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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AL NUOVO AMBASCIATORE 
DELLA REPUBBLICA DI CROAZIA PRESSO LA SANTA SEDE
 IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE
DELLE LETTERE CREDENZIALI*

Venerdì, 15 Dicembre 2000

Signor Ambasciatore!

1. Nel darLe il mio cordiale benvenuto, accolgo con piacere le Lettere che L'accreditano presso la Santa Sede in qualità di Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica di Croazia. La ringrazio per le gentili parole che ha voluto indirizzarmi, ricordando gli impegni e le speranze del Paese che Ella rappresenta.

Desidero anzitutto far giungere, per il Suo cortese tramite, il mio saluto deferente e cordiale al Signor Stjepan Mesić, Presidente della Repubblica, ed a tutti gli abitanti della terra bella ed ospitale di Croazia, che ho potuto visitare due volte: nel settembre del 1994 e nell'ottobre del 1998. Tali visite sono state occasioni particolari che mi hanno permesso di percepire da vicino la forza spirituale della popolazione croata e la ricca eredità religiosa e culturale che essa possiede. Ciò la rende capace di dare, come Nazione sovrana, un contributo alla costruzione della Comunità internazionale in ordine ad una pace stabile, sulla base dell'uguaglianza effettiva, del rispetto reciproco, della solidarietà operativa nei vari campi sociali, da quello economico e tecnologico a quello culturale e politico.

2. La Croazia, antica e nobile Nazione, da un decennio è entrata a far parte della grande famiglia delle Nazioni europee, che godono della libertà e della democrazia, ed insieme ad esse guarda al futuro con ottimismo e speranza. Le dittature da essa subite nell'ultimo secolo rimangono come monito severo da non dimenticare. Le disastrose conseguenze che così nefaste ideologie hanno prodotto costituiscono un pressante invito a non permettere che si ripetano in futuro, in qualsiasi parte del mondo, simili drammatiche esperienze.

Possano queste pagine di storia, segnate da indimenticabili tragedie umane e sociali, aiutare i Paesi dell'Europa ad essere sempre più consapevoli della necessità di superare insieme il tragico retaggio dei vari totalitarismi, rendendo l'Europa stessa una casa comune, un'area di solidarietà fattiva, permeata dai valori del Vangelo, che ne hanno plasmato la storia. Oggi più che mai le Nazioni europee sono chiamate ad una sempre maggiore collaborazione, segnata da stima reciproca, da comprensione costruttiva e da nobilitante interdipendenza.

3. La Croazia sta camminando sulla strada della democrazia. Si tratta però di un percorso non sempre facile, a causa delle esperienze che hanno segnato il passato e della recente guerra che ha ostacolato l'ordinato progresso del Paese e della Regione. Occorre proseguire sul cammino avviato, dando prova di grande pazienza, saggezza, disponibilità al sacrificio, generosa solidarietà e spirito di riconciliazione. E' impegno che chiama in causa i singoli cittadini, ma ancor di più i governanti. A tutti è chiesta comprensione, costanza, ponderazione per superare le difficoltà e per raggiungere le nobili mete a cui la Croazia aspira.

I progressi dell'ultimo decennio rappresentano un incoraggiamento ad operare per un futuro sempre migliore del Paese. Auspico che tale processo continui, grazie alla solidarietà concreta e generosa dei Paesi più sviluppati. Solo così potranno attuarsi le prospettive di un miglioramento delle condizioni di vita in un quadro di pace stabile e di riconciliazione nazionale, senza la quale una Nazione non può progredire.

4. A tutte le Nazioni d'Europa, piccole o grandi che siano, vanno assicurate libertà e democrazia con pari diritti e doveri. E' questa la strada che conduce verso un futuro di pace stabile e di un autentico sviluppo a beneficio non solo dell'Europa. La democrazia, infatti, non si impone né si improvvisa ma, al contrario, esige educazione e sostegno. Ciò richiede una costante crescita della coscienza civile e sociale e un'ininterrotta partecipazione di tutte le componenti del Paese alla costruzione del bene comune, mai perdendo di vista la verità sull'uomo e sulla donna da Dio creati a sua immagine e somiglianza (cfr Gn 1, 26-27).

