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VIAGGIO APOSTOLICO A CITTĄ DEL MESSICO
E A SAINT LOUIS (22-28 GENNAIO 1999)

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PRESIDENTE E AI MEMBRI DEL
CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO IN MESSICO*

Residenza Presidenziale di «Los Pinos» (Cittą del Messico)
 Sabato, 23 gennaio 1999

 

Signor Presidente della Repubblica,
Eccellentissimi Ambasciatori e Capi di Missione,
Illustri Signore e Signori;

1. Sono molto grato al Signor Presidente, Dottor Ernesto Zedillo Ponce de León, per le cortesi parole con cui mi ha introdotto ai Capi di Missione diplomatica accreditati in Messico. Il fatto di presentarli al Papa in questa sua residenza ufficiale di Los Pinos è un gesto deferente che apprezzo molto cordialmente.

Nel quadro di questa visita pastorale, sono molto lieto di incontrarmi con voi che siete responsabili delle relazioni dei vostri rispettivi Stati con il Messico e le rafforzate attraverso il dialogo e la cooperazione, e che al contempo attestate l'importanza di questa Nazione nel mondo. Inoltre rappresentate la comunità internazionale con la quale la Santa Sede mantiene antiche e salde relazioni, che confermano una tradizione secolare che ogni giorno acquista nuovo vigore.

2. Viviamo in un mondo che si presenta complesso e insieme unitario; le diverse comunità che lo compongono si avvicinano sempre più e i sistemi finanziari ed economici dai quali dipende lo sviluppo integrale dell'umanità sono più estesi e rapidi. Questa crescente interdipendenza conduce a nuove fasi di progresso, ma comporta anche il pericolo di limitare seriamente la libertà personale e comunitaria, propria di qualsiasi vita democratica. Per questo è necessario favorire un sistema sociale che permetta a tutti i popoli di partecipare attivamente alla promozione di un progresso integrale; in caso contrario non pochi popoli potrebbero vedersi impossibilitati a raggiungerlo.

Il progresso attuale, che non ha paragoni nel passato, deve permettere a tutti gli esseri umani di vedere garantita la loro dignità e offrire loro una maggiore consapevolezza della grandezza del proprio destino. Tuttavia esso al contempo espone l'uomo - sia quello più potente sia quello socialmente e politicamente più fragile - al pericolo di trasformarsi in un numero o in un mero fattore economico (cfr Centesimus annus, n. 49). In tal caso, l'essere umano potrebbe progressivamente perdere la consapevolezza del suo valore trascendente. È questa consapevolezza - a volte chiara, a volte implicita - a rendere l'uomo diverso da tutti gli altri esseri della natura.

3. La Chiesa, fedele alla missione ricevuta dal suo Fondatore, proclama instancabilmente che la persona umana deve essere al centro di ogni ordine civile e sociale e di qualsiasi sistema di sviluppo tecnico ed economico. La storia umana non può andare contro l'uomo. Ciò equivarrebbe ad andare contro Dio, la cui immagine vivente è l'uomo, anche quando viene deformata dall'errore o dalla prevaricazione.

È questa la convinzione che la Chiesa vuole porre sul tavolo delle Nazioni Unite o nel dialogo amichevole che mantiene con Voi, membri del Corpo Diplomatico, e con le autorità che rappresentate nei diversi luoghi del mondo. Da questi principi si deducono importanti valori morali e civili che i Vescovi d'America riuniti a Roma nel Sinodo del 1997 hanno messo in risalto.

4. Fra questi valori si distinguono la conversione delle menti e la solidarietà effettiva fra i diversi gruppi umani come elementi fondamentali per l'attuale vita sociale a livello nazionale e internazionale. La vita internazionale esige come base alcuni valori morali comuni e alcune regole comuni di collaborazione. È indubbio che la Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo, il cui 50° anniversario abbiamo celebrato lo scorso anno, così come altri documenti di valore universale, offrono elementi importanti nella ricerca di questa base morale, comune a tutti i Paesi o, quanto meno, a un gran numero di essi.

Se osserviamo il panorama mondiale, vediamo che esistono alcune situazioni facilmente contestabili. Il potere dei Paesi industrializzati diviene ogni giorno più gravoso rispetto a quelli in via di sviluppo. Nelle relazioni internazionali a volte si dà la priorità all'economia invece che ai valori umani; la libertà e la democrazia risentono del loro indebolimento. D'altro canto, la corsa agli armamenti ci fa vedere che, se in molti casi le armi sono destinate alla difesa, in altri sono strumenti realmente offensivi, usati in nome di ideologie non sempre rispettose della dignità umana. Il fenomeno della corruzione purtroppo ha invaso grandi spazi del tessuto sociale di alcuni popoli, senza che coloro che ne subiscono le conseguenze abbiano sempre la possibilità di esigere giustizia e di chiarire le responsabilità. L'individualismo permea anche la vita internazionale, di modo che i popoli potenti possano esserlo ogni giorno di più e i popoli deboli siano ogni giorno più dipendenti.

