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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO SPIRITUALE
DEI VESCOVI AMICI DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI Mercoledì,
14 febbraio 2001
Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell'Episcopato!
1. Sono lieto di rivolgervi il mio cordiale saluto in occasione
del vostro Convegno spirituale tra amici del Movimento dei Focolari, in corso in
questi giorni presso il "Centro Mariapoli" di Castel Gandolfo. Grazie
per l'odierna visita, espressione della comunione ecclesiale che vi unisce al
Successore di Pietro.
Vi siete dati appuntamento per una comune riflessione, in base a
relazioni, esperienze e testimonianze, sullo stimolante tema: "Il Cristo
crocifisso e abbandonato radice della Chiesa-comunione". Nel
manifestare vivo apprezzamento per questa iniziativa, giunta alla sua
venticinquesima edizione, vi incoraggio a lasciarvi guidare dalle indicazioni
che ho stilato nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte. In essa,
infatti, invito l'intero popolo cristiano a fissare lo sguardo sul volto di
Cristo crocifisso e risorto e ad approfondire il mistero di dolore e di amore da
cui nasce e si rinnova costantemente la Chiesa-comunione come icona vivente
della Santissima Trinità.
2. Nella croce di Cristo troviamo la fonte genuina della
salvezza, la rivelazione suprema dell'amore di Dio e la radice profonda della
comunione con Dio e fra di noi. Nell'agonia di Gesù sulla croce, che appare
come il momento della vittoria delle tenebre e del male, in realtà è il
trionfo di Cristo che si realizza attraverso il suo amore obbediente al Padre e
solidale con gli uomini, prigionieri del peccato. Nella citata Lettera
apostolica ho scritto in proposito: "Il grido di Gesù sulla Croce ... non
tradisce l'angoscia di un disperato, ma la preghiera del Figlio che offre la sua
vita al Padre dell'amore, per la salvezza di tutti. Mentre si identifica col
nostro peccato, «abbandonato» dal Padre, egli si «abbandona» nelle mani del
Padre" (Novo millennio ineunte, 26).
Dunque in Cristo crocifisso ed abbandonato il male ed il peccato
sono definitivamente sconfitti, e viene resa possibile la piena unità
dell'umanità col Padre e degli uomini fra di loro. Secondo le parole
dell'evangelista Giovanni, ispirate ad un precedente oracolo del profeta
Zaccaria, gli uomini "volgeranno lo sguardo a colui che hanno
trafitto" (Gv 19, 37). Questo movimento convergente verso la croce
è da Cristo orientato verso il Padre, per costituire intorno a Lui una nuova
Comunità d'amore. Davvero non finiremo mai di indagare questo grande mistero (cfr
Novo millennio ineunte, 25)!
3. L'amore al Crocifisso, contemplato nel momento culminante
della sofferenza e dell'abbandono, costituisce la via maestra non soltanto per
rendere sempre più effettiva la comunione a tutti i livelli della compagine
ecclesiale, ma anche per aprire un fecondo dialogo con le altre culture e
religioni. A tale scopo, vi saranno di grande aiuto i temi spirituali, le
riflessioni teologiche e le testimonianze con cui vi confrontate in questi
giorni.
Dalla contemplazione del volto del Crocifisso abbandonato non
possono non scaturire importanti conseguenze che portano a vivere in profondità
il grande mistero della comunione in esso contenuto e rivelato: "Se abbiamo
veramente contemplato il volto di Cristo - ho scritto nella citata Lettera
apostolica Novo millennio ineunte - ... la nostra programmazione
pastorale non potrà non ispirarsi al «comandamento nuovo» che egli ci ha
dato: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv
13, 34)" (n. 42).
Nel passaggio storico che stiamo vivendo è di fronte a noi
un'impegnativa missione: fare della Chiesa il luogo dove si vive e la scuola
dove si insegna il mistero dell'amore divino. Come sarà possibile questo senza
riscoprire un'autentica spiritualità della comunione? Occorre innanzitutto
percepire con gli occhi del cuore il mistero trinitario presente in noi, per
saper poi coglierlo sul volto degli altri. Il fratello di fede va considerato
come uno che ci appartiene nell'unità misteriosa del Corpo mistico. Solo
facendo spazio al fratello, per cogliere ciò che di positivo c'è in lui, è
possibile comprendere quanto egli sia un dono per me (cfr Novo millennio
ineunte, 43). Così vissuta, la spiritualità dell'unità e della comunione,
che caratterizza il vostro Movimento, non mancherà di portare frutti fecondi di
rinnovamento per tutti i credenti.
4. Venerati e cari Fratelli! Agli approfondimenti ed alle
riflessioni di questi giorni voi recate l'apporto della vostra esperienza e del
vostro ministero pastorale. Voi stessi, grazie a Dio, siete testimoni dei frutti
di reciproca comprensione e stretta collaborazione che stanno maturando nella
Chiesa grazie all'impegno posto in essere dai vari Movimenti. Siatene voi stessi
gli animatori generosi e responsabili.
Sappiate fare del Convegno di questi giorni un'occasione
propizia per crescere in questa dimensione, nello spirito della collegialità
effettiva ed affettiva che deve contraddistinguere la vostra missione.
Dall'amore reciproco trarrete motivo di incoraggiamento, di rinnovato vigore e
di salda speranza. Con questi sentimenti e voti, invoco su ciascuno di voi,
sulle vostre Comunità ecclesiali e su quanti vi sono cari la costante
protezione della Vergine Maria, Madre dell'unità, mentre vi imparto con affetto
una speciale Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 14 Febbraio 2001
IOANNES PAULUS II
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