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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A S.E. IL SIGNOR MARTIN STROPNICK
Ý
AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA CECA
PRESSO LA SANTA SEDE

Giovedì, 28 giugno 1999 

 

Signor Ambasciatore!

1. Con piacere do il benvenuto all’Eccellenza Vostra, in occasione della presentazione delle Lettere che L’accreditano quale Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica Ceca presso la Santa Sede.

Con cortese attenzione Ella ha voluto fare riferimento alla missione pastorale del Successore di Pietro, sottolineando il valore del suo Magistero anche per la vita della comunità civile. In questo contesto Ella ha ricordato le visite da me fatte alla Sua Patria. Le Sue parole hanno risvegliato in me tanti ricordi, riportandomi col pensiero alle emozioni indimenticabili di quegli incontri così ricchi di calore umano e di fede cristiana.

Sono grato al Presidente della Repubblica Ceca, il Sig. Václav Havel, per i cordiali saluti che ha voluto indirizzarmi per il gentile tramite di Vostra Eccellenza. La prego di volergli far giungere, in cambio, i miei deferenti auguri per la sua alta missione nonché per la sua salute, facendosi al tempo stesso interprete dei sentimenti di benevolenza che nutro per gli abitanti della Nazione ceca che mi è tanto cara. Voglia il Signore concedere a tutti prosperità e pace in un contesto di giustizia e di solidarietà, nel quale sia dato a ciascuno di trovare adeguata soddisfazione delle proprie legittime attese.

2. Ella, Signor Ambasciatore, ha altresì ricordato i cambiamenti che si sono verificati nel continente europeo dieci anni or sono. La caduta della dittatura comunista ha suscitato numerose speranze, dando ai popoli nuovi motivi per guardare con fiducia verso il futuro.

A motivo della ubicazione nel cuore del continente, il Suo Paese ha ricevuto una vocazione particolare. E’ chiamato a partecipare attivamente alla costruzione della nuova Europa, quale importante fattore di unità.

Il millennio del martirio di sant’Adalberto, che ho celebrato a Praga e a Hradec Králové nel 1997, è stato un momento storico di grande importanza, che ha fatto meditare non solo sulle radici cristiane della Repubblica Ceca, ma anche sull’eredità ricevuta da quel grande Vescovo, come dagli altri santi boemi, moravi e slesiani, per la fondazione di un’Europa una, libera e credente nel Vangelo. In questa luce, la sua Patria ha potuto riscoprire il significato della propria missione, in funzione di ponte tra Est e Ovest.

I Paesi europei stanno vivendo in questi anni una congiuntura politica ricca di straordinarie opportunità. Essi non possono più pensare alla loro esistenza nella prospettiva di una semplice giustapposizione di Stati o addirittura di un loro antagonismo, con la conseguenza di inevitabili tensioni e conflitti, come è confermato dalle recenti vicende nei Balcani. Occorre piuttosto che, superando eventuali divisioni, sempre purtroppo possibili in una società estremamente gelosa dei propri diritti e delle proprie autonomie, essi si impegnino nella predisposizione di strutture adeguate per il consolidamento di quell’Europa delle Nazioni, di cui si sente sempre più l’urgenza. Spetta agli uomini di buona volontà favorire quanto è fonte di riconciliazione e di avvicinamento tra le persone ed i popoli, contribuendo così all’affermarsi della pace, a beneficio della generazione attuale e di quelle future, tanto all’Est quanto all’Ovest. Al di là delle differenze di lingua e di cultura, i profondi rapporti storicamente intercorsi tra i popoli europei e il patrimonio cristiano della maggioranza dei loro componenti costituiscono un validissimo presupposto su cui costruire l’intesa e la collaborazione fra le genti del continente.

3. Ogni popolo ha una sua particolare fisionomia collegata con la sua storia ed è giusto che la conservi nell’unione in via di realizzazione. Ciò rende necessario l’impegno di ogni europeo nella promozione di un clima di mutuo rispetto e di fraterna solidarietà. E’ importante anche che i responsabili della cosa pubblica abbiano cura di fondare le loro decisioni politiche, economiche e sociali innanzi tutto su quei criteri morali che fanno parte della memoria comune europea; in particolare, essi dovranno aver cura di porre al centro l’uomo, preoccupandosi della sua promozione integrale e del rispetto delle sue libertà fondamentali.