5. Di fronte a questo panorama, s'impongono con urgenza un'adeguata conversione delle menti e una solidarietà effettiva, e non solo teorica, fra le persone e i gruppi umani. È ciò che, insieme al Papa, l'Episcopato latinoamericano propone da decenni. È ciò che hanno chiesto i Vescovi del Continente americano nel Sinodo. A tale proposito, sono da segnalare le numerose iniziative di aiuto alle popolazioni del vicino Centroamerica colpite dall'uragano Mitch, alle quali il Messico ha partecipato generosamente insieme ad altre nazioni, dando così prova di un comune sentimento di fraternità e di solidarietà.

L'America è un continente che riunisce popoli grandi e tecnicamente avanzati e altri relativamente piccoli, con indici di sviluppo molto diversi. Anche all'interno di uno stesso Paese, come nel caso del Messico, coesistono situazioni sociali e umane molto diverse, che è necessario affrontare sempre con grande rispetto e giustizia, utilizzando instancabilmente le risorse del dialogo e la concertazione.

L'America costituisce un'unità umana e geografica che va dal Polo Nord al Polo Sud. Sebbene il suo passato affondi le radici in culture ancestrali - come quelle maya, olmeca, azteca o inca - stando a contatto da oltre cinque secoli con il vecchio continente e anche con il cristianesimo, si è trasformata in un'unità di destino, singolare nel mondo. L'America è di per sé uno spazio particolarmente appropriato per promuovere valori comuni capaci di garantire un'efficace conversione delle menti, in particolare di coloro che hanno responsabilità nazionali e internazionali.

6. Questo Continente potrebbe essere il «Continente della Speranza» se le comunità umane che lo compongono, così come le loro classi dirigenti, assumessero una base etica comune. La Chiesa cattolica e le altre grandi confessioni religiose presenti in America possono apportare a questa etica comune elementi specifici che permettano alle coscienze di non vedersi limitate da idee sorte da meri consensi circostanziali. L'America e l'umanità intera hanno bisogno di punti di riferimento essenziali per tutti i cittadini e i responsabili politici. «Non uccidere», «non dire falsa testimonianza» «non rubare e non desiderare la roba d'altri» «rispettare la dignità fondamentale della persona umana» nelle sue dimensioni fisiche e morali sono principi intangibili, sanciti nel Decalogo comune a ebrei, cristiani e musulmani, e vicini alle norme di altre grandi religioni. Si tratta di principi che obbligano sia la singola persona umana sia le diverse società.

Questi principi ed altri simili devono costituire un argine contro ogni attentato alla vita, dal suo inizio fino al suo termine naturale; contro le guerre di espansione e l'uso delle armi come strumenti di distruzione; contro la corruzione che erode ampie fasce della società, a volte con dimensioni transnazionali, contro l'indebita invasione della sfera privata da parte di poteri che approvano sterilizzazioni forzate o leggi che limitano il diritto alla vita; contro campagne pubblicitarie fallaci che condizionano la verità e determinano lo stile di vita di interi popoli; contro monopoli che cercano di annullare sane iniziative e di limitare la crescita di intere società; contro la diffusione dell'uso di droghe che minano la forza dei giovani e possono persino ucciderli.

7. Molto è stato fatto in tal senso. Abbondano le convenzioni internazionali che hanno come fine quello di porre un limite ad alcuni di questi abusi. Gruppi di nazioni si associano per creare spazi economici dove la vita politica, economica e sociale sia debitamente orientata e meglio tutelata da principi più giusti e conformi ai diritti di ogni cittadino, di ogni popolo e di ogni cultura.

Vi è però ancora molto da fare. Siamo alla fine di un secolo e di un millennio che, nonostante le grandi conquiste ottenute dalla scienza e dalla tecnica, lasciano dietro di loro evidenti cicatrici che ricordano, in modo a volte tragico, la scarsa attenzione prestata ai suddetti principi morali. Invece di vederli ulteriormente violati, è necessario che nel nuovo secolo e nel nuovo millennio la loro forza etica, moralmente vincolante, si consolidi.

8. A rendervi partecipi di queste considerazioni non mi ha spinto altro interesse che quello di difendere la dignità dell'uomo, e nessun'altra autorità oltre a quella della Parola divina. Questa Parola non è mia, bensì di Dio che si è fatto uomo affinché l'uomo divenisse suo figlio. Estraneo agli interessi di parte, vi offro oggi queste riflessioni con la speranza che possano aiutarvi nel vostro lavoro diplomatico e anche nella vostra vita personale, desiderosi di contribuire all'edificazione di un mondo più umano e più giusto di quello che ci offrono il secolo e il millennio che stanno per concludersi.

Che nel prossimo futuro predomini il rispetto della vita, della verità, della dignità di ogni essere umano! È questo il compito urgente che ci attende. Che Dio benedica l'opera che Voi portate a termine! Che benedica il Messico e i Paesi che Voi rappresentate in questa Città privilegiata dove l'America e il mondo s'incontrano e dialogano! Grazie per la vostra attenzione.


*L'Osservatore Romano 25-26.1.1999 p.8.

 

© Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

 

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