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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DI HONDURAS IN VISITA
"AD LIMINA APOSTOLORUM"


Marted́, 4 dicembre 2001

 

Cari Fratelli nell'Episcopato,

1. Sono lieto di ricevervi oggi, in occasione della vostra visita ad Limina, nella quale avete avuto l'occasione, ancora una volta, di recarvi in pellegrinaggio presso le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, e di rinnovare i vostri vincoli di comunione con il Vescovo di Roma e con la Chiesa universale. Inoltre è un aiuto per vivere la missione di guidare la comunità ecclesiale dell'Honduras, che ho avuto la gioia di visitare nel 1983.

Ringrazio cordialmente il Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa e Presidente della Conferenza Episcopale, per le gentili parole che mi ha rivolto a nome anche dei suoi Fratelli Vescovi, che saluto dicendo con l'apostolo Paolo:  "Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo" (Rm 1, 7). Parimenti, vi chiedo di trasmettere il mio affettuoso saluto ai membri di ogni comunità ecclesiale del vostro amato Paese.
Mi sento molto unito a voi per condividere "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce" (Gaudium et spes, n. 1) dei cittadini honduregni, tenendo ancora presenti il dolore e le ansie dinanzi alla devastazione causata dall'uragano "Mitch" nell'ottobre 1998, e più di recente dalla tormenta tropicale "Michelle". Di fronte a simili catastrofi avete cercato di alleviare le sofferenze del popolo, già tanto provato dalla povertà, e di suscitare in esso nuove speranze. Spero inoltre che i nuovi capi politici, eletti di recente, possano continuare l'opera di vera ricostruzione nazionale, portando il Paese a un autentico sviluppo, rispettando dovutamente la dignità della persona umana e i suoi diritti fondamentali.

2. È anche motivo di gioia e di speranza per la Chiesa in Honduras la prossima commemorazione dei 500 anni della Prima Messa celebrata sulla terra ferma del continente. Questo anniversario deve essere vissuto come un'opportunità provvidenziale per cominciare un nuovo cammino pieno di iniziative, ricordando sempre le parole del Signore:  "io sono con voi tutti i giorni" (Mt 28, 20). Nel bando che avete pubblicato per tale evento affermate che "con i grati ricordi e le impressioni ancora fresche dei grandi eventi di spiritualità del Grande Giubileo dell'Anno 2000, la Chiesa che peregrina in Honduras eleva la sua azione di rendimento di grazie a Dio e invita con grande gioia la Chiesa Universale a unirsi a lei nelle lodi a Dio Padre, che salva mediante la fede in suo Figlio Gesù Cristo, costituito Signore della Storia dallo Spirito Santo. A ciò ci ispira e ci muove il considerare che il nostro territorio fu scelto da Dio Provvidente affinché il 14 agosto dell'anno 1502 l'umile frate Alejandro vi celebrasse la Prima Messa in un luogo elevato e alberato che oggi conosciamo con il nome di Baia di Trujillo" (V Centenario della Prima Messa nel Continente Americano, Tegucigalpa, 3-1-2001). È un'occasione propizia per analizzare la storia dell'evangelizzazione di questa terra, che fa parte della storia della vostra Nazione, il che contribuirà a far comprendere l'azione provvidenziale del Signore e a guardare speranzosi al futuro, a rafforzare la fede e a dare un nuovo impulso alla vita ecclesiale in tutti i suoi aspetti.

3. Come Pastori vi preoccupa seriamente la situazione di persistente povertà in Honduras, nonostante possieda un territorio fertile dove non scarseggiano le risorse materiali. Questo fa pensare alla necessità di migliorare l'ordine sociale, promuovendo una maggiore giustizia e strutture che favoriscano una più equa distribuzione dei beni, e soprattutto di evitare che pochi cittadini detengano tante risorse a detrimento della maggioranza. Quando si producono fenomeni come questo, alla penuria economica si aggiunge l'isolamento dei più poveri che, chiusi nel proprio mondo, perdono la speranza in una società migliore. Per questo il Paese soffre quando i contadini si sentono emarginati, le etnie indigene dimenticate e i cittadini più bisognosi di protezione, come i bambini e i giovani, abbandonati alla loro sorte.

È urgente quindi promuovere la giustizia vera, poiché "disattendere tale esigenza potrebbe favorire l'insorgere di una tentazione di risposta violenta da parte delle vittime dell'ingiustizia", ossia "le popolazioni escluse dalla equa distribuzione dei beni, destinati originariamente a tutti" (Sollicitudo rei socialis, n. 10). Desidero ricordare a tale riguardo quello che ho detto nell'Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in America"La Chiesa dev'essere attenta al grido dei più bisognosi. Ascoltando la loro voce, essa deve vivere con i poveri e partecipare dei loro dolori" (n. 58). A tale proposito, occorre promuovere la diffusione del ricco patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa, con il quale i cattolici possono dare impulso e favorire iniziative volte a superare situazioni di povertà e di emarginazione che colpiscono tante persone. Non bisogna dimenticare che la preoccupazione per l'ambito sociale fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa (cfr Sollicitudo rei socialis, n. 41) e che "la promozione umana deve essere la conseguenza logica dell'evangelizzazione, che tende alla liberazione integrale della persona" (Discorso inaugurale della IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano, 12-10-1992, n. 13).