In tale prospettiva, il riconoscimento effettivo della libertà religiosa appare condizione indispensabile per la costruzione della nuova Europa e per l’armoniosa coesistenza delle nazioni che la compongono. Come Ella ha opportunamente sottolineato, il cristianesimo lungo la storia ha radunato e unito fra loro i vari popoli, aiutandoli a liberarsi dai gioghi che li opprimevano. L’esame sereno del passato dimostra che la fede cristiana è uno dei pilastri, su cui poggia il vecchio continente. I valori antropologici, morali e spirituali, che ad essa si richiamano, sono un tesoro al quale conviene tuttora attingere nella progettazione del futuro. Ciò non esclude, ovviamente, un eguale rispetto per le altre tradizioni religiose, che devono avere diritto di cittadinanza. Il rispetto della libertà religiosa è la garanzia del rispetto di tutte le altre libertà individuali e comunitarie.

4. Nello stesso spirito, occorre che siano chiariti e consolidati i rapporti tra Chiesa e Stato. In questo contesto, mi permetto di sottolineare ancora una volta, come già feci all’inizio della mia Visita Pastorale di due anni fa, che appare di primaria importanza la creazione di una Commissione paritetica, comprendente rappresentanti della Repubblica Ceca e della Santa Sede, con il compito di studiare le questioni ancora in sospeso in materia di rapporti tra Chiesa e Stato. Potrà così essere affrontata efficacemente anche la questione della restituzione dei beni della Chiesa, come pure quella di un adeguato sostegno per le istituzioni ecclesiali, secondo le norme del diritto e le esigenze della giustizia e della democrazia.

Senza impegnarsi direttamente nella vita politica, perché tale non è la sua missione, la Chiesa ha, tuttavia, il desiderio di servire gli uomini e di aiutarli a svolgere le loro mansioni a vantaggio dei propri simili. A questo mirerà anche l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Europa, che si celebrerà nel mese di ottobre, a Roma. E’ compito dei cattolici del continente proporre valide prospettive di civiltà, prospettando anche nuovi itinerari per lavorare insieme alla loro attuazione.

5. Signor Ambasciatore! So bene che, desiderando di aver il proprio posto “nella trasformazione della realtà per renderla conforme al progetto di Dio” (Tertio millennio adveniente, n. 46), i cattolici cechi vogliono recare il loro attivo contributo al bene del Paese, dopo le prove subite durante il periodo comunista. Essi vogliono fare in modo che il ricco patrimonio culturale e spirituale della tradizione cristiana sia trasmesso alle giovani generazioni, affinché possano prepararsi con animo fiducioso ad assumere le funzioni alle quali saranno chiamate. Ciò non potrà non giovare alla promozione dell’evoluzione democratica del Paese, favorendo il consolidamento dello Stato di diritto.

È, infatti, essenziale che coloro che hanno o avranno la responsabilità della res publica, considerino il loro incarico come un servizio alla comunità nazionale. Un tale impegno richiede che si vivano in grado eminente i valori morali e sociali, come la probità, la giustizia, la concordia, il disinteresse, il senso della legalità, così da promuovere sempre più la fiducia del popolo nei confronti dei suoi rappresentanti, a tutti i livelli della società.

6. Formulo perciò auspici affinché la missione, che Ella inaugura oggi presso la Sede Apostolica, Le dia numerose occasioni di conoscere da vicino le molteplici manifestazioni della vita della Chiesa universale, in particolare in questo periodo in cui ci prepariamo a celebrare il grande Giubileo. In tale contesto, sono lieto che la repubblica Ceca si senta particolarmente coinvolta nella celebrazione dell’evento: essa infatti donerà il grande abete, che svetterà nella Piazza San Pietro nel tempo natalizio, all’inizio dell’Anno Santo, come segno di unione tra il secondo e il terzo Millennio; e promoverà qui a Roma iniziative di singolare spessore culturale, durante lo svolgersi del Giubileo stesso.

L’auspicio è che la solenne ricorrenza sia per i fedeli e per tante altre persone di buona volontà un tempo di conversione nel quale, riconoscendo umilmente le debolezze del passato, tutti si volgano con animo nuovo verso il futuro, decisi a dare il meglio di se stessi nella vita fraterna.

Nel porgerLe i migliori auguri, Le posso assicurare che Ella troverà sempre da parte dei miei Collaboratori accoglienza attenta e comprensione cordiale nell’adempimento del Suo incarico.

Invoco su di Lei, sulle persone a Lei care e su Suoi collaboratori dell’Ambasciata, così come sul Presidente della Repubblica, sulle altre Autorità del Suo Paese e su tutti i Suoi connazionali, l’abbondanza delle benedizioni divine.

 

© Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

       

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