The Holy See


back up
Search

riga

 COMUNICATO CONGIUNTO
DI PAPA GIOVANNI PAOLO II
E DEL CATHOLICOS KAREKIN II
 

Roma, 9 novembre 2000 

  

Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, Vescovo di Roma, e Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, rendono grazia al Signore e Salvatore Gesù Cristo che ha permesso loro di incontrarsi in occasione del Giubileo dell’Anno 2000 e nell’imminenza del 1700.mo anniversario della proclamazione del cristianesimo come religione di stato dell’Armenia.  

Essi rendono anche grazia nello Spirito Santo poiché, in questi ultimi anni, si sono ulteriormente sviluppate ed approfondite le fraterne relazioni tra la Sede di Roma e la Sede di Etchmiadzin. Un tale progresso è espresso in questo incontro personale e, particolarmente, nel dono di una reliquia di San Gregorio l’Illuminatore, il santo missionario che ha convertito il Re dell’Armenia (nell’anno 301 del Signore), e ha stabilito la linea dei Catholicoi della Chiesa armena. L’odierno incontro trova le sue fondamenta nei precedenti incontri tra Papa Paolo VI ed il Catholicos Vasken (1970), e nei due incontri tra Papa Giovanni Paolo II ed il Catholicos Karekin I (1996 e 1999). Papa Giovanni Paolo II ed il Catholicos Karekin II continuano ad auspicare un possibile incontro in Armenia. Nella presente occasione, essi desiderano dichiarare quanto segue. 

Noi confessiamo insieme la nostra fede in Dio Trino e nel solo Signore Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, diventato uomo per la nostra salvezza. Noi crediamo anche nella Chiesa Una, Cattolica, Apostolica e Santa. La Chiesa, quale Corpo di Cristo, è infatti una e unica. Questa è la nostra fede comune, basata sugli insegnamenti degli Apostoli e dei Padri della Chiesa. Noi riconosciamo inoltre che la Chiesa cattolica e la Chiesa armena hanno veri sacramenti, soprattutto - per mezzo della successione apostolica dei vescovi - il sacerdozio e l’eucaristia. Continuiamo a pregare per la comunione piena e visibile tra di noi. La celebrazione liturgica, che presidiamo insieme, il segno di pace che ci scambiamo, e la benedizione che impartiamo insieme nel nome di nostro Signore Gesù Cristo, testimonia che siamo fratelli nell’episcopato[1]. Insieme noi siamo corresponsabili per ciò che costituisce la nostra missione comune : insegnare la fede apostolica e testimoniare l’amore di Cristo per ogni essere umano, specialmente per coloro che vivono in circostanze difficili. 

La Chiesa cattolica e la Chiesa armena condividono una lunga storia di rispetto reciproco, e considerano complementari piuttosto che opposte le loro varie tradizioni teologiche, liturgiche e canoniche. Anche oggi abbiamo molto da ricevere l’una dall’altra. Per la Chiesa armena, le notevoli risorse del sapere cattolico possono diventare un tesoro e una fonte di ispirazione tramite lo scambio di studiosi e di studenti, per mezzo di traduzioni comuni e iniziative ecumeniche, attraverso svariate forme di dialogo teologico. Allo stesso modo, per la Chiesa cattolica, la fede salda e paziente di una nazione martire come l’Armenia, può diventare una sorgente di forza spirituale, specialmente attraverso la comune preghiera. Ė nostro fermo desiderio vedere queste molte forme di reciproco scambio e di riavvicinamento tra noi accrescersi e intensificarsi. 

Nell’affrontare il terzo millennio, guardiamo al passato protesi verso il futuro. Per quanto riguarda il passato, ringraziamo Dio per le molte benedizioni che abbiamo ricevuto dalla sua infinita generosità, per la santa testimonianza data da tanti santi e martiri, per l’eredità spirituale e culturale che ci hanno tramandato i nostri antenati. La Chiesa cattolica e la Chiesa armena hanno tuttavia vissuto molte volte periodi oscuri e difficili. La fede cristiana è stata contestata da ideologie ateistiche e materialistiche; la testimonianza cristiana è stata osteggiata da regimi totalitari e violenti ; l’amore cristiano è stato soffocato dall’individualismo e dalla ricerca dell’interesse personale. I capi delle nazioni non temevano più Dio né essi provavano vergogna di fronte al genere umano. Il XX secolo è stato contrassegnato per noi da una estrema violenza. Il genocidio armeno, all’inizio del secolo, ha costituito un prologo agli orrori che sarebbero seguito. Due guerre mondiali, innumerevoli conflitti regionali e campagne di sterminio deliberatamente organizzate che hanno tolto la vita a milioni di fedeli. Non di meno, e senza sminuire gli orrori di tali eventi e delle loro conseguenze, essi costituiscono una sorta di sfida divina se, nel rispondere, i cristiani sono persuasi di dover unirsi insieme, in una amicizia più profonda, per la causa della verità cristiana e dell’amore cristiano. 

Noi guardiamo al futuro con speranza e fiducia. In questa congiuntura storica, scorgiamo nuovi orizzonti per noi cristiani e per il mondo. In Occidente ed in Oriente, dopo aver fatto l’esperienza delle micidiali conseguenze di regimi e modi di vita senza Dio, molti anelano a conoscere la verità e la via che conduce alla salvezza. Insieme, guidati dalla carità e dal rispetto per la libertà, cerchiamo di rispondere al loro desiderio, per condurli alle fonti dell’autentica vita e della vera felicità. Cerchiamo l’intercessione degli Apostoli Pietro e Paolo, Taddeo e Bartolomeo, di San Gregorio l’Illuminatore e di tutti i santi pastori della Chiesa cattolica e della Chiesa armena, e preghiamo il Signore di guidare le nostre comunità affinché, con una sola voce, possiamo dare testimonianza al Signore e proclamare la verità della salvezza. Preghiamo anche che nel mondo, ovunque vivono fianco a fianco membri della Chiesa cattolica e della Chiesa armena, tutti i ministri ordinati, i religiosi, i fedeli aiutino a portare i pesi gli uni degli altri, così da adempiere la legge di Cristo (Gal 6,2). Possano essi sostenersi ed assistersi reciprocamente, nel pieno rispetto delle loro identità e nelle tradizioni ecclesiali proprie a ciascuno, evitando di prevalere gli uni sugli altri : «poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede» (Gal 6,10). 

Infine, noi ricerchiamo l’intercessione della Santa Madre di Dio per preservare la pace. Possa il Signore accordare saggezza ai capi delle nazioni, affinché giustizia e pace possano prevalere nel mondo. Particolarmente in questi giorni, preghiamo per la pace del Medio Oriente. Possano tutti i figli di Abramo crescere nel rispetto reciproco e trovare i modi idonei di vivere pacificamente insieme in questa sacra parte del mondo.  

KAREKINI II                                                                  IOANNES PAULUS II



[1] N.d.T. Il Santo Padre ed il Catholicos si riferiscono alla Celebrazione ecumenica nella Basilica Vaticana, di venerdì 10 novembre 2000, durante la quale il Papa dona al Catholicos una reliquia di San Gregorio l’Illuminatore per l’erigenda cattedrale di Yerevan.

 

© Copyright 2000 - Libreria Editrice Vaticana

 

top