Illustri Signori e Signore,
Do un cordiale benvenuto a tutti Voi che durante le celebrazioni
romane del Giubileo delle Università rappresentate - in un gruppo così
numeroso - la Comunità dell’Università Jaghellonica. Saluto gli illustri
Professori con a capo il Signor Rettore. Saluto anche gli Studenti e i
Rappresentanti del personale amministrativo qui presenti.
Mentre penso all’Università Jaghellonica, si destano in me i
ricordi - quelli lontani, ancora di prima della guerra e quelli recenti, come
per esempio la memoria del nostro incontro nella Collegiata di Sant’Anna e nel
Collegium Maius, nel 1997. Mi si presentano davanti agli occhi i volti
dei professori e degli studenti, che formavano e formano l’antica e l’attuale
storia di questa Università. Questo tornare indietro con il pensiero è tanto
più giustificato per il fatto che stiamo ancora vivendo l’atmosfera delle
celebrazioni del 600° anniversario della fondazione jaghellonica e del
rinnovamento dell’Alma Mater cracoviense.
Oggi, tuttavia, mentre ci incontriamo nell’ambito del Grande
Giubileo dell’Anno 2000, occorre che - mantenendo nella viva memoria questa
storia di sei secoli - ci soffermiamo sull’oggi nella prospettiva del futuro.
Sembra che sia un momento propizio per riflettere - a cavallo tra i millenni -
sul ruolo e sui compiti di questa Università, che sempre ha dato il tono allo
sviluppo della scienza e della cultura polacche.
Un tentativo di riflessione di questo genere lo intrapresi già
in una certa misura, durante il nostro incontro del 1997. Partendo proprio dal
nome Alma Mater, dissi allora che il compito di un’istituzione
accademica in un certo senso è: generare le anime per il sapere e per la
sapienza, per la formazione delle menti e dei cuori. Un tale compito non
può essere realizzato diversamente che mediante un generoso servizio alla
verità - scoprendola e trasmettendola ad altri. Dissi anche che questo
servizio alla verità viene attuato nella dimensione sociale come servizio
del pensiero, cioè la fatica di un’analisi della realtà di questo mondo
che sempre si richiama al supremo ideale della verità, del bene e della
bellezza, e mediante esso può diventare voce di una coscienza critica
nei riguardi di tutto ciò che minaccia o sminuisce l’uomo. Naturalmente
questa missione comporta una particolare responsabilità, esige dagli uomini di
scienza una straordinaria sensibilità etica.
Oggi ritorno alla riflessione di tre anni fa, per ricordare i
principi a cui si richiamavano le generazioni succedutesi all’Università
Jaghellonica. In ogni circostanza e, prima di tutto, nei periodi di pericolo per
la Patria e per la nazione, tali principi costituirono il fondamento e furono l’ispirazione
nella grande opera della formazione di questo luminoso retaggio a cui ci
richiamiamo oggi con orgoglio. Tali regole sono sempre attuali. Se l’università
non deve essere soltanto un luogo in cui si trasmette la scienza, ma deve essere
soprattutto il tempio della sapienza, non ci si può allontanare da esse.
In questo contesto, tenendo in considerazione il futuro della
Polonia e dell’Europa, voglio far notare un compito molto concreto, che si
presenta davanti alle istituzioni accademiche in Polonia, e in modo particolare
dinanzi all’Università Jaghellonica. Si tratta di formare nella nazione un
sano spirito di patriottismo. L’Alma Mater di Cracovia è sempre stata
un ambiente nel quale un‘ampia apertura verso il mondo era in armonia con un
profondo senso d’identità nazionale. Qui è stata sempre viva la
consapevolezza che la Patria è un patrimonio che non soltanto comprende una
certa riserva di beni materiali in un dato territorio, ma è soprattutto un
tesoro, l’unico nel suo genere, di valori e di contenuti spirituali, cioè di
tutto ciò che compone la cultura di una nazione. Le generazioni, l’una dopo l’altra,
di maestri, di professori e di studenti dell’Università, hanno custodito
questo tesoro e hanno contribuito a formarlo, perfino a prezzo di grandi
sacrifici. Proprio in questo modo hanno imparato il patriottismo, cioè l’amore
di ciò che è della Patria, di ciò che è frutto del genio degli avi e di
quello che distingue un popolo tra gli altri popoli, e che allo stesso tempo
costituisce terreno d’incontro e di scambio creativo nella dimensione del
genere umano.
Sembra che oggi, mentre osserviamo un processo di unificazione
delle nazioni dell’Europa che desta speranza, ma non è privo di pericoli, l’Università
Jaghellonica dovrebbe assumere, con particolare fervore, questa tradizione. Come
un ambiente eccezionale dove si forma la cultura della nazione, sia essa luogo
di formazione dello spirito patriottico - di un amore per la Patria che
custodisca il suo bene, ma non chiuda le porte; costruisca piuttosto ponti, per
moltiplicare questo bene condividendolo con altri. La Polonia ha bisogno di
illuminati patrioti, capaci di sacrifici per amore della Patria e allo stesso
tempo preparati ad uno scambio creativo di beni spirituali con le nazioni dell’Europa
che si sta unificando.
Illustri Signori e Signore,
siete venuti qui come pellegrini dell’Anno Giubilare, come
coloro che credono nell’infinito amore di Dio, che per noi e per la nostra
salvezza si fece Uomo, morì e risuscitò. Prego Dio affinché il vostro
soggiorno nella Città Eterna sia un particolare tempo di consolidamento in
questa fede. La sua luce vi conduca e vi ispiri nella fatica della ricerca della
verità, della moltiplicazione del bene e della creazione della bellezza.
Con questa preghiera abbraccio anche i rappresentanti dell’Università
Cattolica di Lublino. Sono lieto che siate venuti qui e con la vostra presenza
conferiate a questo incontro carattere interuniversitario. E’ vero che il
discorso è stato rivolto direttamente all’Università Jaghellonica, ma nel
suo contenuto essenziale può riferirsi anche all’Università Cattolica di
Lublino e a tutte le istituzioni accademiche della Polonia. Vi prego di portare
ad esse il mio cordiale saluto. Dio vi benedica tutti.
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