La democrazia esige che le strutture dello Stato siano messe a servizio di tutti i cittadini, non solo di singoli gruppi, e che si sviluppi un dialogo stabile tra tutte le componenti politiche e sociali nella ricerca condivisa del bene comune e nel rispetto per tutti e per ciascuno. Chi è chiamato a servire la comunità è tenuto a far riferimento in ogni circostanza ai principi etici ed alle norme morali, su cui deve poggiare ogni società. A questo patrimonio di valori non possono non far riferimento quanti hanno l'onore della rappresentanza politica: essi dovranno impegnarsi costruttivamente per l'effettiva promozione della persona, della famiglia e di tutta la società. Ciò suppone in loro la costante consapevolezza di dover agire come difensori e dispensatori saggi e sapienti del bene comune.

5. Nell'affrontare le non facili sfide del momento attuale, è particolarmente importante che quanti ricoprono responsabilità nell'ambito dell'Amministrazione dello Stato sappiano infondere speranza e fiducia alla popolazione, con una cura più accentuata verso le persone e i ceti più deboli e bisognosi. E' indispensabile tener conto delle legittime e giuste esigenze delle famiglie e dei giovani, sia nell'ambito economico e sociale, sia in quello giuridico e politico; è necessario proteggere la persona e la vita umana, in ogni sua fase, dal suo primo sbocciare fino al tramonto naturale.

Le famiglie ed i giovani aspettano con ragione di poter vivere lavorando onestamente per costruire con fiducia un futuro sereno. La dignità del lavoro umano richiede leggi che impediscano abusi e, favorendo un'equa condivisione delle ricchezze, creino un clima generale atto a promuovere l'occupazione, la pace sociale e la realizzazione d'un vero progresso.

6. La Chiesa, per parte sua e restando nell'ambito che ad essa compete, non mancherà di offrire il suo contributo, soprattutto rendendo testimonianza a quei valori che, per loro natura, non sono soggetti al mutare delle circostanze sociali e storiche, perché affondano le loro radici nella realtà stessa dell'uomo. Questo suo servizio va a tutto vantaggio delle persone, delle famiglie e dell'intera società civile.

Nel suo impegno a favore della causa dell'uomo, la Chiesa riconosce vasti campi di collaborazione con lo Stato. In questo quadro, come non ricordare gli Accordi stipulati tra la Santa Sede e la Repubblica di Croazia? Sono strumenti di collaborazione di notevole importanza che, nel rispetto delle autonomie e delle competenze reciproche, contribuiscono a rendere armonioso il rapporto tra la Chiesa e lo Stato a tutto vantaggio dei cittadini croati.

7. Signor Ambasciatore, faccio voti che l'adempimento dell'alto compito affidatoLe possa ulteriormente intensificare i già buoni e cordiali rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Repubblica di Croazia. Le auguro un piacevole soggiorno in questa città di Roma, ricca di storia, di cultura e di fede cristiana. Sono certo che i miei Collaboratori non mancheranno di entrare in contatto con Lei in atteggiamento di aperta disponibilità, per affrontare i problemi e le difficoltà che si presenteranno.

Nell'implorare per Lei, per la Sua distinta Famiglia e per i Governanti del Suo nobile Paese e per tutti i figli e le figlie della diletta Nazione croata l'intercessione della Santissima Madre di Dio, venerata come Advocata Croatiae fidelissima, e di San Giuseppe, Patrono della Croazia, di cuore imparto a Lei, alle persone a Lei care nonché a quanti Ella, in qualità di Ambasciatore, rappresenta la Benedizione Apostolica.


*L'Osservatore Romano 16.12.2000 p.6.

 

© Copyright 2000 - Libreria Editrice Vaticana

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