Senza dimenticare il contributo importante della Chiesa in questo ambito, vi invito ancora una volta, cari Fratelli, a insistere nell'opzione preferenziale per i poveri, non esclusiva né escludente, programmando anche attività pastorali nei villaggi e nelle zone rurali. La gente povera ed emarginata ha il diritto di sentire la vicinanza particolare dei suoi Pastori, ricordando quello che dice il salmista:  "Beato l'uomo che ha cura del debole" (Sal 40, 2).

4. Un fenomeno non meno preoccupante ai nostri giorni, e che si percepisce anche in Honduras, è una certa disgregazione familiare. Come mettete in evidenza nelle relazioni quinquennali, vi sono numerose famiglie che non vivono secondo le norme cristiane. Indipendentemente dalle circostanze che portano a questa situazione problematica, non possiamo rimanere inermi dinanzi ad essa. A tale proposito nell'Enciclica Evangelium vitae ho scritto:  "Se è vero che "l'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia", si deve riconoscere che le odierne condizioni sociali, economiche e culturali rendono spesso più arduo e faticoso il compito della famiglia nel servire la vita. Perché possa realizzare la sua vocazione di "santuario della vita", quale cellula di una società che ama e accoglie la vita, è necessario e urgente che la famiglia stessa sia aiutata e sostenuta. ... Da parte sua la Chiesa deve promuovere instancabilmente una pastorale familiare capace di stimolare ogni famiglia a riscoprire e vivere con gioia e con coraggio la sua missione nei confronti del Vangelo della vita" (n. 94). Inoltre, quando si distruggono i focolari domestici, si producono altre situazioni drammatiche come quella delle madri nubili o abbandonate, che devono lottare per il mantenimento e l'educazione dei figli, e il problema dei bambini di strada, fatti dinanzi ai quali la Chiesa e la società non possono restare insensibili.

Perciò occorre sensibilizzare tutti gli ambiti disponibili, inclusi i mezzi di comunicazione sociale, al fine di rafforzare il matrimonio e la famiglia e far fronte a certe campagne o mode che attentano dissimulatamente all'istituzione familiare e alla vita stessa.

5. Guardando al futuro dell'umanità, è di capitale importanza offrire un'educazione appropriata ai bambini e ai giovani. La società honduregna deve tener conto del fatto che l'educazione, che è un diritto fondamentale di ogni persona, è alla base dello sviluppo degli individui e della società stessa. Come ho scritto nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1999:  "Come non preoccuparsi vedendo che in alcune regioni tra le più povere del mondo le opportunità di formazione vanno in realtà diminuendo, specialmente per quanto concerne l'istruzione primaria? ... Quando si limitano le opportunità formative..., si predispongono strutture di discriminazione capaci di incidere sull'intero sviluppo della società" (n. 8). Nel campo dell'istruzione tutti sono interessati e quindi è necessario uno sforzo comune. Il contributo della Chiesa in Honduras non si può limitare a pochi collegi. Alle scuole cattoliche bisogna aggiungere la testimonianza dei professori e dei maestri cristiani al fine di assicurare una formazione adeguata alle future generazioni.

6. La spiritualità di comunione, che "incarna e manifesta l'essenza stessa del mistero della Chiesa" (Novo Millennio ineunte, n. 42) ed è una "grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia" (Ibidem, n. 43), si deve applicare con premura alle Chiese particolari, essendo responsabilità dei loro Pastori promuovere la concordia fra tutti e, in modo particolare, l'unione dei sacerdoti fra di loro e attorno al loro Vescovo. Per questo vi invito vivamente a rivolgere la vostra attenzione a coloro che sono i vostri principali collaboratori, senza lesinare sforzi né accontentarvi di un lavoro di gestione e di organizzazione del clero. Sono necessari vicinanza, un contatto personale assiduo, cordialità e incoraggiamento nella missione affidata a ognuno, seguendo l'esempio del Buon Pastore che chiama le sue pecore "una per una" (Gv 10, 3). In Honduras, dove ai sacerdoti è spesso affidato un gran numero di fedeli, a volte distribuiti in regioni di difficile accesso, e dove un numero considerevole di essi ha lasciato la propria terra di origine per servire le comunità ecclesiali honduregne, i Vescovi devono prodigarsi nella loro disponibilità ad accoglierli, considerandoli "come figli e amici" (Christus Dominus, n. 16).

Queste considerazioni mettono in risalto la validità della norma che prescrive la residenza personale del Vescovo diocesano nella sua sede (cfr C.I.C., c. 395), come pure l'urgenza del suo stretto adempimento. In tal modo, inoltre, si darà l'esempio affinché i parroci e gli altri cooperatori nel ministero pastorale si dedichino con tutto il cuore alla porzione di fedeli che è stata affidata loro, cercando di fare in modo che "il senso della comunità parrocchiale fiorisca soprattutto nella celebrazione comunitaria della messa domenicale" (Sacrosanctum Concilium, n. 42).

