una presunzione che, al di là delle intenzioni soggettive, esprime il misconoscimento del proprio essere come dono proveniente da Dio. Alla luce di queste problematiche di così grande attualità, con ancora maggior convinzione riaffermo quanto già insegnato nell'Esortazione apostolica Familiaris consortio: «Il destino dell'umanità passa attraverso la famiglia» (n. 86).

5. Di fronte a queste sfide, la Chiesa non ha altra strada che volgere lo sguardo a Cristo, Redentore dell'uomo, pienezza della rivelazione. Come ho avuto occasione di affermare nell'Enciclica Fides et ratio, «la rivelazione cristiana è la vera stella di orientamento per l'uomo che avanza tra i condizionamenti della mentalità immanentistica e le strettoie di una logica tecnocratica» (n. 15). Questo orientamento ci è offerto proprio attraverso la rivelazione del fondamento della realtà, cioè di quel Padre che l'ha creata e la mantiene, in ogni istante, nell'essere.

Approfondire ulteriormente il disegno di Dio sulla persona, sul matrimonio e sulla famiglia, è il compito che vi dovrà vedere impegnati, con rinnovata lena, all'inizio del terzo millennio. Vorrei qui suggerire alcune prospettive per questo approfondimento. La prima concerne il fondamento in senso stretto e cioè il Mistero della Santissima Trinità, sorgente stessa dell'essere e, quindi, cardine ultimo dell'antropologia. Alla luce del mistero della Trinità, la differenza sessuale rivela la sua natura compiuta di segno espressivo di tutta la persona.

La seconda prospettiva, che intendo sottoporre al vostro studio, riguarda la vocazione dell'uomo e della donna alla comunione. Anch'essa affonda le sue radici nel mistero trinitario, ci viene pienamente rivelata nell'incarnazione del Figlio di Dio - nella quale natura umana e natura divina sono unite nella Persona del Verbo -, e s'inserisce storicamente nel dinamismo sacramentale dell'economia cristiana. Il mistero nuziale del Cristo Sposo della Chiesa, infatti, si esprime in modo singolare attraverso il matrimonio sacramentale, comunità feconda di vita e di amore.

In questo modo, la teologia del matrimonio e della famiglia - ecco il terzo spunto che desidero di offrirvi - si inscrive nella contemplazione del mistero dell'Unitrino che invita tutti gli uomini alle nozze dell'Agnello compiute nella Pasqua e perennemente offerte all'umana libertà nella realtà sacramentale della Chiesa.

Inoltre, la riflessione sulla persona, sul matrimonio e sulla famiglia si approfondisce dedicando una speciale attenzione al rapporto persona-società. La risposta cristiana al fallimento dell'antropologia individualista e collettivista richiede un personalismo ontologico radicato nell'analisi dei rapporti familiari primari. Razionalità e relazionalità della persona umana, unità e differenza nella comunione e le polarità costitutive di uomo-donna, spirito-corpo e individuo-comunità, sono dimensioni co-essenziali ed inseparabili. La riflessione sulla persona, sul matrimonio e sulla famiglia si lascia così, ultimamente, integrare nella Dottrina Sociale della Chiesa, finendo per diventarne una delle sue più solide radici.

6. Queste ed altre prospettive per il lavoro futuro dell'Istituto dovranno essere sviluppate secondo la doppia dimensione di metodo che si evince anche da questo vostro incontro.

Da una parte è imprescindibile partire dall'unità del disegno di Dio sulla persona, sul matrimonio e sulla famiglia. Solo questo punto di partenza unitario permette che l'insegnamento offerto all'Istituto non sia la semplice giustapposizione di quanto teologia, filosofia e scienze umane ci dicono su questi temi. Dalla rivelazione cristiana scaturisce un'antropologia adeguata ed una visione sacramentale del matrimonio e della famiglia, che sa interagire dialogicamente con i risultati della ricerca propri della ragione filosofica e delle scienze umane. Questa unità originaria è anche alla base del lavoro comune tra docenti di diverse materie e rende possibile una ricerca ed un insegnamento interdisciplinari che hanno come oggetto l'"unum" della persona, del matrimonio e della famiglia approfondito, da punti di vista diversi e complementari, con metodologie specifiche.

Dall'altra parte, va sottolineata l'importanza delle tre aree tematiche sulle quali sono concretamente organizzati tutti i "curricula" di studi proposti all'Istituto. Tutte e tre queste aree sono necessarie per la completezza e la coerenza del vostro lavoro di ricerca, di insegnamento e di studio. Come prescindere, infatti, dalla considerazione del "fenomeno umano" quale è proposto dalle diverse scienze? Come rinunciare allo studio della libertà, cardine di ogni antropologia e porta di accesso alle domande ontologiche originarie? Come fare a meno di una teologia in cui natura, libertà e grazia siano viste in articolata unità, alla luce del mistero di Cristo? E' qui il punto di sintesi di tutto il vostro lavoro, giacché «in realtà, solamente nel mistero del Verbo incarnato trova luce il mistero dell'uomo» (Gaudium et spes, 22).

7. La novità del Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia non è solo legata al contenuto e al metodo della ricerca, ma si esprime anche attraverso la sua specifica configurazione giuridico-istituzionale. L'Istituto costituisce in un certo senso un "unicum" nel contesto delle Istituzioni Accademiche Ecclesiastiche. Esso, infatti, è uno (con un unico Gran Cancelliere ed un unico Preside) e, nello stesso tempo, si articola nei diversi continenti attraverso la figura giuridica della sezione.

Ci troviamo così di fronte ad una traduzione giuridico- istituzionale del normale dinamismo di comunione che fluisce tra la Chiesa universale e le Chiese particolari. In questo modo, l'Istituto vive, esemplarmente, la duplice dimensione romana e universale che caratterizza le istituzioni universitarie dell'Urbe e, in modo particolare, la Pontificia Università Lateranense, presso la quale si trova la sezione centrale, e che è definita dall'articolo 1 degli Statuti "l'Università del Sommo Pontefice a titolo speciale".

Se guardiamo all'Istituto e alla sua storia, vediamo quanto il principio dell'unità nella pluriformità sia fecondo! Esso poi non si concretizza soltanto in una unità di orientamento dottrinale che dà efficacia alla ricerca e all'insegnamento, ma si esprime, soprattutto, nell'effettiva comunione tra docenti, studenti e personale addetto. E ciò sia all'interno delle singole sezioni come pure nel reciproco scambio tra le sezioni pur così diverse fra loro. Voi collaborate in tal modo all'arricchimento della vita delle Chiese e, in ultima analisi, della Catholica stessa!

8. Perché gli uomini potessero partecipare, come membri della Chiesa, della sua stessa vita, il Figlio di Dio ha voluto diventare membro di una famiglia umana. Per questa ragione la Sacra Famiglia di Nazareth, quale «originaria Chiesa domestica» (Redemptoris Custos, 7), costituisce una guida privilegiata per il lavoro dell'Istituto. Essa mostra chiaramente l'inserimento della famiglia nella missione del Verbo incarnato e redentore ed illumina la stessa missione della Chiesa.

Maria, Vergine, Sposa e Madre, protegga i docenti, gli studenti ed il personale addetto del vostro Istituto. Accompagni e sostenga la vostra riflessione e il vostro lavoro affinché la Chiesa di Dio possa trovare in voi un aiuto assiduo e prezioso nel suo compito di annunciare a tutti gli uomini la verità di Dio sulla persona, sul matrimonio e sulla famiglia.

A tutti il mio grazie e la mia Benedizione.

  

Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

 

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