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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PARTECIPANTI ALLA XVI CONFERENZA INTERNAZIONALE PROMOSSA DAL PONTIFICIO
CONSIGLIO PER LA PASTORALE DELLA SALUTE
Sabato, 17 novembre 2001
Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Sono lieto di porgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi,
che partecipate alla sedicesima Conferenza Internazionale, promossa dal
Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute sul tema "Salute e
potere".
Rivolgo il mio affettuoso saluto al Presidente del vostro
Pontificio Consiglio, Mons. Javier Lozano Barragán, e lo ringrazio per le
cortesi parole che ha voluto indirizzarmi a nome dei presenti. Estendo il mio
pensiero a tutti voi, che operate in un campo tanto significativo per la qualità
della vita umana e per l'annuncio del Vangelo.
L'argomento del vostro Congresso è impegnativo e complesso,
oltre che attuale e urgente; in particolare, esso è singolarmente utile per
rinnovare la cultura del servizio alla salute e alla vita, a partire
dall'attenzione alle persone più deboli e indigenti.
Ricordavo nella Lettera enciclica Sollicitudo rei socialis
che "tra le azioni e gli atteggiamenti opposti alla volontà di Dio e al
bene del prossimo e le strutture che essi inducono, i più caratteristici
sembrano oggi soprattutto due: da una parte, la bramosia esclusiva del profitto
e, dall'altra, la sete del potere col proposito di imporre agli altri la propria
volontà... a qualsiasi prezzo" (n. 37).
Mi compiaccio con voi che, in queste giornate di studio,
intendete offrire uno specifico apporto perché nel mondo della salute
l'esercizio del potere non si ispiri al desiderio di dominio o di profitto, ma
sia animato da sincero spirito di servizio. Come in ogni campo, anche
nell'ambito della Sanità l'esercizio del potere risulta buono quando promuove
il bene integrale della persona e dell'intera comunità.
Quest'armonia si compie pienamente nel mistero di Cristo, nel
quale il Padre ci ha eletti come figli adottivi e con la ricchezza della grazia
"ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella
sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei
tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del
cielo come quelle della terra" (Ef 1,9-10).
2. Con questa vostra Conferenza Internazionale, voi intendete
compiere, alla luce del dato rivelato, una lettura approfondita della realtà
della salute secondo ogni suo aspetto. Nel mondo della salute s'incontrano ed
interagiscono diversi generi di potere: da quello economico e politico a quello
legato ai mezzi di comunicazione, da quello professionale a quello delle
industrie farmaceutiche, dal potere degli organismi nazionali e internazionali a
quello delle organizzazioni religiose.
Tutto ci dà origine a una fitta rete di interventi in cui, da
una parte, si evidenziano le immense possibilità esistenti per migliorare il
servizio alla vita e alla salute, e, dall'altra, è messo in luce il rischio di
poteri esercitati in modo non rispettoso della vita e dell'uomo.
A una realtà tanto vasta e complessa la vostra riflessione
intende offrire elementi preziosi per un discernimento etico e pastorale,
valorizzando pure i contributi che scaturiscono da un rispettoso dialogo
interreligioso.
Confido che da questi giorni di studio emergano utili
indicazioni, specialmente per quanto concerne l'azione sociale e spirituale
della Chiesa nel campo della cura della salute, considerata nella sua globalità.
Per comprendere e vivere correttamente ogni forma di
"potere" nel mondo della salute, è necessario tenere fisso lo sguardo
su Cristo. E' Lui, il Verbo fatto carne, che ha preso su di sé le nostre
infermità per guarirle. E' Lui che, venuto non per essere servito ma per
servire, ci insegna a esercitare ogni forma di potere come servizio alla
persona, specie se debole e fragile. E' Lui che ha assunto l'umanità dolorante
per restituirle il volto trasfigurato della risurrezione.
3. Nell'andare incontro alle persone in condizione di malattia,
di sofferenza o di disabilità, la Chiesa è mossa dal desiderio di annunciare e
testimoniare il Vangelo della vita. Così facendo, al tempo stesso, essa offre
un apporto concreto per la costruzione armonica della società.
Di fronte ad una diffusa cultura di indifferenza e, talora, di
disprezzo per la vita, dinanzi alla spregiudicata ricerca di predominio da parte
di alcuni sugli altri, con la conseguente emarginazione dei poveri e deboli, è
più che mai necessario offrire saldi criteri, perché l'esercizio del potere
nel mondo della salute si ponga in ogni situazione al servizio della dignità
della persona umana e del bene comune.
Colgo volentieri l'occasione per lanciare un pressante appello a
chi in quest'importante settore detiene ruoli di responsabilità, perché in
spirito di collaborazione costruttiva si adoperi per promuovere un'effettiva
cultura della solidarietà, tenendo conto delle condizioni di coloro che vivono
in Paesi segnati da preoccupante indigenza materiale, culturale e spirituale.
In tal senso, mi faccio portavoce di ogni persona malata e
sofferente, come pure dei popoli feriti dalla povertà e dalla violenza, perché
anche per loro e per tutta l'umanità sorga un futuro di giustizia e di
solidarietà.
Quanti hanno il dono della fede si sentano in special modo
impegnati a testimoniare con il loro comportamento la speranza evangelica.
Soltanto con l'amore e con il servizio, in effetti, si è in grado di curare e
di guarire, ponendo in tal modo le basi d'un mondo rinnovato.
Con questi voti, affido i lavori della vostra Conferenza e le
vostre persone alla materna protezione della Vergine Santa, e di cuore imparto a
ciascuno una speciale Benedizione Apostolica.
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