7. Un altro ambito nel quale lo spirito di comunione deve recare frutti abbondanti in ogni Chiesa particolare è quello della vita consacrata. I diversi Istituti e Società sono portatori del proprio carisma e devono conservare fedelmente il loro spirito fondazionale, ma tenendo anche conto che si tratta di una "grazia che non riguarda soltanto un istituto, ma rifluisce a vantaggio di tutta la Chiesa" (Vita consecrata, n. 49). Nella vostra patria, dove i consacrati e le consacrate svolgono un ruolo importante nei compiti evangelizzatori, è necessario che questo tipo di vita "sia maggiormente stimata e promossa da Vescovi, sacerdoti, e comunità cristiane" (Ecclesia in America, n. 43), integrandosi al contempo pienamente nella Chiesa particolare alla quale appartengono (cfr Ibidem). Perciò i Pastori, nel coordinare i diversi sforzi e iniziative, devono proporre non solo una maggiore efficacia nell'azione pastorale, ma anche una crescita più armoniosa della comunità ecclesiale, dove vi è diversità di carismi e di ministeri, ma uno solo è il Signore e "opera tutto in tutti" (1 Cor 12, 6).

8. Sebbene si constati con speranza un leggero incremento nel numero dei seminaristi in Honduras, continua ad essere urgente un generoso sforzo nella promozione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita di speciale consacrazione. Pertanto, oltre a pregare con insistenza il Signore affinché "mandi operai nella sua messe" (Mt 9, 38) e far sì che la vita esemplare di sacerdoti e persone consacrate attiri le nuove generazioni, è necessario intensificare un'efficace pastorale delle vocazioni (cfr Novo Millennio ineunte, n. 46).

Alla pastorale delle vocazioni corrisponde l'appassionante compito di suscitare inquietudini profonde nel cuore dei giovani e prepararli ad accogliere con generosità l'invito del Signore:  "vieni e seguimi" (Mt 19, 21). Non si deve eludere questa proposta in maniera esplicita e diretta, ma non bisogna dimenticare che la prima risposta alla vocazione è solo l'inizio di un cammino. In effetti, si percepisce sempre meglio l'importanza decisiva che rivestono per la Chiesa un accurato discernimento delle vocazioni e una seria formazione spirituale, umana, teologica e culturale dei candidati al sacerdozio e alla vita consacrata. In nessun caso la scarsità di vocazioni deve portare a negligenza nell'esame della loro idoneità, che, date le circostanze sociali e culturali del nostro tempo, deve essere, se possibile, ancora più esigente che in passato.

9. La partecipazione dei laici alla vita ecclesiale honduregna merita un riconoscimento particolare. Sto pensando ai numerosi agenti di pastorale e ai Delegati della Parola di Dio, scelti e incaricati di tenere celebrazioni appropriate la domenica, in luoghi dove il sacerdote non può essere presente per celebrare l'Eucaristia. Non si devono neppure dimenticare i diversi Movimenti ecclesiali che con il loro carisma arricchiscono la vita del Popolo di Dio. Senza dubbio i servizi che i fedeli laici offrono alla Chiesa sono molto validi. Ciononostante, bisogna evitare l'errore di pensare che possano sostituire i ministri ordinati quando questi mancano. Ai suddetti agenti di pastorale occorre impartire una salda preparazione teologica nella spiritualità della comunione, mettendo in risalto la differenza fra il servizio ecclesiale dei fedeli laici e i ministeri propri ed esclusivi dell'Ordine sacro (cfr Lumen gentium, n. 10; Christifideles laici, n. 22).

Occorre invitare i laici impegnati a collaborare in modo attivo e responsabile alla catechesi per la prima Comunione e per la Confermazione, come pure alla preparazione dei fidanzati per il Sacramento del Matrimonio. È fondamentale che le parrocchie offrano un'educazione sistematica nella fede cattolica, che non si limiti a una preparazione superficiale per ricevere i Sacramenti dell'Iniziazione cristiana. Ogni fedele ha diritto a ricevere da parte della Chiesa una formazione profonda nella fede cattolica, appropriata alla sua età e condizione, per crescere così nella fede. Inoltre le carenze che si originano in questo campo possono essere uno dei motivi per cui molti fedeli si allontanano e passano alle sette.

10. Cari Fratelli, come ho già proposto nella Lettera Apostolica Novo Millennio ineunte, procediamo di nuovo a partire da Cristo, contemplando sempre il suo volto, rendendoci testimoni del suo amore per prendere il largo. Nel nostro procedere speranzoso, cerchiamo di stare sempre più con Lui, per essere inviati di nuovo ad annunciare il suo messaggio salvifico a tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle.

Su ognuno di voi imploro la costante protezione della Vergine di Suyapa, affinché vi accompagni in queste nuove sfide pastorali. Le affido anche i vostri sacerdoti, i consacrati e le consacrate, come pure tutti i figli e le figlie dell'Honduras, e al contempo vi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.

    

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